Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas
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giovedì 27 febbraio 2020

Stolen Apple - Wagon Songs


Si, lo so, avevo promesso di non fare più recensioni su questo blog. Tuttavia ogni tanto qualche eccezione si può fare e poi questa non è che sia proprio una vera recensione, ammesso che ne abbia mai fatto una. Comunque sia "Wagon Songs" è il terzo album della band fiorentina Stolen Apple; segue "When We Rise" pubblicato nel 2015 e l'eccezionale "Trenches" del 2017 (il link della recensione lo trovate più in basso). Che dire, gli Stolen Apple suonano un rock potente e inebriante come ne se ne udiva da tempo, molto personale e variegato. Il disco è intriso di suoni dell'America alternativa degli anni '90, richiami al proto-punk, indie-rock, psychedelic rock e garage. Lungo i solchi di questo disco si avverte un certo aroma non troppo distante da alcune cose dei Radio Birdman, come anche di altre grandi band del passato (se avete una lente di ingrandimento adatta potete trovarvele da soli) ma l'approccio alla materia della band fiorentina è, come dicevo, assolutamente personale e originale, al di là delle innegabili influenze. Soprattutto di questi tempi dove impera la musica di plastica, il grande rock degli Stolen Apple non può lasciare indifferenti. Nel fiume elettrico che scorre tra i solchi c'è spazio anche per un'eccellente ballata ricamata da un'armonica, A Looking Behind Kid, che ha fatto emozionare anche il mio gatto. In conclusione si tratta di un disco da non perdere assolutamente, una delle migliori produzioni musicali di questo travagliato inizio del 2020.
Il disco è disponibile per il pre-order nello spazio bandcamp della band (link più sotto). Sarà presentato il prossimo 29 febbraio a Firenze al "Progresso".

Tracklist:

01.Suicide
02.Renegade Sun (Brexit)
03.It's Up Your Mind
04.Masturbation
05.Out Of Fashion
06.A Looking Behind Kind
07.Tattoo
08.Passion
09.Easier

autoproduzione - 2020



Formazione:

Luca Petrarchi - voce, chitarra, mellotron, organo, synth
Riccardo Dugini - voce, chitarra
Alessandro Pagani - voce, batteria, percussioni, piano
Massimiliano Zatini - voce, basso, armonica


venerdì 22 dicembre 2017

Last Nights - Friendly Fires


Proseguendo con la serie di piccole recensioni dei migliori dischi che non anno ancora avuto il giusto spazio non posso esimermi da segnalare questo bellissimo disco della band francese Last Night. È un periodo difficile per la vita di questo blog, dato che il tempo è tiranno e gli arretrati si stanno accumulando a dismisura, ma "Friendly Fires" non poteva essere ignorato. Come per altri dischi sto provando a porre rimedio in questi ultimi giorni dell'anno.
Questo disco, il terzo della band parigina è una bomba. Qui dentro troverete un esplosivo concentrato ad alta gradazione composto da garage punk, punk 77, hardcore e dark punk come non si udiva da tempo immemore. Un gran profusione di energia ed elettricità per un cocktail di suoni a tinte scure. Al termine dell'ascolto lascia un po' le stesse sensazioni di qualche disco dei primi anni 2000 quando certo garage punk-hardcore gotico scorrazzava nel più profondo underground, mi vengono in mente, così a caso, i Pitch Black di "This is The Modern Sound", i Lost Sounds di "Black Wave" o i Nerve Agents. Ma sono solo sensazioni, appunto.
I Last Night possiedono un arsenale di suoni al passo con i tempi, pur attingendo a piene mani dalla fonte inesauribile della storia del punk e post punk, passata e recente, come è ovvio che sia. 
Il vero motivo che spinge ad ascoltare e riascoltare in continuazione questo disco è la qualità delle canzoni. Time Will Tell, Flames, F.O.M.O. o Face Your Gods ad esempio, non si riesce proprio a contenerle quando esplodono.
Consigliatissimo.


Tracklist:

01.So You Care...
02.Time Will Tell
03.Razorblades
04.Pictures
05.Friendly Fire
06.Flames
07.F.O.M.O.
08.Face Your Gods
09.City Rats
10.You Died

2017 - Le Turc mécanique 

giovedì 9 febbraio 2017

Stolen Apple - Trenches


Questo disco risale all'anno scorso e fa parte di una lunga serie di ottimi album che sono sfuggiti ai miei recettori, nonostante gli ascolti intensivi e l'esplorazione perpetua dell'underground a tutte le latitudini. Evidentemente, le mie capacità di "esploratore" non sono più quelle di una volta e sicuramente necessitano di una revisione profonda, perché i dischi persi iniziano a essere un po' troppi. 
Ma veniamo al dunque, "Trenches" è l'album di debutto degli Stolen Apple, pubblicato a settembre del 2016 in collaborazione con la Rock Bottom Records e distribuito da Audioglobe.
La band fiorentina (eh si, in questo primo scorcio del 2017 qui stanno passando solo dischi italiani) è in pista dal 2008 e vanta una lunga esperienza sulla scena indipendente italiana: Riccardo Dugini, voce e chitarra, e Luca Petrarchi, voce e chitarra, facevano parte dei Nest; Alessandro Pagani, batteria, suonava nei Subterraneans e si occupava dell'etichetta Valvola - Shado Records; il bassista Massimiliano Zatini aveva già collaborato in veste di percussionista con gli stessi Nest.

I suoni che compongono il disco sono intrisi di anni 90, indie-alternative rock, garage, post rock, le atmosfere del vecchio, caro e indimenticabile, paisley underground e tutte le sfumature di colore della psichedelia. Gli umori e le sensazioni che scaturiscono dall'ascolto di questa musica non possono non aprire il cuore di chi è cresciuto a pane e Screaming Trees, Thin White Rope o Sonic Youth.
La band riesce a costruire architetture sonore complesse e stratificate eppure dirette e piacevolissime da sentire, grazie a un eccellente lavoro su suoni e arrangiamenti. Le chitarre si rincorrono, s'intrecciano, tessono delicati ricami, urlano e piangono, sostenute da un'ottima sezione ritmica e accompagnate da melodie decisamente riuscite. 
In questo ambiente quantomai vario e ricco di sfaccettature gli Stolen Apple si muovono alla grande donando una mano di vernice fresca a sonorità prese in prestito dal passato. Infatti quest'album non difetta certo di personalità, non mancano gli spunti originali ma è tutto l'insieme a funzionare alla meraviglia.
Sono molte le tracce che s'insinuano nella mente con decisione. Tra queste voglio segnalare il ruvido post punk di Falling Grace, non distante dalle prime cose degli Iceage, l'irresistibile garage rock di Living on Saturday, l'energia malinconica della splendida Green Dawn, che pare figlia di un azzardato quanto riuscito incontro intimo tra i Church e The Fall, una sorta di post punk psichedelico che non fa prigionieri. Proseguendo nell'esplorazione dei solchi si trovano altre gemme che brillano di luce propria come avviene con gli sciami di note e voci che arricchiscono Fields of Stone, il delicato pop rock di Pavement, piacevolmente sporcato di rumori elettrici, e soprattutto la bellissima ballata In The Twilight che chiude nel miglior modo possibile un album notevole. 
Giù il cappello. 


Tracklist:

01.Red Line
02.Green Dawn
03.Fields of Stone
04.Pavement
05.Falling Grace
06.Living on Saturday
07.Mystery Town
08.Something in My Days
09.More Skin
10.Daydream
11.Sold Out
12.In The Twilight

2016 - Rock Bottom Records / Audioglobe





venerdì 4 novembre 2016

Radar Eyes - Radiant Remains


Una delle sorprese più gradite di quest'anno in ambito musicale è stato senza alcun dubbio questo "Radiant Remains" dei Radar Eyes. 10 tracce di torrido rock, personale, intenso e inebriante, che parte dal garage rock si tuffa nel post punk e riemerge tra psichedelia e rock indipendente di altri tempi. Il disco è intriso di melodie efficaci come non mai, e la scaletta scivola via in un crescendo mozzafiato con una serie di canzoni eccellenti che non faticano a fissarsi nei neuroni. Le favolose chitarre che scorrazzano in lungo e in largo e la personalissima voce del cantante Anthony Cozzi non fanno prigionieri.
Un gran disco, uno dei più interessanti del 2016 (con gli anni 80 nel cuore).




Tracklist:

01.Dreaming of Giants
02.Community
03.Between Two Words 
04.Desert Shore
05.Hungry Ghost
06.A Daughter's Hymn
07.Midinight Drive
08.Calling Cassandra
09.Fall Into Place
10.Positive Feedback

Under Road Records - 2016


mercoledì 23 marzo 2016

Italian Sounds: Babylon K, Simulakrum Lab, Animarma, Hate & Merda

Qualche volta i post e le "rubriche" nascono per caso, per un insieme di fattori concomitanti, ma poi si trovano a proprio agio in un determinato contesto e ci rimangono.
Questo è accaduto con la prima parte di questa pseudo-rubrica "Italian Sounds" nata solo ed esclusivamente per la necessità di pubblicare alcune cose che mi ronzavano in testa e, soprattutto, a causa della cronica mancanza di tempo che affligge me e questo blog da un po' di tempo a questa parte. Quel primo esperimento ha avuto un buon riscontro di pubblico e, dato che il tempo non sono ancora riuscito ad acchiapparlo e a legarlo alla sedia, oggi ha anche un seguito, un secondo capitolo.

Di certo, tempo a parte, questo non è il momento migliore per parlare di un argomento relativamente frivolo come la musica quando ancora si sente l'eco delle bombe della recente (l'ennesima) strage islamista a Bruxelles. Ma bisogna pur andare avanti e tenerci ben strette le nostre cose, la nostra arte, la musica, la democrazia e tutto quello che ci distingue dagli umanoidi primitivi assetati di sangue.

In questa pagina vorrei spendere due parole (proprio due, non di più...il tempo è quello che è) su 4 dischi italiani freschi di stampa: "The Kasbah Experience" dei Babylon K, l'album omonimo dei Simulakrum Lab, "Horus" degli Animarma e "La Capitale del Male" degli Hate & Merda. Dischi molto diversi tra loro, ma sicuramente tutti di ottima qualità. Anche in questo caso si tratta di lavori che avrebbero meritato uno spazio in solitario con una recensione approfondita dedicata, ma il tempo...


Babylon K - "The Kasbah Experience"


"The Kasbah Experience" è il secondo lavoro dei Babylon K che già mi avevano impressionato con il precedente EP omonimo dell'anno scorso. Anche questa volta la band fiorentina ci serve su un piatto d'argento il miglior psych-garage rock disponibile sul suolo italico e non solo. 5 brani eccellenti da non farsi sfuggire...






Simulakrum Lab - "Simulakrum Lab"


Simulakrum Lab è il progetto di Paolo Prevosto con il vocalist Eugène. In questi solchi si fondono alla perfezione la musica elettronica anni 70 - con synth analogici d'epoca - con sperimentazioni contemporanee. Il primo album omonimo è pubblicato e distribuito dalla Rustblade Records.



Animarma - "Horus"


Gli Animarma sono attivi dal 2011 e dopo alcuni singoli e l'EP omonimo pubblicato nel 2014 giungono a questo nuovo, ottimo, "Horus", pubblicato da Alka Record Label. Il disco contiene 5 tracce di robusto hard-stoner-alternative rock rigorosamente cantato in italiano.





