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mercoledì 25 settembre 2019

The Cramps - Psychedelic Jungle

  



Era il lontano 1981 quando questo disco vide la luce. Il parto avvenne dopo un album monumentale come il magnifico debutto “Songs The Lord Taught Us,” non un primogenito qualunque. Da quel momento in poi tutto quello che venne prodotto dai Cramps ha sempre dovuto fare i conti con l’ingombrante ombra di quel disco. Un po’ come avvenne con il primo lavoro dei Ramones e in una moltitudine di altri casi. Del resto il pubblico underground era ed è tuttora molto esigente, ben di più di quello che possa sembrare a chi vive e si nutre più su nello skyline del rock.
Il primo album, e prima di esso gli strepitosi singoli “The Way I Walk” e “Human Fly,” avevano aperto a spallate una porta ancora chiusa. I Cramps avevano dato vita a una nuova forma musicale che sfruttava la nuova onda del punk, la sua urgenza e la sua carica di violenza, ma al contempo riesumava tutta una serie di brani e suoni oscuri e dimenticati risalenti agli anni 50 e 60, rockabilly, rock’n’roll e country. Nasceva così lo psychobilly per mano di due folli collezionisti di vinile raro di band ancora più rare. Erick Purkhiser in arte Lux Interior e Kristy Wallace (Poison Ivy Rorschach) si incontrarono in California, a Sacramento, dove si formò l’embrione dei Cramps, ma è tra i vicoli fumosi di New York nel 1975 che il pargolo emise i primi vagiti. In quei tempi la città viveva nel pieno il fervore della scena punk rock che si stava diffondendo come un’infezione incontrollabile a partire da un piccolo locale in Bowery Street, nel Lower East Side di Manhattan: il mitico CBGB’s. 
Per intenderci da quelle parti stavano venendo fuori entità come Patty Smith, Television, Suicide e Ramones e l’elettricità saturava l’aria.
Ma la band di Lux Interior si muoveva su territori più oscuri e malsani con un pericoloso cocktail a base di B movies, erotismo, voodoo e horror.
Erano talmente avanti rispetto ai tempi che in molti, anche all’interno della stessa scena, non li capirono. Vennero rivalutati e inseriti nel grande libro della storia del rock solo molti anni dopo, quando la rincorsa del calendario incontrò e riconobbe finalmente la genialità della band americana. Erano soprattutto le devastanti esibizioni live a sconvolgere il pubblico, come avvenne in Italia in occasione del tour di spalla ai Police nel 1980, quando suonarono sotto una pioggia di sputi e bottiglie. Lux Interior era un animale da palcoscenico come pochi altri, forse solo il maestro Iggy Pop in passato poteva avere una carica simile.
Con la morte del frontman, il 4 febbraio del 2009, si è chiusa una delle pagine più avvincenti del rock indipendente. I Cramps hanno lasciato alla storia una serie di dischi fenomenali e indimenticabili come la già citata opera prima del 1980, “A Date With Elvis” del 1986, la raccolta dei primi singoli “Gravest Hits” del ’79, “Big Beat From Badsville” del ’97, l’ultimo sigillo “Fiends of Dope Island”, pubblicato nel 2003, e appunto “Psychedelic Jungle.”
In questo album, proseguendo sulla scia del primo capitolo, si alternano brani autografi e cover senza che l’atmosfera che si respira tra i solchi ne risenta in alcun modo. Le canzoni originali convivono a meraviglia con i rifacimenti di piccoli-grandi classici sotterranei come se provenissero dalla stessa penna. Il vibrante rock’n’roll sporco, polveroso e a tratti lugubre della band scorre come un fiume in piena in tutta la scaletta senza lasciare un attimo di tregua.
Nella formazione del 1981 non c’è più il misterioso Bryan Gregory che abbandona la band per dedicarsi anima e corpo alle sue torbide passioni quali l’occultismo, il satanismo e l’eroina. Il suo posto alla chitarra venne affidato all’ex Gun Club Kid Congo Powers. Completano la formazione la batteria minimale di Nick Knox e, ovviamente, la voce di Lux Interior e la chitarra sensuale di Poison Ivy.
Questi solchi sono intrisi di un’atmosfera che sa di muffa, polvere, ruggine e muschio. I fantasmi del passato aleggiano su ogni nota, ma lo fanno con rumore di catene e urla belluine.
Il sipario si apre con il ritmo giusto e la melodia malsana di Greenfuz e il disco decolla tra i vapori acidi liberati da Goo Goo Muck e lo scarno e irresistibile rockabilly di Rockin’ Bones. In questo trittico d’apertura c’è l’essenza stessa del suono dei Cramps: tamburi tribali, ritmi peccaminosi, una chitarra fuzz che ruggisce sullo sfondo, e gli arpeggi della solista che dettano la melodia all’ugola immensa del compianto Lux. La materia sonora è in perenne movimento, raccogliendo nel suo sinuoso cammino scorie psichedeliche, rumore, vapori alcolici, punk e rockabilly.
Dopo il terzo bicchierino d’assenzio arrivano le tenebrose Voodoo Idol e Primitive a incrementare la sensazione di pericolosa oscurità del disco e subito prende vita l’immagine del retro copertina con candelabri accesi, odore d’incenso e sostanze stupefacenti, e bambole voodoo trafitte da lunghi spilloni. Chiudono la magnifica prima facciata le urla di Caveman e il tiro schiaccia ossa di The Crusher. Per quanto mi riguarda questa serie di sette canzoni è quanto di meglio sia mai stato assemblato nel campo del nuovo rock o new wave che dir si voglia. Il manifesto psychobilly definitivo, pur essendo molto più vario e ricco di sfumature rispetto a quello che questo genere è diventato in seguito. D’altronde dall’immenso e impagabile lavoro svolto dalla premiata ditta Lux Interior-Poison Ivy sono venuti fuori altri mostri oltre allo psycho più “puro.” Dall’enciclopedia assemblata dalla band newyorkese è derivato anche certo rock indipendente legato alla tradizione musicale americana con l’attitudine punk, una fetta della grande torta Horror punk e alcune frange di tessuto post punk più legate al rock’n’roll primitivo. Ma è tutto il rock in generale ad aver attinto alla fonte dei Cramps e tuttora la materia è ancora viva.
La seconda facciata (scusate ma sono affezionato al caro vecchio vinile) pur tenendo altissimo il tasso di qualità, a mio parere non raggiunge le stesse vette della prima parte. Ma ci sono comunque una serie di gemme che brillano di luce propria come l’oscura e martellante Under The Wires, la scarna Don’t Eat Stuff Off The Sidewalk, l’irresistibile Can’t Find My Mind o la suadente melodia del classico - rivisto e corretto - Green Door che chiude il lavoro nel miglior modo possibile e lascia quel non so che, un’acquolina in bocca, un retrogusto dolce-amaro, che spinge, come se si fosse sotto ipnosi, a riposizionare la puntina sul primo solco.
Da ascoltare al massimo volume possibile, vicini permettendo…


sabato 2 luglio 2011

The Cramps

Mentre su New York calavano le prime ombre della sera, nel lontano 1975... Lux Interior e Poison Ivy formarono i Cramps.
Gli ingredienti della strana miscela sonora erano principalmente tre: il rockabilly anni '50, il nascente punk rock e la passione per i B-movies horror e fantascientifici.
Il loro punkabilly, condito e arricchito dalla rivisitazione di oscuri brani degli anni '50 e '60, ha creato un nuovo mostro, un nuovo sotto-genere musicale, strettamente imparentato con il punk rock, eppure diverso:
lo psychobilly (vedi: http://bochesmalas.blogspot.com/2011/06/psycho.html).
Hanno cambiato formazione spesso e praticamente gli unici due elementi sempre presenti e insostituibili sono i due fondatori. Sono da ricordare comunque la formazione del primo periodo, sino all'album di esordio: Lux Interior voce, Poison Ivy chitarra, Bryan Gregory chitarra, Nick Knox alla batteria; e la formazione del secondo disco a lunga durata con la sostituzione del folle Gregory da parte di KId Congo Powers ex chitarrista dei Gun Club.
I Cramps non avevano bassista, se non nel periodo più recente...ma la formula chimica originale non ne prevedeva l'utilizzo.

Questo misero post, come al solito di poche parole perché le chiacchiere annoiano, vuole essere un umile omaggio per uno dei gruppi più importanti e sottovalutati della storia della musica rock e, soprattutto, un omaggio alla memoria di Lux Interior (R.I.P.) uno dei più grandi frontman che hanno mai calcato i palchi del pianeta terra.





Gravest Hits Ep del 1979:




Songs the Lord taught us del 1980:




Psychedelic jungle del 1981:




Smell of female mini-LP dal vivo del 1983, composto esclusivamente da inediti:




Off the bone, raccolta del 1983 che contiene il materiale dell'introvabile Gravest Hits:




A date with Elvis del 1986:




RockinnReelinAucklandNewZelandXXX, live del 1987:




Stay sick! del 1990:




Look mom, no head! del 1991:




Falmejob del 1994:




Big beat from Badsville del 1997:




Fiends of dope island del 2003, praticamente l'ultimo album ufficiale:




How to make a monster, raccolta d'inediti del 2004:






 Una raccolta per farsi un'idea sul loro folle mondo sonoro: Bad music for bad people del 1984




Alcuni degli innumerevoli singoli ed Ep pubblicati nel corso della carriera e qualche foto:















Le raccolte dei brani "coverizzati" dai Cramps, qui in versione originale.
Songs The Cramps taught us, in 3 volumi:






Altre foto e dischi:












Il 4 febbraio del 2009  la morte di Lux Interior mette fine alla storia dei Cramps.
Amen.

giovedì 27 gennaio 2011

The Cramps "Psychedelic Jungle" 1981 I.R.S. Records


                        http://www.filestube.com/70bc62dd56fa85c203e9/go.html


01. Greenfuz
02. Goo Goo Muck
03. Rockin' Bones
04. Voodoo Idol
05. Primitive
06. Caveman
07. The Crusher
08. Don't Eat Stuff off the Sidewalk
09. Can't Find My Mind
10. Jungle Hop
11. The Natives Are Restless
12. Under the Wires
13. Beautiful Gardens
14. Green Door