Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas
Visualizzazione post con etichetta D-beat. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta D-beat. Mostra tutti i post

domenica 7 giugno 2020

Doomed Again - Drowned in Disgust


"Drowned in Disgust" è l'album di debutto dei Doomed Again, band greca di Thessaloniki, formatasi nel 2012 e con all'attivo alcuni EP prima di questo disco.
La materia trattata dal quartetto è un'infuocato punk-hardcore-d-beat di quelli capaci di scuotere gli umani assopiti dal lockdown di questi tempi. Nella tracklist sono presenti una cover dei grandi Exploited (Down Below, era Horror Epics) e la voce di Denis dei Doom, ospite nella traccia Venomous. L'album, come dicevo, è una gran bella botta di adrenalina dal piacevole gusto retrò come il genere richiede, ma con una buona dose di personalità che fa spiccare i Doomed Again dai troppi cloni degli immensi Doom e affini. La sezione ritmica granitica, le grandi chitarre e la voce di Mitch creano un'ottima miscela punk old style, ma al contempo assolutamente attuale con un piacevole alone oscuro che aleggia in tutta la tracklist e ottimi suoni. Questo è uno di quei dischi che ti fanno correre a ripescare subito dopo "Hear Nothing See Nothing Say Nothing" oppure ti fanno togliere la polvere dalla chitarra giù in cantina. Le tracce consecutive Call The Police e Bloodless Slaughter hanno fatto saltare dal divano anche il mio gatto.
Gran bel disco, ragazzi. Qui sotto troverete il player bandcamp da dove si può ascoltare e anche scaricare gratuitamente. Enjoy!


Tracklist:

01.Open The Windows - Enter Reality
02.Defiant
03.Venomous
04.Call The Police
05.Bloodless Slaughter
06.Fuck Their World
07.Down Below (The Exploited cover)
08.Crude
09.In Battle
10.D-Beat North Storm
11.The Tomb of Critical Thinking

autoproduzione - 2020

Formazione:

Mitch - voce
Jim - batteria
Costas Grinder - chitarre
Doom Spiros Spero - basso


mercoledì 24 ottobre 2018

Fukpig - Bastards


I Fukipig, da Birmingham UK, sono da sempre uno dei pilastri degli ascolti quotidiani di questo blog. Anzi, questo blog è cresciuto a pane e dischi dei Fukpig, nonostante a volte ci si sollazzi con suoni meno estremi e urticanti. Comunque ogni nuova uscita in casa Fukpig è un acquisto obbligato da queste parti, una roba da prendere a scatola chiusa come solo con poche altre band mi azzarderei a fare. Quando c'è bisogno di far sanguinare le orecchie e rompersi le ossa non c'è niente di meglio di un disco dei Fukpig. In questi anni ho consumato i solchi di album come "Belief is The Death of Intelligence", Spewings From a Selfish Nation" o "This World is Weakening" senza soluzione di continuo.
Il nuovo album intitolato Bastards non aggiunge niente di nuovo alla discografia della band inglese ma proprio per questo è stato accolto a braccia aperte e timpani spalancati. Il necropunk creato da Paul Kenney  e Duncan Wilkins, ambedue implicati anche con le gesta di Mistress, e Anaal Nathrakh, anche questa volta sputa in faccia la solita straordinaria e dinamitarda miscela di crust-punk, grindcore, black metal - e tutto quello che ci può essere di estremo in campo metal - ad alto contenuto politico. Come sempre corrosivo e destabilizzante, più punk del punk stesso, più black del black metal. Come sempre eccezionale. 
Questo disco scorre violento, urgente, veloce e feroce come dev'essere. D'altronde la protesta, la rivoluzione, mica possono essere accompagnate dalle melodie insipide di Albano e Romina. È necessario picchiare duro. 
A questo punto non resta altro da fare che calare la puntina sul primo solco del disco e lasciare andare l'inferno.

Play it loud.


Tracklist:

01.Dogshit Hair
02.Let's Make Britain Hate Again
03.Force Fed Fucking Bullshit
04.Antisocial Media
05.Bastards
06.The Altar of Austerity
07.Doctrines of the Obsolete
08.Meathead
09.Déteste
10.Ruled by Cunts
11.The Bleakest Toll
12.Last Brexit to Nowhere

2018 - Devizes



lunedì 16 maggio 2016

Discharge - End of Days


I maestri sono tornati. A distanza di 8 anni dal precedente "Disensitise," un disco che ho consumato  a forza di ascolti come pochi altri nell'ultima decade, la storica band di Stoke-On-Trent ritorna in pista con il nuovo "End of Days" pubblicato dalla Nuclear Blast. 
Tra un disco e l'altro la formazione ha visto il cambio al microfono: Tony "Rat" (ex Varukers) ha lasciato il posto a JJ Janiak proveniente dalle fila dell'altra band di Bones, i Broken Bones. Le bacchette sono dal disco precedente strettamente tra le mani di Dave "Proper" Caution e Tony "Bones" Roberts e Roy "Rainy" Wainwright, come sempre dal 1977 ad oggi, si dividono rispettivamente chitarra e basso. La seconda chitarra è affidata a Tezz Roberts, anch'egli nei Broken Bones nonché fratello gemello di Bones, nonché ex membro dei Discharge delle origini. 
Comunque il cambio di corde vocali non cambia il risultato finale, data la provenienza dalla band parallela-gemella del nuovo entrato; il nuovo vocalist se la cava egregiamente con la materia incandescente Discharge.
"End of Days" prosegue sulla scia dell'ottimo (e sottovalutato) predecessore e si allinea inevitabilmente anche con la produzione più recente dei Broken Bones, ma suona Discharge sino al midollo. In queste nuove 15 tracce l'alchimia sonica funziona alla meraviglia, la scarica infinita di adrenalina, i riff granitici e i ritmi vorticosi riportano il punk dove deve stare, anzi qui c'è l'essenza stessa del punk; tutto il resto non ha grande importanza.
Il nuovo disco risulta vero e credibile dalla prima nota all'ultima come pochi altri nel genere, le liriche sono pugnalate e la chitarra di Bones non è mai stata così ispirata e incontenibile da tanti anni a questa parte. È inutile segnalare una traccia piuttosto che un'altra, come sempre, un disco dei Discharge è un monolito, brutto, sporco e cattivo, che va ingerito tutto d'un fiato, in un colpo solo.
Il suono di questi solchi accontenterà di sicuro chi è cresciuto a pane e Discharge, chi vi è arrivato grazie alle citazioni, cover o magliette di Metallica, Slayer e thrasher di ogni latitudine, ma anche tutti quelli che a tempi di "Hear Nothing See Nothing Say Nothing" non erano ancora nati ma che dal punk pretendono protesta feroce, testi corrosivi e velocità ben oltre il limite consentito dalla legge.
Qui la melodia non è di casa, c'è solo brutale violenza, il più puro hardcore-punk inglese, il "classico" D-Beat creato secoli fa dai Discharge qui arricchito con generose dosi di riff thrash/speed metal.
Bentornati maestri.

Tracklist:

01.New Worl Order
02.Raped and Pillaged
03.End of Days
04.The Broken Law
05.False Flag Entertainment
06.Meet Your Maker
07.Hatebomb
08.I Can't Happen Here
09.Infected
10.Killing Yourself to Live
11.Looking at Pictures of Genocide
12.Hung Drawn and Quartered
13.Population Control
14.The Terror Alert
15.Accessories by Molotov, Pt.2

2016 - Nuclear Blast 




https://www.facebook.com/Dischargeofficial/




mercoledì 3 febbraio 2016

Atrament - Eternal Downfall


Dopo l'antipasto del demo tape pubblicato l'anno scorso che conteneva solo due tracce, decisamente ben riuscite, gli Atrament da Oakland, California, tornano in pista con il primo album.
"Eternal Downfall" sarà disponibile a breve (febbraio/marzo) in vari formati (vinile, cassetta, mp3) grazie al lavoro congiunto di tre etichette: la Sentient Ruin Laboratories per quanto riguarda la versione su tape e quella digitale; l'olandese Argento Records per la versione in vinile destinata al mercato europeo e la Broken Limbs Records per gli USA.

La band propone un devastante, potentissimo e pesante, Blackened D-Beat-Crust nel quale si colgono evidenti influenze del più grezzo e duro Black Metal norvegese dei tempi d'oro, Death Metal, anarcho-punk, D-Beat, Crust, punk e hardcore, il tutto viene avvolto in un involucro sonoro nerissimo.
Un disco che verrà apprezzato non solo da chi segue il metal estremo (Bolt Thrower, i Napalm Death di Scum, Darkthrone, Dismember) i maestri del d-beat Discharge, come anche il migliore crust-d-beat inglese e nordico: Doom, Wolfbrigade, Amebix, Disfear e compagnia deflagrante. Insomma qui c'è pane per i denti di chi ascolta metal estremo e hardcore e tutti gli ibridi plasmati a partire da questi ingredienti.

In scaletta sono presenti 11 tracce infuocate, roboanti e violente, che partendo dall'elenco di influenze innegabili sopraelencate, si spingono oltre, verso un suono abbastanza personale e decisamente sempre a fuoco. Il quadro d'insieme è compatto e impenetrabile, come la coltre nera che lo avvolge, ma qualche traccia riesce a spiccare dall'ottima media generale, tra queste vorrei citare "Consumed", "Rotting Twilight" trascinata dal basso distorto, il riff assassino di "Circle of Wolves" e la conclusiva "Dusk Abuse". Ma è tutto il disco che funziona alla meraviglia e garantisce adrenalina, ferocia e potenza dall'inizio alla fine.
Il primo botto del 2016...

Tracklist:

01.No Beyond
02.Sunken Reign
03.Aberration
04.Consumed
05.Hericide
06.Wretched Apparition
07.Rotting Twilight
08.Aeon of Suffering
09.World of Ash
10.Circle of Wolves
11.Dusk Abuse

2016 - Sentient Ruin (tape, digital download), Broken Limbs Records (vinyl US), Argento records (vinyl, EU).







mercoledì 1 luglio 2015

Halshug - Bodets Band


Blodets Bånd è il primo album dei danesi Halshug, uscito qualche mese fa per la prestigiosa etichetta americana Southern Lord. Solo ora che, finalmente, ho il disco tra le mani posso buttare giù qualche riga, perché il trio di Copenaghen merita tutta l'attenzione e lo spazio possibili.
Già il precedente 7 pollici "Dödskontrol", pubblicato nel 2013, con le sue quattro schegge impazzite che custodiva all'interno aveva suscitato un'ottima impressione. Il nuovo lavoro prosegue sulla stessa linea, con un furibondo raw punk-d-beat-crust-hardcore che concede poco o nulla alla melodia e ai facili costumi della platea mainstream. 
La musica che sgorga dalla fonte degli Halshug è caustica, violenta, velocissima e delicata come carta abrasiva sfregata sui timpani. In puro stile scandinavo.
Qui ci sono otto brani in 17 minuti che vanno veloci come un treno in corsa nel buio più assoluto...forse anche con un macchinista cieco alla guida.
Un album assolutamente devastante da posizionare accanto alle pietre miliari scolpite dai grandiosi Totalitär, Skytsystem, Riistetyt, Ääritila, Herätys o Wolfpack. Per chi, invece, non avesse dimestichezza con i suoni più crudi della tradizione scandinava, il punto di riferimento più prossimo (giusto per citare un nome più noto alle masse) potrebbe essere rappresentato dai mitici Discharge.
Ma non è corretto parlare di etichette, influenze e cazzi vari, questo eccellente album degli Halsgug suona come dovrebbe sempre suonare un disco del genere. Non importa se non c'è niente di nuovo dal fronte.


