Lasciate ogni speranza o voi che entrate

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mercoledì 1 settembre 2021

Dei No Vax, No Green Pass, No Mask, dei terrapiattisti e dei misteri della mente umana

 


Questo tormentato 2021 è andato ben al di là delle più rosee previsioni, spiazzando i book makers, gli astrologi e le teste pensanti a ogni latitudine. Il secondo anno marchiato a fuoco dal Covid 19, annessi e connessi, si è rivelato ben peggiore del terribile 2020, quello del lockdown e dei primi camion militari colmi di bare. Oltre a tutto un insieme di effetti collaterali e conseguenze nefaste, oltre alle nuove ondate pandemiche, gli umani - com'era facilmente prevedibile - hanno tirato fuori tutto il peggio dall'interno dei loro involucri di cute, carne e ossa. Nonostante i circa 130.000 morti italiani (oltre 4 milioni e mezzo nel mondo) c'è ancora gente che manifesta contro i vaccini, le mascherine e finanche il Green Pass. Sembra incredibile eppure è così: sono migliaia gli individui che si stanno schierando in una sorta di crociata contro la supposta "dittatura sanitaria." Sono tanti e organizzati. Come un'orda barbarica sospinta da un supposto moto di libertà contro lo stato oppressore, contro i morti e i feriti causati dal virus, contro i sanitari sopraffatti dalla mole di lavoro e contro i politici "fiancheggiatori." C'è stata una repentina crescita degli atti violenti, delle minacce e della caccia ai reporter e ai virologi. E ora si stanno spostando all'attacco dei treni, quelli stessi che vengono presi dalla gente che lavora o studia e non dai nullafacenti e nullapensanti.

Questi Talebani de' noantri sono esseri poco evoluti, di solito quasi completamente privi di empatia, rispetto per gli altri e forse anche di intelletto, ma ancora di più sono totalmente saturi di egoismo. Diciamocela tutta: al No Vax degli altri non gliene può fregare di meno. Loro vagano scatarrando a destra e a sinistra senza mascherina, si accoppiano e si moltiplicano solo in grandi assembramenti, probabilmente perché in questo modo riescono a mettere insieme almeno un paio di neuroni funzionanti, pescando nel vuoto infinito delle loro scatole craniche quando sono riuniti in centinaia. E quei pochi neuroni che riescono a racimolare in queste circostanze sono di solito assuefatti dalle varie teorie complottiste, da certo web deviato, dalle fake news. Tutta una roba strampalata che va da "Big Pharma" al 5G, passando per quei geni dei terrapiattisti, per finire con il microchip sparato sotto la pelle dai vaccini. E poi ci sono anche i fascisti che cavalcano l'onda. Come sempre. Di certo in mezzo c'è anche qualcuno normale che magari ha solo paura del vaccino ma che comunque vorrebbe andare a infettare gli altri dentro i locali, i palazzetti dello sport o nei mezzi di trasporto. Secondo costoro è ben più importante la presunta libertà di qualche centinaio di idioti che non la vita degli altri e la libertà di tutti. Perché se questi soggetti fossero stati di più l'unica soluzione sarebbe stato un nuovo lockdown, inevitabilmente. Fortunatamente, seppur numerosi, sono una piccola percentuale della popolazione italiana e inoltre molti di loro in questi giorni stanno occupando i posti in terapia intensiva. Purtroppo togliendo il posto a chi non ha fatto niente per essere contagiato e penso soprattutto alle persone fragili e agli anziani o a chi il vaccino non può proprio farlo per motivi di salute. Intanto i talebani senza mascherina né green pass stanno facendo di tutto per diffondere il virus e magari far sviluppare delle nuove varianti ancora più pericolose. Purtroppo molti di questi lavorano nelle scuole e anche negli ospedali e sono anche insegnanti e medici. Se non si riesce a fermarli con sanzioni importanti rischiano di fare una nuova strage. Andrebbero sospesi o licenziati, dato che non gli si può sparare addosso.

Intanto prosegue la caccia al virologo, al reporter e al politico. Secondo la nuova sharia di questi talebani chi non rispetta il loro credo è da considerarsi infedele e deve essere linciato, prima sui social e poi dal vivo, fisicamente. Speriamo che qualcuno li possa fermare...

Amen.

giovedì 14 gennaio 2021

L'insostenibile leggerezza dell'essere...

