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domenica 26 gennaio 2020

27 Gennaio, la Shoah, il negazionismo, il popolo smemorato e l'indifferenza




Come ogni anno il 27 Gennaio si celebra il Giorno della Memoria. Un'impresa titanica, quasi disperata, per cercare di ripristinare il sistema operativo di un popolo che ha i circuiti intasati e ben  poca ram; un popolo indifferente, distratto e con gravi problemi di carenza di memoria e ancora di più ben poca voglia di sentire storie del passato o di vedere immagini di sofferenza - oltre a quelle del grande fratello vip, ovviamente -. Il tentativo disperato di riuscire a parlare sottovoce, sommessamente ed educatamente, a una massa quasi completamente sorda, quasi incapace di udire se non si urla e quasi completamente incapace di provare empatia verso il prossimo, dato che non è considerato prossimo se non si trova nel proprio cerchio di Facebook e ancora di più nel proprio periodo storico. 
Soprattutto ora che i sopravvissuti sono sempre meno e l'antisemitismo dilaga in tutta Europa sia in Francia, dove gli ebrei scappano in massa come non accadeva dai tempi dell'invasione nazista, sia in Germania, in Belgio e anche qui da noi in Italia.
Ormai l'odio verso gli ebrei è stato sdoganato definitivamente approfittando dei suddetti problemi di memoria del popolo e magari con la scusa dell'antisionismo e del "triste destino" delle genti di Palestina. Dalle sparute bande di idioti di estrema destra l'antisemitismo è stato ereditato da una larga fetta della sinistra europea non solo extra parlamentare o filo islamica, ma anche da quella che siede nei vari palazzi di governo. La scusa è sempre la stessa: la "sofferenza" del popolo palestinese (di sicuro il popolo al quale gli europei tengono di più, ancora più che a sé stessi - basta vedere quante bandiere palestinesi sventolano in Italia a sproposito ogni 25 aprile, o ai fischi ed insulti rivolti alla brigata ebraica) e il desiderio di distruggere lo stato di Israele definito da alcuni addirittura "nazista"!?! Ovvero come stravolgere la storia e la verità e rimescolarle a seconda dei propri gusti, a proprio piacimento. La scusa è sempre la stessa: "non ce l'abbiamo contro gli ebrei, ce l'abbiamo contro lo stato di Israele. " Come se non fosse la stesa cosa, come se gli ebrei avessero avuto la possibilità di fare un'altra scelta, cacciati dalle loro case, denunciati dalle migliaia di collaborazionisti per ottenere qualche spicciolo o per rubargli gli averi o la casa, e perseguitati dai governi nazisti, fascisti e comunisti. Senza contare che la caccia all'ebreo è aperta ancora adesso e sono sempre più numerosi gli atti violenti, gli omicidi, le profanazioni dei cimiteri, gli attentati terroristici, le bombe e gli insulti. Nell'indifferenza generale, come negli anni 30. Forse perché sono rari gli attacchi da parte degli estremisti di destra, bensì partono dai gruppi radicali islamici, sempre ben accolti e protetti dai governi europei, e dall'estrema sinistra (a volte non troppo estrema), da un bel pezzo uniti nella causa comune (vedi cosa accade in Francia da tanti anni ormai).
In questa assurda situazione l'antisemitismo si insinua subdolamente tra le pieghe di una memoria evanescente e distorta, a volte plasmata ad arte da strani personaggi nostalgici, dai negazionisti, dai produttori seriali di fake news e dall'intellighenzia filo islamica unita carnalmente a una parte della sinistra. In questa strana situazione è difficile ricordare e fare di tutto perché la cosa non si ripeta, anche perché si sta già ripetendo in qualche modo in Francia e non solo, e sta avvenendo nell'indifferenza generale. E poi la massa filo-palestinese si lamenta della terra sottratta a quel popolo o del muro di Gerusalemme. Cosa dovrebbero fare gli ebrei? Dove dovrebbero andare? Dato che l'Europa è una terra ostile, ora come prima. Di certo nessuno l'avrebbe detto solo una cinquantina di anni fa che le leggi razziali avrebbero trovato più comprensione in certa sinistra (o presunta tale) che non a destra, ammesso che esistano ancora queste obsolete suddivisioni ideologiche.
Non so che senso abbia un "giorno della memoria" nella società odierna, ma anche io nel mio piccolo continuerò a fare in modo che chi ha ancora orecchie per ascoltare, e occhi per leggere e vedere, lo possa fare. Le uniche speranze potrebbero trovarsi tra le menti ancora (quasi) vergini delle nuove generazioni, anche se non ci conterei troppo...








mercoledì 3 ottobre 2018

Arbeit Macht Frei: Auschwitz-Birkenau




Andare ad Auschwitz non è assolutamente una passeggiata né un'esperienza propriamente piacevole, ma bisognerebbe visitarla almeno una volta nella vita. Anzi, ritengo che sia un dovere di ogni essere umano degno di questo nome andarci e rendere omaggio a questo luogo tragico. Noi abbiamo fatto il bis a distanza di sette anni. Devo ammettere che le emozioni e le suggestioni che questo sito emana sono sempre quelle della prima volta. Non penso che ci sia un luogo al mondo che abbia questo potere evocativo e che colpisca allo stesso modo.

Oswiecim, il nome polacco della cittadina che ospita il campo di concentramento, è situata a circa 60 km da Cracovia. In bus ci si impiega un'ora e mezza di viaggio.
Ci sono vari modi per raggiungere il Museo: si può acquistare un pacchetto completo dalla tante agenzie di Cracovia che comprendono la guida nella propria lingua e l'andata e il ritorno in pullman; oppure si può arrivare per conto proprio, dopo aver prenotato l'ingresso via web e quindi aver prenotato una guida in loco. Per quanto riguarda i mezzi per raggiungere il sito ce ne sono veramente tanti e per tutte le tasche (treno o autobus) L'ingresso al museo è gratuito, la guida costa circa 50 zloty (più o meno 12 euro).
Questa volta abbiamo optato per il pacchetto tutto compreso, ovvero tramite un'agenzia locale. Ci sono talmente tante opzioni in questo senso, da rendere facilissimo l'acquisto e la fruizione del tour, soprattutto se si hanno problemi di tempo. Nel centro storico di Cracovia si trovano numerosissime agenzie che propongono l'escursione con qualche piccola variazione di prezzo. Basta cogliere l'offerta giusta.
Se invece si sceglie il viaggio in completa autonomia è altrettanto semplice. Si parte dalla stazione centrale di Cracovia e si arriva a pochi passi dall'ingresso del Museo (la fermata del treno è ovviamente più distante); l'autista vi comunicherà gli orari di ritorno. Inoltre la navetta che porta da Auschwitz al campo di Birkenau è gratuita. I due campi distano 3 chilometri.
Qualunque sia il modo che sceglierete per visitare il Museo di Auschwitz dovete tener conto che è un'esperienza poco adatta ai bambini ma assolutamente fondamentale per gli adolescenti e i giovani in generale. Ci sono dei controlli di sicurezza da superare all'ingresso e non si possono portare borse e zaini troppo grandi (c'è comunque un guardaroba a pagamento per pochi zloty). Poi bisogna considerare che in inverno è aperto solo mezza giornata, mentre dalla primavera sino all'estate apre sino al tardo pomeriggio (sino alle 16 in aprile, maggio e settembre; sino alle 19 in giugno, luglio e agosto). L'inverno da queste parti è molto rigido ma penso che sia il momento migliore per visitare Auschwitz, e per entrare in sintonia con le anime che qui si sono perse e con le atrocità inimmaginabili che qui hanno avuto luogo.
La visita dura circa 4 ore. Si inizia dal campo di Auschwitz 1, nella cittadina di Oswiecim, ovvero le ex caserme dell'esercito polacco requisite dai nazisti e trasformate in campo di concentramento. Questa prima parte della visita tra le palazzine in mattoni rossi, torrette di guardia, filo spinato e il dolore che si tocca con mano ancora oggi, è una bella botta per la propria coscienza. Qui si trovano tanti oggetti portati via alle vittime del campo, scarpe, valigie, montagne di occhiali, vestiti e capelli umani. Assolutamente impressionante. 
Il sito è perfettamente conservato.
Dopo questa prima parte della visita si raggiunge l'immenso campo di concentramento di Birkenau, distante pochi minuti di bus. Qui troverete la stessa guida ad attendervi.
A differenza del primo campo qui gli spazi sono veramente grandi, c'è da camminare parecchio. Sono rimasti in piedi solo gli edifici costruiti in mattoni, le baracche in legno sono andate perdute per sempre. Inoltre è rimasto in piedi solo un edificio con i forni crematori gli altri sono stati fatti saltare dai nazisti in fuga. 

Questo è l'ultimo post sul nostro recente viaggio in Polonia. Dopo di questo si passerà ad altro, ma non sarà affatto facile.

Per non dimenticare...