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sabato 18 agosto 2012

Serj Tankian - Harakiri


Il "suicidio onorevole" di Serj Tankian e del nostro pianeta (secondo il cantante americarmeno) capita al momento giusto, prima che l'astinenza dei numerosissimi seguaci dei System Of A Down causasse danni irreparabili. Perché il terzo disco solista (quinto se si considera il progetto etnico Serart in compagnia del musicista armeno Arto Tuncboyaciyan,  e il live con l'orchestra sinfonica alle spalle) del poliedrico artista è insieme al primo stupendo album, Elect The Dead, la cosa più vicina ai suoni e alle atmosfere create dai System, pur essendo profondamente diverso. Qui di etnico, sinfonico o elettronico non c'è molto, o almeno non nella misura alla quale ci stava abituando con le sue ultime opere. Gli undici brani racchiusi in circa 45 minuti di grande musica sono estremamente godibili e molto rock. Lo scheletro che lo sorregge è un robusto hard rock alternativo, screziato di punk, hardcore, indie, un pizzico di spezie jazz, qualche sprazzo di elettronica non eccessivamente invadente e la solita, irresistibile e incontenibile, inventiva. La voce di Tankian continua a essere una delle più originali e interessanti del panorama indipendente mondiale e basterebbe da sola a tirare il disco. Se poi si aggiungono anche una manciata di ottimi brani, il gioco è fatto e questo Harakiri non dovrebbe faticare a sbancare le classifiche indipendenti e non solo. 
Il ritmo sostenuto della traccia di apertura, Cornucopia, già uscita come singolo, mette subito le cose in chiaro e riesce a far capire qual'è lo spessore dell'album. Il riff metal di Figure It Out sfonda una porta già aperta e a questo punto ci si può mettere comodi e tranquilli, niente di indigesto e astruso: si tratta di un ottimo disco rock seppur non privo delle interessantissime bizzarrie tipiche di Tankian. 
La successiva Ching Chime è l'unica traccia dove il rock si mescola (in modo fantastico, tra l'altro) con i suoni etnici di matrice mediorientale. La Butterfly che la segue cambia ancora registro alternando intense parti melodiche con un tiro non molto distante dall'hardcore melodico. Probabilmente la farfalla è dopata. Ma i brani migliori devono ancora arrivare: la stupenda title track vale da sola l'acquisto del disco. Eppure non finisce qui. Il disco continua a crescere con altri gioielli imprevedibili  come la bellissima Occupied Tears, la lenta Deafening Silence che scivola sinuosa su un tappeto elettronico ricamato da una voce femminile. Forget Me Not parte con un carezzevole piano e un ritmo soffuso (stranamente sembra di sentire i Muse, ma la sensazione dura pochi secondi) per poi impennarsi in una cavalcata rockeggiante. Reality Tv parte con un arpeggio di chitarra acustica tinteggiato di umori etnici e il grande rock nel quale giunge a metamorfosi è portatore di un forte impatto epico. La successiva Uneducated Democracy ha, invece, un invidiabile tiro hardcore. Chiude il disco Weave On, anche questa dal forte sapore punk rock.
Da sottolineare il fatto che buona parte del lavoro di composizione dell'album è stato fatto da Serj Tankian con l'ausilio di un iPad... I tempi cambiano.



Tracklist:
01.Cornucopia
02.Figure It Out
03.Ching Chime
04.Butterfly
05.Harakiri
06.Occupied Tears
07.Deafening Silence
08.Forget Me Not
09.Reality TV
10.Uneducated Democracy
11.Weave On

Reprise -Serjcal Strike Records - 2012

voto: 8




















mercoledì 19 ottobre 2011

System of a Down



I System of a Down sono ancora tra noi.
Si sono riformati nel 2011 per una serie di concerti e sono previste delle date anche nel 2012. Questo potrebbe essere un interessante preludio per un nuovo disco...forse.
La band armena/americana è sempre stata una delle più interessanti e originali realtà musicali in ambito alternative metal. Spesso e volentieri sono stati inseriti nel calderone del cosiddetto Nu metal, ma le etichette stanno un po’ strette al gruppo californiano e, d’altronde, non è che hanno mai avuto tantissimo in comune con Linkin Park, Korn o Limp Bizkit, nel loro sound, inoltre, manca la componente hip-hop che caratterizza buona parte del genere. Il loro suono è una particolare combinazione di elementi folk armeni, metal moderno caratterizzato da micidiali stop & go, da assalti sonori violenti e rabbiosi e momenti di quiete di struggente bellezza. La voce funambolica di Serj Tankian e lo speziato impasto sonoro ipercinetico creato da Daron Malkian, Shavo Odadjian e John Dolmayan hanno dato vita a una delle creature musicali più interessanti degli anni Novanta.
4-5 album li hanno proiettati nell’olimpo del rock con oltre 20 milioni di copie vendute.


L’inizio è di quelli con il botto: il primo, omonimo, disco del 1998 nasce con la camicia e trova subito un’adeguata sistemazione nei piani alti delle classifiche. Contiene brani eccellenti come i singoli estratti Sugar, Spiders, o l’iniziale Suite-pee; la versione giapponese è ancora più interessante grazie a due brani aggiunti, tra i quali spicca la bellissima Marmelade.


Nel 2001 è la volta del loro capolavoro: Toxicity, una bomba. La percentuale di melodia cresce esponenzialmente, la carica di adrenalina e le ritmiche atipiche rimangono le stesse, con un ulteriore aggiunta di altri elementi sonori: un pizzico di jazz e fusion, e varie sfumature folk di origine armena. Dentro il disco si trovano gemme preziose come i tre singoli Aerials, Chop Suey! e la title track, e ancora Prison song e Science.


L’anno successivo pubblicarono Steal This Album, composto da brani ripescati dalle b-sides dei singoli, demo e altre rarità.



Nel 2005 è stata la volta del loro lavoro più ambizioso: Mesmerize/Hypnotize, che inizialmente sarebbe dovuto uscire in versione doppio album, ma invece venne pubblicato come due dischi distinti, a distanza di sei mesi l’uno dall’altro.
Hypnotize è l’ultimo lavoro ufficiale degli armeni di Los Angeles. La decisione della band di prendersi qualche anno di pausa suonò nelle orecchie del loro folto pubblico come l’annuncio dello scioglimento, e il silenzio continuò per molti anni.





Nel frattempo Serj Tankian ha pubblicato dei buonissimi lavori da solista, tra i quali spiccano soprattutto il bellissimo Elect the Dead e lo sperimentale progetto Serart, tra world music, jazz, elettronica e sentori d’Armenia, registrato con il musicista armeno Arto Tuncboyacyan, con il quale i System avevano collaborato già dai tempi di Toxicity.


Daron Malakian e John Dolmayan hanno formato gli ottimi Scars on Broadway dei quali è uscito l’omonimo disco d’esordio nel 2008.
Il resto è storia di oggi, alcune date fissate anche nel 2012 e nessun nuovo disco previsto a nome System of a Down.


















Discografia:

System of a Down - 1998
Toxicity - 2001
Steal This Album - 2002
Mesmerize - 2005
Hypnotize - 2005

Serj Tankian:

Serart - 2003
Elect the Dead - 2007
Elect the Dead Symphony - 2010
Imperfect Harmonies - 2010
Imperfect remixes - 2011

Scars on Broadway:

Scars on Broadway - 2008