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Bochesmalas

venerdì 8 gennaio 2016

Top Ten 2015


1.SEXTILE - A THOUSAND HANDS

Del disco dell'anno di questo blog ho già parlato in lungo e in largo su queste pagine, sino allo sfinimento di lettori e ascoltatori a tutte le latitudini, ma ora che ho deciso di dare un ulteriore piccolo spazio alla Top Ten del 2015 non si può non iniziare dal vincitore.

Il disco d'esordio dei Sextile è una bomba che richiede solo un po' di tempo per deflagrare, giusto un paio di ascolti. Ma quando esplode e il suo contenuto tossico entra in circolo dispensa grandi soddisfazioni all'ascolto. 
La miscela sonica di questa giovane band di Los Angeles parte da una solida base post punk sulla quale si sviluppano altre tossine in un contesto originale, oscuro e affascinante. In questo innesto spiccano i synth, l'elettronica e i rumori di origine industriale, qualche traccia surf, la no wave della grande mela e un ottimo gusto sperimentale che fa sfuggire dalla banalità ogni composizione.
In scaletta si alternano brani disturbanti come "Truth and Perception", splendidi ibridi surf-goth-post punk come "Flesh", sonorità affini all'ambient come nelle brevi "Romance"e "Introvert", a brani tirati sospinti dalla furia punk come nel singolo "Can't Take it". Ma il meglio arriva nella seconda parte del disco con una splendida sequenza di brani micidiali all'insegna di un post punk sinuoso e oscuro: "Mind's Youth", "Shattered Faith", le meravigliose "Into The Unknown" e "Vision of You". In ogni caso non finisce qui, perché è tutto il disco che gira che è una meraviglia: la lite track che apre le danze è quanto di meglio si sia sentito negli ultimi anni nel pur ricchissimo panorama post punk di questi ultimi anni.
In conclusione "A Thousand Hands" è un'opera eccellente, una delle tante perle dello scrigno dell'etichetta californiana Felte (Soviet Soviet, Gold Class, Ritual Howls, Eeras, tra gli altri). 

2.SIEVEHEAD - INTO THE BLUE

I Sievehead provengono da Sheffield, dalla scena che si è creata intorno al locale The Lughole, un luogo autogestito dove le band nascono, crescono e si sviluppano in puro stile DIY, come tutto ciò che è punk o nasce dal punk dovrebbe sempre essere. "Into The Blue" è il primo lavoro a lunga durata della band inglese e segue l'ottima demo su cassetta dell'anno scorso e un 7 pollici edito dall'etichetta del Lughole, Kids of the Lughole. Il nuovo album per ora è disponibile solo come digital download nel loro spazio Bandcamp, ma presto sarà disponibile in versione vinile grazie alle etichette Evil Hoodoo Records e Milk Run Records. Il giorno previsto dell'uscita dovrebbe essere il 5 dicembre e questa, credetemi, è una data da tenere bene a mente perché "Into The Blue" è un gran bel disco, per quanto mi riguarda uno dei migliori in assoluto tra quelli usciti quest'anno.
I tre del South Yorkshire hanno tra le mani quanto di meglio si possa sentire in ambito punk e post punk di questi tempi. Le otto tracce di quest'album sono potenti, veloci e aggressive, e al contempo malinconiche, cupe e oscure, come si conviene a chi tratta questo genere, con un occhio al glorioso passato dei grandi del post punk e uno ai tempi attuali. Le chitarre si fanno sentire con grande personalità, il basso pompa alla grande, accompagnato da una batteria potente ed efficace e dall'ottima voce che chiude il cerchio alla perfezione, se di perfezione si può parlare in un disco orgogliosamente e profondamente punk "Do It Yourself."
I ritmi sono quasi sempre elevati (No Grapes, Dream Snatchers, Weakend), in più di una circostanza si fa un tuffo negli 80's con qualche scoria ereditata dai Joy Division o dai Bauhaus (vedi l'attacco di Try The Mirror). Ma è tutta la scaletta ad essere entusiasmante ed estremamente coinvolgente, con l'apice di una perla come "Hoax", una canzone difficile da togliere dalla testa. 
Se a suo tempo vi erano piaciuti i primi Iceage o, più recentemente, gli Eagulls, i Sievehead fanno sicuramente al caso vostro.

3.DIÄT - POSITIVE ENERGY

Dopo tre 7 pollici e un paio di demo su cassetta i Diät rilasciano il primo album, ancora una volta con il marchio della Iron Lung Records di Seattle. Il nuovo disco, intitolato "Positive Energy", contiene 8 tracce che non mancheranno di suscitare entusiasmo tra chi, come me, vive di pane, post punk e new wave. Infatti la band berlinese riesce a rendere attuali e credibili i suoni derivati dall'evoluzione del punk inglese subito dopo l'esplosione del 77. In questi ultimi anni sono state veramente tante le nuove band che si ispirano in qualche modo a queste sonorità basti pensare agli Iceage, Sievehead, Ceremony, O.Children, Cold Waste, Savages, Soviet Soviet, Moth, Total Control, Underpass, Autobhan, Eagulls, Dark Blue, Holograms, Hygiene, Institute, Lower, Population, Lunch e innumerevoli altri. In effetti sono forse troppe le band che prendono spunto dal post punk inglese dei tempi d'oro, come se non bastasse già il cosiddetto "Post Punk Revival" esploso qualche anno fa grazie a Editors, Interpol, White Lies,e compagnia, peraltro ottime band. Ma se quella variante ha avuto il merito di servire il piatto a (relativamente) grandi masse e quindi ha fatto in modo che si diffondesse il verbo, la versione più pura, dura e underground del genere è quella che ha dato i frutti più succulenti, perché le band succitate hanno sfornato grandi dischi e "Positive Energy" è senza alcun dubbio da annoverare tra questi. 
Ma ritornando alla nuova inaspettata fioritura post punk c'è da dire che ognuna delle nuove band che rientrano in qualche modo in questo affascinante sotto-genere lo fa prendendo spunti diversi dal passato (Joy Division, Cure, Killing Joke, The Sound, Chameleons, Uk Decay, Crisis, PIL, Wire, Death in June o Blitz della seconda parte della carriera, tra gli altri) e quasi sempre inserendo elementi moderni, spunti personali e/o percentuali variabili di punk. Quasi sempre, infatti, il post punk del 2015 è più aggressivo e spigoloso, e spesso frutto di un approccio DIY, rispetto a quanto si poteva ascoltare qualche anno fa. In definitiva il post punk è ritornato nell'ambiente naturale che più gli si addice, ovvero l'underground e questa è senza dubbio un'ottima notizia, perché in questo genere e a queste atmosfere non si addiceva affatto il mondo patinato del mainstream.
Intanto, mentre "Positive Energy" viene arato a ripetizione dalla puntina del mio giradischi e punta a scalare la classifica dei migliori dischi di fine anno, vorrei aggiungere solo che canzoni come "Nausea", "Nightmare", "Hurricane" o "Schadenfreude" sono una delizia per i sensi. La musica di questi solchi, pur diversa e assolutamente non priva di personalità, ricrea in modo in modo incredibile l'atmosfera, la tensione e l'urgenza del miglior post punk d'epoca. Sembra di rivivere le stesse sensazioni che provavo allora quando ascoltavo "Script of the Bridge", "Pink Flag", "Warsaw" o "Jeopardy", forse anche a causa della nebbia autunnale là fuori in questa sera fredda e buia.
Comunque sia, lasciando da parte le memorie malinconiche di un "vecchio" rincoglionito, questo dei Diät è un gran bel disco. Vivamente consigliato ai nostalgici e non solo.

4.CEREMONY - THE L-SHAPED MAN

I Ceremony sono una band californiana di grande esperienza con ben quattro album sulle spalle, oltre a questo nuovissimo "The L-Shaped Man". Si hanno costruito una solida reputazione nella scena hardcore con un suono dirompente e potentissimo e una discografia di tutto rispetto, ma già nel precedente disco "Zoo", il primo su Matador, lasciavano trasparire quella che sarebbe stata la loro sorprendente trasformazione che caratterizza il nuovo album. Perché la bestia incontrollabile, la ferocia e il violentissimo assalto sonico, hanno subito una magnifica mutazione in queste nuove undici tracce e l'hardcore punk è sfumato in un favoloso post punk, puro quanto originale. Un passo coraggioso, un salto al di là della barricata che lascia senza fiato per lo spessore della proposta e la qualità di ogni singola composizione. Perché loro già facevano ottima musica, avevano un buon seguito e un futuro assicurato, eppure hanno deciso di mischiare le carte e avviare una nuova partita.
Il fatto che abbiano vinto anche questa sfida lascia intendere la grande qualità di questi cinque musicisti di Rohnert Park. La musica che sgorga in questi solchi, sospinta da un potentissimo basso, è ammaliante ed entusiasmante, quanto inaspettata. La potenza ereditata dal passato hardcore traspare ancora in più di un'occasione, sia nell'approccio vocale sia nell'energia sprigionata dalla band (vedi Root of the World). In altre occasioni appare l'ombra di Ian Curtis (The Party, Exit Fears) in una selva di percussioni, ma è un'apparizione affatto scomoda, anzi molto utile all'economia del disco, grazie alle numerose sfaccettature e qualche piacevole richiamo alla storia del genere, o meglio, del sotto-genere. Ed essendo il post-punk, appunto, un sotto-genere, un derivato, lo spazio di manovra è limitato e il "pericolo"  di riportare in vita una sequenza di note, un'atmosfera o un fantasma, è inevitabile. Ma non è detto che questo sia un male, anzi, Ross Farrar è un ottimo esorcista, e riesce a piegare al suo volere i fantasmi del passato con un utilizzo strepitoso della sua ugola, sin dalla partenza folgorante con Exit Fears fino alla chiusura del disco con la stupenda The Understanding.

5.APATHETICS - MY LIFE IS AMAZING

Gli Apathetics sono una giovane band di Helsinki con all'attivo uno split in formato 7 pollici in compagnia dei Cold Institution, pubblicato l'anno scorso, e questo "My Life Is Amazing", fresco di stampa. 
Il primo album della band finlandese è uno di quei dischi per cui vale ancora la pena di cercare nuove band e nuova musica nell'affollatissimo panorama underground. Perché le soddisfazioni dall'ascolto di queste otto tracce sono garantite.
I cinque, Johanna alla voce, Jare al basso e seconda voce, Alisa alle chitarre, Miju al synth e Jussi alla batteria, sono riusciti a dare una bella rinfrescata a dei suoni che hanno oltre trent'anni sul groppone. L'incandescente miscela che viene fuori da queste canzoni parte dal post punk per poi giungere a un eccellente risultato finale dove il punk rock s'incontra con la new wave, la dark wave e svariate suggestioni estrapolate dagli ultimi trent'anni di musica alternativa. Fin qui, si direbbe, niente di nuovo o di particolarmente intrigante. Invece no, gli Apathetics ci mettono tanta farina dal proprio sacco, per rinvigorire la loro personale via al dark-punk o al post punk degli anni 10, da rendere assolutamente irresistibile la loro musica. 
La struttura sonora è robusta, decisamente punk, i ritmi sono quasi sempre sostenuti e accompagnati da grande energia, con adeguate distorsioni e riff riuscitissimi, bassi roboanti, una batteria incalzante, ottime parti di tastiera  mai troppo invadenti e la splendida voce di Johanna sugli scudi.
In buona sostanza il fiore all'occhiello di questo disco è proprio l'ugola della fanciulla dietro al microfono e la capacità della band di tessere melodie avvincenti, oltre a una bella serie di ottime canzoni.
Infatti qui ci sono otto canzoni-otto potenziali singoli da sparare a volume sostenuto e, magari, anche da canticchiare sotto la doccia. 
M non è facile tenere fermi i piedi durante l'ascolto, quindi occhio alla saponetta.

Il disco per ora è disponibile solo in digital download nel loro spazio bandcamp (trovate il link e l'apposito player più sotto) o in versione tour tape per chi ha la fortuna di assistere a un loro concerto. Entro quest'anno, però, dovrebbe uscire anche la versione in vinile a cura delle etichette Bad Hair Life e Brown Records.

6.THE DEVIL & THE UNIVERSE - BENEDICERE

Dopo due album magnifici, :Imprint Daath: del 2013 e Haunted Summer del 2014, entrambi pubblicati dalla Aufnahme + Wiedergabe, e svariati EP, gli austriaci The Devil & The Universe si sono accasati presso l'intraprendente etichetta italiana Rustblade Records. Dopo la collaborazione con un loro remix per la ristampa della colonna sonora di Demoni di Claudio Simonetti ora è la volta del nuovo album, Benedicere, il terzo sigillo di casa The Devil & The Universe.
Questa misteriosa creatura sonora nasce dalla passione per l'occultismo, l'esoterismo e la musica oscura. Il nome del progetto viene fuori dalla combinazione di due carte estratte del mazzo di 78 tarocchi come quello utilizzato dal celebre occultista Aleister Crowley, appunto il diavolo e l'universo.
Ma tralasciando il particolarissimo processo creativo che ha portato alla nascita di questa strana entità sonora e alla costruzione delle loro architetture sonore, i The Devil & The Universe rientrano in qualche modo, giusto per semplificare, nell'ambito darkwave. Ma nella loro musica c'è molto di più: dark ambient, ritual music, industrial, post punk, elettronica, la colonna sonora del cinema della mente, ghost wave, o goat wave come la definiscono loro, anche se è difficile prescindere dall'aspetto soprannaturale per riuscire a definire correttamente la loro musica già di per sé indefinibile.
Con il nuovo "Benedicere", fresco di stampa, la band viennese si è tuffata a capofitto nei misteri del misticismo cristiano dopo aver visitato alcuni luoghi di culto oggetto di pellegrinaggi di massa come ad esempio Lourdes. In questo disco hanno rispolverato i misteri e il culto legati alla Vergine Maria e altri aspetti misteriosi della religione, non necessariamente coerenti con la linea ufficiale del Vaticano, presumo.
Infatti nel nuovo album il loro particolare sound tra ambient, cold e minimal wave, dark e synth pop si fonde con la musica sacra e il misticismo religioso, da sempre fonte infinita ed estremamente fascinosa dalla quale hanno attinto diverse band, con approcci differenti, soprattutto in ambito extreme e black metal. Ma loro lo fanno in modo diverso, più profondo, intenso e forse anche più credibile, a dirla tutta.
In ogni caso, che sia stato l'arcangelo Gabriele, il seme di Giuseppe o chissà cos'altro a far si che nascesse Gesù, Benedicere è un album grandioso, magnifico come e più dei suoi predecessori. Un disco intriso di magia, esoterismo, fascino e misticismo, ma soprattutto di grande musica. Ad essere onesti devo dire che la musica di The Devil & The Universe probabilmente non è adatta a tutti, non è facile, e forse adesso a causa di questo inaspettato e incredibile viaggio nei misteri del cristianesimo lo è ancora meno. Ma, per chi come me ha consumato a forza di ascolti gli album precedenti di questi folli "caproni" austriaci,  questo disco è un acquisto obbligato. Per quanto mi riguarda trattasi di uno dei dischi più attesi dell'anno e devo dire che non delude affatto le aspettative, anzi va ben oltre.
L'ascolto di quest'album è un'esperienza che lascia il segno, che non può lasciare indifferenti. Potente,  maestoso, evocativo e intrigante come pochi altri suoni disponibili su questo mondo in questo momento.

7.INSTITUTE - CATHARSIS

Il primo album degli Institute era uno degli oggetti più attesi dell'anno per quanto mi riguarda; ora finalmente si è materializzato grazie alla mitica Sacred Bones Records. "Catharsis" mantiene le promesse coltivate e nutrite con i precedenti lavori a breve durata: il demo del 2013, il 7 pollici "Giddy Boys" e l'ep in formato 12 pollici "Salt" pubblicati entrambi nel 2014. 
La band di Austin (Texas) offre ancora una volta quanto di meglio si può sentire in ambito punk-post punk di questi tempi con un scaletta perfetta composta da 10 tracce sporche, grezze, ruvide e potenti, assolutamente irresistibili.
Le coordinate sonore sono da ricercare nel vecchio anarcho-punk dei Crass e Crisis, nel post punk più ruvido dei primi dischi dei Wire e Fall, nel punk del 77, ma non mancano riferimenti al kraut rock, ai Velvet Underground e la proto-punk, come anche accenni psichedelici e un'attitudine garage punk. Giusto per dare qualche vago riferimento, perché gli Institute di personalità ne hanno da vendere.
Questo non è un disco facile; per intenderci non ci sono riferimenti ai joy Division o al pop-post punk revival degli Editors, White Lies e affini: qui il punk impregna ogni solco, i testi non sono melanconici o poetici: sono incazzati, politicizzati e abrasivi come le note che li accompagnano. Insomma niente che può fare gola alle classifiche, gli Institute non hanno il vestito buono adatto alle riviste patinate, qui c'è solo ottima musica fieramente underground. Del resto un brano come il contorto e nevrotico "Christian Right" che si sviluppa in 8 minuti e passa non possiede nessuna caratteristica adatta per apparire carino e piacevole alle masse.

8.THEN COMES SILENCE - NYCTOPHILIAN

La crescita degli svedesi Then Comes Silence è stata addirittura impressionante: il primo album omonimo, pubblicato nel 2012, era un ottimo disco che si lasciava ascoltare volentieri; il secondo "II", pubblicato l'anno successivo era, a dir poco, sorprendente per qualità, personalità e messa a fuoco della materia sonora, ma con questo "Nyctophilian"Alex, Seth, Karl e Jens riescono a fare miracoli.
La musica contenuta in questo disco (vinile e compact disc insieme, in un'unica confezione) parte dal classico post punk europeo verniciato di fresco (e moderno) ma nel suo sviluppo acquisisce elementi indie-shoegaze, goth e rock psichedelico, elettronica e geniali spunti sperimentali.
Il tutto è sorretto da una struttura potente e rumorosa con una robusta sezione ritmica e un gran lavoro delle chitarre quasi sempre aggressive e "cattive" al punto giusto.
Il trittico d'apertura, "Strangers", "She Loves The Night" e "A Living Soul Should Know" è entusiasmante, il loro psyche-goth-gaze, veloce, trascinante, distorto e ammaliante, raggiunge l'apice del gothic rock di questi ultimi anni.
Nel proseguo dell'ascolto viene fuori il post punk sospinto a gran velocità di "Spinning Faster" e, subito dopo, viene fuori anche la forte personalità della band di Stoccolma con un approccio più sperimentale e azzardato, come nella sbilenca e sintetica "Feed The Beast". Ancora l'elettronica sporca piacevolmente la successiva "Demon's Nest", psichedelica e acida. Con "Animals" invece, il ritmo riprende quota e si fa difficoltà a tenere fermo il piede e anche la seguente, splendida, "Death Rides", che prosegue sulla stessa linea, dispiegando la sua carica melodica su una sezione ritmica tellurica, ti si ficca in testa come un tarlo e non ti lascia più.
"Wendy" è un breve strumentale tenebroso e gelido, con il vento che l'attraversa e una serie di rumori inquietanti per tenere alta la tensione. Funge da antipasto per il gran finale affidato alla meraviglia oscura "Everywhere and in my head" e alla potente e fragorosa "All Strange" che ha il compito di sferrare l'ultimo calcio sui timpani.
Il rock si è riappropriato del suo lato oscuro.

9.LAKES - ARMS IN TWILIGHT

Lakes è il nome del progetto sotto il quale si cela Sean Bailey, poli-strumentista, mente e unico membro di questa oscura entità con sede a Melbourne, in Australia. Il nuovo album, disponibile dal 22 dicembre 2015, è pubblicato dall'etichetta svedese Beläten.
"Arms in Twilight" prosegue il cammino intrapreso con i due dischi precedenti "Winters Blade" e, soprattutto, il magnifico "Blood of the Grove" del 2013, quando il neo folk originale dei primi lavori ha iniziato a essere "sporcato" da massicce dosi di post-punk; il suono è divenuto più ruvido pur non allontanassi troppo dal fascinoso climax neo folk e senza rinunciare alle immancabili chitarre acustiche.
Tanto per capire quale è l'habitat sonoro in cui si muove la creatura di Sean Bailey potrebbero andare bene come punti di riferimento i primi Death in June dei capolavori "The Guilty Have No Pride" e "Burial", ma anche i Cult of Youth, per restare in tempi più recenti. Infatti in queste 8 splendide tracce che compongono la scaletta di "Arms in Twilight" le atmosfere neo-folk e post-apocalittiche, e le ritmiche marziali, sono sporcate da un approccio più energetico, le chitarre acustiche spesso s'infiammano e il ritmo spesso si fa sostenuto, al limite del dark punk (se solo ci fosse il distorsore acceso). 
In ogni caso è difficile sentire qualcosa di più conturbante e fascinoso di quanto offre questo magnifico album; queste otto gemme oscure sono qui per restarci a lungo.
Sicuramente "Arms in Twilight" come il suo predecessore (e insieme alla discografia dei Cult of Youth, ovviamente) rappresenta la naturale evoluzione del neo folk: suoni al passo con i tempi pur senza dimenticare la "tradizione" e, soprattutto, senza risalire di un solo centimetro dal più profondo underground.

10.TERRIBLE FEELINGS - TREMORS

Esce in questi giorni il secondo album dei Terrible Feelings, dopo l'eccellente "Shadows" del 2012 già recensito su queste pagine e già consumato a forza di giri ripetuti sul mio piatto. I tre svedesi si affidano allo stesso pool di etichette per questo nuovo "Tremors" che promette di fare faville anche grazie a un'ottima produzione e a una manciata di brani (12 anche questa volta) che proseguono sulla stessa scia del predecessore. 
Come dicevo i suoni sono ancora più corposi e meglio definiti, la splendida voce di Manuela Iwansson è in grandissima forma e il risultato non può essere che eccellente come c'era da aspettarsi, d'altronde. I tre di Malmö ci sanno fare come pochi di questi tempi con le melodie contagiose e con il ritmo sostenuto, e oltretutto l'amicizia, i tour e le varie collaborazioni con un altro grande della scena svedese, Robert Hurula, si fa sentire. Infatti questo disco forma un'accoppiata irresistibile con l'ultimo parto di Hurula (Vi Är Människorna... dell'anno scorso). 
Rispetto a "Shadows" nel nuovo disco i Terrible Feelings spingono ancora di più il piede sull'acceleratore e la percentuale di Punk nella loro miscela garage-power pop è ulteriormente aumentata, pur senza togliere spazio alla melodia che rappresenta sempre il cardine attorno a cui si sviluppano i loro suoni. Forse rispetto al disco precedente qui è più sfumata la leggera patina oscura e vagamente gotica che velava gradevolmente le loro composizioni, ma il risultato finale non ne risente affatto. Quando le canzoni ci sono (Down The Road, Black Water, Demon Tonight, Vulture's Lament, Bastard Child...) si possono spostare note, umori e sensazioni a piacere ma il risultato resta invariato. 
La succitata "Bastard Child" con un leggero tocco country-Morricone-psychedelic, e una spruzzata di new wave nelle incursioni delle tastiere, riesce a cogliere nel segno. Il rock'n'roll leggermente malinconico di "Even Mothers" è in grado di far muovere anche le mummie come fanno al meglio anche la splendida "Cold Eyes" che apre le danze, l'irresistibile garage punk di "Black Water" o il torrido punk rock di "Sin City". L'unica pausa significativa nel gran fracasso di tamburi roboanti e chitarroni fumanti e affidata alla magnifica "Down The Road", ballatona intensa e dolce.
In definitiva "Tremors" piacerà a tutti coloro che hanno apprezzato il disco precedente o quelli di Hurula e Masshysteri, ma anche a chi richiede alla musica un buon tasso melodico e un'anima rock; chi ascolta punk, power pop o l'indie rock più chitarristico e rumoroso, troverà pane per i propri denti in queste dodici canzoni. 





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