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Bochesmalas

martedì 22 aprile 2014

Il disco: Nuvolablu - Vivere La Luna - 1994



Ci sono alcuni dischi destinati ad accompagnarti per tutta la vita, dal momento del primo incontro, casuale o voluto che sia, sino alla tomba o giù di lì. Per quanto mi riguarda ce ne sono parecchi (forse troppi) con questi requisiti e penso che sia un grande problema riuscire a infilarli tutti nella cassa di legno, ma siccome dovrei avere ancora un po' di tempo prima di ritornare cenere, troverò una soluzione più avanti. Non ho fretta. 
Tra questi dischi c'è sicuramente "Vivere La Luna" del 1994 dei Nuvolablu, primo e unico album ufficiale della band di Ivrea. Prima di questo capolavoro della musica indipendente italiana ci sono stati un EP "Legati Alla Realtà" del 1993, pubblicato dalla Circus-Blu Bus, e uno split con i Tempo Zero nel 1994 anch'esso per la Blu Bus. Dopo la "Luna," invece, sono arrivati lo split con i Sensounico nel 1996 per la Krikk'e Kasteddu records e il lost album "Occhi Rossi a Colazione" su cassetta, pubblicato postumo nel 1998 dalla Love Boat in collaborazione con Korto Cirkuito e Krikk'e Kasteddu. 
Devo dire che tutto il materiale composto e pubblicato dai Nuvolablu è di altissima qualità, compresa la cassetta di "Occhi Rossi," nonostante la non eccezionale qualità di registrazione. Purtroppo si tratta di pezzi rari dei quali non sono a conoscenza di eventuali ristampe in programma nel futuro, tantomeno di rimasterizzazioni in cantiere. In ogni caso io sono tra i non moltissimi fortunati a essere in possesso di tutta la discografia, anche se, a dire il vero, è da giorni che cerco lo split con i Sensounico e non riesco a trovarlo, ma sono sicuro che c'è, è solo nascosto da qualche parte e prima o poi salterà fuori.
Ma, lasciando da parte i drammi personali e le cazzate, dicevo della musica dei Nuvolablu: ovvero hardcore evoluto e originale che nasce e si sviluppa dai suoni di Washington D.C., Fugazi e catalogo Dischord, ma anche dalla scena emocore del periodo, da non confondere assolutamente con tutto ciò che è stato classificato come "emo" in tempi recenti, per carità. L'emo-core degli anni 90 era derivato da grandi band e grande musica (Husker Dü, Fugazi etc) ed era rappresentato da altrettanto grandi giovani band agguerrite quali Lifetime, Texas is the Reason, The Get Up Kids, Fireside, Dag Nasty e tante altre. In Italia c'era una versione autoctona che faceva capo all'etichetta Blu Bus, quindi ai Kina, Tempo Zero e, ovviamente, ai Nuvolablu. Poi l'emo-core si trasformò in qualcosa di diverso, un mostro pop geneticamente modificato che non aveva e non ha più nulla a che spartire con il suo omonimo progenitore, figuriamoci con l'hardcore italiano.
Anche se l'ho già scritto altre volte è sempre bene ribadire questo concetto, soprattutto per i lettori più giovani che, ovviamente, conoscono solo l'ultima metamorfosi dell'emotional hardcore, quella più commerciale e modaiola.
Ma al di là di queste disquisizioni sull'uovo e la gallina, l'hardcore moderno e melodico dei Nuvolablu trova la quadratura del cerchio tra le meraviglie sonore delle 12 tracce di "Vivere La Luna." Questo disco per me è stato fondamentale per iniziare a scrivere (insieme a "Elianto" di Stefano Benni, libro uscito un paio di anni dopo e che, tra l'altro, ho letto con sempre i Nuvola in sottofondo, ma che non c'entra granché  con questo post e con i Nuvolablu, se non per la grande vena visionaria) e...ehm...per farmi smettere di suonare.
Devo dire che in un primo tempo ero restio a parlare di questo disco. Non so bene per quale motivo, forse solo perché si tratta di uno di quei rari oggetti da custodire gelosamente; un qualcosa che nel corso del tempo è diventato parte stessa del mio corredo genetico, e quindi, data la consistenza del legame, non posso non amare profondamente (forse anche al di là dei meriti oggettivi). Conseguentemente il parlare di questo oggetto espone lo stesso a eventuali critiche o interferenze di altri esseri umani che sicuramente lo sentono e lo vedono da un altro punto di vista. Tutto ciò potrebbe essere destabilizzante. Mah...
In ogni caso "Vivere La Luna" e i Nuvolablu sono già apparsi più volte in diversi post su questo blog, quindi tanto vale rischiare e aprire la porta di casa.


La tracklist:

01.?
02.Il Silenzio 
03.Nel Giardino di Pietra
04.Psoriasi
05.Solo
06.Nella Gabbia
07.Un Giorno di Luglio
08.Nascondimi Nel Bianco
09.Stanze Vuote
10.Soltanto Polvere
11.In Un Cielo
12.Amato Silenzio

Blue Print - 1994

Formazione:

Andrea - voce e chitarra
Fabiano - chitarra e voce
Marco - basso
Beppe - batteria

Registrato da Marco Milanesio nello studio Acqualuce di Alpignano nell'Agosto del 1994
Mixato da Beppe Tarasio nello studio Ivreasound nel Novembre del 1994

Disegno di copertina: "Luna" di Andrea Molinatti



Il contenuto:

Beh, il contenuto di questo compact disc è intriso di poesia, di una bellezza struggente dal gusto estremamente particolare. Le soluzioni sonore adottate dai Nuvolablu, pur avendo un buon bagaglio di influenze importanti sulle spalle, sono originali e decisamente avanti rispetto al tempo in cui l'album è uscito.
La carrellata di emozioni che il disco si porta appresso quando inizia a girare è assolutamente impagabile. Qui l'imperfezione è perfetta.
Alla fine dell'ascolto resta quel piacevole retrogusto di un qualcosa di grande ma, allo stesso tempo, di non completamente compiuto; piccoli particolari e piccoli difetti che messi insieme fanno un grande disco.

Il disco si apre con la traccia intitolata "?," un quasi strumentale che alterna rumori, scariche elettriche, urla e parole sparse a momenti più riflessivi accompagnati da arpeggi e un basso corposo che regge i vari sbalzi d'umore. Una sorta di breve cocktail hardcore-indie/post punk che introduce perfettamente all'atmosfera del disco, tra sogno e realtà.

Subito dopo arriva uno dei pezzi forti di "Vivere La Luna," la fantastica "Il Silenzio," potentissimo hardcore contaminato da grandi soluzioni melodiche. Si entra subito nella tavolozza di colori dei  Nuvolablu con le fantastiche liriche visionarie e poetiche che costituiscono una dei punti di forza della band.
"Un tavolo, e sopra il tavolo un paio di occhiali di vista. Un giornale vecchio. La radio spenta. Un corpo cammina stanco..."

"Nel Giardino di Pietra" si spinge ancora più avanti in quanto a soluzioni melodiche-liriche e strumentali con un'eccezionale e potente miscela di post-hardcore e con un irresistibile vena melodica dal gusto indie-post punk. Solo questi primi brani potrebbero giustificare la presenza di un disco del genere tra i quattro-cinque migliori dischi prodotti in Italia, se non al vertice assoluto.

"Psoriasi" è ancora più ardita e sperimentale con il suo andamento sghembo, accompagnato da rumori, feedback e chitarre acustiche. Il ritmo cala leggermente, ma l'intensità assolutamente no. Manco a farlo apposta un altro capolavoro.

"Solo" riprende in mano la materia hardcore con una registrazione volutamente lo-fi, in presa diretta. Senza fronzoli e carica di elettricità, una bella botta di adrenalina.

"Nella Gabbia" macina riff pesanti sulla sempre eccellente sezione ritmica, un altro dei punti di forza della band per quanto riguarda capacità tecniche, fantasia e forza espressiva. Sopra si librano delle liriche commuoventi condotte da un'eccellente melodia.
"La carne che si spezza, mentre continuo a guardare..."

"Un Giorno di Luglio" è una perla malinconica accompagnata da splendide chitarre acustiche, percussioni e ritmi soffusi e ovattati. Un'atmosfera unica.

"Nascondimi Nel Bianco" si apre come se fosse un brano dei Police dei tempi d'oro, poi il fantastico lavoro delle chitarre fa spiccare il volo al micidiale ritornello e non ce n'è più per nessuno. A dir poco favolosa...

"Stanze Vuote" è sospinta da un riff assassino, un rullo compressore hardcore-metal spietato e potentissimo. Grande canzone. Grande energia.
"Nella sue mente le parole si rincorrono. Nelle stanze vuote resta solo il silenzio..."

"Soltanto Polvere" è puro hardcore, veloce, aggressivo ed entusiasmante. Non serve aggiungere altro... Questa canzone l'ho ascoltata per anni almeno una volta al giorno; ricarica le batterie meglio di qualsiasi integratore alimentare... Altro che vitamine.
"Ma noi siamo soltanto polvere nell'universo. Mentre le stelle ci guardano da lontano..."
"Io andrò presto via e lascerò ogni cosa qui..."

"In Un Cielo" è un altro capolavoro di grande musica; hardcore moderno, potente ed espressivo come pochi al mondo erano (e sono tutt'ora) in grado di fare.
"Io vorrei volare via con te, lasciando dietro ogni problema, lasciando dietro questo cielo scuro..."

Il riff micidiale di "In Un Cielo" conduce al finale del disco riservato ad "Amato Silenzio": ancora suoni acustici intrisi di malinconia. Un brano strumentale che non avrebbe sfigurato affatto nella scaletta di uno degli ultimi dischi dei Bauhaus o dei Tones on Tail. Grandi pennellate su una tela evocativa di rara bellezza.

Qualora non si fosse capito un grandissimo disco.
Se riuscite, fatelo vostro, magari insieme ai tre 7" e alla cassetta di "Occhi Rossi a Colazione." Sono sicuro che non ve ne pentirete.






video




2 commenti:

  1. cercavo dei nuvolablu il pezzo pozzanghere non si trova da nessuna parte neanche su slk

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  2. Beh quello non è stato pubblicato su Cd, non c'è nell'album. Si trova nell'EP in formato 7 pollici "Legati alla Realtà", pubblicato nel 1993 dalla Circus. Questo 45 giri si trova ancora in commercio ad esempio su dIscogs.(https://www.discogs.com/it/Nuvolablu-Legati-Alla-Realtà/release/1388235)

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