 


L'uomo sbagliato nel posto sbagliato (e nel momento sbagliato). Non ci sono più parole per definire "l'innominabile," il suo comportamento e la sua gang di tirapiedi - andrebbe e andrebbero studiati da uno bravo. 
Dopo i negazionisti e i NoVax ora anche i collaborazionisti hanno avuto il loro momento di gloria. Non è il primo caso di un essere che nel momento peggiore mette in atto l'azione peggiore, più o meno consapevolmente. Come un bulldozer che travolge i bambini sopravvissuti al crollo di un asilo, una banda di talebani che fa esplodere un secondo ordigno dopo l'intervento dei soccorritori, chi denuncia i vicini di casa alla Gestapo o chi ruba la carrozzina a un disabile. Probabilmente non sarà neanche l'ultimo. L'unica cosa che si può dire è che questa ennesima porcata de "l'innominabile" era assolutamente prevedibile: chiedere a Letta se è ancora sereno...

Si salvi chi può; il 2021 non poteva iniziare peggio per la tormentata italietta. Amen

venerdì 4 dicembre 2020

Covid 19: il mistero dei morti di Nuoro

 



Se da una parte i negazionisti, i terrapiattisti e i nonmenefotteuncazzisti continuano a contestare numeri e percentuali, nonché le misure di contenimento della pandemia, dall'altra c'è anche il problema del conteggio dei morti effettivi a causa del coronavirus. Già nel terribile marzo scorso i conti non tornavano: molti piccoli centri del nord Italia avevano vissuto un terribile incremento del numero dei decessi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, senza che questi venissero conteggiati tra le fila dei caduti del Covid 19. Adesso sta accadendo la stessa cosa: la tremenda seconda ondata post-balli e orge ferragostane, oltre ad aver causato un vero e proprio tsunami nelle strutture ospedaliere più distanti dal ricco nord, sta mettendo in crisi il pallottoliere della ASL e della protezione civile. In buona sostanza gli oltre 58.000 morti d'Italia (quasi 1000 ieri) non sono - o non dovrebbero essere - tutti i deceduti a causa del coronavirus nel nostro paese, anzi, secondo alcuni ne mancherebbero all'appello almeno 20-30.000.

In Sardegna la seconda ondata e il tremendo mese di Novembre hanno fatto registrare una vera e propria strage degli innocenti, come non si era mai visto nella prima ondata, con 400-500 nuovi casi tutti i giorni, una decina di morti quotidiani (462 il totale dall'inizio dell'epidemia), circa 600 ricoverati (in costante crescita) oltre ai circa 60-70 ospiti fissi in terapia intensiva. Numeri che potrebbero apparire bassi e non troppo preoccupanti se non si tenesse conto che la Sardegna è popolata solo da un milione e mezzo di anime. Da questi tremendi elenchi oltretutto, in quel fatidico mese, sono stati omessi per chissà quali misteriose ragioni i caduti di Nuoro e provincia. Perché a sentire chi ha perso qualche congiunto - e non sono pochi - o chi lavora nei reparti covid c'è qualcosa che non torna. Nei vari bollettini serali della protezione civile i morti di Nuoro si possono contare sulle dita di una mano di un ebanista prossimo alla pensione e invece si sono celebrati - e si celebrano - funerali di persone senza altre patologie, in alcuni casi anche abbastanza giovani che, pare, siano deceduti a causa del Covid 19. I morti sembrerebbero decine e decine, stando a quanto trapela dall'ospedale e dai parenti dei defunti, non di certo i tre o quattro conteggiati nel mese di novembre. A questo punto la domanda sorge spontanea: non è per caso che le ASL vogliono fare bella figura sulla gestione dell'emergenza servendo numeri purgati? O forse qualcuno vuole solo evitare la "zona rossa" e salvare il business con numeri più accettabili?

Io non so come stiano realmente le cose, di certo c'è qualcosa che non quadra in tutto questo. Adesso poi che ci sono le feste all'orizzonte e una moltitudine scalpitante che vorrebbe festeggiare a tutti i costi chissà cosa succederà. Il coronavirus virus e il lockdown che avrebbero dovuto renderci migliori ci hanno solo incattiviti e resi più egoisti e assetati di feste, aperitivi e assembramenti selvaggi. Dei mille morti quotidiani pare non fregare niente a nessuno, si pensa addirittura a sciare e ai cenoni...come se ci fosse davvero qualcosa da festeggiare.




lunedì 19 novembre 2018

La Dinamo, il mistero del PalaSerradimigni, i fantasmi e lo sfuggente numero 8


Di questi tempi al PalaSerradimigni vengono a fare shopping un po' tutti. Addirittura l'ultima ruota del carro di Serie A, l'Oriora Pistoia, sino a ieri a quota zero in classifica, viene a prendersi clamorosamente 2 punti in casa sassarese, lasciandone 113 nel canestro dei padroni di casa. Se solo me lo avessero detto qualche settimana fa avrei pensato a uno scherzo o a un racconto di fantascienza, e invece è andata proprio così. Pistoia è venuta qui con l'approccio giusto di una squadra che non aveva troppo da perdere, con uno 0/6 come dote, qualche uomo importante fermo ai box e una panchina- sulla carta, solo sulla carta - corta e impalpabile. Invece no, Pistoia ha lottato come se avesse 5 leoni in quintetto e ha fatto la sua bella figura, senza rubare assolutamente nulla. Alla Dinamo Sassari non è rimasto altro da fare che soccombere sotto il peso di quei 113 blocchetti, pesanti come cemento armato. Probabilmente difficili da spostare, almeno nel futuro prossimo. Comunque ci vorrà del tempo per digerirli, ammesso che si riesca.

Era accaduto tante volte nel corso delle ultime stagioni che varie cosiddette Cerentole, vere o presunte, siano venute a fare un figurone da queste parti o che riuscissero a compromettere la classifica del Banco. Ma quest'anno pareva diverso, la squadra sembrava solida e capace di reagire a qualsiasi tempesta, monsoni o guerre nucleari. Un roster lungo e vario con tante possibilità di cambi di un certo livello con 13 giocatori ottimi, una buona difesa (per un certo periodo la terza del campionato) con il record nazionale di rimbalzi in saccoccia e un eccellente coach a guidarla.
Inizialmente c'è stato un grande pre-campionato, una striscia di sette vittorie - con 4 su 4 in coppa - e la sensazione che fosse una squadra in crescita che doveva solo recuperare gli acciaccati e i ritardatari. La Dinamo di inizio stagione prometteva faville e fuochi d'artificio una volta recuperati completamente tutti gli uomini. E invece no. Proprio con la squadra al completo che sono subentrati i primi problemi di un certo rilievo. 
Probabilmente anche questa Dinamo targata Esposito non è diversa da quella delle ultime stagioni Calvani-Pasquini-Markovski, capace di imprese memorabili come di blackout incomprensibili. Sicuramente io - come tanti altri - mi sono illuso e ho sbagliato completamente lista degli obiettivi e le previsioni sull'annata. Eppure quest'anno, inizialmente, la squadra sembrava proprio di un'altra pasta, rispetto ai precedenti impasti.
L'ultima partita buona il Banco di Sardegna l'ha fatta contro Venezia in casa, dove se è vero che ha perso, lo ha fatto a testa alta con tanto di grande rimonta nel finale e l'overtime sfiorato. Comunque perdere contro Venezia ci può stare. Il bello, anzi il brutto, è arrivato a partire dalla partita in Ungheria contro lo Szolnoki dove i bianco-blu hanno rimediato una figura pessima, con una prestazione inguardabile, e una sconfitta pesante che significa l'addio al primo posto del girone H di EuropeCup. Dopo questo passo indietro, che doveva rappresentare un campanello d'allarme da gestire sicuramente meglio, è arrivata quest'altra pessima prestazione con Pistoia che segna l'esclusione - momentanea, sicuramente ma non per questo meno dolorosa - dal gruppo delle magnifiche otto.
Purtroppo ora che il PalaSerradimingi ha perso la sua verginità anche con la conduzione Esposito nulla può essere più dato per scontato, nel bene ma soprattutto nel male. Questo vale sia per la coppa, dove la Dinamo qualche giorno fa era prima nel power ranking, sia per il campionato, Final Eight e Playoff compresi.
Fortunatamente è ancora presto, c'è ancora tanto tempo e c'è un ampio margine di miglioramento dell'alchimia di gioco e dei singoli giocatori. Non c'è il rischio immediato che capiti una tragedia come la sconfitta in casa contro Capo D'Orlando e quella in trasferta contro Pesaro l'anno scorso che avevano compromesso in modo irreparabile la stagione. Anche se quei fantasmi, minacciosi e inquietanti, ultimamente aleggiano sinistramente sulle tribune del palazzetto. 
La passata stagione pur con un roster inferiore sulla carta, tanti infortuni come non si sono mai visti, una panchina un po' leggera e altre attenuanti (ultimo ma non ultimo il problema di Pasquini in veste di coach con una fetta del pubblico), è andata malissimo. Tutti gli obiettivi possibili sono stati mancati clamorosamente. Quest'anno il roster è indubbiamente più ricco e talentuoso; a differenza della passata stagione si è partiti abbastanza bene su tutti e due i fronti (coppa e campionato) ma ora queste 3 sconfitte nelle ultime quattro partite, se non si torva una cura immediata, possono essere un bel problema, Houston.
Perché in casa Dinamo il problema è solo mentale, psicologico. Che sia questione di superficialità come afferma qualcuno o di incapacità di reagire nei momenti più difficili non ci è dato sapere. Solo il coach, lo staff e il gruppo possono sapere cosa accade nello spogliatoio e nel parquet. Di sicuro uno dei tanti problemi di questa formazione è "l'oggetto misterioso" Pierre che, ormai da un bel pezzo, non è più quell'atleta spumeggiante dei primi mesi della passata stagione; a volte pare un alieno nelle trame dei quintetti di Esposito. Spero solo che prima o poi (più prima che poi) sia in grado di dimostrare qualcosa sul campo altrimenti, a mio parere, dovrebbe essere invitato a preparare le valigie. 
Comunque mentre si lotta contro fantasmi e demoni minacciosi, in attesa di un esorcista capace o di un insieme di fattori concomitanti che facciano scaturire finalmente la scintilla, la situazione ora si fa delicata. Tra un paio di giorni c'è una nuova trasferta in Ungheria contro il Falco Vulcano che seppur non irresistibile come l'ottima Szolnoki non è sicuramente un ostacolo semplice. Questa partita è fondamentale per superare il momento critico, anche se non sarà molto utile per la classifica già bell'e fatta. Sarà un passo fondamentale. Poi ci saranno altre due gite fuori porta in campionato, tutt'altro che semplici: prima Trento poi Bologna. Solo il 16 dicembre si ritorna tra le mura amiche quando arriverà la corazzata Milano! Se la cura funzionerà si può anche sperare di fare risultato contro i primi della classe, se invece persisterà questo misterioso malessere si prospetta una strage degli innocenti, o giù di lì.
Speriamo bene...

Forza Dinamo!

mercoledì 26 settembre 2018

Horror houses, Haunted houses e Panic rooms in Polonia

Domy Strachu w Polska...

In questo giro in Polonia ho avuto la fortuna di entrare in un paio di casette niente male, due case degli orrori che non hanno niente a che fare con le puttanate che si trovavano in giro, tipo case delle streghe o roba da luna park, le quali - con le dovute eccezioni - non hanno niente a che fare con queste che si trovano adesso. Noi abbiamo visitato l'Horror House a Varsavia e Lost Souls Alley a Cracovia, ma ce ne sono tante altre in queste due città: Cracovia brulica di Panic Room (ce n'è una anche nei pressi della piazza principale) e affini e anche la capitale polacca non scherza affatto.
Si tratta di una sorta di Escape Room, come ci sono anche dalle nostre parti, dove bisogna risolvere degli enigmi, trovare delle chiavi o semplicemente una porta per poter uscire. le differenze fondamentali tra una comune Escape Room e la versione horror è nell'ambientazione, nei suoni che ti avvolgono, nella quasi totale assenza di luce e, soprattutto, nel terrore puro che in queste ultime piove addosso a secchiate. Bisogna trovare la via di uscita passando in stanze fatiscenti, nell'oscurità più totale, superando le proprie paure e i disturbi creati dagli attori (in questi due casi decisamente bravi). In ogni caso si tratta di esperienze imperdibili; divertimento, urla e paura senza un attimo di tregua.

Nella Horror House di Varsavia dopo aver letto le istruzioni, compilato una liberatoria (non bisogna essere cardiopatici né soffrire di claustrofobia per potervi accedere) e lasciato alla reception occhiali, fotocamere, zaini e tutto ciò che si può rompere, si apre una porta nel buio assoluto. Dopo qualche minuto di tenebre, rumori e quant'altro, viene fornita una piccola torcia con una luce veramente flebile, più o meno quella di un piccolo accendino...scarico. Con questa ci si immerge in anditi stretti, si passa in cunicoli e altri passaggi angusti, accompagnati da urla, motoseghe in azione, sangue, polvere, ragnatele e umidità. Gli attori, come già detto, sono veramente bravi e riescono a rendere unica questa esperienza. Trovare le chiavi, far scattare lucchetti a combinazione e uscire non è affatto una cosa semplice con la paura, la tensione - e le mani degli attori - che vi attanagliano. Non scendo oltre nei particolari perché altrimenti vi perdete la sorpresa. Intanto iniziate a correre...

A Cracovia siamo stati alla Lost Souls Alley; un'autentica meraviglia già dall'ingresso. Qui si può accedere a tre livelli crescenti di paura-dolore, ma già nel primo livello - quello che abbiamo fatto noi - il terrore è garantito, i dolori non mancano e i bravissimi attori sono veloci, indistinguibili da un manichino o una bambola, e quando ti acchiappano...
Rispetto alla Horror House di Varsavia qui c'era appena più illuminazione, probabilmente perché eravamo al livello uno, gli ambienti e la location erano altrettanto belli e ben fatti, gli enigmi erano altrettanto buoni e difficili da risolvere (tenete sempre conto del buio e della tensione) ma gli attori erano decisamente più, come dire...invadenti. Infatti non siamo ancora sicuri di aver riportato tutto il gruppo a casa, qualcuno è stato preso più di una volta dagli esseri che infestano la casa. Anche qui non vado oltre perché altrimenti vi rovino il gusto della sorpresa. Sappiate però che non dovete recarvi in tacchi a spillo o con abiti da cerimonia, perché rischierete di riportare ben poco a casa.
In ogni caso è fondamentale sapere che - ovviamente - non si possono toccare né tantomeno malmenare gli attori. Sembra scontato dirlo, ma non è facile non reagire quando si è in preda al terrore.

Buon divertimento.

Lost Souls Alley, The Haunted House in Cracovia:


La casa di Cracovia "Lost Souls Alley" si trova in pieno centro, al primo piano sulla Florianska n°6. Una splendida via che se vi trovate a Cracovia percorrerete cento volte e più. Comunque, qui sotto si trovano i link e tutte le indicazioni per trovare il posto e prenotare (la prenotazione è obbligatoria).
L'ingresso allo stabile è una goduria assoluta. Si entra in un cortile grigio e inquietante, ma non questo non è niente rispetto al resto. Perché una volta varcata la soglia del palazzo e lasciate alle spalle le finestre rotte, gli uccelli appollaiati sinistramente sui balconi apparentemente pericolanti e minacciosi, si piomba nell'oscurità più totale. L'atmosfera è a dir poco fantastica, vibrante e carica di tensione. Se si riesce a raggiungere il primo pianerottolo, senza rompersi l'osso del collo nella scalinata buia (non c'è un interruttore della luca, è inutile che cercate) si giunge a una porta rosso sangue, accolti da urla e rumori sinistri. Uno spasso.

































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Horror House in Varsavia:




A Varsavia ci sono due Horror Houses, la prima, quella che ho visitato con "viva e vibrante soddisfazione" è ubicata in una cantina del centro storico in via Waski Dunaj al numero 12. Si entra dopo aver disceso delle scale che conducono al sottopiano.
La seconda, sempre gestita dagli stessi ragazzi, si trova anch'essa in pieno centro, in via Nowy Swiat al numero 52 (anche qui l'ingresso è dal cortile). Qui l'ambientazione è un vecchio ospedale psichiatrico abbandonato. Purtroppo quest'ultima l'abbiamo persa a causa della solita, cronica, mancanza di tempo. Ma dato che è gestita dallo stesso staff della cantina, bravissimi attori compresi, è assolutamente da non perdere. Sarà per la prossima volta che mi recherò a Varsavia...
Qui sotto troverete, link, indirizzi, telefoni e tutto quanto serve per trovare le Case e per prenotare (la prenotazione è assolutamente consigliata, dato il traffico di turisti e locali che vi si recano). Il sito si può consultare anche in lingua italiana. Perciò non vi resta altro che farvi coraggio, andare in bagno prima e affrontare i vostri peggiori incubi.














Do you wanna play a game?

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Panic Room, Cracovia, via Grodzka 25:




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