Tracklist:

01.Gudsforladt
02.Afmagt
03.Inferno
04.Knael
05.Bodets Bånd
06.Total Destruktion
07.Yderste Rand
08.Kvaelende Frygt

2015 - Southern Lord Records











lunedì 29 settembre 2014

WAR




Guerra: la divisa del nemico è sempre più verde




L’aria era ferma. Immobile.
Eppure lassù nel cielo azzurro le nuvole si rincorrevano e si sfaldavano con un continuo cambio di scenografia.
Più in basso, tra gli alberi e i cespugli, invece, non si muoveva nulla. Il silenzio copriva ogni cosa, anche se i sensi all’erta dei ragazzi erano pronti a carpire anche il più piccolo e impercettibile rumore. 
L’odore non era particolarmente piacevole. Il sangue, l’urina, la morte e l’ovvia carenza d’igiene si facevano sentire; nascondevano completamente il profumo dei fiori di campo e dell’erba ancora ricoperta di rugiada.
Laggiù nell’orizzonte non si riusciva a scorgere nulla. Eppure il nemico era là, al suo posto, in attesa come loro. 
In silenzio.
E come loro stringeva il fucile con le mani sudate e l’indice destro sul grilletto.
Non riuscivano a vederli né a sentirli, eppure sapevano benissimo che erano là, dietro a quelle rocce e quella quercia solitaria. Nessuno ne dubitava.
Ma il nemico, in fondo, cos’era? Chi era?
Forse tra loro c’erano anche individui con gli stessi gusti musicali o le stesse abitudini alimentari di chi stava da questa parte del fronte. Forse c’erano padri o ragazzini appena arruolati, senza neanche un pelo sotto il naso. O erano solo feroci e spietati animali da guerra che traevano piacere nell’uccidere?
In fin dei conti anche loro si trovavano lì solo per uccidere o per essere uccisi. Era solo questione di essere più veloci con il grilletto, più precisi con il mirino o più fortunati con le oscillazioni del destino. Il fato, il caso e il culo avevano un’importanza pari all’addestramento militare e alla qualità dell’equipaggiamento in dotazione.
Uccidere, poi, non era così difficile: bastava pensare di trovarsi di fronte un nemico, non un uomo, un padre o un ragazzino imberbe.
Il nemico non ha anima, non ha famiglia, non ha una vita sua oltre la divisa.
È solo un nemico e la sua esistenza dipende quasi esclusivamente dalle pallottole degli altri, anche loro per lui, senza anima né coscienza né valore.
Se non altro le opposte fazioni avevano in comune la stessa considerazione dell’avversario; lo stesso rispetto, o meglio la stessa mancanza di rispetto. O quasi. Perché non tutti i nemici sono uguali e non tutto quello che si trova sotto l’elmetto è privo di pensieri propri; non sempre è il Generale a decidere cosa devono fare i neuroni di chi sta in terra, in mezzo al fango, con l’occhio dentro il mirino e le pietre sotto le ginocchia.

Il cacciatore può trasformarsi in preda in ogni momento, come anche il più innocuo dei conigli può diventare un lupo senza alcun preavviso.
In guerra niente è quel che sembra. 

Nella selva di elmetti ricoperti di graffi e terriccio quello in dotazione a Jack era quello più irrequieto; i pidocchi ne infestavano il contenuto e diversi rivoli di sudore tradivano la tensione che albergava al di sotto.
Accanto gli stavano altri commilitoni, sconosciuti disperati e non meno afflitti dal carico di tensione e paura. I volti erano sfigurati dalla tensione, gli occhi iniettati di sangue e le mani tremolanti, quasi come le sue.
Ma lui, Jack, li vedeva con occhi diversi; era rassicurato dalla loro presenza e dal loro numero, era convinto che non avessero sulle spalle lo stesso peso della paura che lui non riusciva più a sopportare. Aveva bisogno di dividere quel tremendo peso con gli altri. Era questione di vita o di morte, molto più delle traiettorie delle pallottole del nemico.
Lui non guardava più l’orizzonte e le foglie immobili della vecchia quercia, quello spicchio di terra lo stava annoiando e preferiva, senza alcun dubbio, osservare i suoi compagni di sventura, i loro tic nervosi, gli sguardi persi nel vuoto e i toraci ansimanti dei più giovani.
Era intento a scrutare un piccoletto che biascicava qualcosa di simile a una preghiera quando, d’improvviso, un proiettile sibilò sopra la sua testa.
Jack, d’istinto, si coprì la testa munita d’elmetto con entrambe le mani e lasciò sprofondare il viso nella terra umida.
Un altro proiettile si conficcò su un sacco proprio davanti alla sua postazione e subito dopo seguirono altri due o tre colpi alla sua sinistra.
La reazione della sua compagnia non si fece attendere e il rumore delle armi automatiche e dei bossoli vuoti che cadevano a terra e rimbalzavano sulle pietre lo costrinse a tapparsi le orecchie.
Per un attimo, solo per un attimo, non pensò affatto di essere in trincea a poche centinaia di metri da un numero imprecisato di nemici. L’unica sua preoccupazione era quella di attutire il più che poteva quel rumore assordante e fastidioso che rimbombava nei suoi timpani.
Poi qualcuno lo strattonò e Jack ritornò dentro la sua divisa, tra il fumo e l’odore acre dei colpi esplosi. Riprese il fucile e ficcò lo sguardo appannato da un velo di lacrime in quel maledetto mirino. Sparò una serie di colpi senza vedere nessuna sagoma nemica né nessun movimento tra l’erba. La quercia incassò molti proiettili al posto del nemico come anche le pietre che proteggevano la loro trincea. Una nuvola di fumo e polvere si levava all’orizzonte, ma nessun grido né lamento proveniva da quella parte.
Subito dopo un ufficiale fece cenno con la mano per far cessare il fuoco e si alzò sulle ginocchia con un binocolo in mano. Osservò le linee del nemico mentre l’eco dell’ultima fucilata ancora rimbombava nella valle.
Jack ne approfittò per ricaricare la sua arma e così fecero anche gli altri che gli stavano accanto. 
L’ufficiale riprese la sua posizione e fece un’inequivocabile cenno con il capo per sottolineare l’inutilità del suo eroico gesto. 

Il nemico era invisibile.
Il nemico era più preparato, più motivato, più nutrito e meglio armato.
O almeno così pensava Jack e qualche altra mente semplice al suo fianco.

L’ufficiale, con un cenno della mano, fece smettere di pensare.
Forse anche lui credeva che il nemico fosse decisamente superiore, ma era meglio non lasciare covare quest’idea nel grembo della truppa. 
Jack ubbidì, diede una rapida occhiata intorno e strinse a sé il suo fucile. La canna, il mirino e il suo occhio destro erano diventati una cosa sola, ormai. Non aveva più alcuna importanza se si stava combattendo contro fantasmi, una pattuglia nemica, un unico soldato solitario o un intero esercito. L’ufficiale aveva dato i suoi ordini e bisognava eseguirli. Non aveva importanza capire il perché: c’era lui ad assumersi la responsabilità di pensare e capire anche per conto dei suoi sottoposti.
Una bella responsabilità pensò Jack, poi ritrasse il pensiero e si ricordò che doveva occuparsi unicamente di quello che aveva davanti e non di ciò che aveva dentro.
Il silenzio ripiombò sulla linea del fronte.
La quercia davanti a loro aveva perso qualche foglia, ma forse non soffriva troppo con tutto quel piombo conficcato nella corteccia.
Jack abbandonò la visuale troppo stretta e monotona del suo mirino e si concentrò sui movimenti di un ragno che camminava su e giù all’ombra del suo fucile. Pareva disperato.
Jack sputò via un ciuffo d’erba che aveva inavvertitamente strappato con i denti e fissò dritto negli occhi l’animaletto che aveva sotto il naso.
La vista gli si stava appannando e il ragno, dapprima divenne sfocato poi scomparve dal suo campo visivo. Provò a sforzarsi per rintracciarlo, ma non ne ebbe il tempo perché da sotto la quercia partirono altre raffiche di mitra e alcuni colpi di fucile.
Lui, come altri, si voltò in direzione dell’ufficiale e capì dalla sua terribile maschera d’odio e terrore che vi era un’unica soluzione: rispondere al fuoco e farlo subito. In fretta. Senza esitare.
Jack svuotò tutto il suo caricatore in direzione degli spari del nemico. Gli altri soldati fecero altrettanto.
L’addetto alle comunicazioni torturava la radio per costringerla a parlare con il quartiere generale. L’obiettivo era ottenere informazioni sull’entità del nemico e forse anche l’appoggio aereo per uscire dallo stallo.
L’ufficiale sbraitava con l’addetto. La radio no: non aveva alcuna intenzione di parlare con nessuno.
Davanti a loro il nemico aveva eretto muro di proiettili invalicabile. Non si trattava più di poche decine di colpi sporadici. Ora facevano sul serio.
E nessuno osava contraddirli.
Jack, l’ufficiale e gli altri si spalmarono a terra, dietro i sacchi. Nessuno fiatava, eccetto l’addetto alle comunicazioni che proseguiva con sempre maggiore veemenza nello stupro della sua fedele compagna. 
Poi il muro, d’improvviso, con la stessa velocità con cui venne eretto, crollò e lasciò che l’aria fresca e il fumo si riprendessero la scena.
La quiete dopo la tempesta permise una verifica dei danni subiti, la conta di morti e feriti e un rapido inventario delle armi e munizioni a disposizione.
Due fanti erano stati feriti in modo non eccessivamente preoccupante ma, soprattutto, l’arsenale bellico a disposizione della compagnia era praticamente intatto.
L’ufficiale si alzò in piedi. Incurante del pericolo e del silenzio radio.
Guardò dritto negli occhi i suoi uomini e cercò di convincere anche il più timido tra i conigli che era giunto il momento di trasformarsi in lupo.

Il nemico spreca munizioni e tra non molto rimarrà a secco.
Il nemico ha le stesse nostre paure e gli stessi calzoni ricolmi di merda.
Il nemico è qui perché è stato mandato, altrimenti avrebbe svolto ben altre attività in ben altro luogo.
Il nemico è come noi. Non è un mostro invincibile.

In molti si levarono la pelliccia da coniglio e sfoderarono gli artigli e i canini affilati. Jack no. Lui sudava e tremava più di prima e neanche i suoi pidocchi mostravano il benché minimo segnale di ritrovato coraggio.
Cercò conforto nel piccolo ragno con qui condivideva l’angusto spazio, ma con rammaricò notò che lui si era trasformato in una piccola pallina senza vita. Non era affatto un buon segno. 

L’ufficiale proseguiva ad aizzare la truppa come un capo ultras durante un derby. Non smise un solo istante di camminare e mostrare il petto decorato ai proiettili dei cecchini nemici. Anche quando arrivò una nuova serie di colpi sibilanti e infidi e una nuova pioggia di piombo.
Le nubi sopra le loro teste, intanto, stavano diventando sempre più scure e dense. Correvano davanti al sole pallido sino a ricoprirlo completamente.
Arrivarono anche le prime gocce d’acqua. 
Ma l’ufficiale non ci badò: era ancora impegnato a schivare i colpi dei cecchini e a infondere coraggio a quegli sconosciuti terrorizzati che stavano ai suoi piedi.
Distribuì ormoni, cazzate assurde, caramelle di retorica e pastiglie di veleno, e consigli e minacce. Ma la maggior parte dei suoi soldati erano stanchi e demotivati, neanche una mandria di modelle in topless li avrebbe fatti destare dal torpore.
Poi, il sergente, su disposizione dell’ufficiale, distribuì morfina ai feriti e una generosa razione di grappa, accompagnata da una robusta pacca sulle spalle, agli altri. Qualcun altro riacquistò vigore e si riunì con il branco di lupi già pronti per la battaglia.
Buona parte degli altri, invece, continuava a chiedersi il perché si trovasse lì sotto la pioggia, in mezzo al fango e con il biglietto per il viaggio con Caronte già in tasca.
Nessuno di loro si ricordava più il motivo per cui era scoppiata la guerra. Nessuno di loro ci teneva particolarmente alla bandiera, alla nazione e a quegli strani individui che la governavano.
Tuttavia l’ufficiale era riuscito a infondere grinta, rabbia ed energia nelle batterie esauste dei soldati.

Il nemico è crudele e spietato.
Il nemico uccide e mangia i bambini.
Il nemico violenta e squarta le donne.
Il nemico tortura ed evira i prigionieri.
Nessuna cosa al mondo è peggio del nemico.

La pioggia picchiettava incessantemente sugli elmetti e nascondeva pietosamente le chiazze di urina nei pantaloni dei militari.
Si alzò anche il vento che spazzò via l’odore della polvere da sparo e del sangue.
Fucili e baionette erano pronti per l’assalto.
Le mitragliatrici erano in posizione con accanto le cassette di munizioni.
La bandiera sventolava fiera alle loro spalle.
Finalmente arrivarono gli elicotteri da combattimento. Il loro ronzio sinistro spazzò via la paura dai cuori dei soldati.
L’addetto alle comunicazioni baciò la sua radio.
L’ufficiale si accese una sigaretta.
Dopo pochi secondi le trincee nemiche vennero inondate di fuoco e metallo incandescente. Gli elicotteri scaricarono tutto l’arsenale che avevano a disposizione senza lasciare alcuna possibilità di risposta. Razzi e proiettili esplosivi mandarono in cenere la tana del nemico.
In quel momento i ruoli si erano invertiti: il nemico era diventato preda, non più cacciatore.
Quando gli elicotteri terminarono la loro missione e si allontanarono dal campo di battaglia, il caporale suonò la carica.
Jack e gli altri fucilieri si alzarono in piedi. Saltarono fuori dalla trincea, superarono le barriere di filo spinato e si lanciarono tra i radi cespugli della valle.
Di corsa. Dritti. Senza voltarsi né esitare. Nonostante il pesante equipaggiamento. Nonostante la melma e le pozzanghere sotto i loro piedi.
La morte brandiva la sua falce dietro la prima linea. O forse era solo l’ufficiale con la bandiera in mano.
Qualcuno pregava. Qualcuno urlava. Qualcuno inciampò e si ruppe i denti sulle pietre nascoste dal fango.
Jack pensò a quando era piccolo e giocava nel campetto vicino a casa. Molto spesso aveva fatto la parte del soldato con un fucile artigianale ricavato da due o tre pezzi di legno, qualche volta era stato anche un cowboy con due belle pistole, anch’esse di legno. Non aveva mai fatto la parte dell’indiano, del partigiano o del civile disarmato e questo lo rattristava.
Stava correndo tra le pietre e il fango con un fucile tra le mani. E non era di legno.
Le lacrime correvano veloci sulle tempie mentre il vento e la pioggia rendevano difficoltosa la visuale. Giù in fondo, però, accanto alla vecchia quercia ferita il fuoco e il fumo nero rendevano inequivocabile l’obiettivo.
La meta era vicina. La vittoria anche.
La valle pullulava di divise verdi con dentro un’umanità varia, inquieta e prossima alla follia.
Le raffiche di pioggia e vento non rallentarono minimamente la corsa, ma i proiettili che arrivarono subito dopo, invece si.
La prima linea di ragazzi ansimanti, sudati e fradici di pioggia cadde in blocco, falciata da raffiche di mitragliatrice e colpi di mortaio.
Il nemico forse non era stato indebolito più di tanto dall’attacco degli elicotteri, oppure era talmente numeroso da potersi permettere perdite elevate senza risentirne in modo particolare.
Jack continuò la sua corsa. Senza molto entusiasmo, a dire il vero, e con un passo sempre meno rapido e deciso. Accanto a sé vide accasciarsi numerosi suoi compagni. Qualcuno cadde come un fantoccio senza emettere alcun suono, qualcuno esplose e si divise in mille brandelli sanguinolenti con un rumore atroce, e qualcun altro urlò con quanto fiato aveva in gola mentre qualche parte del proprio corpo andava a pezzi.
Sembravano soldatini di piombo lanciati da un balcone, come quando Jack faceva i dispetti al fratello maggiore per vendicarsi delle sue angherie e gli sterminava tutto l’esercito.
L’unica differenza era che questi urlavano, sanguinavano e morivano. I soldatini di piombo invece no.

Jack continuò a correre, anche se non aveva più nessuno accanto. Dietro, però, la vallata brulicava di suoi compagni armati sino ai denti.
Era lui a condurre l’assalto.
In quel momento si sentì un grande condottiero. Un cavaliere impavido e onnipotente che guidava il suo popolo alla vittoria.
L’artiglieria del nemico non era dello stesso avviso e proseguì a sterminare gli assalitori con grande facilità. Gli uomini cadevano come zanzare sotto i colpi del DDT. La grande chiazza verde si stava diradando, la valle si stava trasformando in un’enorme testa affetta da alopecia.
Jack il condottiero era sempre davanti. Sempre più solo. Sempre più stanco. Ma era a pochi passi dall’obiettivo.

Dieci metri.
Otto.
Il suo cuore correva oltre ogni limite di velocità.
Cinque.
Si voltò e vide solo fumo e qualche ombra alle sue spalle.
Tre.
Due metri.
Raggiunse la quercia fumante.
Il cuore in gola. L’adrenalina aveva rotto gli argini.
Non riusciva a respirare bene né a vedere granché. Sparò nella coltre di fumo. Qualche sagoma si agitava davanti ai suoi occhi e lui proseguì a scaricare tutte le munizioni che aveva a disposizione. Senza prendere la mira. Senza ragionare.
Ma pochi istanti dopo riuscì a scorgere tra i fumi, il fuoco e la fitta muraglia d’acqua, una grossa canna luccicante che si stava spostando velocemente verso la sua direzione. Non fece in tempo a prendere una qualsiasi decisione che la raffica della mitragliatrice lo divise in due all’altezza della vita.
La parte inferiore rimase per un istante in piedi, poi oscillò all’indietro e cadde in una pozza di sangue.
La parte superiore, con l’elmetto, i pidocchi e il fucile ancora ben stretto tra le mani, si spiaccicò sul tronco della vecchia quercia annerita dal fumo. Le offrì sangue, proteine e gli ultimi pensieri sopravvissuti, per sdebitarsi dei proiettili che solo poche ore prima le aveva conficcato tra le fibre.
La vecchia quercia ferita lo perdonò, accettò il dono e abbracciò i resti di Jack tra i suoi rami fumanti.
La paura se n’era andata via, insieme alle sue interiora.
I proiettili del nemico non potevano più fargli del male.


Niente poteva più fargli del male.


+++++

Appendice:




Nightfall

Le tracce audio che accompagnano il video sono: "Bombardment of Horrific Torment" e "Rotting Cities" dei Nightfall, una band che ha trovato spazio più volte in queste pagine; le tracce sono tratte dall'EP "Fucking Noise Addicts" del 2010 e sono, rispettivamente, la numero 1 e la 2 in scaletta.
La band è di Philadelphia, Pennsylvania, e ha all'attivo due EP, questo e "Reality is Pain, Life is Suffering" del 2006, e un album, l'eccellente "Fear" pubblicato nel 2013.
Strepitoso Raw Punk, Crust, D-beat alla massima potenza...Colonna sonora perfetta per un video sulla guerra.


La band è attiva dal 2005 ed è composta da Rob, chitarra e voce, Salvo al basso, e Savoy alla batteria.








Discharge

Questo video, invece, è accompagnato da due tracce dei Maestri: "Never Again" e "Why." Non è necessario aggiungere altro, dato che i Discharge sono sempre presenti su queste pagine, in un modo o nell'altro, e sempre lo saranno.





Never Again - 1981

A blinding light, winds and firestorms agonised crying 
Never never never again

Unanswered cries of help, panic and desperation
Never never never again

Dazed and stricken survivors search for lost families
Never never never again

Choking lust, crazy with thirst, drinking from poisoned pools and streams
Never never never again

***

Why - 1981

Besides her man she kneels 
Holds him tight and begins to cry 
Why why why but why 

Her loved one's just another piece of meat 
On the battlefields 
Why why why but why 

Her cries break out into screams 
As she now becomes hysterical with grief 
Why why why but why 

Her loved one's just another piece of meat 
On the battlefields 
Why why why but why

lunedì 18 agosto 2014

The North Forest: il punk in Scandinavia



Nella penisola scandinava non si vive solo di pesca, turismo, natura, cubetti di ghiaccio e farmaci contro la depressione. Lassù nel profondo nord si trova una delle terre più fertili per la musica indipendente; da sempre, da quelle lande gelide e non troppo affollate, è venuta giù un’enorme orda barbarica armata di chitarre affilate e tamburi tonanti. Ogni decennio è stato caratterizzato da nuovi flussi e milizie sempre diverse e sempre più agguerrite.
Il numero delle band di ottima qualità provenienti dalla Svezia è talmente elevato da poter competere senza timori con USA e Inghilterra, ma anche la Norvegia e la Finlandia non scherzano affatto.
In queste terre si vive bene, l’alfabetizzazione raggiunge livelli impensabili anche nel resto dell’Europa, il tenore di vita è tra i più alti del mondo; si legge e si studia molto. Ma, forse, è il clima che fa maturare bene la materia sonora: il sole a mezzanotte nella breve estate nordica e l’inverno buio e gelido influiscono sicuramente sulla creatività degli scandinavi. O sarà colpa, o merito, di troll, folletti, fatine e boschi incantati?
Da queste parti ci si nutre sin da piccoli di Black Metal (Norvegia) Death Metal (Svezia) e Gothic Metal (Finlandia), ma non solo: ci sono migliaia di band e si suona di tutto, dal garage al punk, dall’heavy metal alla musica ambient, dal neo folk al più classico indie rock, dalla musica elettronica al tipico hardcore melodico di scuola svedese (Millencolin, Satanic Surfers, No Fun At All, Randy) e ancora industrial, ethereal, post punk, cold e dark wave… C’è n’è per tutti i gusti. 
In questa sede mi occuperò di hardcore scandinavo: un filone d’oro per gli appassionati del genere e un scena che ha fatto scuola al pari di quella americana, italiana, inglese e giapponese.
I suoni delle terre del nord si riconoscono subito: non è necessario il GPS per localizzarli. 
La maggior parte delle band provengono da quell’immensa fucina di talenti che è la Svezia, forse perché è il paese più popoloso della penisola scandinava o forse perché l’hardcore punk fa parte del corredo genetico degli svedesi. Ma anche negli altri paesi non mancano le band valide come gli Unkind, Riistetyt, Rattus, Terveet Kädet, Kaaos, Appendix, Mellakka, Rakkaus e Ääritila in Finlandia o gli Haust, Okkultokrati, Dark Times o Kvelertak tra le nuove leve norvegesi. Se si allarga il campo agli altri paesi che nell’immaginario collettivo fanno parte del mondo scandinavo (Islanda, Danimarca, Groenlandia) si possono trovare altre interessanti entità: i Purrkur Pillnikk islandesi o i War of Destruction e gli Electric Deads, danesi ad esempio.
Ma l’enciclopedia svedese è ben altra cosa: dall’hardcore moderno e post qualcosa di Refused, Abhinanada, Nine, Raised Fist al rawpunk - crust punk - D-beat (Kängpunk per gli svedesi) dei magnifici Totalitär, Avskum, Disfear, Wolfpack, Anti Cimex, Skitsystem, Herätys, Meanwhile, Shitlickers, Warvictims, Warcollapse, Wolfbrigade, Martyrdöd, Mob 47, Crude SS, Uncurbed…c’è di che saziarsi anche per i più ingordi e famelici tra gli ascoltatori. La Svezia è una sorta di terra santa per i punks di tutto il mondo, un po’ come la Norvegia per i black metallers o Napoli per i discepoli della canzonetta neo-melodica.
Cazzate a parte, mettetevi il maglione di lana che si fa un salto in Scandinavia, prima che arrivino le tenebre del lungo inverno nordico…





