Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas
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venerdì 8 agosto 2014

Unplugged



In questo caso a essere scollegato non è il cavo dei Marshall, qui è l’energia dall’ADSL a latitare, o meglio, a essere erogata a singhiozzo per chissà quale mistero della scienza. Come se non bastasse l’occultamento del cadavere da parte di mr. Google e i problemi di scarsa visibilità nella nebbia perenne del web. Pare che il mondo non solo sia brulicante di essere umani ma che quasi tutti questi si dilettino a scrivere in un blog o in un sito internet. Siamo troppi e lo spazio è quello che è.
Se poi il collegamento internet è in preda al ballo di san Vito il disastro è assicurato; diventa quasi impossibile caricare foto o video e il continuo stop & go è in grado di frantumare anche lo scroto più resistente. La lotta è impari.
Purtroppo al rientro dalle ferie ho trovato questa sorpresa, anche se c’erano già stati alcuni segni premonitori nei mesi precedenti. Quindi la “qualità” dei post, dei testi e delle immagini ne risentirà inevitabilmente. Altro che banda larga del sereno/variabile Letta e del farfallone del fare don Matteo Renzi. Qui siamo nel medioevo o giù di li...Purtroppo la verità è che l'Italia è indietro 50-60 anni rispetto al resto del mondo civilizzato; siamo un disastro su tutti i fronti e non si intravvede niente di buono all'orizzonte.

Una lentezza esasperante che ti fa venire voglia di mollare tutto e andare al mare (se solo ci fosse il sole).

Mentre negli altri paesi occidentali si vola letteralmente sulle onde del web (altro che surf); qui, invece, la rete è gestita da un unico operatore (Telecom) che divide le strette viuzze e i vicoli angusti a disposizione con gli altri piccoli e famelici operatori del settore. L'affollamento di dati e naviganti alla deriva crea ingorghi in tipico italian style che non hanno niente da invidiare a quanto accade sulla Salerno-Reggio Calabria durante l'esodo di ferragosto. Non mancano i dispersi e i naufraghi.
Qui una famiglia italiana su due non possiede un collegamento internet, ma quella che lo possiede deve sudare sette camicie per riuscire ad avere la meglio su questo imbuto vecchio e malconcio. I tempi di percorrenza non sono molto diversi da quelli garantiti dai vecchi modem di una volta, per non parlare di quanto accade nei fine settimana quando, oltre alla velocità di crociera molto simile a quella di un corteo funebre, si aggiunge anche un'incremento della folla, in linea con quanto avviene nelle spiagge nelle domeniche d'agosto. La rete salta come un canguro epilettico e si perde la connessione di continuo. Per caricare una misera paginetta, anche la più scarna e minimale, sono necessari litri di camomilla e attese snervanti degne di una coda all'ufficio postale o all'agenzia delle entrate.

Però, c'è da dire, che il ns benamato governo ha già approntato un bel pacchetto di contromisure per colmare il digital divide che ci accomuna alle regioni più povere del terzo mondo. Eh si, signori miei, la soluzione sta per arrivare, la banda larga è dietro la porta (non aprite quella porta!) ma intanto si puniscono i naviganti e i possessori di qualsiasi aggeggio elettronico in grado di navigare e scaricare qualcosa con un bell'incremento dell'equo compenso. Perché in Italia siamo ladri a prescindere e si viene condannati ancora prima di aver pensato di commettere un reato. La SIAE ha fame, molta fame (e uno stomaco molto capiente) e noi dobbiamo passarle gli alimenti anche quando non si ha la minima intenzione di scaricare nessun tipo di file illegale.
Nel contempo vengono sguinzagliate orde di censori e investigatori a caccia di pericolosi evasori del balzello SIAE e temibili ragazzini brufolosi che si scaricano un paio di preziosissimi mp3.
I domini che ospitano files vengono chiusi senza pietà, perché è qui che si nascondono i grandi evasori e i miliardi sottratti al fisco. Un mp3 della Pausini può divenire una fonte di ricavi illeciti ben più consistente di un grande investimento in un paradiso fiscale. Con un mp3 della Pausini si lava il denaro sporco e i mafiosi e i politicanti corrotti intascano miliardi.
In questi giorni è stato chiuso anche l'ottimo e funzionale mega.co.nz (vedi l'eccellente post di Vlad Tepes di Isle of Noises sull'argomento: http://isle-of-noises.blogspot.it/2014/07/comunicato-alla-nazione-dei-babbei.html). Forse a causa della presenza di un (UNO) gran bel filmone di Vanzina o una (UNA) canzonetta della Pausini.
Eh si, sono queste le priorità.
Sono d'accordo che il diritto d'autore vada tutelato in qualche modo, ma qui da noi, come sempre, si da l'ergastolo al ladro di mele (o di mp3) e si lasciano andare (con la prescrizione e le pubbliche scuse) i criminali che sottraggono miliardi al fisco e alla comunità. Il ragazzino con l'mp3 della Pausini non riuscirà mai a farla franca, mentre Berluskoni si diletta a cambiare la costituzione del paese insieme allo stato maggiore del PD. Come se fosse la cosa più normale del mondo.
Intanto il nostro immenso patrimonio di beni artistici (quelli veri) va in malora; la crisi viene continuamente alimentata e sostenuta da sapienti movimenti dietro le quinte. Altro che crescita e sviluppo.
Ma non voglio tediarvi ulteriormente con le disgrazie italiane, ne ho già parato in altri (troppi) post e  oggi non ho più tempo né voglia di esplorare questo mare di feci. Almeno non oggi.

Ripongo la penna e accendo lo stereo...Tranquilli niente di illegale, nessun mp3 di Laura Pausini da scaricare, né alcun cinepanettone da vedere in streaming.









Un po' di musica per allietare i timpani bombardati dai tanti tormentoni estivi che scorrazzano nell'etere in questo periodo: si parte con due dischi non recentissimi ma, data la lentezza esasperante della "banda larga" e dell'indicizzazione da parte dei googleiani, non fa nulla. Anche perché se si fosse trattato di nuove uscite fresche di stampa sarebbero arrivate comunque troppo tardi all'attenzione degli abitanti del web; già passate come buona parte della frutta in offerta in certi market.

Holograms - "Forever" - 2013

Il primo disco che voglio proporre alla vs. attenzione (e alla mia) è "Forever," secondo album degli Holograms. Il quartetto svedese ha già dato alle stampe un primo album omonimo due anni fa che ha raccolto pareri discordanti e che, onestamente (e colpevolmente), non ho ancora ascoltato. Ma questo "Forever," pubblicato nel 2013 dalla Captured Tracks, è stata un gran bella sorpresa per i miei neuroni bolliti. Un ottimo album di post punk ruvido (ma non troppo), potente, oscuro e chitarristico,  da collocare accanto ai dischi degli Iceage o al recente lavoro omonimo degli Eagulls.
Non mancano i brani di grande impatto, di quelli che ti entrano subito nel cranio, come Laughter Breaks the Silence, Flesh & Bone, A Blaze in the Hillside, Meditations o Rush, ma ci sono anche momenti più quieti e malinconici e alcuni brani condotti dall'uso sapiente dei synth. In ogni caso è tutta la scaletta e il disco nel suo insieme a funzionare alla perfezione, tra ombre del passato e sensazioni moderne. Dal riff dell'iniziale A Sacred State sino alla conclusione affidata alla splendida Lay Us Down è tutto un susseguirsi di ottime canzoni, senza nessun calo di tensione.
Da non perdere. 









Thermals - "Desperate Ground" - 2013

Il secondo disco di questo post è "Desperate Ground," sesto album dei Thermals di Portland; anche questo, come l'album degli Holograms, è stato pubblicato nel 2013 (Saddle Creek Records). Un secondo (e ultimo) punto in comune con il disco degli svedesi è che neanche questi non li avevo mai presi in considerazione prima di oggi. Qui c'è anche l'aggravante che ci sono voluti ben cinque album prima di avere l'attenzione di questo scribacchino distratto e recensore improbabile e approssimativo.
In ogni caso "Desperate Ground" è un disco potente e rumoroso di garage-punk-indie-rock, straboccante energia da tutti i solchi. Un gran bel lavoro: breve, veloce e coinciso, in grado di allietare i pomeriggi più tediosi di quest'estate stravagante. Una sfilza di ottime canzoni che (s)corrono che è un vero piacere, senza troppi fronzoli né stupidaggini ammiccanti alle charts.
Appena ne avrò occasione cercherò di colmare il buco nero sulla loro ricca discografia...La legge (e il web) non ammette ignoranza, ma l'ignoranza ammette quasi tutto (purtroppo)...








Dopo due album non troppo recenti (e relativi auto flagellazioni e sensi di colpa) c'è anche qualcosa di nuovo in questa pagina: due EP freschi di giornata, diversi tra loro ma di ottima qualità...




Anna Calvi - "Strange Weather" EP - 2014

Il nuovo EP di Anna Calvi, Strange Weather, contiene 5 ottime cover reinterpretate alla grande dalla straordinaria cantautrice, cantante e chitarrista inglese. In questo dischetto si avvale della collaborazione del mitico David Byrne in due brani: I'm The Man That Will Find You e la strepitosa Strange Weather della cantante israeliana Keren Ann. C'è spazio anche per Bowie con Lady Grinning Soul e soprattutto con la leggenda Suicide e il capolavoro Ghost Rider ripreso in mano con assoluta maestria dalla Calvi e dalle sue incredibili corde vocali.





The Black Angels - "Clear Lake Forest" EP - 2014


Ritornano sulle scene anche i Black Angels dopo l'ottimo "Indigo Meadow" del 2013 con i 7 brani nuovi di zecca che compongono "Clear Lake Forest," un EP importante quanto azzeccato, piacevole e al contempo poco impegnativo all'ascolto. Il solito psych-garage-pop del quartetto di Austin, un po' vintage, un po' anacronistico ma sicuramente interessante. Chi è affetto da reflusso psichedelico dovrebbe concedergli una chance senza esitare, ma la vena pop e il germe Neo che infesta questo disco come buona parte della produzione dei texani penso che rendano questo disco adatto a tutti gli appassionati di rock, sia tradizionale sia alternativo.






Keren Ann Zeidel "Strange Weather" la versione originale:

La canzone è tratta dall'album "101" pubblicato nel 2011, un ottimo disco pop dal tocco personale; il sesto album della cantante israeliana e forse quello più riuscito della sua discografia.











Lacrimosa "Live in Mexico City" - 2014

Per concludere una segnalazione per il nuovo disco dal vivo dei Lacrimosa, Live in Mexico City, un doppio cd (più un dvd in allegato nelle prime copie) veramente ben fatto. Ottima musica e grandi suoni che rendono perfettamente l'atmosfera di un live della band svizzera (o meglio tedesco/finlandese con sede in Svizzera). Forse non è adatto come primo approccio per chi non li conosce ma è assolutamente perfetto per chi li segue da tempo. Per chi non li conoscesse, invece, il modo migliore per avvicinarsi alle loro sonorità gothic-darkwave-symphonic metal è sicuramente l'ascolto di qualcuno dei loro eccellenti lavori in studio come "Elodia" e "Stille" o anche i più recenti "Lichtgestalt" e "Revolution."










lunedì 2 dicembre 2013

Dischi e discoboli - prima parte





Prima parte: La lotta con la Bestia (contiene alcune recensioni, non solo cazzate)


In questo periodo grigio e cupo, con il disastro in Sardegna, dove l'acqua e lo scempio del territorio da parte di speculatori, politici corrotti e condoni selvaggi, ha avuto come risultato una vera e propria strage degli innocenti, e con le scene pietose del tragicomico teatrino della politica che dimostrano ancora una volta che i problemi che affliggono l'Italia sono da ricercare nel nostro DNA, non c'è assolutamente niente da fare; ogni volta pare che si sia già raggiunto il fondo e, invece, si riesce incredibilmente ad andare sempre più giù, oltre ogni immaginazione (vedi aumento dell'IVA, la vicenda incredibile dell'IMU, i terribili Alfaniani sbarcati sulla terra, la storia infinita di Berluskoni e i suoi discepoli, i nuovi casi di magna-magna e spese assurde con i denari dell'allucinante finanziamento pubblico ai partiti...)

In questo periodo grigio e cupo, dicevo, agli umani che popolano gli spazi virtuali come questo rimangono solo due possibilità: o ci si ferma a piangersi addosso e si appendono penna, computer e idee al chiodo, o si cerca di andare avanti ugualmente, in attesa che qualcosa che non potrà mai cambiare cambi ugualmente...magari grazie all'intervento degli alieni.
Io ho scelto di continuare sulla mia strada, nonostante l'inkazzatura verso questa infame classe politica di ogni colore, assolutamente impossibile da tenere a freno, e che spinge a trasformare un blog come questo, dove si sono sempre trattati argomenti relativamente quieti e pacifici, quali arte, musica, libri o viaggi, in uno spazio quasi eversivo. Ogni tanto questa Bestia che cova dentro viene fuori e s'impossessa di qualche decina di righe in queste pagine ma, anche se è dura, molto dura, cerco di tenerla a freno e provo a stare dentro i margini del tema di questo blog.

Dopo questo breve sfogo che non c'entra assolutamente nulla con l'argomento di questo post (come quasi sempre, del resto, ma non è colpa mia, la causa di tutto ciò è la Bestia di cui sopra) veniamo al dunque... Qui sono riunite alcune micro recensioni di album appena usciti (Arcade Fire, Anna Calvi, Belgrado, Carcass, Falkenbach e Nightfall) e un paio relative a materiale risalente a un paio di anni fa (Os Estudantes e Fukpig). Sono tutte frutto degli sforzi per tenere a bada la Bestia e, anche se piccole e incomplete, potrebbero ritornare utili a qualcuno, giusto per farsi un'idea di cosa ci si può aspettare acquistando o scaricando uno di questi album. 
Io, come sempre, prima di recensire un disco lo acquisto, solo in qualche raro caso ho comprato l'album in un secondo tempo, ma questo è dovuto in genere alla scarsa reperibilità dell'oggetto in questione. Di solito preferisco le versioni in vinile, quando esistono, e, purtroppo questa fissazione comporta un esborso maggiore di denari, a meno che si tratti di materiale totalmente immerso nell'underground e nel D.I.Y.
Tutte queste nano-recensioni avrebbero meritato di crescere e, soprattutto, di stare in solitario, con tanto di nomi e cognomi lassù in alto, nel titolo. Purtroppo per i protagonisti e creatori di queste opere non è andata così e sono finiti dentro questo polpettone indigesto, dove anche i lettori si troveranno spaesati e armati di bottiglietta di Maalox (difficilmente chi apprezza gli Arcade Fire o Anna Calvi gradirà i Fukpig o i Carcass, e viceversa). Questi dischi sono stati riuniti come in una sorta di mega offerta promozionale adeguata al tempo di crisi.
Prima di procedere chiedo preventivamente scusa agli artisti e ai pochi lettori rimasti, con la speranza che il discobolo del titolo (che...ehm...sarei io) riesca a far conoscere questi album a più persone possibili, e che queste ultime riescano ad apprezzare questi suoni, vari e diversi, ma tutti di ottima qualità e che, magari, acquistino i relativi vinili o cd (il mercato discografico anoressico ringrazierà adeguatamente).




Gli Arcade Fire hanno voluto fare le cose in grande con un doppio album ambizioso e impegnativo; 14 ottime canzoni condite con spezie di ogni tipo: disco, elettronica, synth pop, indie rock, pop e un po’ di tutto quello che il market della musica, indipendente o no, può offrire. Il ritmo non manca sia in versione dance-afro-funk sia in salsa indie punk come nella parte finale del primo disco, con Normal Person e You Already Now e, soprattutto, la trascinante Joan of Arc che chiude in modo sublime il primo atto. 
Nel secondo disco l’elettronica prende il sopravvento e la qualità resta elevata, nonostante manchino brani esplosivi come la titletrack o la succitata Joan of Arc.







Il suo primo disco omonimo è stato una delle più gradite sorprese del 2011; un album folgorante come forse solo i primi dischi di PJ Harvey erano riusciti fare nello stesso ambito musicale. One Breath è secondo album di Anna Calvi, fresco di stampa con la sua splendida copertina e le sette note plasmate e riordinate con gran classe negli undici brani in scaletta. Il disco perde un po’ dell’urgenza e dell’effetto novità presenti nel primo album, ma guadagna in esperienza e maturità; scivola via piacevolmente con ballate molto riuscite (Sing to Me) o brani dall’impronta rock (Love of my Life). L’atmosfera creata dalla cantautrice inglese è notturna ed elegante con fiumi d’inquietudine che scorrono in lungo e in largo. In buona parte dei brani si alternano momenti di pacifica quiete a scariche elettriche e sprazzi carichi di tensione.








Markus Tümmers, alias Vratyas Vakyas, ha pubblicato in questi giorni il sesto album ufficiale della sua creatura Falkenbach. Come quasi tutto quello che è scaturito dalla sua mente in perenne ebollizione, anche il nuovo “Asa” è un magnifico affresco di suoni e atmosfere senza tempo. Anzi, forse con questa opera il polistrumentista tedesco è riuscito a immortalare in studio di registrazione uno dei suoi massimi apici creativi (Provate a dare un ascolto alla splendida Eweroun e a riuscire a non entusiasmarvi, o a lasciarvi trasportare in un viaggio nel tempo grazie alle meraviglie acustiche di Urfistanan Folk). Le nove tracce in scaletta riprendono con grande maestria tutto l’armamentario dei Falkenbach: folk acustico, black metal, epic e viking metal, parti melodiche e parti estreme, voci pulite e growl. Un capolavoro!







Un altro disco molto atteso, per quanto mi riguarda, è il secondo lavoro degli spagnoli Belgrado, una band dark punk che aveva suscitato l’interesse di molti appassionati con il precedente e ottimo album omonimo. Le coordinate sonore di “Siglo XXI” sono più o meno le stesse del suo predecessore, la band di Barcellona ha solo affinato l’amalgama sonoro. La band fa parte della nuova scena Death Rock che pesca, in percentuali differenti a seconda dei gusti e della sensibilità dei diversi musicisti, sia dal classico death rock americano, sia dal gothic rock e post punk come dall’anarcho-punk di origine inglese. 
in questo caso i Belgrado hanno centrato l’obiettivo alla perfezione e sono riusciti anche a scrollarsi di dosso buona parte dei riferimenti ai soliti grandi nomi della scena. La voce della cantante, poi, è molto interessante e riesce a dare un’impronta personale alla musica dei Belgrado (alcuni brani sono cantati in polacco, sua lingua madre). 








I Carcass sono tornati in sala operatoria con il nuovissimo Surgical Steel a distanza di dodici anni dal discusso “Swansong” che aveva messo fine alla prima incarnazione della band. Fortunatamente, però, Bill Steer e Jeff Walker, con i nuovi Daniel Wilding e Ben Ash in formazione, non hanno ripreso il discorso da quel disco ma sono andati a ritroso nel tempo sino a Heartwork e oltre. 
Surgigal Steel è una gran bella botta di death metal più o meno melodico, con grandi passaggi debitori dell’heavy metal classico e assalti degni del feroce gore-grind da anatomia patologica con tanto di cadaveri in decomposizione, colate di sangue e, soprattutto, grande musica.
Un ritorno spettacolare, oltre ogni più rosea aspettativa.







I Nightfall da Philadelphia prima di questo “Fear,” pubblicato quest’anno, avevano rilasciato due ottimi antipasti in formato 7” tra il 2006 e il 2010. Questo nuovo, interessantissimo, disco contiene 15 violente mazzate di feroce d-beat, Raw Punk in parte influenzato dall’hardcore giapponese e svedese, ma con ottima personalità, suoni potentissimi, ritmi vorticosi e tanto rumore.
Uno dei migliori dischi punk pubblicati quest’anno.
Da ascoltare a volume adeguato.






Un disco (anzi tre) non nuovissimo, ma assolutamente imperdibile è il secondo lavoro dei Fukpig “Belief is the Death of Intelligence,” pubblicato nel 2010 in sole 300 copie (100 su vinile e 200 su compact disc). I Fukpig sono una band di Birmingham, in Inghilterra, nata come progetto collaterale da membri di altri due grandi band estreme quali gli Anaal Nathrakh e i Mistress. Rispetto alle più note formazioni dalle quali i Fukpig hanno preso vita, qui s’inserisce nel contesto di metal estremo, in comune con le band madri, una forte componente crust punk hardcore o, come meglio preferiscono definirla loro, Necropunk.
Il disco è un ferocissimo assalto a base di grindcore, d-beat, black, death e crust, assolutamente devastante, oscuro e malefico, che garantisce una mezzora di rara intensità.
Gli altri due album (“Spewings from a Selfish Nation” del 2009 e l’ultimo “3,” pubblicato sul finire del 2011) non sono da meno e, oltretutto, sono più facili da trovare (nel sito della Devizes Records). Ma “Belief is the Death of Intellingence” è semplicemente un capolavoro assoluto, uno di quei dischi che meritano di essere portati con sé in un isola deserta. 

Un ringraziamento speciale a Paul Kenney.









Un altro gioiello raro (anzi rarissimo) è l’incredibile disco d’esordio dei brasiliani Os Estudantes, denominato in modo geniale “Àlbum.”
Oltre a questo disco gli Os Estudantes hanno all’attivo altro ottimo materiale: l’Ep “Perdao” del 2010 e il recente “Pedras Portuguesas Na Sua Cabeça” del 2012.
Questo bellissimo vinile giallo è stato stampato in sole 100 copie nel 2007, e quando si poggia sul piatto garantisce una goduria assoluta a base di hardcore e punk dei tempi d’oro di origine americana, con un tocco originale dovuto alla lingua portoghese e al gran tiro di cui sono capaci. Una sfilza di grandi canzoni brevi, grezze e veloci con un tiro micidiale. 
Da avere a tutti i costi (se ci riuscite).

Grazie a Titus Bresthell del mitico blog “Radio Molotov” e, soprattutto, a Mike.















Una splendida fanzine inglese che si occupa di hardcore e punk in un piacevole old style con eccellenti allegati musicali in vinile.