Lakes è il nome del progetto sotto il quale si cela Sean Bailey, poli-strumentista, mente e unico membro di questa oscura entità con sede a Melbourne, in Australia. Il nuovo album, disponibile dal 22 dicembre 2015, è pubblicato dall'etichetta svedese Beläten.
"Arms in Twilight" prosegue il cammino intrapreso con i due dischi precedenti "Winters Blade" e, soprattutto, il magnifico "Blood of the Grove" del 2013, quando il neo folk originale dei primi lavori ha iniziato a essere "sporcato" da massicce dosi di post-punk e altri aromi; il suono è divenuto più ruvido pur non allontanassi troppo dal fascinoso climax neo folk e senza rinunciare alle immancabili chitarre acustiche.
Tanto per capire quale è l'habitat sonoro in cui si muove la creatura di Sean Bailey potrebbero andare bene come punti di riferimento i primi Death in June dei capolavori "The Guilty Have No Pride" e "Burial", ma anche i Cult of Youth, per restare in tempi più recenti. Infatti in queste 8 splendide tracce che compongono la scaletta di "Arms in Twilight" le atmosfere neo-folk e post-apocalittiche, e le ritmiche marziali, sono sporcate da un approccio più energetico, le chitarre acustiche spesso s'infiammano e il ritmo spesso si fa sostenuto, al limite del dark punk (se solo ci fosse il distorsore acceso).
In ogni caso è difficile sentire qualcosa di più conturbante e fascinoso di quanto offre questo magnifico album; queste otto gemme oscure sono qui per restarci a lungo.
Sicuramente "Arms in Twilight" come il suo predecessore (e insieme alla discografia dei Cult of Youth, ovviamente) rappresenta la naturale evoluzione del neo folk: suoni al passo con i tempi pur senza dimenticare la "tradizione" e, soprattutto, senza risalire di un solo centimetro dal più profondo underground.
Dopo una lunga pausa di riflessione, digestione (e relativa congestione) finalmente sono riuscito a pubblicare la prima parte di "Rumori dal Sottosuolo" versione 2015.
Questa piccola rubrica, come sempre, appare all'improvviso, come un fantasma, quando le note maturano e i fori sonici sbocciano dopo innumerevoli ascolti e abbuffate di nuova musica.
Come sempre provo a lanciare nel web alcune chicche underground pescate nell'immenso calderone della musica alternativa in piccolo formato: 7 pollici, Ep, cassette, demo, flexi e mp3. Non so se il risultato finale è all'altezza delle aspettative e se sia in grado di offrire un minimo di soddisfazione ai timpani distratti (e perennemente occupati da tonnellate di suoni di ogni genere) degli ascoltatori, ma ci provo lo stesso.
A volte penso di lanciare un sasso nel vuoto. E il web è effettivamente un immenso spazio talmente ricolmo di suoni, immagini, blog e social di ogni tipo, da essere così denso e ricco di offerte in modo talmente esagerato che è praticamente impossibile districarsi al suo interno. Rischia di diventare un buco nero: il troppo che straripa muta facilmente nel nulla, o al massimo, in qualche secondo di visibilità.
A prescindere da tutto ciò, dal tempo a disposizione di ciascuno di noi per ascoltare o solo sentire nuova musica e nuove band, questi piccoli gioielli sonori che trovate più sotto a me sono piaciuti parecchio e, perciò, suggerisco (per quanto possa valere un mio "consiglio") a chi ha qualche minuto a disposizione di ascoltarli. Poi fate voi...l'importante è partecipare.
D'altronde non posso pretendere che ci siano molti occhi (e soprattutto orecchie) dall'altra parte del monitor; il ferragosto incombente e le spiagge-carnaio con i loro suoni (e frastuoni) e i loro fiumi di sudore vi/ci attendono.
Dicevo, se c'è qualcuno non ancora ricoperto di creme e sudore, i dischi di questa prima puntata del 2015 sono di: Black Bug, Cold Waste, Burnt Hair, Flowers & Fire, Haldol, Metro Cult, Owls, Shadow Age e Vexx.
Per quanto mi riguarda si tratta di un assaggio del meglio della musica indipendente, disponibile in questo momento, a queste latitudini e in questi formati, decisamente più compatti, fruibili e snelli di un album.
Altri ep son già comparsi in questa prima parte dell'anno in questo blog sotto forma di recensioni (e altri ne seguiranno). Sempre con la possibilità di ascoltare qualcosa...di solito con il player di bandcamp annesso. Se volete ripescarli sono sempre a disposizione nell'archivio blog per differenziare gli ascolti. Qui ho inserito solo dischi ancora non trattati su queste pagine.
Buon ascolto. Ora vado anch'io a sciacquarmi le natiche nel bagnasciuga.
Già con una copertina così, con il dipinto di John William Waterhouse in bella mostra, questo disco si guadagna il massimo dell'attenzione. Se poi si trova un contenuto eccellente all'interno del prezioso involucro, uno spazio dedicato non glielo può più togliere nessuno.
Loro sono i Wind Atlas, sono in cinque e sono di Barcellona; "Lingua Ignota" è il loro secondo full lenght che segue il precedente album "The Not Found" del 2013 e il 7 pollici "Fen Fire/ Ophelia/ Inmost Eye" del 2012.
Appena parte il disco si viene subito catapultati indietro nel tempo, nell'epoca d'oro della darkwave, con echi di Dead Can Dance, Cocteau Twins o degli Ataraxia, e le magie in 4AD style degli 80's che aleggiano piacevolmente sui solchi.
Mentre il disco scorre per la delizia dei nostri timpani si formano immagini indimenticabili e un'atmosfera mistica e magica, grazie ad ambientazioni medievali, tessiture ambient, ombre neo-folk e un alone pagano, antico e fascinoso.
È tutto un continuo susseguirsi di emozioni e sensazioni indimenticabili, grazie alle eccellenti trame sonore sapientemente tessute dalla band e alla splendida voce della vocalist Andrea.
Una musica senza tempo, quieta e irrequieta allo stesso tempo, rilassante e piacevole, ma anche oscura e tormentata, che può essere in grado di accalappiare i nostalgici del genere come anche nuovi adepti con la mente aperta.
Come sempre gennaio è il mese (almeno nella sua prima parte) dedicato al bilancio dell'anno appena trascorso, alle classifiche, alle statistiche, ai referendum dei lettori e ad altre noiose attività.
Come promesso (o minacciato, fate voi) nel precedente post il primo nato dell'anno si occupa anche questa volta dei migliori dischi pubblicati nel corso di quello appena morto. Finché è ancora caldo, e ben prima che subentri il rigor mortis, e prima che buona parte di questi suoni si vaporizzino e si perdano tra le tempestose cascate di novità che travolgono la scena senza un attimo di sosta.
Negli anni 2000 è più facile fare musica e renderla disponibile attraverso gli innumerevoli canali digitali (bandcamp, soundcloud) o i tanto amati-odiati social network. Quindi la massa di nuove sonorità e nuove band cresce ogni anno in modo esponenziale. Ogni anno si presenta uno tsunami di novità alle quali è quasi impossibile stare dietro... Sembra che quasi tutti gli umani che sbocciano nelle terre d'occidente abbiano come unico scopo della vita quello di percuotere uno strumento musicale.
Nel 2014 penso di aver ascoltato (non so ancora come ci sia riuscito e come ne sia uscito vivo) qualcosa come 8-900 album nuovi e altrettanti tra demo, ep e 7 pollici. Un lavoro pesante e stressante che sicuramente non ripeterò nel 2015... Da solo è impossibile.
Comunque, anche questa volta, sono riuscito a portare a termine l'immane abbuffata senza riportare danni fisici o traumi psichici irreversibili. Almeno spero...
Sto ancora digerendo.
Nel 2014 sono usciti tantissimi dischi degni di nota, a mio modesto parere; c'è stata una rigogliosa fioritura di tutta un serie di nuove (o quasi) creature interessanti, soprattutto nella terra post punk e zone limitrofe: Hurula, Dark Blue, You., Total Control, Cold Waste, Eagulls, Lower, Population, Moth, Rhythm of Cruelty...
Ma anche tante sorprendenti conferme in vari generi e sotto-generi, dal metal estremo, al punk all'indie rock: Behemoth, Fukpig, Anaal Nathrakh, Atriarch, Horror Vacui, Lagwagon, 7 Seconds, Hateful Abandon, Pennywise, Doom, Dephosphorus, Hexis, Mark Lanegan, Rome, Tombs, Okkultokrati, Impaled Nazarene, Vader...
La scelta del disco dell'anno, ma anche di tutti gli altri album presenti in questa classifica, non è stata affatto facile, non solo per la quantità immensa di materiale ma anche per l'alto tasso qualitativo di una grande parte dell'infornata 2014.
È stata, come si suol dire, una buona annata, sia per qualità sia per quantità.
Qui sotto c'è il disco vincitore e tutta una serie di leccornie sonore di vari generi. Ma, come potete notare, è molto diversa dalla maggior parte delle classifiche stilate dagli altri blog musicali e dai siti internet che si occupano di questa materia. Qui non c'è (quasi) niente di pop, commerciale o troppo leggero. Per questi tipi di musica, non necessariamente peggiori o inferiori da qualsiasi punto di vista rispetto a quelli che troverete su queste pagine, ci sono già tantissimi altri spazi in giro per il web.
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Il disco dell'anno del 2014 è "Final Days" dei Cult of Youth, pubblicato dalla Sacred Bones Records: