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giovedì 20 aprile 2017

D8 Dimension - ProGr 0


"ProGr 0" è il nuovo album della band livornese D8 Dimension già ospitata su queste pagine ai tempi del Mini-LP "Octocrura", disco che aveva suscitato ottime impressioni in giro per l'Europa e che ha spianato la strada al nuovo arrivato. Quel disco si era impossessato del mio stereo per un bel pezzo e devo ammettere che ancora adesso non ha perso un briciolo della sua freschezza. L'energia e la carica melodica di quei 7 brani trainati dall'esuberante singolo Vrock hanno trovato una naturale via evolutiva nei dieci nuovi capitoli di "ProGr 0". Il sound della band toscana si è affinato grazie a un notevole incremento della percentuale di personalità tra le trame sonore e nel profondo dell'architettura delle composizioni. Ora più che mai gli elementi che costituiscono l'anima delle sonorità espresse dai D8 Dimension, ovvero l'elettronica/ industrial, il metal alternativo, il rock post-grunge, nel nuovo disco si amalgamano alla perfezione rendendo la scaletta quanto mai interessante, solida e soprattutto priva di inutili riempitivi.
La band (Tepe alla voce, Alu.X synth, samples e basso, Tyo Crayon e Mik alle chitarre e Michael Mammoli alla batteria) ha affilato i propri coltelli perfezionando ulteriormente gli incastri tra gli inserti elettronici nella struttura rock carica di elettricità. Nel contempo la robusta struttura sonora si è arricchita da un'ottima ricerca melodica che rende l'insieme decisamente appetibile per una vasta platea. "ProGr 0" si muove e sparge le proprie note tra atmosfere gelide ed evocative degne della migliore science fiction, calore rock ed epica potenza industriale, tra chiaro-scuri, chitarre ruggenti e ritmiche trita ossa. Le dieci tracce funzionano alla meraviglia sin dall'apertura riservata all'eccellente doppietta "-39°C" e "My Feast" fino alla grande chiusura affidata a "Y: Salt On Carthage". Forse manca l'esplosione pirotecnica di un singolone come Vrock ma alla fine dei conti il nuovo disco offre molto di più: I D8 Dimension sono cresciuti in modo impressionante e "ProGr 0" vola nello stereo che è un piacere.
Gran bel disco.

Tracklist:

01. - 39° C
02.My Feast
03.Matryoshka
04.X: Bigger Boat
05.Rollformer Gospel
06.Astrokiller
07.Anamnesis
08.Industrial II
09.Les Fleurs
10.Y: Salt On Carthage

2017




giovedì 19 marzo 2015

Inyan - Inside The Shell - EP


Gli Inyan sono un power trio di Legnano con un buon bagaglio di esperienze alle spalle sul sentiero impervio del rock italico. Prima di questo nuovissimo, Inside The Shell, avevano già pubblicato un altro Ep, All Your Time is Wasted" nel 2012, e due terzi della band (il cantante, chitarrista Simone Cosentini e il batterista Mirko Bombelli) aveva fatto parte in precedenza di un'altra band, gli Exorior. Nel 2012 si è aggiunto il bassista Federico Colombo e sono nati i due dischi pubblicati sinora dalla band.
Passando subito al sodo, o meglio al suono, Inside The Shell è percorso in lungo e in largo da una serie di scariche elettriche che sospingono un robusto rock ad alto peso specifico.
L'odore di polvere e di sudore che trapela da questi solchi riporta alla mente l'indimenticabile atmosfera del grunge anni '90, lo stoner, come anche il vecchio heavy rock di una volta. Ma non si tratta di un lavoro per soli nostalgici dei tempi d'oro degli Alice in Chains o My Sister's Machine, o anche Kyuss, Motocaster o Queens of the Stone Age; le sei canzoni che fanno parte del disco posseggono un buon corredo di personalità e risultano sempre a fuoco, con tutta una serie di ottimi riff di chitarra, un buonissimo lavoro della sezione ritmica e un altrettanto buono uso delle voci.
Il ritmo, l'energia e le linee melodiche azzeccate non mancano affatto come nell'ottima "Erased From My Thoughts", dura, trascinante e potente, una di quelle canzoni in grado di riconciliarti con il caro vecchio rock ad alta gradazione; o anche nella rocciosa e metallica "Follow Your Instinct", canzone ideale per pigiare il piede sull'acceleratore in una bella autostrada in mezzo al deserto.

Un disco godibilissimo, una band da tenere d'occhio.

Play it Loud!


Tracklist:

01.Addicted To You
02.Follow Your Instinct
03.Erased From My Thoughts
04.Until You Die
05.Self-portrait
06.Long

autoproduzione - 2015






Formazione:

Simone Cosentini: chitarra, voce
Federico Colombo: basso, backing vocals
Mirko Bombelli: batteria




martedì 17 marzo 2015

Rise Above Dead - Heavy Gravity



I Rise Above Dead sono una band di Milano, attiva dal 2009 con un EP (Human Disintegration del 2010) e un album (Stellar Filth, pubblicato nel 2012) alle spalle, oltre a un'intensissima attività live che li ha portati in giro per i palchi di mezza Europa.
"Heavy Gravity" è il terzo disco, pubblicato dall'etichetta italiana Shove e dalla tedesca Moment of Collapse, che porta a compimento l'evoluzione del loro sludge-alternative-post metal, ora divenuto completamente strumentale dopo la l'abbandono del cantante Andrea Rondanini nel 2014.
Immagino che la scelta di lasciare vuoto il posto dietro al microfono non sia stata una cosa semplice; anche perché la musica strumentale non è adatta a tutte le tipologie di ascoltatori. Spesso, però, si tratta solo di un problema di pregiudizi e/o pigrizia mentale perché l'assenza della voce non significa affatto che una band non abbia cose interessanti da dire o atmosfere magnifiche da descrivere con le sette note. Anzi, spesso l'assenza delle corde vocali lascia più spazio all'inventiva e apre un'autostrada a varie possibilità di esplorazione e, inoltre, libera dai soliti cliché.
L'alternative metal, il post metal e, in genere, tutto quello che è post - che va oltre - si presta davvero bene alla creazione di immagini magnifiche ed evocative e all'aggiunta di ingredienti unici e personali. Questo è proprio il caso di "Heavy Gravity" che liberato dalla gabbia della forma canzone sviluppa le sue eleganti e fascinose trame intrise di metal evoluto, suoni rocciosi e potenti, ma anche delicate e atmosferiche digressioni, tracce psichedeliche e viaggi nello spazio profondo.
I Rise Above Dead si hanno lasciato alle spalle l'hardcore e il crust, anche se nella bellissima traccia iniziale, The Last Migration, c'è ancora qualche riff hardcore punk a garantire il giusto apporto di adrenalina. In linea di massima, però, il disco svolge il suo compito senza spingere troppo sull'acceleratore e senza utilizzare troppo l'arsenale di violenza sonica a disposizione dei quattro, che resta quasi sempre latente. Infatti se ne avverte la presenza irrequieta ma non esplode mai completamente. Anche questo aspetto, però, non è affatto sgradito in quanto, così facendo, la band può dare grande spazio alle linee melodiche e agli splendidi scenari che scaturiscono da questi solchi con assoluta naturalezza.

Grande musica.


Tracklist:

01.The Last Migration
02.Mountain of the Divine
03.By the Lights
04.Heavy Gravity
05.The Lone Tower
06.March of the Locusts

2015 Shove Records/ Moment of Collapse




Formazione:

Stefano Bigoni - chitarre
Matteo Sala - chitarre
Luca Riommi - batteria
Diego Leone - basso


Discografia:

Human Disintegration - EP - 2010

Stellar Filth - LP - 2012

Heavy Gravity - LP - 2015




martedì 14 maggio 2013

Jesters of Destiny - Fun at the Funeral


Ci sono band che si distinguono dalla massa, alcune ci riescono bene e durano nel tempo, altre un po' meno ma, se non altro, possono dire di averci provato. Della prima categoria fanno sicuramente parte i Jesters of Destiny, attivi tra il 1984 e il 1987 sotto il sole di Los Angeles nella fertile California. Erano anni in cui si poteva osare e il fermento intorno alla scena metal e alternative consentiva dieci minuti di notorietà a tutti, anche a chi, come loro, proponeva sonorità fuori dagli schemi e, decisamente, avanti rispetto ai tempi.
Il disco oggetto di questo post è il primo e unico album dei Jesters of Destiny, ma se a molte band occorrono più dischi e tempo per mettere a fuoco la loro proposta, loro, invece, ci sono riusciti al primo colpo. Fun at the Funeral è un capolavoro, un gioiello raro di metal moderno che dal 1986 (anno della sua pubblicazione) non ha perso un colpo e quando si poggia sopra la puntina del giradischi riesce ad entusiasmare come allora. Il suono che ne scaturisce è attuale e moderno come se fosse stato pubblicato ieri e non una trentina di anni fa; sarà pure che nella musica non si può inventare più nulla e la cosa più importante è come si amalgamano le varie influenze, ma in questo disco l'alchimia sonora è assolutamente perfetta. Nei suoi solchi impolverati si trova heavy metal, punk, pop, hard rock, dark, doom, rock psichedelico, funky, i Beatles e brusche accelerazioni non molto distanti dall'hardcore. Il tutto è sapientemente miscelato e condito da massicce dosi di humor nero, geniali trovate strumentali e accostamenti azzardati. 
La traccia di apertura, Diggin' That Grave, con il suo riff hard e le spezie elettroniche che la insaporiscono è uno di quei brani che se lo si ascolta anche una volta sola nella vita non lo si scorda più; entra in testa come un perfido tarlo e qui mette sù casa. Una canzone per la quale i Faith No More dei tempi d'oro (i primi due dischi, per quanto mi riguarda) avrebbero venduto le proprie madri, sorelle e quant'altro. La successiva, più oscura, melodica e malata, God Told Me è un'altra gemma che nel finale tira dentro qualche particella di Eleanor Rigby dei Beatles, tanto per confondere l'avversario.
Poi si presenta il primo dei tre intermezzi strumentali, anch'essi geniali e importanti quanto le canzoni vere e proprie, il malinconico e sognante Love Theme che introduce il metal screziato di pop anni 60, riff hard rock e sfuriate quasi hardcore che caratterizzano la tellurica I Hate Bruce. La successiva End of Time (presente anche nella compilation Metal Massacre V) è uno dei pochi pezzi in scaletta dove il metal non convive con altri corpi estranei, se non fosse per la sua intensa parte centrale rigogliosa di funghi psichedelici e sostanze sospette. 
I lugubri archi e le tastiere di Attack of the Jesters introducono la splendida Incubus, oscura, intensa e melodica. Anche qui sono presenti inaspettate e brusche accelerazioni di origine punk. A questo punto l'ignaro ascoltatore può pensare che le sorprese siano finite e il disco abbia già mostrato gli stravaganti gioielli di famiglia ma, invece, i Jesters sorprendono con le meraviglie di Happy Times, puro pop anni 60-70; come una sorta di versione dei Beatles trattati con anabolizzanti e ormoni.
Dopo l'ennesimo colpo di scena, un basso minaccioso introduce un altro pezzo da novanta, la bellissima Crimson Umbrella, melodica e rockeggiante. La traccia successiva è un'altra meraviglia rock, alternative metal: Love Dust con il suo schizofrenico finale che sfuma nell'ancora più folle spezzatino swing della scheggia Ray's Theme, con la quale cala il sipario su Fun at the Funeral.
L'unico problema di questo album è che è praticamente impossibile da trovare se non in qualche remoto anfratto del web. Nel 2001 è stato ristampato dalla finlandese Ektro Records con l'aggiunta di 8 brani in più, che a onor del vero non aggiungono molto in termini di qualità al disco originale; i brani in più, pur interessanti e al di sopra della media, e in linea di massima più duri e metal, non hanno lo stesso fascino degli 11 capolavori in scaletta nel 1986. In ogni caso questa versione è ancora più difficile da trovare; nella ricerca che ho fatto sono riuscito a recuperare solo una (1!) copia in vinile sul sito americano di Amazon. Comunque io il disco originale ce l'ho e, fortunatamente, è ancora in ottime condizioni. Consiglio anche a voi di fare un salto in soffitta: non si sa mai, potrebbe trovarsi in mezzo a qualche scartoffia in un baule dimenticato.

Tracklist:

01.Diggin' That Grave
02.God Told Me
03.Love Theme from Jesters on Parade
04.I Hate Bruce
05.End of Time
06.Attack of the Jesters
07.Incubus
08.Happy Times
09.Crimson Umbrella
10.Love Dust
11.Ray's Theme

Dimension - Metal Blade - 1986

amazon.com-jesters of destiny-fun at the funeral-vinyl

Bonus tracks Deluxe Expanded Remastered Edition CD - Ektro Records 2001:

12.Long Long Gone (In a No Man's Land)
13.Loving You is Hard (In the Year of the Plague
14.Another Angry Boy
15.Diggin' That Grave '87
16.Last Night
17.House on the Hill
18.No Laughing Matter
19.Electric Funeral (Black Sabbath).

ektrorecords.com/jestersofdestiny

Line up:

Bruce Duff - voce, basso
Ray Violet - chitarra, tastiere
Eric Carlson - chitarra
Dave Kuzma - batteria
















L'altro dischetto, l'ultimo della striminzita discografia dei Jesters of Destiny, è un EP di sole cover: "In a Nostalgic Mood" pubblicato nel 1987 sempre dalla Dimension Records. Al suo interno rifacimenti di brani dei Black Sabbath (Electric Funeral) di Jimi Hendrix (Foxy Lady) della Elastik Band (Spazz) dei Creedence Clearwater Revival (Fortunate Son) e di Little Richard (The Girl Can't Help It). Sicuramente non si tratta di un'opera fondamentale, ma garantisce una ventina di minuti di piacevole ascolto.


giovedì 7 febbraio 2013

D8 Dimension - Octocrura


Octocrura è il primo parto discografico dei D8 Dimension, band livornese dedita a un'originale miscela di alternative metal, industrial, rock ed elettronica. Questo ottimo dischetto è completamente autoprodotto dalla band, ma è importante sottolineare che i suoni sono dannatamente buoni e non hanno niente da invidiare a molte produzioni ben più blasonate; agli arrangiamenti e a ogni particolare è riservata una grande cura. Anche la veste grafica è decisamente riuscita (l'acaro, il grazioso animaletto in copertina mi ricorda qualcosa…). In origine doveva uscire come EP, ma come spesso accade l'appetito vien mangiando, e in sala di registrazione si è trasformato in un mini album con 7 pezzi, tutti di ottima qualità, senza nessun calo di tensione né alcun filler in scaletta.
La musica contenuta nel disco è aggressiva e potente, ma non mancano interessantissimi spunti melodici (veramente ottima la prova del cantante "Tepe") e azzeccatissimi inserti elettronici che impreziosiscono la struttura rocciosa del loro sound. In più di un frangente si viene catapultati, come in una sorta di dimensione parallela, negli anni 90, grazie a qualche sfumatura dal piacevolissimo retrogusto grunge nella voce del bravissimo cantante (mi vengono in mente i My Sister Machine o qualcosa degli Alice in Chains) e al vago sentore delle atmosfere presenti nelle cose migliori dei Nine Inch Nails. Ma si tratta solo di sensazioni, il suono è moderno e attuale e molto metal (le due chitarre e la sezione ritmica svolgono un lavoro egregio) nonché abbastanza personale da non concedere molti punti di riferimento.
Il disco parte subito alla grande con l'entusiasmante VRock, brano dalla forte carica melodica che potrebbe trascinare tutto l'album e i loro autori verso grandi soddisfazioni. Ti entra in testa con prepotenza e non se ne va molto facilmente. In questa traccia c'è tutto il grande potenziale dei D8 Dimension: scelte sonore particolari e ricercate (i synth alieni e le chitarre sono eccezionali) potenza e melodia. Ma il resto della scaletta non è assolutamente da meno, anzi il meglio deve ancora arrivare:  la bellissima Industrial, gli strepitosi intermezzi elettronici della granitica e ottima Inferno, la nevrotica Poison Hamster e la tempesta sonora della conclusiva S.O.M.E. con la sua inquietante coda elettronica.
In conclusione, questo Octocrura è un'autentica sorpresa, un ottimo disco di un'ottima band. Certo che se il rock italiano mantiene le promesse di questi primi vagiti del 2013 (vedi il bellissimo "Occult You" dei Vanity) si prospetta un'ottima annata.
Il disco uscirà ufficialmente il 15 Febbraio, non mancate all'appuntamento. 


Tracklist:

01.VRock
02.Inferno
03.Industrial
04.Octocrura
05.Poisoned Hamster
06.Gunmouth
07.S.O.M.E.

2013 - autoproduzione

voto: 8

Formazione:

Andrea "Tepe" Tempestini - voce
Tyo Crayon - chitarre
Mik Barbieri - chitarre
Leandro "Flame" Risaliti - basso
Michael Mammoli - batteria
Alu.X - synth, samples





Per acquistarne una copia, sia palpabile (cd) sia digitale: