Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas
Visualizzazione post con etichetta Viking Metal. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viking Metal. Mostra tutti i post

martedì 11 marzo 2014

Kampfar - Djevelmakt


Sono costretto a cospargermi il capo di cenere (o qualsiasi altra cose riteniate opportuno utilizzare) perché i Kampfar sino a oggi non li avevo mai presi in dovuta considerazione. Non so bene per quale motivo; probabilmente solo perché in ambito black mi sono sempre lasciato coinvolgere da altri soggetti quali Mayehm, Darkthrone, Satyricon o Immortal. O forse solo per un insieme di strane congetture del fato o del caso. È anche vero che non si può ascoltare tutta la musica che viene pubblicata nel mondo, soprattutto per chi come me ascolta e si nutre di tanti generi musicali, spesso in assoluta antitesi tra loro. Ma nel caso dei Kampfar, evidentemente, ho commesso un errore imperdonabile perché "Djevelmakt" è un gran bel disco, uno di quelli che fanno scoccare la magica scintilla che ti fa sospendere tutte le altre attività quando la musica si diffonde nell'aria. Quest'album dapprima ti fa abbozzare un sorriso, poi ti spinge ad alzare il volume e, infine, si impone su tutto il resto e ti costringe a occuparti solo delle note imponenti che scaturiscono dalle casse acustiche.
L'ascolto di questo disco mi ha spinto a cercare informazioni e altra musica di questa band, e solo adesso mi rendo conto del culto che si è creato intorno a questi quattro vichinghi. Le cronache narrano di dischi epocali quali l'esordio sulla lunga distanza "Mellom Skogkledde Aaser" o il primo EP omonimo, ma anche "Fra Underverdenen" del 1999 o "Kvass" del 2006. Ma, ripeto, non conosco bene questi dischi. Ne potrò riparlare con cognizione di causa solo tra qualche tempo, quando ne avrò spulciato a dovere i loro solchi.
Nella ricerca mi sono anche reso conto di averli in casa, anche se solo nell'anonimo (e crudele) formato mp3, cosicché non dovrei tardare troppo a recuperare il tempo perduto e potrò, finalmente,  risciacquare i capelli.
"Djevelmakt" è il sesto album della band norvegese e giunge qui tra i comuni mortali a tre anni di distanza dal precedente "Mare." Dal 2010 non c'è più nella formazione uno dei due membri fondatori, Thomas, chitarrista e bassista della band dal lontano 1994 e, pare, anche il maggior artefice delle influenze folk, viking all'interno delle costruzioni sonore dei Kampfar. Il sostituto si chiama Ole Hartvigsen e svolge un lavoro eccellente alla sei corde. Completano la band il leader storico Dolk alla voce, Jon Bakker al basso e Ask Ty alla batteria.
Il disco è suddiviso in otto potenti tracce cantate in norvegese, ad eccezione dell'ultima "Our Hounds, Our Legion" che, come si evince dal titolo, si affida a vocaboli anglosassoni. Il viking-black metal proposto dai Kempfar è potentissimo, oscuro, trascinante, epico, moderno e al contempo debitore del classico black dei tempi d'oro. In linea di massima si viaggia su tempi medi, medio-alti, ma non mancano picchi di violenza pura, trascinati da velocissimi blast beat. In lungo e in largo nella scaletta compaiono ricami folk, pianoforte e tastiera, spettacolari parti orchestrali, e qualche voce pulita che ne arricchiscono l'atmosfera, donando un fascino elegante alle composizioni.
Ci si ritrova nel bel mezzo di un cupo bosco norvegese in pieno inverno, ma non si ha voglia di scappare, nonostante le gelide folate di vento e le creature poco raccomandabili evocate dai nostri.
Le malefiche "Swarm Norvegicus," "Kujon" o "De Dødes Fane" fanno il resto.

Grande album.

Tracklist:

01.Mylder
02.Kujon
03.Blod, Eder Og Galle
04.Swarm Norvegicus
05.Fortapelse
06.De Dødes Fane
07.Svarte Sjelers Salme
08.Our Hounds, Our Legion

2014 - Indie Recordings












mercoledì 18 settembre 2013

Amon Amarth - Deceiver of the Gods


Per gustare appieno un disco degli Amon Amarth è necessario spegnere le luci e immergersi completamente nell'atmosfera di un epico colossal ambientato nella penisola scandinava in pieno medioevo. Con un po' di immaginazione (e magari con l'aiuto di qualche litro di birra o altre sostanze a piacere) ci si può ritrovare nel bel mezzo di una notte buia spazzata dal vento gelido, tra il rumore del metallo battuto dai fabbri, le fiaccole accese e lo scalpitio dei cavalli. Qui si sente il forte odore di terra smossa, sangue, sudore e ferro di una battaglia lontana nel tempo, lassù nel profondo nord…con Odino dalla propria parte, ovviamente.

Lasciando da parte tutte queste cazzate bisogna dire che dopo otto album gli Amon Amarth non possono più inventare nulla, ma lo fanno maledettamente bene; hanno un loro marchio di fabbrica da rispettare e divulgare oltre il regno dei vichinghi, sino alle odiate terre cristiane del sud d'Europa. La loro lunga carriera è stata un continuo crescendo di consensi e vendite che gli ha portati al di fuori dalla nicchia sino al botto di The Crusher e di tutto quello che è venuto successivamente (nel 2009 sono stati eletti miglior band live dalla rivista Metal Hammer Germania). Ora si possono permettere di ingannare gli dei con il loro bellicoso viking-death metal melodico, corposo e convincente come sempre e forse anche più di prima; ora si possono permettere edizioni speciali e ultra speciali con tanto di statue comprese.
Deceiver of the Gods prosegue sulla falsariga dei suoi due ottimi predecessori (Surtur Rising e soprattutto Twilight of the Thunder Gods, uno dei miei preferiti della discografia recente degli Amon). Qui, però, la band di Johan Hegg ha aggiunto ulteriori dosi di heavy metal classico, un suono spettacolare, potente e ricco di dettagli (la produzione è affidata all'esperto Andy Sneap) che forse non aggiungono niente di nuovo, ma rendono il lavoro dei cinque svedesi ancora una volta interessante.
L'inizio, con la title track, è quello classico dei dischi degli Amon Amarth: una gran botta melodic death dal chorus trascinante che da il via alla battaglia nel migliore dei modi possibili. Una canzone epica e aggressiva che lascia subito intendere che cosa ci aspetta nel proseguo dell'album.
La caduta di Loke (il protagonista del disco) viene rappresentata con ottime chitarre dal gusto heavy metal classico e si sostiene su ritmi elevati e tinte forti.
Ma sono molte le frecce nell'arco di quest'album che non presenta nessun punto debole in tutta la scaletta: We Shall Destroy presenta al suo interno un riff incredibilmente preso in prestito dai White Zombie; la strepitosa Hel, malvagia e oscura, ospita la voce del mitico Messiah Marcolin dei Candlemass dei tempi d'oro; Under Siege è epica e melodica ed è impreziosita da un interessante e atipico stacco di basso.

Nel dischetto annesso alla limited edition ci sono quattro ottimi brani, ognuno dei quali ispirato alle sonorità di alcuni grandi gruppi storici della storia del metal: Motorhead, AC/DC, Black Sabbath e Judas Priest.

I guerrieri del nord sono tornati e non si possono ignorare. Come al solito ci si dividerà tra chi rimpiangerà i bei tempi passati e chi si comprerà tutte le edizioni possibili del disco nuovo…Io penso che la verità stia (come quasi sempre) nel bel mezzo: questo forse non è il miglior disco degli Amon Amarth, ma è un lavoro eccellente e dopo oltre vent'anni di onorata carriera non si può chiedere di più a questa grande band.


Tracklist:

01.Deceiver of the Gods
02.As Loke Falls
03.Father of the Wolf
04.Shape Shifter
05.Under Siege
06.Blood Eagle
07.We Shall Destroy
08.Hel
09.Coming of the Tide
10.Warriors of the North

Metal Blade - 2013

Limited Edition 2CD:

disc 2

"Under the Influence" EP
01.Burning Anvil of Steel
02.Satan Rising
03.Snake Eyes
04.Stand Up to Go Down















giovedì 12 settembre 2013

Månegarm - Legions of the North


Legions of the North è il settimo album dei Månegarm da Norrtälje, Svezia. Sono passati ben quattro anni dal precedente disco Nattväsen del 2009 e, nel frattempo, ci sono stati un po' di movimenti nella formazione: il violino di Janne Liljeqvist e il basso di Pierre Wilhelmsson non ci sono più. Erik Grawsiö ora si occupa, oltre che delle vocals, anche delle quattro corde; le asce sono sempre nelle salde mani di Markus Andé e Jonas Almquist,  e la batteria di Grawsiö è passata sotto il controllo del nuovo arrivato Jakob Hallegren. Nel frattempo è sparita anche la storica Regain Records e i nostri vichinghi si sono accasati presso la Napalm Records.
Nei solchi di Legions of the North il flauto non c'è più e il violino e il folk metal fanno solo qualche breve comparsata, come anche le tastiere e una voce femminile (nell'acustica Raadh, posta in chiusura di scaletta). Non mancano, però, gli spunti melodici a impreziosire l'egregio lavoro delle chitarre e alcune linee vocali di contorno e, i pur centellinati passaggi folk-metal, sono decisamente azzeccati. 
Il disco si apre con una gelida e atmosferica intro che precede il primo assalto in scaletta: la titletrack è una botta violentissima a base di viking-black metal che lascia senza fiato (il balzo dalla sedia è assicurato). Questo brano vale da solo l'acquisto dell'album. Ma c'è molto altro in questa cruenta battaglia: la quasi motorheadiana Hordes of Hell con il suo ritornello contagioso; il furioso assalto black di Tor Hjälpe, o ancora la velocissima ed entusiasmante Wake the Gods (presente come bonus track nella versione Digipack) o la feroce Forged in Fire.
Una menzione particolare va a Raadh, la quiete dopo la tempesta. Dolce finale di un album devastante. 

Un bellissimo disco che forma un'eccellente coppia di elmi cornuti con l'ultimo Amon Amarth, Deceiver of the Gods. I Månegarm, in questo caso, ricoprono la parte del guerriero più cattivo e sanguinario.

Tracklist:

01.Arise
02.Legions of the North
03.Eternity Awaits
04.Helvegr
05.Hordes of Hell
06.Tor Hjälpe
07.Wake of the Gods
08.Vigverk
09.Sons of War
10.Echoes from the Past
11.Fallen
12.Forged in Fire
13.Raadh

Napalm Records - 2013