Qualche cenno su 10 band della foresta del nord

Ääritila





Gli Ääritila nascono in Finlandia come progetto collaterale di due membri dei grandissimi Riistetyt e un paio di ospiti svedesi (Totalitär, Meanwhile). Il risultato finale è a dir poco eccellente con 2 album di assoluto valore, quanto difficili da reperire: “Ja Kaikki Kuitenkin Päättyy Kuolemaan!” del 2003 e, soprattutto, “Ennen Houmista, Tänä Tuomiopäivänä” del 2008. I riferimenti musicali sono da ricercare tra le note delle band madri: Totalitär e Riistetyt… Un furioso assalto rawpunk - d-beat cantato (o meglio, urlato) in finlandese.


Avskum






Gli Avskum sono svedesi; (r)esistono dal 1982 sino a oggi, anche se si hanno concesso una pausa di riflessione negli anni 88-94. Finora hanno pubblicato 5 album: “Recrucified by the System” del 1997, “Crime and Punishment” del 1998, “In the Spirit of Mass Destruction” del 2000, “Punkista!” del 2003 e “Uppror Underifrån” del 2008.
D-beat - anarcho-crust punk in puro stile svedese.


Disfear








Ancora in Svezia in compagnia dei magnifici Disfear di Tomas Lindberg (At the Gates, Skitsystem, The Crown, The Great Deceiver): hardcore - D-Beat svedese contaminato (ultimamente) da scorie metal; in vita dal 1989.
I dischi incisi sinora sono 4: “Soul Scars” nel 1995, “Everyday Slaughter” nel 97, “Misanthropic Generation” nel 2003 e l’ultimo “Live the Storm” nel 2008, più svariati EP e split.
Non è necessario aggiungere che la discografia dei Disfear va cercata, presa e fatta propria in toto. Non c’è da sbagliare…
Un fatto strano; una coincidenza assolutamente non voluta, è che le prime tre band scelte, tutte ancora in attività, hanno pubblicato l’ultimo album nel 2008. Che sia accaduto qualcosa in quell’anno in Scandinavia?


Herätys









Gli Herätys invece non sono più in attività (purtroppo); l’anno scorso hanno deciso di appendere le chitarre al chiodo.
Hanno lasciato ai posteri solo tre piccoli dischetti di pregevole qualità: due 7 pollici “Helvettlin Ja Takasin” del 2010 e “Näen Puanista” del 2012 e un 12 pollici (a 45 giri) con 12 schegge impazzite di hardcore-crust-d-beat, l’omonimo “Herätys” del 2010.
La particolarità di questa band è che è svedese ma le liriche sono in finlandese; un evento non troppo raro da quelle parti: ad esempio i testi dei Fintroll, band folk metal finlandese, sono in svedese. In Scandinavia ci si scambia l’idioma senza remore, nonostante il finlandese sia molto diverso dalle altre lingue scandinave. 


Driller Killer





I Driller Killer provengono da Malmö, in Svezia. Sono in vita dal 1993 e hanno sfornato sino a oggi ben 7 album e una montagna di Ep, split e 7 pollici. Manco a dirlo suonano D-beat-hardcore punk (beh, è questo il filo conduttore del post, abbiate pazienza) e lo fanno maledettamente bene. Da non perdere soprattutto i primi due album “Brutalize” del 94 e “Total Fucking Hate” dell’anno successivo, riuniti insieme nella ristampa della Osmose Productions “Total Fucking Brutalized” del 2004.


Riistetyt










I Riistetyt sono un’istituzione del punk finlandese; si sono formati nel lontano 1979 nella città di Tampere per poi fermarsi una prima volta nel 1981 per qualche mese e, un po’ più a lungo, tra il 1985 e il 96. Della prima formazione è sopravvissuto solo il mitico Lazze, voce dei Riistetyt dal 79. Hanno pubblicato una decina di album di ottima qualità e con i recenti “Kuolonhymnejä” del 2009 e “Korppien Paraati” del 2013 si sono riconfermati al vertice assoluto della scena hardcore finlandese.


Shitlickers





Altra band storica, ma questa volta svedese, è quella degli Shitlickers, noti anche con il moniker Skitslickers. Si sono formati nel 1981 a Göteborg ed estinti l’anno successivo. Nel frattempo il bassista Tomas Jonsson si divideva tra questa band e i ben più noti Anti-Cimex.
Nonostante l’esiguo materiale tramandato ai posteri (due 7 pollici e una raccolta postuma) il ruolo nella storia del Kängpunk svedese dei Shitlickers è di primo piano. “GBG 1982” e “The Shitlickers EP! - Cracked Cop Skulls” sono due pietre miliari del punk europeo.
Piuttosto che questi due dischetti dovrebbe essere più facile trovare la compilation che racchiude tutto il materiale inciso dalla band “The Shitlickers,” pubblicata dalla Distortion records nel 1997.


