Notturno è il terzo lavoro del progetto di Gian Spalluto Australasia; segue l'Ep "Sin4tr4" del 2013 e l'album "Vertebra" dell'anno successivo, dischi che i lettori di questo blog dovrebbero già conoscere più che bene. Il nuovo album prosegue il viaggio musicale nella terra di confine tra post-rock, post-metal, black metal atmosferico, shoegaze, elettronica, psichedelia e miriadi di altre scorie soniche che rendono difficile catalogare questa musica ma, al contempo, fanno si che il risultato finale sia assolutamente adatto a ogni tipo di orecchie, al di là dei generi, sottogeneri, nicchie ed enclave di ogni sorta. In Notturno i paesaggi sapientemente dipinti nella tela di Spalluto sono ancora più ricchi di colori, sfumature, chiaro-scuri ammalianti, esplosioni sonore e melodie struggenti. Il suono che scaturisce da queste nove composizioni è potente, evocativo e affascinante come un tuffo nello spazio più profondo.
Il disco scorre piacevolmente dispensando emozioni intense da ogni traccia senza stancare un solo istante, anzi tutt'altro: cresce in modo esponenziale con il susseguirsi degli ascolti, rendendo estremamente difficoltosa la separazione, anche momentanea, da questa musica. Pur essendo un album interamente strumentale (se si eccettua qualche voce femminile utilizzata come un vero e proprio strumento) a queste composizioni non manca assolutamente nulla per definirle canzoni, tanto sono ricche e dense di suoni e melodie.
La chiusura affidata alle struggenti note di piano della title track suggella alla perfezione un album che non può lasciare indifferenti. Musica magnifica per viaggiare, anche comodamente seduti sul divano.
Gli Australasia rendono omaggio ad Angelo Badalamenti con la loro versione del tema principale di Twin Peaks. Inutile dire che, come sempre, la musica proposta dal progetto di Gian Spalluto è una meraviglia per le orecchie: strepitoso e originale ambient-post rock-post metal strumentale, evocativo e affascinante, come ben poche band al mondo riescono a creare.
La traccia si può scaricare gratuitamente dallo spazio bandcamp di Australasia.
Music Cellar: la storia di un esperimento musicale mai tentato su questo pianeta.
Dopo essermi fatto in quattro per preparare la classifica dei migliori album del 2013, ho deciso di ricomporre la salma con l'aiuto di un buon collante e di cedere questo spazio (solo per oggi, siori e siore...) a un gruppo selezionato di abituali lettori di questo blog. Una trentina di baldi giovani volontari, di sana e robusta costituzione e con l'apparato uditivo integro, sono stati segregati in un'apposita cantina insonorizzata e costretti ad ascoltare senza sosta una trentina di dischi indipendenti italiani usciti quest'anno.
Il conclave è durato tre giorni, giusto in corrispondenza con la fine delle scorte di cibo e alcolici e appena prima del crollo delle mura di sostegno della cantina e del conseguente intervento della protezione civile e delle unità cinofile. La fumata bianca ha premiato il capolavoro dei Vanity "Occult You," che a messo d'accordo un po' tutti. In seconda posizione si è classificato il sorprendente "Fate" dei Soviet Soviet, con uno scarto di soli due voti. Il bronzo, invece, è stato assegnato all'ennesimo gioiello dei Kirlian Camera "Black Summer Choirs."
Hanno avuto un buon numero di preferenze, ma sono rimasti fuori per un pelo dalla Top Ten anche altri ottimi dischi come "Kawax" di Lili Refrain, "Electric Chair" dei Cyborgs, His Electro Blue Voice, Oniric, Awake For Days, Aedi e Handful of Hate.
Dalla competizione erano esclusi EP, 7 pollici e mini album. Altrimenti ci sarebbe voluto l'intervento dell'ONU per soddisfare le esigenze alimentari dei partecipanti. Senza tenere conto, oltretutto, di un possibile intervento degli inviati di "Chi l'ha visto?" se questo Reality clandestino si fosse protratto ulteriormente nel tempo.
Alla fine del raduno sedizioso due o tre album sono spariti, uno è andato in frantumi e lo stereo gentilmente concesso dalla ditta "Sa Boche de su Mere" ha smesso per sempre di importunare le orecchie del prossimo. I trenta cardinali sono sopravvissuti.
L'elenco del materiale utilizzato:
- impianto Hi-Fi provvisto di piatto, lettore cd, amplificatore, 4 casse e cuffie per le ore notturne.
- trenta album italiani pubblicati nel 2013, equamente divisi tra versioni in vinile e in formato cd.
- sessanta orecchie.
- dieci casse di birra.
- dieci stecche di sigarette.
- dodici casse d'acqua.
- dieci litri di vino.
- due chili di caffè.
- un chilo di zucchero.
- frutta e verdura.
- pane e companatico.
- brioches e merendine.
- fumetti, libri e manuali.
- saturimetro.
- defibrillatore.
- bombola d'ossigeno.
- sfigmomanometro e fonendoscopio.
- elettrocardiografo.
- paracetamolo e antinfiammatori.
Musica indipendente per gente indipendente.
Ci tengo a precisare:
Che nessuna delle band, citate, escluse o elencate in classifica, era a conoscenza dell'esperimento, né a fornito materiale in grado di influenzare in alcun modo la giuria coatta...e, oltretutto, non sono sicuro che avrebbero gradito: i Reality Show non piacciono a tutti (me compreso).
Maria De Filippi e Matteo Renzi non hanno voluto partecipare.
Nessuno, oltre alla ditta inesistente che ha fornito lo stereo, ha sovvenzionato con un solo euro questo evento.
Nessuna TV, Radio o testata giornalistica ha partecipato all'evento.
I dischi sono stati regolarmente acquistati.
In cantina non c'è più neanche una fetta di prosciutto.
Forse non c'è più neanche la cantina...
Dopo i dettagli tecnici dell'esperimento ecco, finalmente, la Top Ten italiana del 2013. I grandissimi Vanity e gli altri "fortunati" prescelti:
Il progetto Australasia condotto dal polistrumentista Gian Spalluto giunge al traguardo del primo album dopo l'ottimo EP dell'anno scorso "Sin4tr4."
Rispetto a quel disco qui l'impasto sonoro si è notevolmente affinato, giungendo a completa maturazione grazie all'ispiratissima vena compositiva di Spalluto che in "Vertebra" riesce a disegnare scenari malinconici e multicolore assolutamente affascinanti.
I suoni sono leggermente più morbidi e caldi e la componente Black Metal, che ha sempre coabitato all'interno del progetto Australasia, si è addolcita ulteriormente sino ad amalgamarsi completamente nei paesaggi sonori che scaturiscono dall'ascolto del disco.
Qui, inoltre, Spalluto si avvale della collaborazione dei bravissimi Mina Carlucci e Giuseppe Argentiero, rispettivamente alla voce e alla chitarra acustica, della band brindisina Vostok (http://vostok-project.bandcamp.com) e i loro interventi si fondono alla perfezione nella tavolozza di colori di Australasia.
In Vertebra troverete splendida musica, quasi completamente strumentale, che parte da solide radici post rock e ambient, magistralmente fuse con componenti post metal e black metal e con richiami alle grandiose colonne sonore di Morricone e Badalamenti. La musica di questo disco, infatti, potrebbe sposarsi senza alcuna difficoltà con una buona pellicola. È ricca di passaggi evocativi ed intensi degni di accompagnare l'ascoltatore in luoghi di una bellezza struggente.
Passando alla "fredda cronaca" il disco è composto da 10 tracce, due delle quali (Apnea e Antenna) già presenti con veste differente nell'EP d'esordio. L'album è stato registrato presso il Last Floor Studio di San Michele Salentino con la produzione di Stefano Morabito ed è pubblicato dall'etichetta Immortal Frost Productions che di solito si occupa di Black Metal e dark ambient.
L'eccellente artwok è opera di Cumix 47.
Appena inizia Aorta, la prima traccia, ci si immerge subito in un mare di suoni evocativi sospinti da gelide folate di vento post-black metal, atmosferico e avvolgente, con un finale con la voce femminile a creare un piacevole contrasto. La successiva Vestok si apre con un fiume di tastiere ed è impreziosita dalle chitarre acustiche.
Ma il brano migliore in scaletta, per quanto mi riguarda, è la bellissima Aura che si apre maestosa, sorretta da un basso rotondo e da un cupo synth di origine dark wave e dalla bellissima voce di Mina Carlucci, e che si trasforma con il trascorrere dei secondi in un eccellente trip hop.
In ogni caso sono presenti molte altre leccornie in questo disco: la splendida Antenna, innanzitutto, dove il post rock incontra i Cure e il black metal; la chitarre sognanti e liquide e i paesaggi bucolici della titeltrack; il ritmo più veloce, le ottime chitarre e i synth vintage che caratterizzano la breve Deficit o i blast beats dell'ottima Zero.
In conclusione: un disco eccellente in grado di sorprendere continuamente ad ogni ascolto, anche se non si ama particolarmente la musica strumentale. Se poi vi piacciono gli Alcest, gli Agalloch, i Mogwai o, perché no, i Vostok, e la buona musica in genere, il gioco è fatto…potrebbe sopraggiungere un'infatuazione.
"Sin4tr4" è il primo lavoro degli Australasia, duo nostrano dedito a tracciare una nuova via lastricata da un'originale, quanto intrigante, visone post rock in salsa italica. Questo EP in poco più di venti minuti riesce a disegnare splendidi paesaggi sonori ancora vergini per quanto riguarda la scena indipendente italiana e lo fa decisamente bene, fondendo blast beats e riffing di derivazione black metal con le atmosfere soffuse del post rock. Nei sette brani che lo compongono si possono trovare riferimenti alla musica per film di grandi maestri come Morricone o Badalamenti, delicate chitarre e sonorità shoegaze, robuste accelerazioni di stampo metal (Spine è eccezionale da questo punto di vista, ma anche Scenario, Retina e Antenna non lasciano indifferenti) incursioni di tastiere inaspettate e atmosfere ambient.
Si tratta di un lavoro interamente strumentale, se si eccettua la dolce invasione di una voce femminile nella traccia denominata "Apnea," ed è la prima volta che un disco di questo tipo trova spazio su queste pagine. Ma c'è sempre una prima volta, in ogni cosa di questo mondo, e "Sin4tr4 (Sinatra?)" riesce a rendere facile e indolore la novità in questa selva di ugole esuberanti. Il disco scorre piacevolmente, si fonde con lo spazio circostante e diviene un tutt'uno con le prime ombre della sera e la vita che scorre oltre la finestra. Quando giunge alla conclusione dei suoi venti minuti di suoni e immagini lascia uno strano vuoto che richiede un'immediata azione sul tasto play. Ecco, l'unico difetto che ho riscontrato è la sua breve durata, pare che si interrompa sul più bello; il silenzio dopo "Fragile" non ci sta bene, è contro natura, ed è necessario iniziare nuovamente dalla prima traccia. Durante l'ascolto non avevo dischi degli Alcest a portata di mano, ma la cosa, in questo caso, non mi è dispiaciuta affatto.
L'avrò ascoltato trenta-quaranta volte di seguito e questo non è un evento che si verifica spesso da queste parti, sia per la mancanza di tempo, sia per le ovvie proteste degli altri esseri che popolano queste stanze. Ma. stavolta, non potevo fare diversamente (Sin4tr4 crea dipendenza).
Un disco inaspettato e sorprendente.
Aprite le porte ad Australasia, potrebbero esserci sorprese anche per voi...