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martedì 23 ottobre 2018

Kirlian Camera - Hologram Moon


La lista di capolavori sfornati dalla premiata ditta Kirlian Camera è talmente lunga e fitta da richiedere troppo spazio per esser qui citata. Intanto quest'anno se ne aggiunge un altro che va a infittire ulteriormente l'elenco degli acquisti assolutamente irrinunciabili nel carrello della spesa del 2018.
Per limitarci solo al recente passato "Hologram Moon" segue due dischi clamorosi come "Nightglory" (disco dell'anno di questo blog nel - quasi - lontano 2011) e "Black Summer Choir" anch'esso andato molto, molto vicino alla vetta dei dischi migliori nell'anno del Signore 2013 (recensione). Anche questa volta la migliore band electro-darkwave del pianeta ci offre una cascata di emozioni inarrestabili con suoni, atmosfere e canzoni degni di un'enciclopedia della musica.
Elena Alice Fossi e Angelo Bergamini riescono a costruire delle architetture sonore assolutamente uniche e ineguagliabili. Dodici gioielli a cui sono stati incastonate altrettante preziose melodie che si ficcano come tarli non solo nella struttura delle composizioni ma anche nel cervello dell'ascoltatore. Senza pietà.
Basterebbero solo le prime tre meravigliose tracce di questo disco per stracciare gli eventuali contendenti al trono: Holograms, Sky Collapase (con la presenza come ospite di Eskil Simonsson degli svedesi Covenant) e Lost Island. Poi, più avanti si procede nell'ascolto e più si scoprono gemme nascoste e sorprendenti.
Nel corso di questi tantissimi anni l'immortale creature di mr. Bergamini ha mutato pelle più di una volta regalando, come dicevo all'inizio del post, pagine assolutamente memorabili (Pictures from Eternity, tanto per citarne uno solo) a volte oscure e difficili per le masse, ma incredibilmente affascinanti.
Con l'arrivo della splendida Elena Alice Fossi sono riusciti a virare senza snaturare la loro anima e, soprattutto, restando al passo con i tempi. Da "Coroner's Sun" in poi la magnetica e fascinosa presenza della vocalist ha fatto svoltare I Kirlian Camera verso soluzioni per certi versi meno oscure e sperimentali, forse più fruibili e contagiose, ma non per questo meno interessanti. Anzi, penso che il ritocco subito dalla formula alchemica della band parmense in quest'ultima mutazione le abbia permesso di sopravvivere alla propria storia e agli anni 80.
Che dire, alla soglia dei quarant'anni di carriera, se una band è capace di dare vita a un disco come "Hologram Moon" non sia può fare altro che levarsi il cappello e genuflettersi al suo cospetto.

Grande musica per grandi momenti.


Tracklist:

01.Holograms
02.Sky Collapse (feat. Eskil Simonsson of Covenant)
03.Lost Islands
04.Polar IHS (feat. Eskil Simonsson of Covenant)
05.Helium 3
06.Kryostar
07.I Don't Sing
08.The Storm
09.Eyes of the Moon
10.Equation Echo 01
11.Haunted River
12.Travelers' Testament

2018 - Dependent

venerdì 22 dicembre 2017

Last Nights - Friendly Fires


Proseguendo con la serie di piccole recensioni dei migliori dischi che non anno ancora avuto il giusto spazio non posso esimermi da segnalare questo bellissimo disco della band francese Last Night. È un periodo difficile per la vita di questo blog, dato che il tempo è tiranno e gli arretrati si stanno accumulando a dismisura, ma "Friendly Fires" non poteva essere ignorato. Come per altri dischi sto provando a porre rimedio in questi ultimi giorni dell'anno.
Questo disco, il terzo della band parigina è una bomba. Qui dentro troverete un esplosivo concentrato ad alta gradazione composto da garage punk, punk 77, hardcore e dark punk come non si udiva da tempo immemore. Un gran profusione di energia ed elettricità per un cocktail di suoni a tinte scure. Al termine dell'ascolto lascia un po' le stesse sensazioni di qualche disco dei primi anni 2000 quando certo garage punk-hardcore gotico scorrazzava nel più profondo underground, mi vengono in mente, così a caso, i Pitch Black di "This is The Modern Sound", i Lost Sounds di "Black Wave" o i Nerve Agents. Ma sono solo sensazioni, appunto.
I Last Night possiedono un arsenale di suoni al passo con i tempi, pur attingendo a piene mani dalla fonte inesauribile della storia del punk e post punk, passata e recente, come è ovvio che sia. 
Il vero motivo che spinge ad ascoltare e riascoltare in continuazione questo disco è la qualità delle canzoni. Time Will Tell, Flames, F.O.M.O. o Face Your Gods ad esempio, non si riesce proprio a contenerle quando esplodono.
Consigliatissimo.


Tracklist:

01.So You Care...
02.Time Will Tell
03.Razorblades
04.Pictures
05.Friendly Fire
06.Flames
07.F.O.M.O.
08.Face Your Gods
09.City Rats
10.You Died

2017 - Le Turc mécanique 

lunedì 7 agosto 2017

Slimy Member - Ugly Songs For Ugly People


L'album di debutto degli Slimy Member dall'emblematico titolo "Ugly Songs For Ugly People" è una bella botta di adrenalina dalle tinte fosche come non si udiva da tempo. Dark punk intriso di energia e anni 80. Vengono in mente i primi Christian Death con la chitarra di Rikk Agnew, i T.S.O.L. di "Dance With Me" ma anche del primo mitico EP, l'hardcore californiano (il cosiddetto SoCal Hardcore) degli anni d'oro di Adolescents, Black Flag e Circle Jerks, rivisto sotto un drappo nero, e il Death Rock originario. La band di Dallas, Texas, mette a segno 11 tracce al fulmicotone che sono una vera manna dal cielo per i nostalgici di quella magica stagione. Tuttavia non manca qualche dettaglio sonoro più moderno e al passo con i tempi, come anche più di qualche riferimento all'anarcho-punk inglese dei mitici Rudimentary Peni di "Death Church" o dell'EP "No More Pain", con il loro assalto sonoro intriso di politica e gusto macabro.
Questo disco, pubblicato per il mercato europeo dall'inglese Drunken Sailor Label e per quello USA dalla Occult Whispers di Chicago, è disponibile in vinile e in versione digitale, sicuramente più facile da reperire (basta cliccare sul player di bandcamp più sotto).
Gli Slimy Member, prima di queste "Brutte canzoni per gente brutta" hanno pubblicato anche una demo tape nel 2014 e un EP l'anno successivo, vivamente consigliati anch'essi.

Enjoy!

Tracklist:

01.Nightmare World
02.Bomb Blast/Age Old Time
03.Straight And Upright
04.Harsh Reality
05.Oceanic Feeling
06.All Too Real
07.Revelations
08.A Sight To Behold
09.No God
10.Destroy And Resist
11.Always The Victim

2017 - Occult Whispers - Drunken Sailor Records

lunedì 6 febbraio 2017

Estetica Noir - Purity


Gli Estetica Noir sono una band torinese in attività dal 2013 e con all'attivo due dischi: il primo EP omonimo, pubblicato nel 2014 e ristampato l'anno successivo. ha aperto la strada al primo album, Purity, fresco di stampa per la Red Cat Records e distribuito da Audioglobe.
Il quartetto (Silvio Oreste, chitarra, voce e synth, Rik Guido al basso, Guido Pancani chitarra e hacking vocals, e Paolo Accossato alla batteria) percorre una piacevolissima via musicale che conduce alla darkwave e al gothic rock degli anni 80 senza escludere fermate in stazioni più recenti e personali grazie al riuscitissimo'apporto dell'anima elettronica della band e il gran dispiego di chitarre rock.
Le 11 composizioni in scaletta scorrono lisce come l'olio in un'amalgama succulento di richiami al glorioso passato della musica oscura alternativa, avvincenti innesti elettronici, armonie atipiche e decisamente originali (vedi Deluxe Lies Edition, ad esempio) e un'atmosfera suggestiva, varia e intrigante che non molla l'ascoltatore neanche per un istante. L'impatto del disco è notevole grazie all'ottimo peso specifico delle tracce ma anche per merito di due strumentali dislocati al posto giusto (la tenebrosa Suicide Walk e l'evocativa Hypnagogia) che creano un ponte invitante per i successivi brani cantati, il secondo dei quali è una riuscitissima cover degli Eight Wonder (scritta dai Pet Shop Boys) I'm Not Scared. Ma, per quanto mi riguarda, la band da il meglio di sé nei brani originali come Platic Noosphere, I Hate, le irresistibili In Heaven e Polarized, al cospetto delle quali è impossibile restare fermi, e le due chicche disposte in apertura e chiusura del disco, rispettivamente Hallow's Trick e You Make Life Better.
In conclusione "Purity" si rivela una graditissima sorpresa, un gran bel disco da mandare giù tutto d'un fiato.


Tracklist:

01.Hallow's Trick
02.Plastic Noosphere
03.In Heaven
04.Suicide Walk
05.I Hate
06.Polarized
07.Deluxe Lies Edition
08.Hypnagogia
09.I'm Not Scared
10.A Dangerous Perfection
11.You Make Life Better

Red Cat Records - 2017






giovedì 29 dicembre 2016

Terminal Gods - "Wave / Form"


Dopo una lunga serie di EP e singoli i Terminal Gods danno alla luce il primo album, intitolato "Wave / Form." Il nuovo disco esce quasi in contemporanea con la raccolta di singoli ed EP " Outlaw Love: Five Years Outside The Law", formando un'ottima accoppiata da non lasciarsi sfuggire.
La band londinese è riuscita in questi cinque anni di vita a costruirsi un proprio suono, sicuramente debitore degli 80's, del post punk storico, del gothic rock come di certa wave, ma l'approccio alla materia ha sicuramente una forte impronta personale.
"Wave / Form" si apre alla grande con la scarica elettrica di "Shockwave", potente ed energica quanto coinvolgente nel contrasto con il robusto ritmo dark punk, il lavoro di rifinitura dei synth e il gran dispiego di melodie e cori, vero marchio di fabbrica di casa Terminal Gods.
Il disco decolla definitivamente con la successiva "Changing The Guard" e non lo ferma più nessuno: questa canzone con le sue chitarre da corsa e la melodia penetrante come un martello pneumatico s'insinua nel cranio e non ti lascia più.
La scaletta è quanto mai varia e interessante; si trovano tracce più sintetiche e minimali come "Connection & Rupture", momenti più riflessivi e oscuri come nella più soffice ma inquieta "Monolith", una ballad notturna e sinuosa. Ma sono ancora le canzoni dove il ritmo cresce a lasciare il segno come il garage punk vibrante e vorticoso di "Discovery" o la meravigliosa e irresistibile "Electric Eyes". 
Il disco si chiude con altre due perle: i fuochi d'artificio vocali di "Cold Life" e la tenebrosa "Hey Day", lenta e ipnotica con la quale cala il sipario su uno dei dischi più belli e interessanti di questo tormentato 2016.


Tracklist:

01.Shockwave
02.Changing The Guard
03.Monolith
04.Movement
05.Connection & Rupture
06.Discovery
07.Electric Eyes
08.Cold Life
09.Hey Day

2016 - Heavy Leather Sex





mercoledì 21 dicembre 2016

Sluur - Choice


Di questi ultimi anni, tra le altre cose, resterà sicuramente traccia nel tempo per quanto concerne la fioritura e l'esplosione di decine, forse centinaia, di formazioni dedite alla rilettura del post punk. Si tratta di un genere di nicchia, è vero, ma la nicchia inizia a stare un po' stretta con tanto affollamento e, soprattutto, con il tasso qualitativo che sta crescendo in modo esponenziale. Di sicuro l'aggancio al business del mainstream, come è avvenuto nei primi anni 2000 con Editors, Interpol e compagnia bella, ora non è più possibile. Il trend è mutato, come sempre accade. Però c'è da dire che nell'underground più vero e puro è tutto un ribollire di ottime band e ottimi dischi che hanno poco o niente a che fare con il "revival" pop-post punk di qualche anno fa. Basta dare un'occhiata a questo umile blog, per esempio, per trovare pane (oscuro) e bassi (corposi) per i propri denti; una buona fetta delle recensioni presenti su queste pagine, infatti, riguardano proprio questo genere musicale. Negli ultimi tre-quattro anni ho cercato più volte di dare visibilità a questa scena tanto succulenta quanto variegata. Ma ogni volta che abbozzavo un post sullo stato dell'arte del post punk mi sono ritrovato con tanto di quel materiale da mandare a puttane un eventuale post-sunto, fatto come dio comanda, sul genere e i suoi nuovi alfieri e alla fine è venuto fuori sempre qualcosa di monco e incompleto. Non sono sicuro di riuscirsi neanche quest'anno che, ormai, sta volgendo inesorabilmente al termine.
Intanto, cazzate a parte, questo disco oggetto di questa piccola e strampalata recensione è il lavoro d'esordio dei Sluur, da El Paso, Texas. Si tratta di un EP, o meglio un Mini Album composto da 7 tracce pubblicato in versione digitale e su cassetta."Choice" è un'eccellente concentrato di suoni e umori del passato riletti in chiave moderna. In queste splendide 7 tracce s'incontrano il post punk più puro  e oscuro  con  scorie indie, punk, darkwave, shoegaze e chi più ne ha più ne metta. Il disco funziona alla meraviglia e garantisce un'ottima durata nel tempo grazie alle sue atmosfere cangianti, alle sue sferzate elettriche e ai momenti più introspettivi e sognanti.
È da alcune ore che va avanti in rotazione perpetua nel mio stereo acquisendo spessore e fascino a ogni passaggio.
Gran bel disco...


Tracklist:

01.Necktie
02.Choice
03.Talk To Death
04.Imposed
05.Dead Eyes
06.Into The Night
07.Razorblades

2016




venerdì 2 dicembre 2016

Rotten UK - That is not Dead


Con l'album di debutto dei Rotten UK si fa un salto a ritroso nel tempo sino agli anni 80 più ruvidi ed elettrici quelli, per intenderci, dove scorrazzavano le bande UK82 nel periodo d'oro dell'hardcore punk inglese, ma non solo: nel DNA di questo quartetto americano non si ritrovano solo cromosomi simili a quelli di GBH, Exploited, Discharge o Broken Bones, insieme a questi convivono infatti tracce di death rock, anarcho-punk, metal, punk '77 e post punk. Il risultato è micidiale; un vero toccasana per i nostalgici delle scorribande elettriche che si potevano ascoltare solo in quei tempi, quando l'underground era in fermento con il suo carico di violenza, pericolosità ed eccitazione; le band crescevano come funghi tossici al calare delle tenebre ed era tutto un fiorire di etichette, fanzine fotocopiate in bianco e nero, singoli fatti a mano e musica artigianale di grande qualità. Tutto rigorosamente politicamente scorretto e poco digeribile per le masse, ma la soddisfazione era assicurata. In questi ultimi anni c'è stato tutto un rifiorire di quelle atmosfere, suoni e attitudine e i Rotten Uk ne sono un ottimo esempio. "That Is Not Dead" è uno splendido concentrato di ricordi, sapori ed emozioni dei bei tempi andati con un carico di potenza e violenza che bene si sposa anche con i giorni nostri. In 14 passi la band mette insieme un gran bel disco di hardcore punk dai toni scuri e cupi che va a centrare in pieno l'obiettivo.

Tracklist:

01.Phantasmagoric
02.Revolution Moon
03.Waiting For The Bomb
04.Their Dreams
05.Dark Times
06.Reaper Follows
07.Slipping Into Darkness
08.Crucifiction
09.Royal Blood
10.Animal Sacrifice 
11.Stagnation Is Sin
12.Long Kiss
13.Deathbeat
14.Back To War

Hells Headbangers - 2016


sabato 29 ottobre 2016

Tetrolugosi - II


Inizio subito col dire che i Tetrolugosi sono un band decisamente atipica e difficile da imprigionare nei ristretti confini di una qualsiasi etichetta. Per rendere più facile il compito del lettore ignaro (come del resto lo ero io sino a pochi giorni fa) diciamo che si possono inserire in qualche modo nel torbido calderone della darkwave e derivati, nella metà oscura della musica. Ma, devo ammettere, che non è facile riuscire a paragonarli ad altre band non solo per quanto riguarda la scena nostrana. Perché la band in questione è italiana, più precisamente di Ripatransone nelle Marche. Si tratta di un duo composto da Sara Paradisi, tastiere, organo, theremin e voce, e Camillo Perazzoli alla voce, tastiere, organo e basso.
Come si evince dalla strumentazione in dotazione il suono dei Tetrolugosi è intriso di umori vintage, polvere, ombre e oscurità. L'uso dell'organo, del theremin, la voce baritonale maschile e i ricami celestiali (e talvolta spettrali) di quella femminile creano un'atmosfera oscura e al contempo giocosa e surreale. È evidente il richiamo alle immagini dei favolosi film horror di serie B degli albori del cinema, come a certe atmosfere affini al cosiddetto dark cabaret per la teatralità delle scelte vocali e delle loro architetture sonore, minimaliste ma anche raffinate. 
"Tetrolugosi II" è il secondo album del duo, l'uscita è prevista il prossimo 31 ottobre. Nel 2014 è uscito il primo disco omonimo che mi sono perso in chissà quale misterioso (ed ennesimo) buco nero dell'universo musicale. Nel frattempo cercherò  di porre rimedio al tempo perduto ma non posso non ammettere che il nuovo album è un'autentica gustosa prelibatezza, una delizia per i sensi.
In scaletta potete gustare l'ammaliante melodia di All The Monsters, la lenta e sinuosa nenia di Under The Fool Moon, le immagini grottesche di The Elephant Man, l'irresistibile darkwave di Cats in Space, condita di memorie anni 80 che riescono a rubare qualche lacrima ai nostalgici come me, la più tirata e inebriante The Wrath of God e tante altre inquietanti leccornie.
Insomma la surrealistic wave dei Tetrolugosi è un'autentica goduria, gente. Consiglio vivamente di fare visita al loro spazio bandcamp o a quello dell'etichetta danese Horror Records il 31 ottobre.

"I gufi non sono quello che sembrano"


Tracklist:

01.All The Monsters
02.Under The Full Moon
03.The Elephant Man
04.Circus
05.Cats in Space
06.Inferno
07.The Wrath of God
08.Sweet Undead
09.Sometimes They Come Back
10.Coffin Joe

2016 - Horror Records







mercoledì 26 ottobre 2016

Christine Plays Viola - Spooky Obsessions


Ci siamo, il tanto atteso terzo album dei Christine Plays Viola è finalmente disponibile. "Spooky Obsessions" è l'ideale proseguo di una carriera invidiabile che ci ha regalato alcune preziose gemme del panorama indipendente italiano come gli album "Vacua" e "Innocent Awareness" per non parlare della serie di ottimi EP e succulenti video. La band abruzzese è divenuta nel tempo un gigante in ambito dark/new wave, uno di quei pilastri che reggono la scena oscura mondiale al di là di mode effimere e di tutte le innumerevoli band volatili che con il tempo non lasciano alcuna traccia.
Il nuovo album sboccia in maniera sublime con la traccia "Ossessione" il basso pulsante e un ritmo sostenuto che si sposa a meraviglia con l'idioma italico. Un brano riuscitissimo del quale è disponibile anche un altrettanto riuscito video (che potete vedere più sotto o direttamente su youTube).
Nel resto della scaletta i Christine Plays Viola ritornano alla lingua inglese e nel caso non aveste dimestichezza con la "lingua ufficiale" del rock "I testi sono ispirati da storie di persone al momento della morte, che ricordano il trauma subito nella vita e le preoccupazioni che hanno attanagliato le loro anime e le menti. Male, la paura, ossessione, i demoni sono tutti vivi nella loro mente!" 
La musica che accompagna queste parole è la "solita" lussuriosa miscela di casa Christine, ovvero darkwave, coldwave, post punk, gothic e un pizzico di sperimentazione, che la band riesce ulteriormente a raffinare, dosando gli ingredienti in maniera magistrale e plasmando canzoni micidiali come "Nefarious," "Murderous Dementia," "Slow Sinking in Bloom" o il sacrifico finale sul quale cala il sipario di Spooky Obsessions.
Mai l'oscurità è stata tanto elegante...



Tracklist:

01.Ossessione
02.Midnight Trauma
03.Behind A Wicked Mind
04.Nefarious
05.Poles Apart
06.Murderous Dementia
07.Unneeded Burial
08.N.D.E. (Life Beyond Life)
09.Slow Sinking in Bloom
10.The Last Sacrifice

2016 - Manic Depression 



martedì 19 luglio 2016

Terra Tenebrosa - The Reverses



Terra Tenebrosa nasce dalle ceneri degli eccellenti Breach (tra i loro tanti ottimi dischi sono da recuperare senza indugi almeno Friction, It's Me God e Venom, assolutamente imperdibili) nel 2009. La misteriosa nuova entità prende vita, forma e sostanza, con il primo splendido "The Tunnels" e prosegue il cammino con l'altrettanto riuscito "The Purging". In questi giorni è giunto il tempo anche del terzo sigillo, il nuovo album "The Reverses" fresco di stampa per la Debemur Morti Productions.
La band svedese affina i coltelli e riesce a ottenere una miscela pregiata del proprio magma incandescente a base di post-hardcore, black metal, dark ambient, industrial e noise, ancora più spettrale, urticante e pericolosa di prima.
Tomas "The Cuckoo" Halborn ha deciso di continuare l'esplorazione sonica dei suoi Terra Tenebrosa seguendo la scia del precedente The Purging, dove il ritmo era cresciuto rispetto all'opera prima e le chitarre hardcore-post-black si erano incattivite. "The Reverses" si avvale di un campionario inquietante di effetti, campionamenti e rumori di matrice dark ambient squarciati da chitarre affilate, violente accelerazioni, voci strazianti, sussurri e demoni di ogni sorta.
Per raggiungere questo risultato "The Cuckoo" si è avvalso della partecipazione di alcuni ospiti eccellenti provenienti dalla scena estrema europea: Vindsval dei grandiosi Blut Aus Nord; Jonas A Holmberg dei This Gift Is A Curse; Alex Stjernfeldt dei The Moth Gatherer e MkM dei Antaeus e Aosoth.
Il viaggio in questi paesaggi spettrali e affascinanti, quanto mai inospitali e oscuri, ha inizio con gli inquietanti rumori di Makoria, che introducono l'ascoltatore alla giusta atmosfera, e si chiude con l'apice del disco: gli epici 16 minuti black di Fire Dances.

In conclusione un gran bel disco, probabilmente il migliore dei tre gioielli marchiati Terra Tenebrosa.

Tracklist:

01.Makoria
02.Ghost At The End Of The Rope
03.The End Is Mine To Ride
04.Marmorisation
05.Where Shadows Have Teeth
06.Exuvia
07.Fire Dances

2016 - Debemur Morti Productions




mercoledì 23 dicembre 2015

:BAHNTIER// - The Age of Discord


Il progetto :Bahntier// a cura di Stefano Rossello è da diversi anni che violenta i timpani di mezz'Europa con la collaborazione di un manipolo di altri musicisti. Nell'ultima incarnazione la band vede tra le sue fila, oltre a Rossello, Justin Bennett live drummer per Skinny Puppy e numerose altre band, e Filippo Corradin dei Lingams and Yoni. 
The Age of Discord è il nuovo album fresco di stampa per la Rustblade e si va ad aggiungere a una discografia di tutto rispetto che ha portato i :Bahntier// in una posizione di rilievo nel panorama industrial e post-industrial internazionale. Le dieci composizioni del disco suonano potenti,  oscure, disturbanti e cariche di rumore e tensione; l'effetto è assolutamente dirompente grazie a ritmiche spinte e una mostruosa batteria da fuoco di synth pilotati con malefica maestria.
In questi solchi l'elettronica scorre a fiumi in un letto industriale cosparso di rocce imponenti e rumori pericolosi. In questo scorrere impetuoso saltano all'orecchio tracce wave, EBM, electro, harsh noise e ogni sorta di frutto proibito che si può cogliere nell'underground più sperimentale e coraggioso. Nel magma di questo disco è tutto un ribollire di power electronics, ritmo e rumore, attacchi sonici devastanti e minacciosi.
Non è assolutamente una musica facile per chi non è avvezzo a questo tipo di sonorità, ma il mondo oscuro plasmato dai :Bahntier// è sicuramente un viaggio da farsi ogni tanto, anche se non si sguazza nell'elettronica e nell'industrial sin dalla nascita, e l'occasione migliore per farlo è senza dubbio questo eccellente The Age of Discord. Perciò consiglio senz'altro di procurarsi il biglietto.
Non c'è una traccia migliore delle altre tra queste dieci belle mazzate, tutte di ottimo livello, anche se la sinuosa e tenebrosa Never Forget con i suoi tamburi martellanti e l'atmosfera malsana che emana, lascia sicuramente il segno.

Tracklist:

01.ANMN
02.Final Wall
03.Never Forget
04.In Each His Falling
05.Age of Discord
06.Selfless Toy
07.I Don't Know
08.Sound of the Bells
09.This Mind
10.Outside Burning

2015 - Rustblade






mercoledì 9 dicembre 2015

The Devil & The Universe - "Benedicere"



Dopo due album magnifici, :Imprint Daath: del 2013 e Haunted Summer del 2014, entrambi pubblicati dalla Aufnahme + Wiedergabe, e svariati EP, gli austriaci The Devil & The Universe si sono accasati presso l'intraprendente etichetta italiana Rustblade Records. Dopo la collaborazione con un loro remix per la ristampa della colonna sonora di Demoni di Claudio Simonetti ora è la volta del nuovo album, Benedicere, il terzo sigillo di casa The Devil & The Universe.
Questa misteriosa creatura sonora nasce dalla passione per l'occultismo, l'esoterismo e la musica oscura. Il nome del progetto viene fuori dalla combinazione di due carte estratte del mazzo di 78 tarocchi come quello utilizzato dal celebre occultista Aleister Crowley, appunto il diavolo e l'universo.
Ma tralasciando il particolarissimo processo creativo che ha portato alla nascita di questa strana entità sonora e alla costruzione delle loro architetture sonore, i The Devil & The Universe rientrano in qualche modo, giusto per semplificare, nell'ambito darkwave. Ma nella loro musica c'è molto di più: dark ambient, ritual music, industrial, post punk, elettronica, la colonna sonora del cinema della mente, ghost wave, o goat wave come la definiscono loro, anche se è difficile prescindere dall'aspetto soprannaturale per riuscire a definire correttamente la loro musica già di per sé indefinibile.
Con il nuovo "Benedicere", fresco di stampa, la band viennese si è tuffata a capofitto nei misteri del misticismo cristiano dopo aver visitato alcuni luoghi di culto oggetto di pellegrinaggi di massa come ad esempio Lourdes. In questo disco hanno rispolverato i misteri e il culto legati alla Vergine Maria e altri aspetti misteriosi della religione, non necessariamente coerenti con la linea ufficiale del Vaticano, presumo.
Infatti nel nuovo album il loro particolare sound tra ambient, cold e minimal wave, dark e synth pop si fonde con la musica sacra e il misticismo religioso, da sempre fonte infinita ed estremamente fascinosa dalla quale hanno attinto diverse band, con approcci differenti, soprattutto in ambito extreme e black metal. Ma loro lo fanno in modo diverso, più profondo, intenso e forse anche più credibile, a dirla tutta.
In ogni caso, che sia stato l'arcangelo Gabriele, il seme di Giuseppe o chissà cos'altro a far si che nascesse Gesù, Benedicere è un album grandioso, magnifico come e più dei suoi predecessori. Un disco intriso di magia, esoterismo, fascino e misticismo, ma soprattutto di grande musica. Ad essere onesti devo dire che la musica di The Devil & The Universe probabilmente non è adatta a tutti, non è facile, e forse adesso a causa di questo inaspettato e incredibile viaggio nei misteri del cristianesimo lo è ancora meno. Ma, per chi come me ha consumato a forza di ascolti gli album precedenti di questi folli "caproni" austriaci,  questo disco è un acquisto obbligato. Per quanto mi riguarda trattasi di uno dei dischi più attesi dell'anno e devo dire che non delude affatto le aspettative, anzi va ben oltre. 

L'ascolto di quest'album è un'esperienza che lascia il segno, che non può lasciare indifferenti. Potente,  maestoso, evocativo e intrigante come pochi altri suoni disponibili su questo mondo in questo momento.

Amen.


Tracklist:

01.Ascension
02.Dei Genetrix
03.Immaculata
04.Hail! Mary
05.Ora Pro Nobis Deum
06.Elousa
07.Mater Dolorosa
08.Nikopoia
09.Road To Damascus

2015 - Rustblade

formazione:

Ashley Dayour - instruments, vocals
David Pfizer - instruments, fields recordings
Stefan Elsbacher - drums, synths











sabato 21 novembre 2015

Christian Death - The Root of all Evilution


Nel 2015 siamo ancora qui a parlare dei Christian Death, nonostante siano considerati morti e sepolti da alcuni decenni, almeno secondo una consistente fetta di pubblico e stampa. Infatti per molte persone la versione dei Christian Death 2.0 , quella di mr. Valor Kand non ha niente a che spartire con la gloriosa band di Rozz Williams che ha consegnato alla storia il capolavoro “Only Theatre of Pain”, e probabilmente questo è vero. Tuttavia bisogna ammettere che dopo lo scisma, la seconda versione della storica band è anche riuscita a creare qualcosa di buono come ad esempio l’eccellente album “Atrocities”, a mio parere secondo solo al mitico primo album con Rozz Williams in un’ipotetica classifica dei migliori dischi targati Christian Death. Per il resto la creatura di Valor, che sia frutto di un furto di identità o no, è (quasi) sempre stata caratterizzata da una grana più grossa rispetto alla versione originale; le è (quasi) sempre mancato il tocco magico che creava l’atmosfera oscura, pericolosa e affascinante, assolutamente unica quando c’era Williams alla guida.
Ma a dirla tutta neanche i Christian Death originali sono quasi mai riusciti a ricreare l’alchimia che faceva ribollire i solchi del teatro del dolore. Dopo il primo immenso disco arrivarono gli ottimi (soprattutto il primo a dire il vero), ma diversi, Catastrophe Ballet e Ashes con la rivoluzione nella formazione, la dipartita dello straordinario chitarrista Rikk Agnew e l’avvento di Valor e Gitane Demone. E qui si mischiano le carte: Rozz Williams abbandona il cadavere agonizzante nelle mani di Valor, il quale provvederà a plasmarne i resti a sua immagine e somiglianza, cancellando praticamente tutto quanto aveva costruito il suo predecessore. Nel frattempo, come dicevo, arrivò subito l’ottimo Atrocities, forse ancora carico dell’ingombrante influenza e dell’ombra di Williams, per il principio dei vasi comunicanti, ma subito dopo iniziò, lento e inesorabile, il declino della morte cristiana. Sino a quando, negli anni 90, si ritrovarono due band con il marchio Christian Death a contendersi i diritti sul nome e sulla storia. Ma è proprio in quegli anni che si acuiscono le differenze di stile, sostanza e classe tra i due gemelli antitetici: i Christian Death di Rozz riescono a venirne fuori vincenti con album pur non straordinari, ma buoni, come The Path of Sorrow o il successivo The Rage of Angels, composto da materiale di scarto dell’album precedente. mentre i Christian Death di Valor non brillano particolarmente con il contemporaneo Sexy Death God. Per rimarcare ulteriormente la differenza di qualità tra le due menti pensanti Rozz si cimentò con altre band, i Premature Ejaculation e i favolosi Shadow Project insieme a Eva O, con i quali ha dato vita a due album eccellenti che ancora gridano vendetta. Poi nel 1998 il suicidio di Rozz Williams mise fine alla rivalità e chiuse definitivamente una delle pagine più importanti della musica oscura su questo pianeta.
Valor, per certi versi, ne ebbe giovamento; senza la figura ingombrante di Williams a fargli ombra riuscì a liberare meglio i suoi demoni dalla penna e riprese a scrivere buona musica, anche se su quest’ultimo particolare non tutti sono d’accordo.
Il predecessore di questo nuovo album, “American Inquisition”, pubblicato nel 2007, è senza dubbio un buon album, comunque i Christian Death degli anni 2000 non vanno assolutamente confusi con i padri fondatori del death rock nei primi anni 80, non è corretto né giusto fare paragoni con il passato e fare confronti improbabili con entità differenti ed epoche e contesti differenti. In ogni caso i Christian Death A.D. 2015 di Valor e Maitri non sono quel carrozzone pacchiano e sgraziato che molti credono, forse sono esteticamente discutibili e formalmente rivedibili ma il succo c’è ancora.
Il nuovo The Root of All Evilution forse non resterà nella storia del rock se non con un ruolo marginale, ma è un buon disco. Nonostante l’artwork non proprio esaltante che lo racchiude.

In The Garden of Evilution si apre con un’intro a effetto con voce recitante, tamburi tribali e sonorità oscure che creano la giusta atmosfera, gotica ed evocativa. Subito dopo subentrano la chitarra deflagrante e l’intreccio delle voci di Maitri e Valor su un tappeto di synth. Chiude la traccia ancora la voce recitante che sfuma nell’ambientazione medio orientale di This Cross, anche questa sostenuta da ritmiche tribali.
Seguono Tar Black Liquid, potente gothic metal dalle sfumature oscure; Fema Coffins, intenso gothic rock che si dispiega su un ritmo medio con qualche buon spunto delle chitarre e un buon effetto degli archi campionati.
Chiudono il lato A le belle schitarrate e il vago retrogusto hard-psychdelic di Illuminazi, costruita su ritmi più sostenuti.
La seconda facciata parte con We Have Become che si apre su un ritmo sintetico e una chitarra quasi doom metal, sulfurea e pericolosa. Le trame sonore lugubri e avvincenti ne fanno uno dei pezzi forti in scaletta.
Proseguendo nel cammino della puntina sui solchi color argento di questo vinile s’incontrano il gothic metal non troppo incisivo di Forgiven; l’ispirata Penitence Forevermore e il tipico gothic/death rock di Deliver Us, condito da un’armonica a bocca.
Chiude la facciata e il disco Secrets Down Below ancora su ritmi non troppo sostenuti, ma valor-izzata da ottime chitarre e dalla voce di Maitri.

In conclusione The Root of All Evilution non farà cambiare idea alle schiere di detrattori di mr. Valor né cambierà la vita di chi si ciba della metà oscura della musica, ma garantisce sicuramente una buona mezzora di gothic rock ben suonato e rifinito.

Tracklist: 

01.In The Garden Of Evilution
02.This Cross
03.Tar Black Liquid
04.Fema Coffins
05.Illuminazi
06.We Have Become
07.Forgiven
08.Penitence Forevermore
09.Deliver Us
10.Secrets Down Below

2015 - Knife Fight Media - Season of Mist 


Formazione Christian Death 2015:

Valor
Maitri
Jason

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sabato 7 novembre 2015

Iron Court - Mechanisms - EP



Continua il viaggio nei meandri più oscuri dell'elettronica da parte di Iron Court con il terzo disco "Mechanisms". La materia sonora plasmata dai synth di Eugenio Garelli è sempre più personale, intensa e coinvolgente. In queste tre nuove tracce l'elettronica e la techno più cupa si fondono alle sonorità industriali con risultati avvincenti che culminano con le trame spigolose, glaciali e spettrali della tenebrosa "Reaction". L'EP è arricchito da tre succulenti remix a cura di Sulfur, Alek Drive e Dies Irae che non aspettano altro che mettere a ferro e fuoco i dance floor d'oltretomba. Devo dire, però, che preferisco di gran lunga le composizioni originali che colpiscono meglio con il giusto equilibrio tra ritmo, atmosfera e trame oscure. Sono disturbanti, potenti, trascinanti e taglienti come lame affilate. I "meccanismi" che le fanno muovere funzionano alla perfezione.


Tracklist:
01.Impulse
02.Analysis
03.Reaction
04.Impulse (Sulfur remix)
05.Analysis (Alek Drive remix)
06.Reaction (Dies Irae remix)

2015 - Unknown Pleasures Records







venerdì 23 ottobre 2015

Dystopian Society - Overturned Reality


Introdotto da un'efficace e suggestiva intro "Overturned Reality" si apre nel migliori dei modi; a questo punto l'atmosfera è alla temperatura giusta per gustarsi in condizioni ideali il potente dark punk dei Dystopian Society. Per il secondo album la band fiorentina si è ridotta all'osso, trasformandosi in un duo con i soli Max e Sara a dividersi gli strumenti a disposizione.
Il primo album "Cages", pubblicato nel 2013, aveva suscitato ottime impressioni tra gli appassionati di Death Rock e punk dalle tinte scure e anche l'ep dell'anno scorso, "Violations" (dal quale sono state riprese un paio di tracce in questo nuovo disco: la title track e "No Deliverance") era riuscito a tenere desta l'attenzione sulla band. Ma con i 30 minuti di "Overturned Reality" il duo toscano riesce a tirare fuori dagli strumenti il meglio che si possa pretendere in ambito punk virato al nero. In queste nuove nove tracce, la voce di Max è semplicemente perfetta e la chitarra di Sara lo è altrettanto, alternando un ottimo gusto melodicoscuro (vedi/senti Discarded) agli assalti punk; il tutto è sapientemente assistito da un'eccellente sezione ritmica.
Tutta le scaletta è ineccepibile a partire dai brani più veloci e duri come "The Buzzer" sino a quelli più articolati e carichi di tensione come la succitata "Discarded" o "The City's Breath". Il disco è arricchito di spunti liberamente tratti dalla tradizione death rock americana degli anni d'oro, dal gothic rock-post punk-anarcho punk  inglese e europeo degli anni 80 (Paralisis Permanente, Uk Decay, Killing Joke, Rudimentary Peni, Joy Division). C'è anche qualche ritmica tribale e qualche soluzione sonora che può richiamare alla mente il suono batcave, ma si tratta solo di sensazioni fugaci, dovute al fatto che nella musica non si può più inventare nulla, tantomeno da tutto quello che nasce dal punk. In ogni caso i Dystopian Society ci mettono dentro una grande personalità e soprattutto riescono a ricamare una sfilza di canzoni eccellenti, ottenendo come risultato finale un disco che non può e non deve passare inosservato. Se il genere vi intriga in qualche modo non fatevi sfuggire "Overturned Reality".


Tracklist:

01.Intro
02.The Buzzer
03.Altars
04.Violations
05.Overturned Reality
06.Discarded
07.The City's Breath
08.Resist
09.No Deliverance

2015 - Danse Macabre

Formazione:

Max Skam - voce, basso
Sara Hexe - chitarre, batteria