Hate & Merda - "La Capitale Del Male"


Chiudono gli Hate & Merda con il nuovo "La Capitale del Male", 7 tracce corrosive e disturbanti sludge metal-hardcore-noisecore che ci propinano "il male" allo stato puro, senza compromessi, e lo fanno dannatamente bene. Il terzo lavoro della band fiorentina esce ancora una volta per il collettivo/etichetta Dio Drone.  

domenica 19 luglio 2015

Broken Prayer - Misanthropocentric AKA Droid's Blood


I Broken Prayer stavolta hanno superato loro stessi con questo "Misanthropocentric aka Droid's Blood" nuovo di zecca. Il secondo full lenght della band di Chicago ti esplode tra le mani, o meglio nei timpani, con un fragore inaspettato e un'energia incontenibile. Dopo l'ottimo album omonimo del 2012, che aveva ben impressionato pubblico e critica, ora sono riusciti a rendere ancora più allettante la loro proposta musicale grazie a qualche leggera smussatura di qualche angolo e una serie di canzoni decisamente a fuoco. Per quanto siano, forse, ancora più potenti, veloci e incazzati di prima.
La musica di casa Broken Prayer è un inebriante cocktail a base di hardcore, synth punk, punk rock, garage e noise. I cinque dell'Illinois, come dicevo, sono riusciti a mettere insieme l'anima sperimentale con la velocità dell'hardcore senza perdere un briciolo di potenza e senza tralasciare anche l'aspetto melodico (come nelle ottime Summer With Insomnia e Clean). In qualche occasione le tastiere e il gran ritmo punk si sposano a meraviglia con un'atmosfera oscura come accade in The Men Behind The Mask. In altri brani come Colors, White Children, Kid e Good Dudes ha la meglio l'approccio synth punk dall'ascendente noise, e con un vago e piacevole retrogusto di punk '77, con risultati strepitosi. Ma quando pigiano sull'acceleratore della loro potentissima macchina hardcore, originale e devastante come poche altre, come in Growing Up Problems o More Violence non ce n'è per nessuno. Su tutte però spiccano i due succitati brani caratterizzati da una riuscita componente melodica: l'assalto d-beat contaminato di noise di Clean, attraversata da scarica elettriche e rumore come se i Discharge avessero un coito con i Jesus Lizard; e l'irresistibile rullo compressore di Summer With Insomnia.
Un gran bel disco dal forte sapore underground.


Tracklist:

01.Kid
02.Lesson
03.Pigeon
04.Clean
05.Colors
06.Good Dudes
07.Blood Suckers
08.Grown Up Problems
09.White Children
10.More Violence
11.Summer With Insomnia 
12.The Man Behind The Mask

2015 - Sorry State Records







sabato 11 luglio 2015

Institute - Catharsis


Il primo album degli Institute era uno degli oggetti più attesi dell'anno per quanto mi riguarda; ora finalmente si è materializzato grazie alla mitica Sacred Bones Records. "Catharsis" mantiene le promesse coltivate e nutrite con i precedenti lavori a breve durata: il demo del 2013, il 7 pollici "Giddy Boys" e l'ep in formato 12 pollici "Salt" pubblicati entrambi nel 2014. 
La band di Austin (Texas) offre ancora una volta quanto di meglio si può sentire in ambito punk-post punk di questi tempi con un scaletta perfetta composta da 10 tracce sporche, grezze, ruvide e potenti, assolutamente irresistibili.
Le coordinate sonore sono da ricercare nel vecchio anarcho-punk dei Crass e Crisis, nel post punk più ruvido dei primi dischi dei Wire e Fall, nel punk del 77, ma non mancano riferimenti al kraut rock, ai Velvet Underground e la proto-punk, come anche accenni psichedelici e un'attitudine garage punk. Giusto per dare qualche vago riferimento, perché gli Institute di personalità ne hanno da vendere.
Questo non è un disco facile; per intenderci non ci sono riferimenti ai joy Division o al pop-post punk revival degli Editors, White Lies e affini: qui il punk impregna ogni solco, i testi non sono melanconici o poetici: sono incazzati, politicizzati e abrasivi come le note che li accompagnano. Insomma niente che può fare gola alle classifiche, gli Institute non hanno il vestito buono adatto alle riviste patinate, qui c'è solo ottima musica fieramente underground. Del resto un brano come il contorto e nevrotico "Christian Right" che si sviluppa in 8 minuti e passa non possiede nessuna caratteristica adatta per apparire carino e piacevole alle masse.

Qualora non si fosse ben capito: "Catharsis" è un album fantastico...


Tracklist:

01.Perpetual Ebb
02.Admit I'm Shit
03.I Am Living Death
04.Cheerlessness
05.Interlude
06.Untitled
07.Leathernecks
08.Cheaptime Morals
09.No Billowing Winds
10.Christian Right

2015 - Sacred Bones Records





giovedì 9 aprile 2015

Terrible Feelings - Tremors


Esce in questi giorni il secondo album dei Terrible Feelings, dopo l'eccellente "Shadows" del 2012 già recensito su queste pagine e già consumato a forza di giri ripetuti sul mio piatto. I tre svedesi si affidano allo stesso pool di etichette per questo nuovo "Tremors" che promette di fare faville anche grazie a un'ottima produzione e a una manciata di brani (12 anche questa volta) che proseguono sulla stessa scia del predecessore. 
Come dicevo i suoni sono ancora più corposi e meglio definiti, la splendida voce di Manuela Iwansson è in grandissima forma e il risultato non può essere che eccellente come c'era da aspettarsi, d'altronde. I tre di Malmö ci sanno fare come pochi di questi tempi con le melodie contagiose e con il ritmo sostenuto, e oltretutto l'amicizia, i tour e le varie collaborazioni con un altro grande della scena svedese, Robert Hurula, si fa sentire. Infatti questo disco forma un'accoppiata irresistibile con l'ultimo parto di Hurula (Vi Är Människorna... dell'anno scorso). 
Rispetto a "Shadows" nel nuovo disco i Terrible Feelings spingono ancora di più il piede sull'acceleratore e la percentuale di Punk nella loro miscela garage-power pop è ulteriormente aumentata, pur senza togliere spazio alla melodia che rappresenta sempre il cardine attorno a cui si sviluppano i loro suoni. Forse rispetto al disco precedente qui è più sfumata la leggera patina oscura e vagamente gotica che velava gradevolmente le loro composizioni, ma il risultato finale non ne risente affatto. Quando le canzoni ci sono (Down The Road, Black Water, Demon Tonight, Vulture's Lament, Bastard Child...) si possono spostare note, umori e sensazioni a piacere ma il risultato resta invariato. 
La succitata "Bastard Child" con un leggero tocco country-Morricone-psychedelic, e una spruzzata di new wave nelle incursioni delle tastiere, riesce a cogliere nel segno. Il rock'n'roll leggermente malinconico di "Even Mothers" è in grado di far muovere anche le mummie come fanno al meglio anche la splendida "Cold Eyes" che apre le danze, l'irresistibile garage punk di "Black Water" o il torrido punk rock di "Sin City". L'unica pausa significativa nel gran fracasso di tamburi roboanti e chitarroni fumanti e affidata alla magnifica "Down The Road", ballatona intensa e dolce.
In definitiva "Tremors" piacerà a tutti coloro che hanno apprezzato il disco precedente o quelli di Hurula e Masshysteri, ma anche a chi richiede alla musica un buon tasso melodico e un'anima rock; chi ascolta punk, power pop o l'indie rock più chitarristico e rumoroso, troverà pane per i propri denti in queste dodici canzoni. 
Assolutamente eccezionale.