Skitsystem








Gli Skitsystem sono un’altra band storica della scena svedese. Si sono formati nel 94 a Göteborg come side project di note band dedite al Death Metal; tra i membri fondatori c’era anche Tomas “Tompa” Lindberg ugola degli At The Gates e successivamente anche dei succitati Disfear. Nel 2004 Tompa lascia la band, probabilmente a causa dei suoi innumerevoli impegni. Un paio di anni dopo la band si scioglie. Ma nel 2009 risorge con una nuova formazione e diversi progetti per il futuro.
Intanto il meglio del crust-punk-d-beat degli Skitsystem lo si può apprezzare nei tre album pubblicati sino a oggi: “Grå Värld/ Svarta Tankar” del 1999, “Enkel Resa Till Rännstenen” del 2001 e “Stigmata” del 2006.


Totälitar







I grandiosi, immensi, imprescindibili, Totälitar sono l’essenza stessa del Kängpunk svedese. La band di Hudiskvall si è formata nel 1985 ed è tutt’ora in attività. Sinora hanno pubblicato 3 album eccellenti: “Sin Egen Motståndare” nel 1994, “Ni Måste Bort!” nel 1997 e “Vir Är Eliten” nel 2007; due split album, uno con i Dismachine nel 95 e uno con la mitica band giapponese Disclose nel 2000, più un’infinità di Ep, 7 pollici e split EP (con i grandi Tragedy, Dropdead e Autoritär).
Se avete intenzione di iniziare ad ascoltare hardcore punk svedese i Totälitar sono un ottimo punto di partenza.
In attesa di un nuovo disco…


Wolfpack - Wolfbrigade













Per concludere questa breve (e inconcludente) carrellata sulle band HC nordiche non potevano mancare i Wolfbrigade, da sempre ospiti graditi di questo blog e, probabilmente, anche i più noti al pubblico.
Si sono formati nel 1995 come Wolfpack consegnando alla storia tre ottimi dischi di crust-d-beat-hardcore: “A New Dawn Fades” 1996, “Lycanthro Punk” 1998 e “Allday Hell,” pubblicato nel 1999. Con quest’ultimo disco la band subisce una mutazione di una certa rilevanza: lo storico cantante Jonsson è costretto ad abbandonare la band a causa dei suoi problemi di salute; subentra Micke e, contemporaneamente, i Wolfpack si trasformano in Wolfbrigade. La decisione di cambiare nome è stata causata dalla pericolosa omonimia con un’associazione neo-nazista svedese, con la quale, ovviamente, non volevano essere confusi.
Il cambiamento (nome, voce e qualcosa nel suono) non è stato gradito da tutti, ma per quanto mi riguarda i Wolfbrigade sono ancora un’eccellente band e, soprattutto, sono assolutamente in grado di incidere eccellenti dischi: dal primo “Progression/ Regression” del 2002 all’ultimo “Damned” del 2012 non hanno mai sbagliato una nota. Grande musica, grande band.


















































































































Non potendo scrivere qualche riga su ognuna delle centinaia di band scandinave che avrebbero meritato un po’ di spazio, mi limito a citarne qualcun’altra nei titoli di coda…

Innanzitutto i grandissimi Anti Cimex (per forza di cose gli dovrò dedicare uno spazio, prima o poi), attivi dal 1981 al 1993:
Anti Cimex - 1986
Absolut Country of Sweden - 1990
Scandinavian Jawbreaker - 1992
Made in Sweden - 1993

Crude SS - 1982 - 1985:
The System You Hate…Is the System You Support - compilation postuma pubblicata nel 1992

Dissekerad - Dissekerad - 2013

Martyrdöd:
Martyrdöd - 2003
In Extremis - 2005
Sekt - 2009
Paranoia - 2012
Elddop - 2014

Meanwhile:
Remaining Right: Silence - 1995
The Road to Hell - 1996
Same Shit New Millennium - 2000
Reality or Nothing - 2008

Mob 47 - 1982 - 1987, si sono riformati nel 2005:
Hanno pubblicato svariati ep e cassette; può essere utile una raccolta come “Back to Attack” in doppio vinile.


Rakkaus - Jokainen Päivä On Taistelua - 2009

Raped Teenagers:
Kalas Puffar - 1987
I Kräftans Klor - 1988
Kolk - 1991

Tortyr:
Ingen Kommer Undan - 2008

Warcollapse:
Crust As Fuck Existence - 1995
Divine Intoxication - 1998
Defy! - 2007

Warvictims:
Until Man Exist No More - 2007
Lögnen Om Fredsavtalet - 2008
Domedagen - 2009

Unkind:
Mieliemme Tuhkasta - 2002
El Mitään - 2005
Hangen Syliin - 2007
Yhteiskunnan Pikkuvikoja - 2010
Harhakuvat - 2011
Pelon Juuret - 2013

Puke:
Stäld Mot En Vägg - 1984
Back to the Stoneage - 1987

Raw Hate:
Raw Hate - 2008
Fuck Off And Die! - 2012

Ursut - Dåranas Paradis - 2012

Institution - Domen Är Satt - 2012

Asta Kask: since 1978
Med id I Magen - 1981
Adrig En LP - 1985
En För Alla Ingen För Nån - 2006
Handen På Hjärtat - 2013

Disarm:
Discography 1982 - 1987, raccolta pubblicata nel 2010

P-Nissarna:
Jugend - EP - 1980
Flumpungar, compilation pubblicata nel 2004 che contiene anche l’ep succitato.

Discard:
Sound of War - 1985
Four Minutes Past Midnight - 1994

Massmord: Unleashed - 2007

Crutches: Lurad - 2014

Dråp: En Naturlig Död - 2014

Tampere SS:
Sotaa - EP - 1993
Kuollut & Kuopattu - EP - 1996

Asocial:
Total Asocial - compilation postuma pubblicata nel 1995

Kaaos:
Ristiinnaulittu Kaaos - 1984

Appendix:
Ei Raha Oo Mun Valuttaa - 1982

Ne mancano tanti altri, ma lo spazio è finito.







Da questo disco è nato tutto questo rumore:



Il progetto Virgin Forest, a cura di Evil Monkey:







Gli altri favolosi blog coinvolti nell'esplorazione: