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martedì 13 marzo 2018

Colonnelli - Come Dio Comanda


Dopo la sorpresa data dal primo disco "Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi", pubblicato nel 2015, è il turno del secondo album dei Colonnelli: "Come Dio Comanda - Canzoni di Sangue ad Alti Ottani." Il nuovo disco, anticipato dal singolo omonimo, è sicuramente un bel passo avanti rispetto all'ottimo predecessore. La band di Grosseto ha affilato le proprie armi, la produzione è migliorata notevolmente (nel primo disco il suono della batteria, non proprio eccezionale, penalizzava leggermente il risultato finale) e il suono si è ulteriormente indurito, virando decisamente verso il versante heavy-thrash. I Colonnelli, per chi non lo sapesse, propongono un'originale variante del glorioso thrash metal della Bay Area contaminato e arricchito da un approccio rock e dal cantato in lingua italiana,  atipico ma decisamente azzeccato in questo contesto sonoro. Il risultato è ancora una volta sorprendente. Le 11, anzi 12, canzoni (9 più una breve intro, un riuscitissimo Interludio e la ghost track, inno della band) che compongono "Come Dio Comanda" sono una bella botta di adrenalina, potenti e trascinanti, trasudano odori di benzina, gomma bruciata sull'asfalto e officine meccaniche. Il tutto è avvolto in una coltre dai toni scuri e drammatici ma, al contempo, è reso immediato e facilmente fruibile dall'eccellente utilizzo delle melodie nel nostro idioma. Infatti è proprio il marchio di fabbrica dei Colonnelli, ovvero la fusione della velocità e dalle potenza trita ossa del thrash con la melodia rock italiana, a rendere questo disco come anche il precedente delle vere e proprie bombe ad alto potenziale. Non è facile nel 2018 riuscire a ottenere un proprio suono, immediatamente riconoscibile, al di là delle innegabili influenze. Qui però l'alchimia è perfetta e il risultato non è per niente scontato.
Nella scaletta, compatta e senza alcun calo, spicca la strepitosa cover dei Marlene Kuntz "Festa Mesta" ma i brani originali non sono da meno a partire dalla fragorosa opener "Amleto" sino alle interessantissime variazioni di atmosfera di "Lochness" che chiude il disco con gran dispiego di melodie nei passaggi più lenti e cadenzati per poi accelerare vertiginosamente sino a condurre fuori pista. Prima di far girare nuovamente il disco - o il file - c'è tempo anche per un bel finale a sorpresa con la ghost track.
Da non perdere.


Tracklist:

01.Intro
02.Amleto
03.Come Dio Comanda
04.V.M.18
05.Sangue ad Alti Ottani
06.Demoni e Viscere
07.Il Blues del Macellaio
08.L'impeto del Frastuono
09.Interludio
10.Festa Mesta
11.Lochness

2018 - (R)esisto

Formazione:

Leonardo Colonnelli: voce, chitarra 
Bernardo Grillo: batteria
Andrea Deckard: basso, cori





lunedì 21 dicembre 2015

Colonnelli - Verrà la morte e avrà i tuoi occhi



Ci sono dischi che s'incontrano per caso (be' quasi per caso) e che incuriosiscono già dalla prima occhiata alla copertina; poi, dopo aver dato una sbirciata ai titoli, e infine dopo aver letto qualche riga (Fare rock in Italia è una cosa molto difficile; fare rock duro un vero suicidio. Ecco perché i Colonnelli lo fanno) non si può non venire attratti da un oggetto come questo: il primo album dei Colonnelli "Verrà La Morte E Avrà I Tuoi Occhi", distribuito dall'etichetta indipendente italiana (R)esisto Distribuzione.
Questo disco è stato anticipato dai singoli "Masticacuore" e "Combustione Interna" e dall'EP "Circo Massacro", rilasciati negli ultimi due anni per preparare la strada a "Verrà la Morte."
La band dei Colonnelli è un power trio con sede nella provincia di Grosseto, nascono dalle ceneri della band noise rock Encendedor nel 2012, e nel corso di questi ultimi anni hanno visto un rimaneggiamento della formazione che ha portato alla configurazione attuale con Leo Colonnelli alla voce e chitarra, Bernardo Grillo alla batteria e Andrea Deckard al basso.
Per quanto riguardo il succo, bisogna dire innanzitutto che c'è e non è cosa da poco di questi tempi. I Colonnelli pur avendo ben in mostra notevoli influenze musicali (Metallica, Motorhead e il thrash metal anni 80, tra le altre cose) riescono a tracciare una propria via al rock, mescolando il classico suono Thrash della Bay Area dei tempi d'oro con l'idioma italico, veramente ben gestito e decisamente atipico in questo ambito sonoro. Il risultato finale è una bella serie di 10 tracce (più un breve strumentale che costituisce l'unico momento di quiete in scaletta) potenti e rumorose, veloci e aggressive, ma personalizzate da un uso delle voci riuscitissimo, con melodie catchy e cori trascinanti. Ed è proprio questa l'arma vincente dei Colonnelli: l'azzeccatissimo uso della lingua italiana che conduce a una sorta di interessantissimo ibrido Thrash Metal-Rock-Pop che, di certo, non si sente tutti i giorni. Poi, come ciliegina sulla torta, ci sono anche due cover dei Misfits (Children in Heat e Hybrid Moments) come ghost tracks.
Un album che potrebbe mietere molte vittime tra i nostalgici del caro vecchio thrash, come anche tra chi si sollazza di rock ad alta energia di qualsiasi genere o sotto-genere esso sia. Una bella sorpresa; un gran bel disco.

Tracklist:

01.Il Boccone Amaro
02.Masticacuore
03.Circo Massacro
04.Combustione Interna
05.Magnitudo Dieci
06.Vi Cacceremo Senza Pietà
07.Ero Vestito di Nero
08.Apprendista Suicida
09.Proiettile
10.Scendermo nel Gorgo
11.La Marcia dei Colonnelli 

2015 - (R)esisto Distribuzione

Formazione:

Leo Colonnelli - voce, chitarra
Bernardo Grillo - batteria
Andrea Deckard - basso, cori








lunedì 22 settembre 2014

Iron Reagan - The Tyranny of Will


Con gli Iron Reagan da Richmond, Virginia, si fa un piacevolissimo salto indietro nel tempo, agli anni ottanta, ai tempi in cui il thrash metal divideva gli spartiti con le frange più oltranziste dell'hardcore e metteva a ferro e fuoco gli USA con un mostruoso ibrido violento, politicizzato e senza compromessi. Era il tempo dei D.R.I., Cryptic Slaughter, S.O.D., M.O.D., Nuclear Assault e i primi, grandissimi, Suicidal Tendencies. Era il tempo in cui non era chiaro se l'hardcore più veloce e feroce provenisse dal grembo di nostra signora del Punk o se, invece, fosse un figlio degenerato dell'heavy metal più deviato e rozzo. 
Il thrash - core è sempre stato uno dei sotto-generi più eccitanti e destabilizzanti mai partoriti dall'underground americano, con diversi figli bastardi sparsi in tutto il mondo, tanto che non si è mai estinto. Ne sono prova i Municipal Waste, dai quali provengono Tony Foresta e Landphil Hall, ovvero voce e chitarra degli Iron Reagan, i Toxic Holocaust o i Mortillery.
In questa abominevole creatura il Thrash Metal viene provato di ogni orpello, niente assoli (o quasi) e poche divagazioni iper-tecniche, per essere ridotto a semplice materia prima da plasmare con l'aggiunta dei migliori ingredienti dell'hardcore: velocità. potenza e un limite invalicabile per quanto riguarda la durata. Questa, infatti, varia da pochi secondi (in questo disco la traccia Your Kid's an Asshole dura 12 secondi e Patriotic Shock, 20) sino a un massimo di due minuti o poco più. Con solo qualche rara eccezione: in questo caso la conclusiva Four More Years arriva addirittura a raggiungere i quattro minuti di durata.
In "The Tyranny of Will" sono stipati 24 brani in poco più di mezz'ora e, credetemi, non ci si annoia affatto: si corre ad altissima velocità con ritmi vorticosi, cori potenti, riff micidiali e una grande profusione di energia e adrenalina. Tra tutte queste schegge impazzite spicca la strepitosa In Greed We Trust con il suo coro contagioso, ma il divertimento è assicurato per tutta la durata dell'album.
Forse rispetto ai dischi precedenti si è ridotta lievemente la componente punk ma il risultato è, in ogni caso, eccellente.
Da sistemare accanto ai dischi dei Municipal Waste, Trash Talk, Toxic Holocaust e Off!.

Tracklist:

01.Tyranny of Will
02.I Won't Go
03.Eyeball Gore
04.Close to Toast
05.Bet on Black
06.Miserable Failure
07.The Living Skull
08.In Greed We Trust
09.Glocking Out
10.Rat Shit
11.U Lock the Bike Cop
12.Broken Bottles
13.Bleeding Frenzy
14.Bored to Death
15.Class Holes
16.Obsolete Man
17.Nameless
18.Exit the Game
19.Your Kid's an Asshole
20.Patriotic Shock
21.Bill of Fights
22.Consensual Harassment
23.Just Say Go
24.Four More Years

Bonus Track:
25.The Sentence is Death

Relapse - 2014

Formazione:

Tony Foresta - voce
Landphil Hall - chitarra
Mark Bronzino - chitarra
Rob Skotis - basso
Ryan Parrish - batteria

















lunedì 17 giugno 2013

Mortillery - Origin of Extinction


I thrashers canadesi Mortillery giungono alla seconda prova a lunga distanza, sempre in casa Napalm Records. Qui, già dalla copertina, si respira aria thrash anni 80, speed metal e punk metal come si faceva una volta. Le coordinate musicali sono da ricercarsi soprattutto in una band come i Detente (autori del bellissimo assalto punk-thrash-speed metal di Recognize No Authority nel 1986, anch'essi capitanati da una fanciulla e tutt'ora in attività, pur con una cantante nuova dopo la scomparsa della vocalist originale Dawn Crosby) o i primi Anthrax, Exodus e Metallica, ma anche Zoetrope, Death Angel, Sacrilege, Razor, Accused, Broken Bones ed English Dogs. 
Rispetto al precedente "Murder Death Kill" del 2011 questo nuovo "Origin of Extinction" suona leggermente più pulito, "melodico" e ragionato. Il quintetto canadese ha smussato qualche asperità dovuta alle influenze hardcore punk, pur mantenendo l'approccio aggressivo e la velocità di esecuzione tra le caratteristiche fondamentali della propria musica.
Con questo disco viene a mancare un po' della freschezza del più grezzo predecessore e la "migliore" registrazione fa perdere qualcosa in qualità generale. In ogni caso, però, le soddisfazioni non mancano, ammesso che vi possano interessare questi suoni un po' datati, questa atmosfere e questi temi fuori tempo massimo, ma sempre intriganti e ben più interessanti di tante presunte novità. 
Non sarà un disco originalissimo, loro non saranno dei geni assoluti in ambito musicale, ma Origin of Extinction è un album godibilissimo. 
La voce grintosa e urlata, ma non troppo, della front woman Cara McCutchen impreziosisce piacevolmente tutte le tracce ad iniziare dall'ottima No Way Out, rabbiosa e varia, che segue lo strumentale d'apertura. Il ritmo è veloce e l'energia scorre a fiumi e le due asce svolgono benissimo il proprio compito, ben coadiuvate da una rocciosa sezione ritmica (leggermente penalizzata dalla produzione). La traccia successiva, Cease to Exist, riesce a fare ancora meglio e la temperatura del disco sale notevolmente. Altri brani interessanti in scaletta sono l'ottima F.O.A.D. (che si può sentire e vedere nel video qui sotto) e le veloci Creature Possessor e The Hunter's Liar, in quest'ultima sono presenti aperture melodiche di stampo classic metal molto azzeccate.
Chiudono il disco tre bonus tracks, tutte e tre cover: Evil Invaders dei Razor, Madhouse tratta dal seminale Spreading The Disease degli Anthrax e Angel Witch degli Angel Witch.
Si tratta di tre esecuzioni piacevoli e divertenti che, però, non aggiungono granché in fatto di qualità al disco e non sono assolutamente all'altezza degli originali, ma riescono a coinvolgere lo stesso.
In conclusione: quest'album non è sicuramente un capolavoro, ma si tratta di un buon disco che cresce con gli ascolti e continua ad ammiccare con la sua copertina verde acido-punk sino a quando ti spinge a rificcarlo tra le fauci fameliche del lettore cd.

Tracklist:

01.Battle March
02.No Way Out
03.Cease to Exist
04.Creature Possessor
05.Seen in Death
06.Feed the Fire
07.The Hunter's Liar
08.F.O.A.D.
09.Maniac
10.Sunday Morning Slasher

Bonus tracks:
11.Evil Invaders (Razor)
12.Mad House (Anthrax)
13.Angel Witch (Angel Witch)

Napalm Records - 2013









Formazione:

Cara McCutchen - voce
Alex Scott - chitarra
Alex Gutierrez - chitarra
Miranda Gladeau - basso
Kevin Gaudet - batteria










F.O.A.D.:





















Il primo disco dei Mortillery: Murder Death Kill


mercoledì 13 febbraio 2013

Voivod - Target Earth


Non c'è più la geniale chitarra di Denis "Piggy" D'Amour (R.I.P.) da un bel pezzo, ormai (26 Agosto 2005) ma i Voivod non è che sono qui per detergere il sudore agli alieni, la loro musica è, ancora una volta, grandiosa, urticante, acida, onirica e pericolosa.
Per l'occasione rientra tra le fila della band anche lo storico bassista Jean Yves "Blacky" Thériault alle quattro corde al posto dell'ex Metallica Jason Newsted, e si sente, eccome. Qui la chitarra non è più quella campionata dalle ultime registrazioni lasciate in eredità dal compianto Piggy, c'è un nuovo chitarrista, Dan "Chevy" Mongrain, eccellente strumentista che, però, non si discosta molto da quello fatto dal suo illustre predecessore. Del resto, senza quelle chitarre dissonanti e schizofreniche non sarebbero più i Voivod.
Da sempre la band canadese è stata un passo avanti rispetto agli altri; il loro metal alieno si è evoluto dal thrash tellurico dei primi dischi verso lidi inesplorati, con contaminazioni azzardate che hanno dato vita a un suono avantgarde-progressive-psychedelic metal assolutamente originale e fantascientifico. La loro discografia è colma di capolavori: il primo esplosivo "War and Pain" thrash-speed-punk metal devastante, gli spettacolari "Killing Technology" "Dimension Hatross" e "Nothing Face" tra le cose migliori mai pubblicate in ambito metal e dintorni, ma anche il più melodico e dark "Angel Rat."
Questo "Target Earth" tredicesimo sigillo della loro discografia, ovviamente non poteva e non può essere ai livelli dei gioielli di casa Voivod. Siamo nella stessa zona sonora dei precedenti "Infini" e "Katorz" ovvero un robusto, folle e nevrotico prog metal screziato di thrash, hardcore e psichedelia, e anche in questo caso il risultato è molto buono, forse anche meglio che nei due dischi che lo hanno preceduto. Il disco cresce esponenzialmente con il numero degli ascolti e il lavoro di Blacky, Denis "Snake" Dellanger, Michel "Away" Langevin (che, come al solito si è occupato anche dell'artwork) e del nuovo arrivato Chevy, si rivela degno della loro grandiosa storia.
Non ha senso citare un brano anziché un altro, il livello è più che buono dalla prima all'ultima nota e, come ogni disco dei Voivod, anche Target Earth va ascoltato tutto d'un fiato, senza zapping né interruzioni, altrimenti si ritorna nella dimensione reale, con tutto ciò che questo comporta.
In ogni caso questa è la tracklist:

01.Target Earth
02.Kluskap O'Kom
03.Empathy for the Enemy
04.Machanical Mind
05.Warchaic
06.Resistance
07.Kaleidos
08.Corps Etranger
09.Artefact
10.Defiance

Century Media - 2013

voto: 8












In memory of "Piggy"





Le origini della specie:



Gli altri dischi:


War and Pain - 1984




Rrroooaaarrr - 1986




Killing Technology - 1987




Dimension Hatross - 1988




Nothingface - 1989




Angel Rat - 1991




 The Outer Limits - 1993





Negatron - 1995





Phobos - 1997





Voivod - 2003




Katorz - 2006




Infini - 2009