Tracklist:

01.Cold Eyes
02.Black Water
03.Demon Tonight
04.The Devils Watching
05.Deadbeat
06.Down The Road
07.Bastard Child
08.Dark Portents
09.Even Mothers
10.Sin City
11.Interlude
12.Vulture's Lament

2015 - Sabotage Records, Deranged Records, Double Sun Recordings






martedì 17 febbraio 2015

Babylon K - EP


Questo EP è il disco d'esordio dei Babylon K, band di Firenze composta da cinque elementi: Daniele Dainelli alla voce, Matteo Bandini alla chitarra solista, Federico Fini alla seconda chitarra, Emanuele Bitossi al basso e backing vocals e Jacopo Tofanelli alla batteria.
La materia sonora che scorre in questi solchi è talmente inglese da far stentare a credere che si tratti di un prodotto italiano. Non che in Italia non si sia in grado di produrre buona musica, per carità, però la ricchezza dei suoni, la produzione, le trovate melodiche avvincenti e i colori di questa musica posseggono un respiro internazionale.
Passando al sodo, qui si ascolta un'eccellente indie rock screziato di psichedelia e garage rock; una miscela che spazia dalle radici del rock'n'roll alla modernità con grande maestria.
Qui c'è il caro vecchio rock, per intenderci.
Il disco (disponibile anche su cd, vedi la loro pagina Facebook) è composto da quattro brani dal forte impatto. Apre le danze l'ottima "Feenings" con il suo memorabile giro di chitarra e un'atmosfera veramente azzeccata, fumosa, intensa ed entusiasmante. Ancora delle ottime chitarre e un buon ritmo caratterizzano il brano successivo "Why Are We Living Now?" "Eternal Friendship" offre una splendida sezione ritmica e, come su tutti e quattro i brani, un eccellente lavoro dall'ugola di Dainelli. La conclusiva "Waitin' For The Shine of Light" non sfigurerebbe affatto nella migliore scaletta degli Arctic Monkeys. Grande musica.
Per ora è solo un antipasto di una dozzina di minuti che, però, lascia ben sperare per il futuro e un eventuale album.

Provate a concedergli una manciata di minuti del vostro tempo, ne vale assolutamente la pena.


Tracklist:

01.Feenings
02.Why Are We Living Now?
03.Eternal Friendship
04.Waitin' For The Shine of Light

autoproduzione - 2015









giovedì 25 settembre 2014

Terrible Feelings - Shadows


I Terrible Feelings sono quattro (ora tre) svedesi di Malmö e hanno all'attivo una manciata di deliziosi 7 pollici e un album, questo "Shadows," pubblicato un paio d'anni fa. Hanno in preparazione un nuovo disco che è già una delle leccornie più attese dal mio stereo ingordo. Nell'attesa vorrei spendere un po' di parole e di tempo (mio e vostro) su "Shadows," perché ne vale veramente la pena.
Questa band e questo disco li ho scoperti un po' per caso, cazzeggiando in giro per il web tra i miei blog preferiti. In questo girovagare senza meta sono andato a finire nell'interessantissimo blog "Cut and Paste" (http://cutnpasteyoface.blogspot.it/2013/01/terrible-feelings.html) dove si può ascoltare tutta la loro discografia. Se preferite, invece, i canali ufficiali della band, i loro EP si possono scaricare gratuitamente (e legalmente) dal loro sito o dalla loro pagina Facebook. Per quanto riguarda l'acquisto dei pezzi di vinile o cd si può fare un salto dal solito Amazon (www.amazon.it/Shadows-Terrible-Feelings o anche sabotagerecords.net o derangedrecords.com/terrible-feelings) per quanto concerne l'album, o tra i vari, ottimi e numerosi, spacciatori di dischi alternativi per i 7 pollici (ad esempio http://www.discosenfermos.com).
Ho iniziato dal discorso dell'acquisto anziché parlare della musica contenuta perché non è facilissimo reperire i loro dischi e, credetemi, dopo averli ascoltati nel succitato blog (o in qualcuno dei tantissimi altri che trattano buona musica) non si può fare a meno di andare a cercare i loro dischi. È inevitabile.
Se poi tenete conto che nessuna delle piccole gemme racchiuse nei quattro 7 pollici pubblicati finora (Blank Heads, Impending Doom, Tied Up e Backwoods) è stata ripresa nell'album, il desiderio di aprire la caccia ne è la logica conseguenza.
I "Sentimenti Terribili" fanno sul serio: una serie di irresistibili canzoni trascinate da melodie contagiose e sospinte da un buon ritmo, un suono potente e melodico che racchiude l'essenza stessa del pop virato underground. Power Pop oscuro, punk rock, garage rock, rock'n'roll, un pizzico di surf, ombre post-punk e new wave dell'annata migliore (i famigerati anni 80).
Su tutto questo irresistibile e appiccicoso rumore si staglia la voce potente e magnetica della front woman Manuela Iwansson.
Il resto lo fanno le canzoni: già l'apertura del lavoro, affidata alla splendida "Days To Come" e alla altrettanto goduriosa "Intruders" giustificherebbero l'acquisto; se poi si tiene conto che è tutto il disco a funzionare alla meraviglia, dalla prima all'ultima nota, non si può fare a meno di metterlo sul piatto e fargli fare una lunga serie di giri. Nel luna park delle Ombre il divertimento è assicurato.
Se vi può attirare un curioso ibrido gothic-power pop-garage (o se preferite new wave-punk-pop con una leggera velatura dark) una cosa tipo gli Inkubus Sukkubus che incontrano le Pandoras, concedetegli una chance. In tutti i casi potete dargli un ascolto preventivo più sotto: è sufficiente premere il pulsante play sul lettore Bandcamp gentilmente offerto dalla Deranged Records.
"Darkness of Man," "Another Night" o "Sleep As Deep As The Sea" ronzano nella mia testa da molti giorni, per non parlare del resto.
Buon divertimento...


Tracklist:

01.Days To Come
02.Intruders
03.Lady Luck
04.Another Night
05.Darkness of Man
06.Wicked Skull pt.1
07.Wicked Skull pt.2
08.Shadows Follow Me
09.Simultaneous Beats
10.Sleep as Deep as the Sea
11.Next Rounds on You
12.Rest in Peace

Deranged Records - Double Sun Recordings - Sabotage Records - 2012

Formazione:

Manuela Iwansson - voce, piano
Anton Collinder - chitarra, tastiere, voce, Hammond, Farfisa
Andy Dahlström - batteria, chitarra, Farfisa

Willy Brunn Rumma - basso, piano, harmonica

Discografia:

Blank Heads - EP - 2011
Impending Doom - 7" - 2011
Tied Up - 7" - 2011
Shadows - LP - Cd - 2012
Backwoods - EP - 2013

























venerdì 13 settembre 2013

Thee Oops - Happy Charlie EP


Dopo lo strepitoso "Taste of Zimbabwe" del 2011, i Thee Oops ritornano nella bolgia del sifilitico mercato discografico con un nuovo delizioso dischetto. Questa volta si tratta di un EP (10 canzoni per 12:52 minuti) sempre per l'americana Slovenly Recordings, uscito sia come cd sia in una bellissima versione doppio 7".
I cinque cagliaritani sono reduci da una lunga tournée in Asia che li ha fatti approdare in Cina, Giappone e Corea del Sud. Al rientro dal giro turistico hanno avuto il tempo di incidere questi 10 brani (a Fordongianus con la produzione di Daniele Murgia) in presa diretta, live, come il genere richiede.
Anche qui, come nel primo album, la ricetta è a base di hardcore-garage punk sparato a velocità supersonica. La cover d'ordinanza di questo disco è Egg Raid On Mojo dei Beastie Boys (in Taste of Zimbabwe il compito era toccato a Small Man Big Mouth degli immensi  Minor Threat), ma questa è solo la ciliegina su una torta sin troppo saporita per conto suo. Happy Charlie (Carlo Felice? La SS 131?) contiene 10 schegge impazzite da tenere a debita distanza dallo stereo dell'auto perché, altrimenti, lo schianto (o, se non altro, una multa per eccesso di velocità) è assicurato. I rischi sono gli stessi del disco precedente. Per quanto riguarda la qualità, vale lo stesso discorso...questa è roba preziosa: quasi nessuno riesce a maneggiare la materia hardcore come Thee Oops.

Da non perdere!

Tracklist:

01.1994
02.Happy Charlie
03.Global Warning
04.Hope You Die Tonight
05.Reputation
06.Egg Raid On Mojo
07.554
08.New Disclosure
09.Congo MC
10.I'm Not To Blame

Slovenly Records - 2013












martedì 11 giugno 2013

The Black Angels - Indigo Meadow


Il nuovo disco della band psych-rock di Austin profuma di fiori, di anni 60, di sostanze illecite e di polverosi garage stipati di gente. Già dal curatissimo artwork si capisce dove i quattro texani vogliono andare a parare, e quando si inserisce il dischetto nel lettore cd, se si è distratti, si viene catapultati in un viaggio spazio-temporale a ritroso nel tempo. Se, invece, si riesce a tenere un minimo di concentrazione si possono avvertire anche influenze meno distanti nel tempo. I Black Angels utilizzano strumenti adatti a preparare pietanze sixties (Farfisa, organi Vox e Gibson, sitar e quant'altro) e i piatti vengono sù molto bene, tra psichedelia, garage rock, 13th Floor Elevators, Doors, i Kinks, le band di Nuggets, Jefferson Airplane e atmosfere d'epoca. Ma non mancano richiami al rock moderno, agli anni 80 e agli anni 90, quando si riciclavano vecchie sonorità intingendole nella vernice punk. Qui c'è qualcosa che ricorda in parte il revival garage punk di metà eighties, il Paisley Underground americano, qualche atmosfera non troppo distante dallo stoner o anche certo post punk-indie rock inglese (The Jesus and Mary Chain). Il garage rock della traccia iniziale, Indigo Meadow, con le sue percussioni tribali può ricordare qualcosa dei Cramps, ma anche loro, del resto, hanno (anzi avevano, purtroppo) incentrato la loro carriera sulla rivisitazione di materie sonore degli anni '50 e '60.
In ogni caso, i Black Angels con questo disco centrano l'obiettivo in pieno: il torbido rock psichedelico che dilaga in lungo e in largo tra i solchi del disco è assolutamente a fuoco e può dar vita a un vero e proprio incendio, se solo trovasse il combustibile giusto e la temperatura ideale nella testa degli ascoltatori.
Questo è, senza alcun dubbio, il miglior disco dei Black Angels. Forse con la perdita del quinto elemento (ora sono in quattro) hanno trovato la formula giusta e la compattezza che prima mancava. Indigo Meadow, molto probabilmente, riuscirà a far incrementare la notorietà della band, anche grazie a un singolo azzeccato quale Don't Play With Guns: un gradevolissimo brano pop rock acido e psichedelico con un ritornello che s'insinua come un tarlo nella mente e un testo estremamente attuale, in un'America, un mondo, dove si gioca sin troppo con le armi.
Dentro ci sono molti altri brani interessanti, oltre alla già citata titletrack, ci si può perdere tra le dolci tastiere, il ritmo indolente e i ricami di un basso favoloso di Holland. Oppure ci si può lasciare trasportare dal garage rock di Twisted Light, The Day o della bellissima You're Mine, o dal saliscendi di Love Me Forever, dilatata, psichedelica e attraversata da scariche elettriche. Ma l'apice del disco è, forse, la calma inquieta della splendida Always Maybe. Chiude degnamente l'album il blues malato e oscuro dell'ipnotica Black Isn't Black.

Tracklist:

01.Indigo Meadow
02.Evil Things
03.Don't Play With Guns
04.Holland
05.The Day
06.Love Me Forever
07.Always Maybe
08.War On Holiday
09.Broken Soldier
10.I Hear Colors (Chromaesthesia)
11.Twisted Light
12.You're Mine
13.Black Isn't Black

Blue Horzion Records 2013








Formazione:

Stephanie Bailey: batteria, percussioni
Christian Bland: chitarra, basso, voce, organo, armonica, tastiere
Alex Maas: voce, basso, tastiere, chitarre, organo, flauto
Kyle Hunt: chitarra, basso, organo, tastiere, percussioni