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Bochesmalas
Visualizzazione post con etichetta synth punk. Mostra tutti i post
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mercoledì 9 agosto 2017

Sextile - Albeit Living


Dopo lo splendido esordio "A Thousand Hands", disco dell'anno di antblog nel 2015, è il turno del secondo capitolo della discografia dei Sextile, anche questo pubblicato dalla Felte Records. "Albeit Living" parte subito con il piede giusto grazie ai tamburi arrembanti e ai synth da combattimento di One of This e a questo punto questa specie di recensione potrebbe chiudersi qui. Disco da fare proprio ora e subito, senza alcun dubbio e senza indugi. A costo di rubarlo da qualche parte. E il bello è che il garage rock di Who Killed Six o il seguente assalto industrial-elettronico di Ripped non fanno altro che "peggiorare" la situazione. "Albeit Living" quando parte non lo si ferma più. Il potente impatto di queste tracce, a base di post punk d'annata, rock'n'roll, surf, punk ed elettronica non lo si tiene a bada facilmente. Perché i Sextile sanno dosare maledettamente bene le inevitabili influenze (PIL, Suicide, Devo, Wire, Cabaret Voltaire, Cramps, anni 80 e 90, noise e industrial) con un gusto personale unico e raro nel panorama underground moderno. Riescono ad appropriarsi del passato e a plasmarlo a propria immagine e somiglianza come se fosse la cosa più naturale del mondo. Suoni moderni all'aroma anni 80.
Manco a farlo apposta questo è uno dei più seri candidati al primo posto della classifica dei dischi migliori dell'anno per quanto riguarda questo 2017 bollente. Una gran riserva di energia che può ritornare utile nei momenti di fiacca dovuti ai 40 gradi di questi giorni. È impossibile non ricaricarsi dopo l'ascolto di una Sterilized o di Crisis.
Gran bel disco...

Tracklist:

01.One Of This
02.Who Killed Six
03.Ripped
04.Floored
05.Mental
06.Sterilized
07.Das Cat
08.Situations
09.Crisis
10.AVC

2017 - Felte

venerdì 30 dicembre 2016

Duchess Says - Sciences Nouvelles


Come sempre accade da queste parti a fine dicembre le ultime recensioni sono riservate ai migliori dischi dell'anno, quando mi dedico a smaltire gli arretrati prima dei botti di fine anno. Non fa eccezione questo disco, trovato per caso tra le pile di file non ancora aperti.
Science Nouvelles è il titolo del nuovo album dei Duchess Says, band di Montreal in attività dal 2003. Questo disco è stato preceduto dagli album "In A Fung Day T!", pubblicato nel 2011, e "Anthologie Des 3 Prechoirs" del 2008. Questi due primi dischi non li conosco (cercherò di rimediare al più presto possibile) ma ho avuto la fortuna di sentire questo nuovo. Perché trattasi di un album assolutamente micidiale, una bella botta per svegliarsi e, soprattutto, per digerire tutti i pasti extra large di queste feste. I quattro canadesi del Quebec offrono come digestivo un superbo concentrato di electro punk che profuma di 77 e anni 80 ma possiede un piglio moderno e sperimentale niente affatto male.
Con un largo uso di tastiere e l'apporto fondamentale della keytar (la tastiera da spalla, come una chitarra), ritmi sintetici, chitarre distorte e un'inventiva fuori dal comune, piazzano 10 tracce bellissime tra le quali spiccano le atmosfere cangianti, elettriche e oscure, quasi dark punk di Negative Thoughts,  la notturna I'm an Idea, puro post punk carico di tensione e sospinto da un ritmo entusiasmante, il furioso assalto hardcore punk di Pink Coffin, piacevolmente sporcato da rumori molesti, le due splendide Inertia poste in apertura, caratterizzate da un'andatura new wave-no wave-electro a dir poco stupefacente, e le contorsioni sperimentali e abrasive della traccia di chiusura The Family Physicians.
In conclusione, nonostante le coraggiose e riuscitissime scelte sperimentali che corrono lungo tutta la scaletta, e soprattutto nelle due tracce strumentali Poubelle e Talk in Shapes, il disco si fa ascoltare che è un piacere, un gran piacere.
Da collocare tra i migliori dischi del 2016.

Tracklist:

01.Inertia
02.Inertia part II
03.I Repeat Myself
04.Negative Thoughts
05.Poubelle
06.Travaillez
07.Talk In Shapes
08.I'm An idea
09.Pink Coffin
10.The Family Physicians 



mercoledì 28 dicembre 2016

Lost System - No Meaning No Culture


I Lost System provengono da Grand Rapids nel Michigan, sono in quattro: Michael McFarlane, voce, Matthew Maier, tastiere, Michael Houseman, batteria, e Adam Niemara al basso. Questo "No Meaning No Culture" è il loro disco di debutto. Si tratta di un EP, o meglio un Mini-Lp con 7 tracce, pubblicato in formato digitale e su cassetta dalla Chromatin Records.
È uno degli ultimi botti di questo fine anno, un disco assolutamente splendido che staziona perennemente nel mio stereo tra un'abbuffata e l'altra di queste feste infinite. Sette tracce fantastiche a base di post punk vibrante e dinamico che si snoda su un tappeto elettronico particolarmente azzeccato. Si respira aria buona da queste parti; il fiume in piena di synth punk accompagna le eccellenti architetture melodiche e i ritmi quasi sempre tirati che hanno il sapore del meglio del post punk d'epoca, della darkwave e della new wave degli 80's come anche dell'elettronica moderna. Non ci sono chitarre in questi solchi ma non se ne sente la mancanza, l'energia e l'impeto non mancano affatto e i suoni sono una meraviglia. Poi la grandiosa voce indolente e ispiratissima di McFarlane chiude il cerchio splendidamente.
Graditissima sorpresa. Assolutamente raccomandato.

Tracklist:

01.Medical Study
02.No Regrets
03.Discipline
04.Lost System
05.Exit Strategy
06.False Companion
07.Future Shock

2016 - Chromatin Records



martedì 25 ottobre 2016

Frustration - Empires of Shame


Ancora non riesco a capire come abbiano fatto a sfuggire alle mie orecchie questi Frustration. Ed effettivamente è frustrante passare ore, giorni, mesi e anni a setacciare l'underground come un segugio dopato e nonostante questo impiegare una decina d'anni per scoprire una band non più giovanissima. I Frustration non sono in giro da qualche giorno sono anni che calcano la scena in quel di Parigi, ma sono giunti ai miei timpani solo adesso in occasione della pubblicazione del loro capolavoro assoluto: questo "Empires of Shame" fresco di stampa.
Devo dire subito che se è vero che si tratta del loro disco migliore è altrettanto vero che quest'album è una delle cose migliori udite nel corso di quest'annata.
La band si muove tra le ombre del post punk d'annata (Warsaw, Wire, The Fall, tanto per citare loro stessi) senza però fare la solita copia in ciclostile. I Frustration hanno personalità, inventiva e tante frecce al proprio arco. Pescano dalla new wave, dalla coldwave, dal synth punk, dagli anni 80 come dal presente e lo fanno dannatamente bene. La traccia "Arrows of Arrogance" addirittura si tinge meravigliosamente di neo folk.
Grande disco, grande band.



Tracklist:

01.Dreams, Laws, Rights and Duties
02.Just Wanna Hide
03.Excess
04.Empires of Shame
05.Arrows of Arrogance
06.Mother Earth in Rags
07.Cause You Run Away
08.Even With The Pills
09.Minimal Wife
10.No Place

2016 - Born Bad Records


sabato 16 aprile 2016

Pop.1280 - Paradise


Dopo due album stratosferici (The Horror e Imps of Perversion) i Pop.1280 salgono sino al paradiso con il terzo lavoro, ancora una volta a cura della Sacred Bones.
Rispetto alle delizie sonore dei precedenti capitoli la band newyorkese si diverte a complicare ulteriormente i propri spartiti, spostando il baricentro sulla componente industrial-elettronica con gran dispiego di synth e samples.
Tra i solchi di "Paradise" si respira un'aria malsana, cupa e opprimente ma, al contempo, elettrica ed elettrizzante. Perché se da un lato i quattro della grande mela hanno leggermente sfumato la componente post-punk-new wave-garage in favore di un impatto a volte non troppo distante alla techno-Ebm, dall'altro l'anima selvaggia e aggressiva del loro sound scorre ancora come un fiume in piena. Nel loro sound è ancora ben presente l'ossatura noise-industrial che farà apprezzare il lavoro dei 1280 abitanti dai nostalgici di Jesus Lizard, Cop Shot Cop, Big Black e compagnia urticante. Come anche troverà pane per i propri denti chi si nutre dei vecchi dischi dei DAF, Suicide o Cabaret Voltaire, ovvero tutto ciò che è nato agli albori dei primi amplessi tra punk ed elettronica. Ma nel disco c'è molto di più: c'è il dark ambient della titletrack, l'inquietante nenia post-industriale "Rain Song", sporcata da rumori e un leggero soffio esotico, l'elettro-rock di "The Last Undertaker" che, come un coitus interruptus, pare decollare da un momento all'altro e non giunge mai a conclusione, ma lo fa in modo meraviglioso. Chiude il disco il deflagrante synth-punk di Kingdom Come, epica e marziale, condotta all'attacco dalle urla di Chris Bug.
Ma la sua parte migliore "Paradise" è la prima, con i cinque proiettili sparati in apertura a partire dal primo Pyramids on Mars, brano oscuro e gotico che sanguina come uno dei gioielli dei Bauhaus dei primi dischi, sino alla nevrotica ed elettrica USS ISS.

Eccellente.

Tracklist:

01.Pyramids on Mars
02.Phantom Freighter
03.In Silico
04.Chromidia
05.USS ISS
06.Paradise
07.Rain Song
08.The Last Undertaker
09.Kingdom Come

2016 - Sacred Bones Records








martedì 12 aprile 2016

Bestial Mouths - Heartless


Il nuovo album dei Bestial Mouths è stato a lungo uno degli oggetti più attesi e desiderati di questa prima parte del 2016, ma solo chi li conosce può sapere perché. Ora finalmente la nuova creatura della band di Los Angeles si è materializzata in un bel vinile trasparente e in versione digipack a cura della Cleopatra Records.
"Heartless" riprende il discorso lasciato con il succulento antipasto offerto dal singolo "Down To The Bones" sul finire dell'anno scorso. In queste nuove 10 tracce la ciurma guidata dalla carismatica Lynette Cerezo riesce ancora una volta a superarsi, affinando ulteriormente la già rodatissima e irresistibile macchina sonica che aveva dato alla luce l'eccellente l'album omonimo del 2013, lo split con i Deathday, l'album d'esordio "Hissing Veil" e una svariata serie di leccornie sotto formato di singoli, live e remix.
Ancora una volta la magnifica voce di Lynette guida e ipnotizza l'ascoltatore un viaggio in territori oscuri e pericolosi, sospinta da suoni potentissimi, originali ed eccitanti come pochi altri. Nella musica dei Bestial Mouths convivono splendidamente la ruvida maestosità industriale, scorie post-punk, new/no wave, gothic rock, sperimentazione, power electronics e una buona dose di fascinosa follia. Del resto, con quella voce che sta nel bel mezzo tra Diamanda Galas e Siouxsie Sioux, la Cerezo potrebbe fare di tutto e i torridi synths di Myrich e Aldena la seguono magnificamente in ogni sua fuga, anche nel più terribile girone infernale.
Anche in questo disco, come è solita fare spesso, la band riprende alcuni brani dai lavori precedenti (Ceased, Earth e Faceless da "Bestial Mouths" e i due brani del singolo "Down To The Bones) riadattandoli magicamente alla nuova atmosfera di "Heartless."
Ma anche se le nuove versioni sono ancora meglio di quelle precedentemente pubblicate, sono soprattuto le tracce nuove di zecca a funzionare alla grande come la doppietta piazzata in apertura con "Greyed" e "Heartless" o la bellissima "White Eyes" che chiude nel migliore dei modi l'album.


Tracklist:

01.Greyed
02.Heartless
03.Small Prey
04.Faceless
05.Ceased
06.Down To The Bones
07.Earth
08.Worn Skin
09.Being Boiled
10.White Eyes

2016 - Cleopatra Records










domenica 19 luglio 2015

Broken Prayer - Misanthropocentric AKA Droid's Blood


I Broken Prayer stavolta hanno superato loro stessi con questo "Misanthropocentric aka Droid's Blood" nuovo di zecca. Il secondo full lenght della band di Chicago ti esplode tra le mani, o meglio nei timpani, con un fragore inaspettato e un'energia incontenibile. Dopo l'ottimo album omonimo del 2012, che aveva ben impressionato pubblico e critica, ora sono riusciti a rendere ancora più allettante la loro proposta musicale grazie a qualche leggera smussatura di qualche angolo e una serie di canzoni decisamente a fuoco. Per quanto siano, forse, ancora più potenti, veloci e incazzati di prima.
La musica di casa Broken Prayer è un inebriante cocktail a base di hardcore, synth punk, punk rock, garage e noise. I cinque dell'Illinois, come dicevo, sono riusciti a mettere insieme l'anima sperimentale con la velocità dell'hardcore senza perdere un briciolo di potenza e senza tralasciare anche l'aspetto melodico (come nelle ottime Summer With Insomnia e Clean). In qualche occasione le tastiere e il gran ritmo punk si sposano a meraviglia con un'atmosfera oscura come accade in The Men Behind The Mask. In altri brani come Colors, White Children, Kid e Good Dudes ha la meglio l'approccio synth punk dall'ascendente noise, e con un vago e piacevole retrogusto di punk '77, con risultati strepitosi. Ma quando pigiano sull'acceleratore della loro potentissima macchina hardcore, originale e devastante come poche altre, come in Growing Up Problems o More Violence non ce n'è per nessuno. Su tutte però spiccano i due succitati brani caratterizzati da una riuscita componente melodica: l'assalto d-beat contaminato di noise di Clean, attraversata da scarica elettriche e rumore come se i Discharge avessero un coito con i Jesus Lizard; e l'irresistibile rullo compressore di Summer With Insomnia.
Un gran bel disco dal forte sapore underground.


Tracklist:

01.Kid
02.Lesson
03.Pigeon
04.Clean
05.Colors
06.Good Dudes
07.Blood Suckers
08.Grown Up Problems
09.White Children
10.More Violence
11.Summer With Insomnia 
12.The Man Behind The Mask

2015 - Sorry State Records