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venerdì 12 giugno 2020

Bestial Mouths - RESURRECTEDINBLACK


Prosegue l'inarrestabile sequenza di capolavori da parte dei Bestial Mouths di Lynette Cerezo, dopo l'Ep dell'anno scorso "INSHROUDSS", lo splendido "Heartless" (disco dell'anno 2016 su questo blog) l'album omonimo del 2015, "Hissing Veil" pubblicato nello stesso anno e tutta una serie di Ep, singoli, live, uno split (con i grandi Deathday) e vari remix mozzafiato. La band ormai è diventata a tutti gli effetti il progetto solista della Cerezo che ha scritto e plasmato il tutto praticamente da sola, le liriche sono tutte sue come anche gran parte del contorno. Nelle splendide The Falls, Lain To Rust, Within e Industrial Waste si è avvalsa della collaborazione di Brant Showers per la musica e la produzione, in Dry as Dust, Our Souls Take, (A) Siren Calls e In Ruins c'è la firma e la produzione di Alex DeGroot. Infine nella traccia The Loss ha collaborato Balázs Képli.
L'altra novità rilevante in casa Bestial Mouths è il trasloco dalla soleggiata Los Angeles alla grigia Berlino, luogo sicuramente perfetto per le cerimonie sonore di Lynette Cerezo, come già era accaduto a David Bowie secoli fa. 
Il suono è brutale, potente e oscuro. Tra i solchi riaffiorano le radici goth-post-punk nel classico marasma urticante industrial-noise, ancora più inebriante ed irresistibile del solito.
RESURRECTEDINBLACK è probabilmente il miglior disco dei Bestial Mouths, non serve aggiungere altro.
Tracklist:

01.The Falls
02.Lain To Rust
03.Dry As Dust
04.Our Souls Take
05.Within
06.The Loss
07.Industrial Waste
08.(A) Siren Calls
09.In Ruins

2020 Rune & Ruin


martedì 23 ottobre 2018

Kirlian Camera - Hologram Moon


La lista di capolavori sfornati dalla premiata ditta Kirlian Camera è talmente lunga e fitta da richiedere troppo spazio per esser qui citata. Intanto quest'anno se ne aggiunge un altro che va a infittire ulteriormente l'elenco degli acquisti assolutamente irrinunciabili nel carrello della spesa del 2018.
Per limitarci solo al recente passato "Hologram Moon" segue due dischi clamorosi come "Nightglory" (disco dell'anno di questo blog nel - quasi - lontano 2011) e "Black Summer Choir" anch'esso andato molto, molto vicino alla vetta dei dischi migliori nell'anno del Signore 2013 (recensione). Anche questa volta la migliore band electro-darkwave del pianeta ci offre una cascata di emozioni inarrestabili con suoni, atmosfere e canzoni degni di un'enciclopedia della musica.
Elena Alice Fossi e Angelo Bergamini riescono a costruire delle architetture sonore assolutamente uniche e ineguagliabili. Dodici gioielli a cui sono stati incastonate altrettante preziose melodie che si ficcano come tarli non solo nella struttura delle composizioni ma anche nel cervello dell'ascoltatore. Senza pietà.
Basterebbero solo le prime tre meravigliose tracce di questo disco per stracciare gli eventuali contendenti al trono: Holograms, Sky Collapase (con la presenza come ospite di Eskil Simonsson degli svedesi Covenant) e Lost Island. Poi, più avanti si procede nell'ascolto e più si scoprono gemme nascoste e sorprendenti.
Nel corso di questi tantissimi anni l'immortale creature di mr. Bergamini ha mutato pelle più di una volta regalando, come dicevo all'inizio del post, pagine assolutamente memorabili (Pictures from Eternity, tanto per citarne uno solo) a volte oscure e difficili per le masse, ma incredibilmente affascinanti.
Con l'arrivo della splendida Elena Alice Fossi sono riusciti a virare senza snaturare la loro anima e, soprattutto, restando al passo con i tempi. Da "Coroner's Sun" in poi la magnetica e fascinosa presenza della vocalist ha fatto svoltare I Kirlian Camera verso soluzioni per certi versi meno oscure e sperimentali, forse più fruibili e contagiose, ma non per questo meno interessanti. Anzi, penso che il ritocco subito dalla formula alchemica della band parmense in quest'ultima mutazione le abbia permesso di sopravvivere alla propria storia e agli anni 80.
Che dire, alla soglia dei quarant'anni di carriera, se una band è capace di dare vita a un disco come "Hologram Moon" non sia può fare altro che levarsi il cappello e genuflettersi al suo cospetto.

Grande musica per grandi momenti.


Tracklist:

01.Holograms
02.Sky Collapse (feat. Eskil Simonsson of Covenant)
03.Lost Islands
04.Polar IHS (feat. Eskil Simonsson of Covenant)
05.Helium 3
06.Kryostar
07.I Don't Sing
08.The Storm
09.Eyes of the Moon
10.Equation Echo 01
11.Haunted River
12.Travelers' Testament

2018 - Dependent

sabato 17 febbraio 2018

A Silent Noise - Mirror



"Mirror" è il terzo album dei A Silent Noise. In precedenza la band romana aveva pubblicato il disco di debutto "Airwalking" del 2010 e "Kaleidoscope" del 2014. Ai quali vanno aggiunti l'EP "Zeitmaschine" con allegato un dvd contenente il cortometraggio relativo al concept che ha ispirato il lavoro, e il 7 pollici "Zeitmaschine/ The Wake", pubblicati nel 2016. Prima ancora gli A Silent Noise avevano pubblicato il singolo su cd "Stolen Eyes" nel 2012 e la demo tape "The Secret Space" nel 2007, anno di nascita della band.
La band è composta da Libero Volpe, voce, synth e basso, Stefano Esposito alla chitarra e Lorenzo Ceccarelli al basso.
La musica che viene fuori dai solchi di questo disco prende spunto dalla new wave e post punk anni 80, dalle colonne sonore di fantascienza, dalla musica elettronica e dalla Kosmiche musik tedesca degli anni 70, ovvero il kraut rock di Popol Vuh, Can e Neu! Il tutto è rivisto in chiave moderna e personale grazie alle esperienze maturate dalla band in tutti questi anni.
"Mirror" è anticipato dal video della splendida "Lizzy" ed è disponibile in questi giorni in formato cd, vinile e in versione digitale. Il disco è stato prodotto grazie alla crowdfunding sul sito web Music Raiser. Più sotto ci sono i link della band per chi fosse interessato a una copia di questo ottimo album.
Consigliatissimo.






Tracklist:

01.Shades of Night
02.Lizzy
03.Negli Occhi
04.Endless Sky over us
05.Aerius
06.Lone Way
07.The Vagabond
08.Where Tonight

2018 - autoprodotto





venerdì 24 novembre 2017

La Jovenc - Mater








01.Capir Due
02.Redfrd Tre
03.Senfl
04.Heaven's Grace
05.Dndhall
06.Redfrd Uno
07.Tavrnr
08.Alfn
09.Redfrd Due
10.Encn Uno
11.Palst Quattro
12.Lmlin

2017 - Atmosphere Records

Due righe per presentare il nuovo album di Giovanni Dal Monte - La Jovenc, "Mater," pubblicato dalla Atmosphere Records lo scorso Ottobre. Una tavolozza sintetica dove partiture rinascimentali e classiche rivivono nei colori cangianti della musica elettronica.
Sicuramente non un disco per tutti né, tantomeno, un lavoro di facile ascolto per chi non è avvezzo alle sonorità elettroniche e sperimentali, ma se ci lascia trasportare dal fiume di synth che inonda i suoi solchi, Mater potrebbe rilevarsi un'eccellente colonna sonora per questo autunno insolito.



martedì 24 gennaio 2017

Two Moons - Cognitive Dissonance


Dei Two Moons avevo già scritto nelle pagine caotiche di questo blog qualche anno fa; il loro precedente album "Elements", pubblicato nel 2014 dalla Irma Records, l'avevo inserito a suo tempo nella lista dei migliori album di quell'anno, e così anche era avvenuto con il sondaggio dei migliori dischi italiani dell'anno riservato ai lettori del blog che l'avevano scelto per la Top Ten del 2014 con un buon numero di preferenze. Prima di quell'album la band bolognese aveva pubblicato altri due ottimi dischi: l'EP "First Moon" del 2009 e il primo album "Colors", pubblicato nel 2012 dall'etichetta svizzera Swiss Dark Night.
L'occasione per riprendere il viaggio tre le due lune è l'imminente uscita del terzo album in studio, intitolato "Cognitive Dissonance",  per l'etichetta bolognese Atmosphere Records.
Il nuovo disco si presenta una band in splendida forma, capace di creare atmosfere coinvolgenti e ipnotiche grazie a sonorità estremamente affascinanti, derivate dalla vecchia scuola darkwave ma rinvigorite da un approccio al passo con i tempi e da un magistrale utilizzo della materia elettronica al servizio delle composizioni. Ed è proprio questo ultimo aspetto, il gran dispiego di suoni sintetici che si fondono a meraviglia con l'elettricità delle chitarre, a dare un tocco personale e irresistibile alle 9 tracce presenti in scaletta. Lungo il tragitto si alternano ritmi sostenuti, sospinti dalla drum machine e  da chitarre urticanti e acide (Across The Sky, Destruction) a momenti più riflessivi ed evocativi come avviene in presenza delle splendide Strange Days, Rebirth e soprattutto I Live in Lies e The Monster dove il caleidoscopio di immagini e atmosfere della migliore wave esplode in tutte le sue sfumature di colore.
Ma bisogna dire che è tutto l'album a funzionare alla grande sin dalla strepitosa apertura riservata a Numbers, traccia caratterizzata da una bellezza inebriante, oscura e irresistibile. Per il resto l'alternarsi di fiumi di synth in piena, darkwave, ritmiche coinvolgenti, pop psichedelico e atmosfere cangianti rende l'esperienza di ascolto assolutamente entusiasmante.
In conclusione "Cognitive Dissonance" è un disco eccellente, magnetico e sorprendete che si pone sin da ora tra i migliori dell'anno appena sbocciato. 

Il disco sarà disponibile in formato digitale, cd e vinile il 4 Febbraio 2017.

Tracklist:

01.Numbers
02.Silent
03.Across in the Sky
04.Destruction
05.Strange Days
06.I's Not My Fault
07.I Live in Lies
08.The Monster
09.Rebirth

2017 - Atmosphere Records








venerdì 30 dicembre 2016

Duchess Says - Sciences Nouvelles


Come sempre accade da queste parti a fine dicembre le ultime recensioni sono riservate ai migliori dischi dell'anno, quando mi dedico a smaltire gli arretrati prima dei botti di fine anno. Non fa eccezione questo disco, trovato per caso tra le pile di file non ancora aperti.
Science Nouvelles è il titolo del nuovo album dei Duchess Says, band di Montreal in attività dal 2003. Questo disco è stato preceduto dagli album "In A Fung Day T!", pubblicato nel 2011, e "Anthologie Des 3 Prechoirs" del 2008. Questi due primi dischi non li conosco (cercherò di rimediare al più presto possibile) ma ho avuto la fortuna di sentire questo nuovo. Perché trattasi di un album assolutamente micidiale, una bella botta per svegliarsi e, soprattutto, per digerire tutti i pasti extra large di queste feste. I quattro canadesi del Quebec offrono come digestivo un superbo concentrato di electro punk che profuma di 77 e anni 80 ma possiede un piglio moderno e sperimentale niente affatto male.
Con un largo uso di tastiere e l'apporto fondamentale della keytar (la tastiera da spalla, come una chitarra), ritmi sintetici, chitarre distorte e un'inventiva fuori dal comune, piazzano 10 tracce bellissime tra le quali spiccano le atmosfere cangianti, elettriche e oscure, quasi dark punk di Negative Thoughts,  la notturna I'm an Idea, puro post punk carico di tensione e sospinto da un ritmo entusiasmante, il furioso assalto hardcore punk di Pink Coffin, piacevolmente sporcato da rumori molesti, le due splendide Inertia poste in apertura, caratterizzate da un'andatura new wave-no wave-electro a dir poco stupefacente, e le contorsioni sperimentali e abrasive della traccia di chiusura The Family Physicians.
In conclusione, nonostante le coraggiose e riuscitissime scelte sperimentali che corrono lungo tutta la scaletta, e soprattutto nelle due tracce strumentali Poubelle e Talk in Shapes, il disco si fa ascoltare che è un piacere, un gran piacere.
Da collocare tra i migliori dischi del 2016.

Tracklist:

01.Inertia
02.Inertia part II
03.I Repeat Myself
04.Negative Thoughts
05.Poubelle
06.Travaillez
07.Talk In Shapes
08.I'm An idea
09.Pink Coffin
10.The Family Physicians 



mercoledì 28 dicembre 2016

Lost System - No Meaning No Culture


I Lost System provengono da Grand Rapids nel Michigan, sono in quattro: Michael McFarlane, voce, Matthew Maier, tastiere, Michael Houseman, batteria, e Adam Niemara al basso. Questo "No Meaning No Culture" è il loro disco di debutto. Si tratta di un EP, o meglio un Mini-Lp con 7 tracce, pubblicato in formato digitale e su cassetta dalla Chromatin Records.
È uno degli ultimi botti di questo fine anno, un disco assolutamente splendido che staziona perennemente nel mio stereo tra un'abbuffata e l'altra di queste feste infinite. Sette tracce fantastiche a base di post punk vibrante e dinamico che si snoda su un tappeto elettronico particolarmente azzeccato. Si respira aria buona da queste parti; il fiume in piena di synth punk accompagna le eccellenti architetture melodiche e i ritmi quasi sempre tirati che hanno il sapore del meglio del post punk d'epoca, della darkwave e della new wave degli 80's come anche dell'elettronica moderna. Non ci sono chitarre in questi solchi ma non se ne sente la mancanza, l'energia e l'impeto non mancano affatto e i suoni sono una meraviglia. Poi la grandiosa voce indolente e ispiratissima di McFarlane chiude il cerchio splendidamente.
Graditissima sorpresa. Assolutamente raccomandato.

Tracklist:

01.Medical Study
02.No Regrets
03.Discipline
04.Lost System
05.Exit Strategy
06.False Companion
07.Future Shock

2016 - Chromatin Records



mercoledì 9 novembre 2016

European Ghost - Pale and Sick


Gli European Ghost sono un band bolognese composta da Giuseppe Taibi dei Two Moons, al basso, drum machine, synth ed effetti, Cristiano Biondo alla voce e testi, e Mario D'Anelli dei Black Veils alle chitarre e synth. Partecipa al disco in veste di ospite nella traccia iniziale anche il chitarrista dei Caron Dimonio Giuseppe Lo Bue. È stato sufficiente leggere i nomi delle band di provenienza dei componenti di questo progetto per farmi rizzare le orecchie perché sia i Two Moons sia The Black Veil, per non parlare dei Caron Dimonio, sono grandi band, tra le migliori in assoluto del panorama indipendente italico.
"Pale and Sick" l'opera prima degli European Ghost s'inserisce a meraviglia tra le cose migliori sfornate quest'anno dal mastro fornaio delle 7 note a tutte le latitudini. Si tratta di un disco al quale stanno stretti i confini del nostro stivale, un lavoro dal respiro internazionale che non farà fatica a scorrazzare nei timpani di tutti gli appassionati di buona musica in giro per il mondo.
I suoni di quest'album coprono un ampio spettro della musica oscura: post punk, dark wave, kraut rock, coldwave, elettronica, drones. E centrano l'obiettivo in pieno in quanto gli European Ghost tessono le loro trame oscure con una maestria sorprendente che ammalia e conquista dal primo ascolto.
Gran bel disco...

"Traccianti luminosi nella notte, bombe al fosforo, statue mutilate, città sventrate. Un esercito silenzioso e senza volto attraversa le fangose trincee d’Europa. Strappato dal cielo, cade un angelo sterminatore per vendicare il nuovo orrore moderno di solitudine e di mute battaglie urbane."


Tracklist:

01.Trip on Mars
02.Preset
03.Pale and Sick
04.Lost Highway
05.Unreal Space
06.The Spiral
07.August in Winter
08.Sex in Kepler
09.Trip in the Night
10.European Ghost

2016 - Unknown Pleasures


sabato 16 aprile 2016

Pop.1280 - Paradise


Dopo due album stratosferici (The Horror e Imps of Perversion) i Pop.1280 salgono sino al paradiso con il terzo lavoro, ancora una volta a cura della Sacred Bones.
Rispetto alle delizie sonore dei precedenti capitoli la band newyorkese si diverte a complicare ulteriormente i propri spartiti, spostando il baricentro sulla componente industrial-elettronica con gran dispiego di synth e samples.
Tra i solchi di "Paradise" si respira un'aria malsana, cupa e opprimente ma, al contempo, elettrica ed elettrizzante. Perché se da un lato i quattro della grande mela hanno leggermente sfumato la componente post-punk-new wave-garage in favore di un impatto a volte non troppo distante alla techno-Ebm, dall'altro l'anima selvaggia e aggressiva del loro sound scorre ancora come un fiume in piena. Nel loro sound è ancora ben presente l'ossatura noise-industrial che farà apprezzare il lavoro dei 1280 abitanti dai nostalgici di Jesus Lizard, Cop Shot Cop, Big Black e compagnia urticante. Come anche troverà pane per i propri denti chi si nutre dei vecchi dischi dei DAF, Suicide o Cabaret Voltaire, ovvero tutto ciò che è nato agli albori dei primi amplessi tra punk ed elettronica. Ma nel disco c'è molto di più: c'è il dark ambient della titletrack, l'inquietante nenia post-industriale "Rain Song", sporcata da rumori e un leggero soffio esotico, l'elettro-rock di "The Last Undertaker" che, come un coitus interruptus, pare decollare da un momento all'altro e non giunge mai a conclusione, ma lo fa in modo meraviglioso. Chiude il disco il deflagrante synth-punk di Kingdom Come, epica e marziale, condotta all'attacco dalle urla di Chris Bug.
Ma la sua parte migliore "Paradise" è la prima, con i cinque proiettili sparati in apertura a partire dal primo Pyramids on Mars, brano oscuro e gotico che sanguina come uno dei gioielli dei Bauhaus dei primi dischi, sino alla nevrotica ed elettrica USS ISS.

Eccellente.

Tracklist:

01.Pyramids on Mars
02.Phantom Freighter
03.In Silico
04.Chromidia
05.USS ISS
06.Paradise
07.Rain Song
08.The Last Undertaker
09.Kingdom Come

2016 - Sacred Bones Records








martedì 12 aprile 2016

Bestial Mouths - Heartless


Il nuovo album dei Bestial Mouths è stato a lungo uno degli oggetti più attesi e desiderati di questa prima parte del 2016, ma solo chi li conosce può sapere perché. Ora finalmente la nuova creatura della band di Los Angeles si è materializzata in un bel vinile trasparente e in versione digipack a cura della Cleopatra Records.
"Heartless" riprende il discorso lasciato con il succulento antipasto offerto dal singolo "Down To The Bones" sul finire dell'anno scorso. In queste nuove 10 tracce la ciurma guidata dalla carismatica Lynette Cerezo riesce ancora una volta a superarsi, affinando ulteriormente la già rodatissima e irresistibile macchina sonica che aveva dato alla luce l'eccellente l'album omonimo del 2013, lo split con i Deathday, l'album d'esordio "Hissing Veil" e una svariata serie di leccornie sotto formato di singoli, live e remix.
Ancora una volta la magnifica voce di Lynette guida e ipnotizza l'ascoltatore un viaggio in territori oscuri e pericolosi, sospinta da suoni potentissimi, originali ed eccitanti come pochi altri. Nella musica dei Bestial Mouths convivono splendidamente la ruvida maestosità industriale, scorie post-punk, new/no wave, gothic rock, sperimentazione, power electronics e una buona dose di fascinosa follia. Del resto, con quella voce che sta nel bel mezzo tra Diamanda Galas e Siouxsie Sioux, la Cerezo potrebbe fare di tutto e i torridi synths di Myrich e Aldena la seguono magnificamente in ogni sua fuga, anche nel più terribile girone infernale.
Anche in questo disco, come è solita fare spesso, la band riprende alcuni brani dai lavori precedenti (Ceased, Earth e Faceless da "Bestial Mouths" e i due brani del singolo "Down To The Bones) riadattandoli magicamente alla nuova atmosfera di "Heartless."
Ma anche se le nuove versioni sono ancora meglio di quelle precedentemente pubblicate, sono soprattuto le tracce nuove di zecca a funzionare alla grande come la doppietta piazzata in apertura con "Greyed" e "Heartless" o la bellissima "White Eyes" che chiude nel migliore dei modi l'album.


Tracklist:

01.Greyed
02.Heartless
03.Small Prey
04.Faceless
05.Ceased
06.Down To The Bones
07.Earth
08.Worn Skin
09.Being Boiled
10.White Eyes

2016 - Cleopatra Records










mercoledì 23 marzo 2016

Italian Sounds: Babylon K, Simulakrum Lab, Animarma, Hate & Merda

Qualche volta i post e le "rubriche" nascono per caso, per un insieme di fattori concomitanti, ma poi si trovano a proprio agio in un determinato contesto e ci rimangono.
Questo è accaduto con la prima parte di questa pseudo-rubrica "Italian Sounds" nata solo ed esclusivamente per la necessità di pubblicare alcune cose che mi ronzavano in testa e, soprattutto, a causa della cronica mancanza di tempo che affligge me e questo blog da un po' di tempo a questa parte. Quel primo esperimento ha avuto un buon riscontro di pubblico e, dato che il tempo non sono ancora riuscito ad acchiapparlo e a legarlo alla sedia, oggi ha anche un seguito, un secondo capitolo.

Di certo, tempo a parte, questo non è il momento migliore per parlare di un argomento relativamente frivolo come la musica quando ancora si sente l'eco delle bombe della recente (l'ennesima) strage islamista a Bruxelles. Ma bisogna pur andare avanti e tenerci ben strette le nostre cose, la nostra arte, la musica, la democrazia e tutto quello che ci distingue dagli umanoidi primitivi assetati di sangue.

In questa pagina vorrei spendere due parole (proprio due, non di più...il tempo è quello che è) su 4 dischi italiani freschi di stampa: "The Kasbah Experience" dei Babylon K, l'album omonimo dei Simulakrum Lab, "Horus" degli Animarma e "La Capitale del Male" degli Hate & Merda. Dischi molto diversi tra loro, ma sicuramente tutti di ottima qualità. Anche in questo caso si tratta di lavori che avrebbero meritato uno spazio in solitario con una recensione approfondita dedicata, ma il tempo...


Babylon K - "The Kasbah Experience"


"The Kasbah Experience" è il secondo lavoro dei Babylon K che già mi avevano impressionato con il precedente EP omonimo dell'anno scorso. Anche questa volta la band fiorentina ci serve su un piatto d'argento il miglior psych-garage rock disponibile sul suolo italico e non solo. 5 brani eccellenti da non farsi sfuggire...






Simulakrum Lab - "Simulakrum Lab"


Simulakrum Lab è il progetto di Paolo Prevosto con il vocalist Eugène. In questi solchi si fondono alla perfezione la musica elettronica anni 70 - con synth analogici d'epoca - con sperimentazioni contemporanee. Il primo album omonimo è pubblicato e distribuito dalla Rustblade Records.



Animarma - "Horus"


Gli Animarma sono attivi dal 2011 e dopo alcuni singoli e l'EP omonimo pubblicato nel 2014 giungono a questo nuovo, ottimo, "Horus", pubblicato da Alka Record Label. Il disco contiene 5 tracce di robusto hard-stoner-alternative rock rigorosamente cantato in italiano.





Hate & Merda - "La Capitale Del Male"


Chiudono gli Hate & Merda con il nuovo "La Capitale del Male", 7 tracce corrosive e disturbanti sludge metal-hardcore-noisecore che ci propinano "il male" allo stato puro, senza compromessi, e lo fanno dannatamente bene. Il terzo lavoro della band fiorentina esce ancora una volta per il collettivo/etichetta Dio Drone.  

domenica 24 gennaio 2016

Ginevra - Westworld


Ritornano i Ginevra con un nuovo EP contenente tre brani registrati in tempi diversi nel corso del 2015. Il disco prosegue sulla traccia segnata dal singolo precedente "Polar" con il quale la formazione, nata dalla mente di Loris Brunello, si era trasformata da one man band qual era in un duo, con l'ingresso in pianta stabile del chitarrista e cantante Lorenzo Albera. In quell'occasione anche la musica aveva cambiato pelle, mutando dalla natura strettamente strumentale, e con una forte componente cinematografica, delle origini verso la forma canzone. Al contempo nelle composizioni del duo andava assumendo maggior peso la componente post punk/ new wave.
Con il nuovo "Westworld" la band prosegue su quella via con queste nuove canzoni pregne di elettronica, noise, post punk, synth pop e reminiscenze new wave.
Apre le danze l'ottima traccia omonima, ispirata, come il titolo del lavoro, dal film Westworld del 1973 (Il mondo dei robot, in italiano) è potente, epica e inebriante.
Segue "Ronin" virata verso il synth pop, con un ottimo quoziente melodico, un gran lavoro negli arrangiamenti e un buon tiro, in grado di infiammare anche il più algido dei dance floor.
La traccia conclusiva, FFW, è ancora più sostenuta nel ritmo, trascinante e gustosa, si muove tra pulsioni anni 80 e il futuro prossimo venturo. 
Peccato solo che il disco finisca troppo presto, quando sopraggiunge l'acquolina in bocca e si vorrebbe sentire ancora di più. La formazione torinese sta crescendo in modo impressionante e questo EP ne è una concreta testimonianza. Consigliassimo.

Tracklist:

01.Westworld
02.Ronin
03.FFW

2016 - autoproduzione





mercoledì 23 dicembre 2015

:BAHNTIER// - The Age of Discord


Il progetto :Bahntier// a cura di Stefano Rossello è da diversi anni che violenta i timpani di mezz'Europa con la collaborazione di un manipolo di altri musicisti. Nell'ultima incarnazione la band vede tra le sue fila, oltre a Rossello, Justin Bennett live drummer per Skinny Puppy e numerose altre band, e Filippo Corradin dei Lingams and Yoni. 
The Age of Discord è il nuovo album fresco di stampa per la Rustblade e si va ad aggiungere a una discografia di tutto rispetto che ha portato i :Bahntier// in una posizione di rilievo nel panorama industrial e post-industrial internazionale. Le dieci composizioni del disco suonano potenti,  oscure, disturbanti e cariche di rumore e tensione; l'effetto è assolutamente dirompente grazie a ritmiche spinte e una mostruosa batteria da fuoco di synth pilotati con malefica maestria.
In questi solchi l'elettronica scorre a fiumi in un letto industriale cosparso di rocce imponenti e rumori pericolosi. In questo scorrere impetuoso saltano all'orecchio tracce wave, EBM, electro, harsh noise e ogni sorta di frutto proibito che si può cogliere nell'underground più sperimentale e coraggioso. Nel magma di questo disco è tutto un ribollire di power electronics, ritmo e rumore, attacchi sonici devastanti e minacciosi.
Non è assolutamente una musica facile per chi non è avvezzo a questo tipo di sonorità, ma il mondo oscuro plasmato dai :Bahntier// è sicuramente un viaggio da farsi ogni tanto, anche se non si sguazza nell'elettronica e nell'industrial sin dalla nascita, e l'occasione migliore per farlo è senza dubbio questo eccellente The Age of Discord. Perciò consiglio senz'altro di procurarsi il biglietto.
Non c'è una traccia migliore delle altre tra queste dieci belle mazzate, tutte di ottimo livello, anche se la sinuosa e tenebrosa Never Forget con i suoi tamburi martellanti e l'atmosfera malsana che emana, lascia sicuramente il segno.

Tracklist:

01.ANMN
02.Final Wall
03.Never Forget
04.In Each His Falling
05.Age of Discord
06.Selfless Toy
07.I Don't Know
08.Sound of the Bells
09.This Mind
10.Outside Burning

2015 - Rustblade






domenica 6 dicembre 2015

Union Drama - Union Drama



Gli Union Drama sono attivi dal 2012, provengono dalla ricca scena indipendente romana, da sempre uno dei granai fondamentali per il rock italiano. Questo disco omonimo è il loro esordio discografico, pubblicato il 20 novembre dall'etichetta italica Alka Record.
La band possiede un variopinto background che spazia dall'indie pop all'elettronica che va a finalizzarsi in dieci tracce electro rock sospinte da un'esuberante drum machine e un basso potente e corposo, e rifinite e decorate da chitarre e synth ficcanti. La mano del produttore Carlo Covelli (OGM909), suond designer e produttore electro-hardcore, porta alla mutazione genetica delle strutture rock alla base di questi brani, impregnandoli di elettronica sino al midollo. Il risultato è imprevisto ed estremamente gradevole e sorprendente oltre che originale, grazie al gran lavoro in fase di costruzione dell'architettura sonora dove l'elettronica, il pop e gli strumenti rock si sposano a meraviglia. Ma oltre agli arrangiamenti decisamente riusciti c'è anche un più che ottimo uso delle voci a dare un respiro internazionale alla proposta degli Union Drama con eccellenti intrecci, melodie azzeccate e falsetti irresistibili. In qualche traccia pare di sentire a sprazzi i Devo che si accoppiano con i Franz Ferdinand (Mart Asylum), in altre occasioni è l'ibrido techno-rock ad avere la meglio, in qualche caso sono gli anni 80 ad avere il sopravvento con spunti dance pop niente male (il singolo Play Yer Pink Sea). Il lato pop ha la meglio nella seconda parte del disco con brani come "Be A Drop,""Sometimes We Need A Lie" o la seducente "Violent Kiss."
In ogni caso il disco fila come un treno e offre un ascolto estremamente piacevole e divertente. Per quanto mi riguarda i pezzi migliori sono nel trittico d'apertura Aristocratic Ego, Mart Asylum, If I Were Richer, decisamente ben riuscito.

Tracklist:

01.Aristocratic Ego
02.Mart Asylum
03.If I Were Richer
04.Play Yer Pink Sea
05.Expensive Fancy
06.Europid
07.Be A Drop
08.Sometimes We Need A Lie
09.Violent Kiss
10.Stay Here

2015 Alka record label

Formazione:
Valerio Matteu: voce e chitarra
Giuseppe Marino: basso e cori
Francesco Cavasinni: synth e cori
Alfonso Pezzaniti: chitarra

sabato 7 novembre 2015

Iron Court - Mechanisms - EP



Continua il viaggio nei meandri più oscuri dell'elettronica da parte di Iron Court con il terzo disco "Mechanisms". La materia sonora plasmata dai synth di Eugenio Garelli è sempre più personale, intensa e coinvolgente. In queste tre nuove tracce l'elettronica e la techno più cupa si fondono alle sonorità industriali con risultati avvincenti che culminano con le trame spigolose, glaciali e spettrali della tenebrosa "Reaction". L'EP è arricchito da tre succulenti remix a cura di Sulfur, Alek Drive e Dies Irae che non aspettano altro che mettere a ferro e fuoco i dance floor d'oltretomba. Devo dire, però, che preferisco di gran lunga le composizioni originali che colpiscono meglio con il giusto equilibrio tra ritmo, atmosfera e trame oscure. Sono disturbanti, potenti, trascinanti e taglienti come lame affilate. I "meccanismi" che le fanno muovere funzionano alla perfezione.


Tracklist:
01.Impulse
02.Analysis
03.Reaction
04.Impulse (Sulfur remix)
05.Analysis (Alek Drive remix)
06.Reaction (Dies Irae remix)

2015 - Unknown Pleasures Records







mercoledì 8 luglio 2015

Moodwel - Zero - EP


Come ben sanno i lettori più attenti di questo blog, spesso mi piace discostarmi dalle classiche riserve di caccia rock-punk-metal per cercare qualcosa di diverso. Tra i vari generi che vanno oltre alla suddetta riserva, un posto di primo piano l'ha sempre avuto la musica elettronica in tutte le sue declinazioni, perché è una fonte pressoché infinita di delizie musicali e suoni e sapori differenti rispetto al solito pane quotidiano.
La band oggetto di questa piccola recensione, come avrete ben capito, si muove in questo ambito musicale. I Moodwel sono un duo italiano (Blurr e Chéri) e "Zero" è il loro primo lavoro, un EP autoprodotto con tre brani in scaletta.
La musica electro-ambient che sgorga da queste parti è ricca di sfumature, colori e di spunti veramente interessanti. I Moodwel costruiscono strutture sonore minimali, eleganti e raffinate e mai sopra le righe. Qui non c'è traccia di violenza sonora e tantomeno delle atmosfere plumbee e opprimenti di certo dark ambient; nei solchi di "Zero" regna piacevolmente la quiete, ma è una quiete in movimento, sinuosa e ricolma di fascino.
Il disco ideale per viaggiare in auto nelle strade deserte della notte o con la mente, comodamente seduti sul divano o anche sotto un soffitto di stelle.
Mettetevi comodi e rilassatevi...


Tracklist:

01.Elizabeth Glory
02.Haze
03.The Ballad of Crazy Indian

2015 - autoproduzione

Magnetic Bull Mastering






martedì 19 maggio 2015

The Legendary Pink Dots/ KETvECTOR - "The Shock Exchange"


I Legendary Pink Dots non hanno bisogno di molte presentazioni. Sono in attività dal 1980, e hanno pubblicato una tale quantità di materiale fonografico che è estremamente difficile dargli dietro. Eppure la qualità e l'inventiva non sono mai mancate alla band anglo-olandese; il loro progetto di rock sperimentale e psichedelico, in più di un'occasione tinteggiato di pop, in altre immerso nel post-punk, è sempre stato distante e distaccato da quanto proponevano gli altri nella scena indipendente sin dai tempi del primo, leggendario, "Brighter Now" del 1982.

I KETvECTOR sono un duo dedito all'elettronica, composto da Justin Bennett, musicista e produttore (Skinny Puppy, Bahntier, OhGr, Pigface, My Life With The Thrill Kill Kult) e Stefano Rossello (Bahniter, Detune-X). Il loro suono si snoda tra industrial, ambient, prog e psichedelia.

In questo disco le due entità si divino equamente le facciate: la prima è appannaggio dei Legendary Pink Dots che ci spalmano sopra una lunga suite (21 minuti e 18) suddivisa in tre movimenti, il primo dei quali, "A Starry Stripy Submarine", è a dir poco strepitoso con il suo andamento sinuoso elettro-post punk e la ficcante melodia modulata dal folle Edward Ka-Spel. Durante l'ascolto di questa prima porzione sonora mi sono venuti in mente i primi Death in June e alcune gemme del passato dei Legendary Pink; da sola vale l'acquisto del disco.
I solchi restanti della suite sono lievemente più quieti, impregnati come sono di umori psichedelici e soffici (ma non facili) melodie pop d'avanguardia.
Il lato destinato ai KETvECTOR, invece, è completamente strumentale ed elettronico, con quattro tracce di ottimo livello che presentano tutte le sfumature sonore della band, sino alla degna conclusione affidata all'evocativa "Galleggia".


Tracklist:

The Legendary Pink Dots "The Shock Exchange Suite Parts 1-3":

01.A Starry Stripy Submarine A Spying On Murmansk
02.The Lie In The Sky
03.Blind Man's Buff

KETvECTOR:

01.Anta
02.Merror
03.SlucidDream
04.Galleggia.

2015 - Rustblade Records