Il nuovo singolo degli Eradius, Handgun, uscito il 3 aprile di quest'anno. Il duo di Verona, già apparso su queste pagine (il link lo trovate più sotto) propone un potente miscela funk-crossover rock-grunge ad alto voltaggio con l'utilizzo di voce, basso e batteria. L'ideale per ricaricarsi di energia in questo periodo deprimente. Enjoy!
Lasciate ogni speranza o voi che entrate
Bochesmalas
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giovedì 30 aprile 2020
giovedì 27 febbraio 2020
Stolen Apple - Wagon Songs
Si, lo so, avevo promesso di non fare più recensioni su questo blog. Tuttavia ogni tanto qualche eccezione si può fare e poi questa non è che sia proprio una vera recensione, ammesso che ne abbia mai fatto una. Comunque sia "Wagon Songs" è il terzo album della band fiorentina Stolen Apple; segue "When We Rise" pubblicato nel 2015 e l'eccezionale "Trenches" del 2017 (il link della recensione lo trovate più in basso). Che dire, gli Stolen Apple suonano un rock potente e inebriante come ne se ne udiva da tempo, molto personale e variegato. Il disco è intriso di suoni dell'America alternativa degli anni '90, richiami al proto-punk, indie-rock, psychedelic rock e garage. Lungo i solchi di questo disco si avverte un certo aroma non troppo distante da alcune cose dei Radio Birdman, come anche di altre grandi band del passato (se avete una lente di ingrandimento adatta potete trovarvele da soli) ma l'approccio alla materia della band fiorentina è, come dicevo, assolutamente personale e originale, al di là delle innegabili influenze. Soprattutto di questi tempi dove impera la musica di plastica, il grande rock degli Stolen Apple non può lasciare indifferenti. Nel fiume elettrico che scorre tra i solchi c'è spazio anche per un'eccellente ballata ricamata da un'armonica, A Looking Behind Kid, che ha fatto emozionare anche il mio gatto. In conclusione si tratta di un disco da non perdere assolutamente, una delle migliori produzioni musicali di questo travagliato inizio del 2020.
Il disco è disponibile per il pre-order nello spazio bandcamp della band (link più sotto). Sarà presentato il prossimo 29 febbraio a Firenze al "Progresso".
Tracklist:
01.Suicide
02.Renegade Sun (Brexit)
03.It's Up Your Mind
04.Masturbation
05.Out Of Fashion
06.A Looking Behind Kind
07.Tattoo
08.Passion
09.Easier
autoproduzione - 2020
Formazione:
Luca Petrarchi - voce, chitarra, mellotron, organo, synth
Riccardo Dugini - voce, chitarra
Alessandro Pagani - voce, batteria, percussioni, piano
Massimiliano Zatini - voce, basso, armonica
Etichette:
Garage Rock,
indie,
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lunedì 4 marzo 2019
Flease - Incubo
"Incubo" è il primo lavoro della band veronese Flease. Si tratta di 3 tracce costruite su una solida base rock con richiami al grunge di qualche tempo fa, ma con un approccio al passo con i tempi, per niente scontato. Sarà per l'uso dell'idioma italico, per i testi e le melodie decisamente azzeccate ma qui non c'è di che annoiarsi. Il post-grunge/alternative rock dei Flease è ben costruito sul contrasto tra i chitarroni roboanti e i ritmi sostenuti e le linee melodiche dal vago sentore indie/pop. I Flease faranno molta strada. Sono sicuro che ne sentiremo parlare presto, anche - e soprattutto - al di fuori del circuito underground.
Enjoy!
Tracklist:
01.Gli Squali
02.Vertigine
03.Non Sei Qui
2019 EP
Formazione:
Pablo - voce
Didi - chitarre, voce
Mozza - chitarre
Pai - batteria, voce
Nicola - basso
Etichette:
Alternative Rock,
Flease,
Rock,
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martedì 13 marzo 2018
Colonnelli - Come Dio Comanda
Dopo la sorpresa data dal primo disco "Verrà la Morte e Avrà i Tuoi Occhi", pubblicato nel 2015, è il turno del secondo album dei Colonnelli: "Come Dio Comanda - Canzoni di Sangue ad Alti Ottani." Il nuovo disco, anticipato dal singolo omonimo, è sicuramente un bel passo avanti rispetto all'ottimo predecessore. La band di Grosseto ha affilato le proprie armi, la produzione è migliorata notevolmente (nel primo disco il suono della batteria, non proprio eccezionale, penalizzava leggermente il risultato finale) e il suono si è ulteriormente indurito, virando decisamente verso il versante heavy-thrash. I Colonnelli, per chi non lo sapesse, propongono un'originale variante del glorioso thrash metal della Bay Area contaminato e arricchito da un approccio rock e dal cantato in lingua italiana, atipico ma decisamente azzeccato in questo contesto sonoro. Il risultato è ancora una volta sorprendente. Le 11, anzi 12, canzoni (9 più una breve intro, un riuscitissimo Interludio e la ghost track, inno della band) che compongono "Come Dio Comanda" sono una bella botta di adrenalina, potenti e trascinanti, trasudano odori di benzina, gomma bruciata sull'asfalto e officine meccaniche. Il tutto è avvolto in una coltre dai toni scuri e drammatici ma, al contempo, è reso immediato e facilmente fruibile dall'eccellente utilizzo delle melodie nel nostro idioma. Infatti è proprio il marchio di fabbrica dei Colonnelli, ovvero la fusione della velocità e dalle potenza trita ossa del thrash con la melodia rock italiana, a rendere questo disco come anche il precedente delle vere e proprie bombe ad alto potenziale. Non è facile nel 2018 riuscire a ottenere un proprio suono, immediatamente riconoscibile, al di là delle innegabili influenze. Qui però l'alchimia è perfetta e il risultato non è per niente scontato.
Nella scaletta, compatta e senza alcun calo, spicca la strepitosa cover dei Marlene Kuntz "Festa Mesta" ma i brani originali non sono da meno a partire dalla fragorosa opener "Amleto" sino alle interessantissime variazioni di atmosfera di "Lochness" che chiude il disco con gran dispiego di melodie nei passaggi più lenti e cadenzati per poi accelerare vertiginosamente sino a condurre fuori pista. Prima di far girare nuovamente il disco - o il file - c'è tempo anche per un bel finale a sorpresa con la ghost track.
Da non perdere.
Tracklist:
01.Intro
02.Amleto
03.Come Dio Comanda
04.V.M.18
05.Sangue ad Alti Ottani
06.Demoni e Viscere
07.Il Blues del Macellaio
08.L'impeto del Frastuono
09.Interludio
10.Festa Mesta
11.Lochness
2018 - (R)esisto
Formazione:
Leonardo Colonnelli: voce, chitarra
Bernardo Grillo: batteria
Andrea Deckard: basso, cori
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Thrash Metal
venerdì 3 marzo 2017
100 dischi Rock: indie, alternative, new wave, hard rock e pop
Con questo post prende il via una serie di elenchi di dischi che hanno in qualche modo segnato la mia vita sotto tutti i punti di vista. Non è la prima volta che pubblico qualcosa del genere, ma in periodo di crisi di idee e di cervelli in fuga si può anche riciclare. Lo stimolo alla revisione di queste "classifiche" personali mi è stato servito su un piatto d'argento dall'amico Bart (http://dustyroad-federico.blogspot.it) che ha postato una serie incredibile di articoli su grandi dischi del passato. Grazie, Bart...
Chiunque si cibi di pane e sette note ha la propria classifica di dischi preferiti che solitamente differisce completamente da quella del vicino di casa o di divano. Non è facile mettere d'accordo tutti i timpani di casa, figuriamoci tutti i lettori del blog o i semplici passanti che buttano l'orecchio solo per caso. Quindi, sicuramente, in molti non saranno d'accordo sui dischi e band inserite in elenco ma questi, ripeto, sono i miei gusti e contano per quel che sono, né più né meno.
Ho deciso di dividere i dischi in quattro macro categorie: la prima, oggetto di questo post, riguarda il rock alternativo, l'indie, la new wave e certo rock; la seconda il punk e l'hardcore; la terza il metal in tute le sue varianti, e la quarta il post punk e zone limitrofe.
Non è sempre facile etichettare un disco o una band per questa ragione qui troverete suoni diversi e spesso incompatibili tra loro, ma non volevo stilare elenchi su generi di nicchia, sotto generi o scene da microcosmo.
Parlando di rock e dei miei ascolti sul mio divano non si può non iniziare posando la puntina sui dischi di Lou Reed, David Bowie, Led Zeppelin, Who, Neil Young, Pink Floyd, Doors, i Beatles o i Rolling Stones. Niente di particolarmente estremo o alternativo, è vero, ma come si può rimanere impassibili all'ascolto delle note di una "Perfect Day" o di "Comfortably Numb"?
Se gradite qualcosa di più alternativo si può iniziare con la magnifica musica gothic progressiva di "Forever Autumn" della band metal svedese Lake of Tears, oppure con le plumbee sinfonie dei Sopor Aeternus tanto per sviare le indagini.
Fate girare il piatto, mettete in fresco la birra, si parte.
In una classifica alternative/indie non possono mancare i Nirvana, i Pixies, gli Streaming Trees, Nick Cave, The Black Keys, Buffalo Tom, Dream Syndicate, REM o i primi Police. Di certo mancheranno tanti altri, alcuni dei quali sicuramente belli e importanti quanto quelli che trovate qui se non di più. Ma se è vero che i gusti sono gusti e ognuno ha i suoi, è anche vero che la mia memoria non è più quella di una volta e qualcosa mi è scappato di sicuro. Ci sarà magari anche qualche infiltrato che forse non merita di stare qui ma in questo momento questi sono i prescelti.
Ho omesso volutamente le didascalie con i titoli degli album e gli autori confidando però che chi ha ascoltato rock negli ultimi venti, trent'anni non avrà alcuna difficoltà a riconoscerli.
Buon ascolto.
Buon ascolto.
Dei mitici Pixies ho messo solo "Doolitle" per pura pigrizia, perché non avevo a portata di mano le copertine degli altri capolavori, ultimo disco compreso...
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