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Bochesmalas
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domenica 10 agosto 2014

Peter Murphy - Lion


Premetto che quando si parla di Peter Murphy non posso essere imparziale e non ho alcuna intenzione di sforzarmi di esserlo adesso. Non potrei mai non essere generoso con un padre, un fratello maggiore, un amico. I Bauhaus sono stati uno dei mattoni più solidi e importanti per la mia costruzione, crescita e sviluppo, ben più del calcio e delle vitamine. 
Ma devo dire che mr. Murphy fa di tutto per facilitarmi il compito: non ha mai fatto un disco meno che buono nel corso della sua quasi trentennale carriera solista e, anzi, è riuscito a plasmare alcuni gioielli di pura magia sonora come Deep del 1989 e Dust del 2002, ma anche l’eccellente Ninth, pubblicato un paio di anni fa. Quell’ultimo disco saltato fuori dopo 7 anni di silenzio aveva sorpreso un po’ tutti per la gran profusione di elettricità, energia rock e canzoni sempre a fuoco.
Il nuovo Lion non è così immediato come il suo predecessore ma riesce ad andare anche oltre; ha solo bisogno di qualche giro in più sotto il laser del lettore cd.
In queste undici tracce Peter Murphy mischia le carte ancora una volta: dentro si scorge il maestoso gothic rock di altri tempi, qualche accenno darkwave, fiumi di elettronica, electro pop, grandi e maestose aperture sinfoniche, e uno scheletro duro industriale, grazie al tocco di Youth dei Killing Joke, che produce e suona nell’album. Perché la presenza di Youth si fa sentire su tutta la scaletta; tanto che se si è distratti, nei momenti in cui si ferma la meravigliosa ugola di Murphy, si potrebbe anche credere di avere nei timpani un disco dei Killing Joke. Si può avvertire anche "l’influenza" dei Nine Inch Nails dell’amico Reznor, ma lo scambio di cortesie tra i due è sempre stato reciproco. Poi, quando le parole riprendono a sgorgare, con il classico tono basso del vampiro di Northampton, o con un inaspettato (e riuscito) registro alto, i dubbi vengono immediatamente spazzati via: qui c’è solo Peter Murphy.

Il disco si apre con il singolo “Hang Up,” forse la canzone più diretta del disco, ma non la migliore del ricco menù: elettronica, dura e industriale, con il suo ritmo martellante è un antipasto perfetto.
Già con la traccia seguente si può assaporare il primo capolavoro: “I Am My Own Name” nasce in mezzo a profumi ed essenze mediorentali, poi sviluppa una melodia perfetta che si libra su un terreno elettronico.
Il rumore elettronico funge da humus anche per la crescita di “Low Tar Stars.” Qui però il ritmo electro-funk è più sostenuto ed è sorretto da chitarre fragorose.
Dopo tre brani potenti e rumorosi arriva “I’m On Your Side,” una ballata malinconica, dolce e soffusa, con una splendida melodia e i synth ammalianti che scorrono al di sotto.
Non c’è tempo di riprendere fiato che arriva un altro gioiello: “Compression” parte lenta, oscura e notturna, per poi acquisire velocità e spessore con il passare dei secondi.
Con “Holy Clown” e il suo basso ruspante che ne da il via, pare di risentire per un attimo i Bauhaus:  l'atmosfera è quella giusta, gli arrangiamenti pure; con il chorus e le chitarre rockeggianti che subentrano dopo, la canzone muta in un interessante ibrido post-punk pop-rock.
L’ottima “The Rose,” lenta, intensa ed evocativa fa da ponte ad altri due pezzi forti della scaletta: la strepitosa “The Ghost of Shokan Lake” con le sue ombre gotiche e l’anima folk, ed “Eliza,” ritmata, elettrica e contagiosa.
La chiusura dell’album è affidata alla magnifica “Loctaine” e alla maestosa ed epica titletrack.

Qualora non si fosse capito “Lion,” per quanto mi riguarda, è un disco fantastico.


Come se non bastasse tutto questo c’è anche un bonus disc live registrato in occasione del “Mr Moonlight Tour” per festeggiare il trentacinquesimo compleanno dei Bauhaus. 10 brani storici nei quali l’atmosfera magica dei Bauhaus appare e si forma a tratti, evanescente e sfocata, ma quando succede i brividi sono assicurati. In ogni caso con una scaletta del genere è impossibile sbagliare e le soddisfazioni, come anche i colpi di coda della nostalgia, sono assicurati. Non si poteva chiedere niente di meglio.

Tracklist:

01.Hang Up
02.I Am My Own Name
03.Low Tar Stars
04.I'm On Your Side
05.Compression
06.Holy Clown
07.The Rose
08.The Ghost of Shokan Lake
09.Eliza
10.Loctaine
11.Lion

Nettwerk - 2014

Bonus disc:
Moonlight Tour 2013 - Live - 35 Years of Bauhaus

01.Double Dare
02.In The Flat Field
03.A God in An Alcove
04.Silent Hedges
05.The Spy in the Cab
06.Bela Lugosi's Dead
07.The Passion of Lovers
08.Stigmata Martyr
09.Hollow Hills
10.Spirit

Bonus Tracks nella versione in vinile:

- Gabriel
- I Am My Own Name (Youth remix).















giovedì 17 luglio 2014

Socchiuso per ferie...



Come previsto dalla legge e dalle tradizioni popolari tramandate dagli avi, questo blog abbassa la saracinesca in occasione delle tanto agognate ferie estive. Anche questa volta ho ritenuto necessario prendere qualche giorno di pausa e riflessione, sia per ricaricare le batterie esauste sia per risparmiare i lettori da qualche cazzata di troppo, assolutamente inevitabile quando si è "costretti" a scrivere  qualcosa quasi tutti i giorni e quando subentra la stanchezza e le distrazioni subiscono un notevole incremento. Perché un blog, a differenza di altre forme di comunicazione, può continuare a esistere e ad essere aggiornato anche in pieno deserto con l'ausilio di un comune smartphone o di qualche internet point di un paese sperduto. Ma, come dicevo, c'è sempre il rischio di ripetersi e/o di annoiare i pochi lettori che non si sono trasferiti sotto l'ombrellone.
D'altronde sotto il sole cocente l'inchiostro s'inaridisce, la cellule celebrali raggiungono l'ebollizione e le idee evaporano. Quindi la soluzione migliore è sempre quella di staccare la spina anche se la macchina è ancora accesa e il motore gira a pieno regime sotto il cofano rovente. Prima che sia troppo tardi. Prima che accada l'inevitabile.
Nel frattempo il mondiale è finito, la Germania ha conquistato meritatamente il suo quarto titolo e, come sempre accade in questi casi, resta una strana sensazione molto simile a una crisi di astinenza. Manca, e mancherà ancora per un po', il nostro calcio quotidiano, l'attesa e tutto quello che ne costituiva il contorno: chiacchiere, polemiche, emozioni, gioie e delusioni, divani incandescenti e fiumi di birra e rutto libero.
Ma  questo non interessa a tutti, anzi sono sicurissimo che all'ottanta-novanta per cento dei lettori di questo blog non gliene può fregare di meno di palloni, fuori gioco, punizioni, calci di rigore e coppe e coppette.
Per molte persone la fine del mondiale è stata una liberazione ed è giusto così: tutte le cose, belle e brutte, interessanti o trita palle che siano, devono avere una fine in un modo o nell'altro. In questo caso è andata a finire nell'altro, ma chi se ne frega.
Adesso chi può potra' andare a sciacquarsi i testicoli nel bagnasciuga o farsi trasportare dalle nuvole verso qualche meta interessante fuori o dentro i confini nazionali.
Per quanto mi riguarda, questa volta, le idee, la voglia e gli stimoli sono quelli che sono e, molto probabilmente, rimarrò qui tra la polvere delle lettere della tastiera e gli acari del divano. In attesa di tempi migliori. Perciò la chiusura del blog potrebbe variare da 24 ore a 15 giorni; dipenderà dal moto astrale e dalla percentuale di ozono nell'atmosfera... Non ho ancora appeso la tastiera al chiodo...Per ora.
Buone ferie a tutti.

























La Germania campione del mondo 2014:



















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Prossimamente su questi schermi: Peter Murphy "Lion," il nuovo album.







Ora, adesso, in questo momento, in diretta, la versione 3.0 di Virgin Forest: