Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas

mercoledì 11 ottobre 2023

La strage degli innocenti...

 


Neonati decapitati, bambini giustiziati, donne anziane seviziate e uccise in diretta Facebook e ogni altro gesto di bestialità impossibile anche solo da immaginare, neanche nei meandri più reconditi dell'inferno. Questo è Hamas, questo è quello che vuole il popolo palestinese, se non tutto sicuramente la larga maggioranza.
L'ultra-violenza dei fondamentalisti islamici non si ferma davanti a niente, non conosce pietà, non ha valori né nessun interesse, a parte il Corano e la distruzione di Israele.
Ora, come ampiamente previsto - sta già correndo ed è in fase di sorpasso rispetto ai morti d'Israele - sta crescendo lo sdegno internazionale per i bombardamenti israeliani su Gaza e quindi sui cosiddetti civili palestinesi, come se fosse facile distinguere i "civili" dai "militari" che tali poi non sono; come se fosse facile evitare di colpire mercati, ospedali, scuole o asili, dato che proprio lì che Hamas piazza le rampe per i missili e nasconde i propri miliziani. La strategia come sempre funziona: si attacca, si stupra, si tortura e si uccide, quindi si scappa, ci si nasconde dentro gli obiettivi "intoccabili" e sicuri per poi fingere di piangere i bambini morti a favore di telecamera per commuovere gli occidentali e aizzare i musulmani di tutto il mondo. La verità è che, come sempre, ai fondamentalisti islamici se muoiono dieci, cento, mille bambini palestinesi non gliene può fregare di meno, diversamente non li userebbero come scudi umani, come invece hanno sempre fatto.
Non vorrei essere frainteso: civili, donne, bambini, vecchi e malati palestinesi vanno salvati attraverso corridoi umanitari e con tutto l'aiuto possibile. Tuttavia ritengo sia ben diverso un bambino palestinese che purtroppo muore per effetto di una bomba israeliana, perché Hamas gli ha messo i missili sopra casa sua, rispetto a un bambino ebreo che muore perché uno gli taglia la gola intenzionalmente, davanti ai genitori, guardandolo negli occhi e sentendo le sue urla. È vero che i morti sono tutti uguali e soprattutto quando muoiono degli innocenti dispiace sempre, ma il problema è che sia i morti di una parte sia quelli dall'altra hanno un unico responsabile: Hamas.
Israele può solo bombardare e in una seconda fase invadere Gaza per provare a liberare gli ostaggi e rispondere al massacro dei fondamentalisti. Non ha altra scelta, non c'è una seconda opzione. Hamas e i palestinesi invece ne avevano eccome di opzioni alternative alla feroce strage in territorio israeliano e a tutto quello che ne consegue.
Poi, riallacciandomi in qualche modo al mio precedente post, c'è una domanda che come un tarlo mi rode dentro da un po': siamo sicuri che se al posto di Israele - quindi degli ebrei - ci fosse uno stato musulmano che avesse fatto le stesse identiche cose, la causa del popolo palestinese interesserebbe davvero a qualcuno? Ci sarebbero lo stesso le manifestazioni in piazza e le bandiere palestinesi al vento?
Secondo me, assolutamente no. Se non ci fosse il gene antisemita nazi-comunista che fa sentire la sua presenza in tutta Europa, nessuno qui da noi direbbe una parola in difesa della Palestina o anche di Hamas (come invece sta accadendo adesso in qualche nostro liceo).

In ogni caso, nausea a parte, questa guerra di Hamas purtroppo può fare anche gli interessi di Putin. Il mondo si sta già stancando della guerra in Ucraina e delle sofferenze di quel popolo e già da un bel pezzo non si vogliono dare più armi per la difesa: ha iniziato una parte della sinistra italiana, quella più estrema, hanno seguito i 5 stelle e ora la "noia bellica" sta arrivando anche in altri paesi, America inclusa. In questo contesto non esaltante (anche se UE e USA distribuiscono ancora qualche proiettile alla resistenza ucraina) c'è il rischio che le faccende mediorientali distolgano completamente l'attenzione dall'Ucraina. Eppure anche lì si muore ancora...





lunedì 9 ottobre 2023

Hamas, il sangue, la violenza e dio...

 


Non bastava l'assurda guerra di Putin o le stragi di donne e manifestanti in quella cloaca maxima che è diventato l'Iran, ora ci sono anche le orde bestiali di Hamas e la loro violenza brutale a palesarsi in grande stile. Il braccio armato (probabilmente dal succitato Iran) del popolo palestinese si è dimostrato ancora una volta feroce come e peggio delle bande di invasati acefali dell'Isis. La genetica è la stessa, la sete di sangue in nome di un presunto dio è la medesima. Al grido di Allahu Akbar hanno distrutto, sgozzato e ucciso centinaia di civili inermi, accanendosi anche e soprattutto su donne, ragazzi, bambini, anziani e invalidi, e anche sui cadaveri, sempre in nome del loro benamato dio. Una vicenda terrificante condita da immagini devastanti e abominevoli che ha reso insonni le notti degli israeliani come di tante persone in tutto il mondo. Tante si, ma come sempre accade in questi casi, non tutte. Ancora di più delle vicende russe nella martoriata Ucraina anche in questa terribile nuova guerra ci sono tante, tantissime, persone che giustificano gli attacchi terroristici o addirittura festeggiano. E purtroppo questi soggetti che si sollazzano nel sangue ebraico non si trovano esclusivamente in alcuni paesi arabi che sguazzano nel fondamentalismo islamico, anzi ce ne sono migliaia e migliaia in Europa, nel mondo occidentale e soprattutto in Italia, sia tra chi ha simpatie di destra sia - soprattutto, purtroppo - chi tende a sinistra. Come con Putin, su cui aleggia ancora il grande spirito intoccabile del vecchio comunismo e dell'Unione Sovietica che dona immunità a prescindere, tutto ciò che riguarda la Palestina e il popolo palestinese è intoccabile più di qualsiasi altra cosa. Non importa se in buona parte si tratta di fondamentalisti islamici, di terroristi senza pietà o spietati assassini, quello che conta è che facciano del male agli ebrei e possibilmente distruggano lo stato di Israele. Hanno ragione i palestinesi. Punto e basta. Come nelle vicende ucraine, a parte le giuste condanne da parte degli stati democratici, non si è visto granché nelle piazze. Ma sono convinto che basteranno poche altre decine di morti palestinesi perché la gente - quella gente - esca fuori a manifestare dissenso e magari a bruciare qualche bandiera israeliana o anche americana, perché no. Resta un mistero questa passione morbosa verso quelle terre lontane ma non troppo, come resta un mistero che si giustifichino stragi (e ce ne sono state veramente tante da parte palestinese, anche qui in Italia) e non solo: le bandiere palestinesi sono ormai più di quelle italiane a sventolare il 25 aprile e il fatto che non c'entrino assolutamente niente, eppure ci siano, è un altro mistero. Non so se il tutto nasca da un profondo e atavico antisemitismo che scorre ancora oggi come un fiume in piena e va a bagnare e impregnare nel profondo sia la sponda destra sia quella sinistra. Forse siamo tutti nazi-comunisti e anche un tantino simpatizzanti del terrore in nome di Allah. Qualcuno asserisce che l'amore profondo e incondizionato per i palestinesi nasca dall'oppressione israeliana e quindi dalla sofferenza di questo popolo a cui è stata sottratta la terra. Però c'è qualcosa che non torna, ci sono altri popoli, altre terre invase e anche dei veri e propri genocidi che non interessano a nessuno. Non ho mia sentito proteste vibranti né visto bandiere al vento per quanto succede ed è successo in passato in molti stati africani, né per quanto combinano gli Ayatollah in Iran o quanto combinato dai turchi verso il popolo curdo. Ci sono decine e decine di esempi, dal genocidio armeno ai massacri russi. Eppure non frega un cazzo a nessuno; la Palestina pare che sia la nostra seconda patria e Israele quindi è il nostro nemico. Perciò i pacifisti, quegli stessi che vogliono togliere le armi agli ucraini - e sotto sotto tifano davvero per Putin - scenderanno in piazza in nome del popolo palestinese, forse anche in nome di Allah (anche se questo aspetto, quello della religione e del fondamentalismo islamico, viene sempre occultato e rimpiazzato da altri termini più consoni alle lotte barricadere dei compagni occidentali come libertà, rivolta e altre cazzate), ma mai per Israele.
Comunque, considerazioni sull'Occidente malato a parte, in questa terribile storia la speranza è che gli israeliani riescano a liberare il prima possibile tutti i 100 ostaggi nelle mani di questi animali sanguinari, la loro sorte a mio avviso è peggiore di quella dei morti. Occorre fare presto: i miliziani di Hamas non sono esseri umani.

Per il resto c'è da dire che ovviamente non tutti i palestinesi sono uguali; c'è sicuramente tanta brava gente che soffre a Gaza e che magari non condivide le idee fondamentaliste, ma non sono sicuro che siano più la maggioranza, ormai. Hamas, con le sue bestie col kalasnikov e il corano sotto braccio, penso che rappresenti la gran parte dei palestinesi, sicuramente molto di più di Abu Mazen e di quello che resta dell'OLP. Per quanto mi riguarda, invece, Gaza può anche bruciare...

domenica 8 ottobre 2023

La Dinamo perde anche la seconda...

 


In questi momenti terribili è difficile parlare di basket e di sport in generale, ma la vita deve andare avanti in ogni caso. La Dinamo-Banco di Sardegna era partita male alla prima di campionato, bastonata in casa da una sorprendete Gevi Napoli. Poi c'è stata la gara di mezzogiorno di Napoli contro Milano e in molti hanno tirato un sospiro di sollievo perché i campani hanno bastonato anche i primi della classe e quindi, in qualche modo, si poteva giustificare quella prestazione sconcertante un po' con le assenze e un po' per l'effettivo grande valore della formazione partenopea. Stasera era previsto il riscatto contro la modesta neo promossa Cremona degli ex Cavina (ex coach a Sassari per pochi mesi prima dell'arrivo di Bucchi) e soprattutto del grande Trevor Lacey. Purtroppo proprio quest'ultimo è stato protagonista della seconda batosta della stagione con 16 punti. La Dinamo ha resistito un tempo grazie a un ottimo e indomito Stefano Gentile, al graditissimo ritorno di Charalampopoulos e al solito Diop. Per il resto, anche questa volta, c'è stato poco altro: qualcosa a sprazzi da parte di Whittaker e Cappelletti, ma niente di eccezionale. Infatti la seconda del girone di andata finisce 86 a 74 in favore di Cremona e stavolta anche senza tante attenuanti. Cremona ha meritato di vincere e la Dinamo - a differenza di quanto ipotizzato o sperato in campagna acquisti, anche da me - in questo momento non pare attrezzata per fare un campionato da protagonista. È anche vero che le numerose assenze (Tyree e Raspino ancora fermi) e due o tre elementi fermi da troppo tempo e poco allenati, compreso il nuovo arrivato McKinnie non ancora ben inserito, non hanno permesso di mostrare la vera faccia di questa Dinamo 2023-2024, ma ad essere obiettivi sembrerebbe che questa squadra possa competere al massimo con squadre come la succitata Cremona, ma solo quando sarà al completo, evidentemente. Spero di sbagliarmi, ma quest'anno sembra che ci sia da soffrire più del previsto...

In ogni caso Forza Dinamo!!!

martedì 3 ottobre 2023

Dinamo Sassari: la Prima al PalaSerradimigni...

 


Parte il campionato LBA 2023-2024 con tanti buoni propositi, ma anche tantissime assenze a cominciare dal mitico Bendzius sino ai nuovi - o quasi -  Tyree, Charalampouolos e Raspino. Dopo un pre-campionato complicato principalmente a causa delle suddette essenze e quindi con l'impossibilità di svolgere allenamenti con il roster al completo, la Prima del girone di andata ha riservato una brutta sorpresa alla Dinamo-Banco di Sardegna, per giunta tra le mura quasi inespugnabili del proprio fortino. Al PalaSerradimigni va in scena un dramma in quattro atti (o meglio in due, dato che già all'intervallo lungo la partita sembrava già finita) con protagonista indiscusso il Napoli. Eppure la squadra campana aveva saltato parte del pre-campionato previsto e arrivava da un lungo stop senza partite. Nonostante questo la Gevi, al confronto della banda sassarese, è parsa una squadra fenomenale, coesa come fossero un tutt'uno, quasi non fosse solo la prima di campionato. Sei uomini in doppia cifra con oltre il 53% da oltre l'arco contro il misero 37% della Dinamo. La gara è finita con un terribile 111 a 90 che poteva essere ben più ampio; probabilmente il risultato peggiore rimediato dalla Dinamo in casa in 14 anni di Serie A. Pur con tutte le attenuanti dovute alle numerose assenze e all'arrivo da sole poche ore del rinforzo americano McKinnie, la squadra di Bucchi non ha fatto vedere neanche l'ombra della grande difesa messa in mostra la passata stagione e anche in questa pre-season. L'area biancoblu si è rivelata un colabrodo dove è entrato di tutto, senza ostacoli. Anche i pezzi migliori della difesa sassarese (Kruslin su tutti) non si sono visti o hanno alzato bandiera bianca troppo presto, e di conseguenza neanche l'attacco ha funzionato più di tanto. Forse il solo McKinnie, nonostante il jet lag e solo qualche ora di allenamento sulle gambe, si è guadagnato la pagnotta con i suoi 15 punti e 3 rimbalzi. Un po' di grinta messa in campo - a sprazzi - da Gentile, Cappelletti e Diop e niente altro. Napoli sembrava Milano e la Dinamo una squadra che lotta per non retrocedere con poche idee e pochissima benzina. Hanno giocato come se fosse la prima amichevole e non si conoscessero affatto, ognuno per conto proprio, senza inventiva né cattiveria. La speranza è che domenica prossima si recuperi qualcuno dei feriti e che qualche allenamento in più aggiusti i meccanismi della macchina da guerra che conoscevamo. È anche possibile che questa tremenda batosta riporti tutti con i piedi per terra e faccia venire su un pò di sana rabbia e voglia di riscatto. Domenica 8 ottobre (ore 17.30 su DAZN) c'è in programma la seconda gara del girone d'andata e la prima trasferta della stagione in quel di Cremona. È obbligatorio riscattarsi immediatamente, non tanto con il risultato ma piuttosto con una buona prestazione. Coraggio ragazzi...

martedì 26 settembre 2023

Dinamo Sassari: comincia la stagione 2023-2024

 


Come l'anno scorso anche quest'anno il pre-campionato della Dinamo - Banco di Sardegna è stato travagliato, con tantissimi giocatori infortunati, feriti, non pervenuti o acciaccati: prima Capelletti, recuperato nell'ultima amichevole in quel di Carbonia; poi il greco Charalampopolus fuori dalla prima partita e quindi Tyree, mai visto in campo, e in rapida successione Diop e Raspino. Come se non bastasse è arrivato anche la lesione al tendine di Achille di Bendzius, la botta più dolorosa che pregiudica completamente la sua stagione. La società è corsa ai ripari con il gran colpo Alfonzo McKinnie, ala americana ex NBA, che però non è ancora arrivato a Sassari e ovviamente non si è allenato con gli altri né tantomeno li conosce. 
Comunque, a parte la strage degli innocenti identica alla stagione passata, questa volta sono mancati anche i risultati: solo tre vittorie (a Nuoro contro Torino, a Cagliari contro la Stella Rossa e a Tel Aviv con il Promitheas) qualche massacro (contro Milano e il Peristeri) e una panchina talmente corta da costringere Bucchi a raschiare il fondo della panchina con grandissimo spazio per Gandini, il piccolo Pisano e anche altri giovanotti aggregati. È stato pescato anche l'olandese Van Eyck per gli allenamenti e le partite della pre-season, poi la società vedrà cosa farne.
Per il resto in questo pre campionato si sono visti bene i soliti leoni Kruslin, Gentile e Diop. Si è visto a sprazzi qualcosa di buono dal lungo Gombauld, seppur un pò carente di grinta e cattiveria, e tanta roba da parte di Cappelletti, Treier (maggiormente responsabilizzato dall'assenza di Bendzius) dal baby Pisano, il solito generoso Raspino e soprattutto da parte di Whittaker, da subito leader di questa banda e sicuramente la nota più lieta della campagna acquisti di mr Pasquini. Adesso, sperando di recuperare un pò di infortunati e che McKinnie arrivi in tempo, è già tempo di campionato. Domenica 1 Ottobre alle 17.30 c'è in programma la prima giornata della stagione 2023-2024, al PalaSerradimigni contro Napoli (diretta streaming su DAZN) e qui si fa sul serio. Resta da vedere se ci sarà un quintetto rattoppato da qualche baby o se si vedranno i titolari in campo. C'è ancora tempo...

Forza Dinamo!

lunedì 17 luglio 2023

Il cammino portoghese per Santiago




Nel mezzo del cammin di nostra vita...ci mancava giusto questo: il cammino per Santiago de Compostela in una delle sue tante varianti, giusto per iniziare ad affrontare questo tipo particolare di viaggio, indubbiamente diverso, ma assolutamente non avaro di grandi soddisfazioni. Nel nostro caso si è partiti con qualche acciacco ma con gambe allenate e suole adatte, magari non proprio con lo spirito del "pellegrino" duro e puro, ma cammin facendo un po' lo si fa proprio e alla fine un po' lo si diventa davvero pellegrino. In ogni caso se vi piace camminare, se non si disdegna un po' di trekking e se si gradisce socializzare con genti provenienti da ogni dove, di tutte le età e di tutte le possibili varianti, è il tipo di viaggio che fa per voi. Basta solo organizzarsi bene lo zaino, eliminare il superfluo e andare. Il territorio attraversato dal "cammino" è tutto un fiorire di strutture ricettive per tutte le tasche e per tutti i gusti (albergues, pensioni, hotel) per non parlare di punti ristoro di tutti i generi sia nei numerosissimi paesini che si attraversano sia nel bel mezzo dei boschi. E in Spagna si mangia bene e la birra è eccellente. Poi il sentiero è sempre ben segnalato e ben disegnato. Non si può sbagliare.

Come dicevo noi abbiamo optato per la variante "portoghese," il cammino più frequentato dopo il più celebre a affollato "francese." Non avendo un mese di tempo a disposizione non siamo partiti da Lisbona e neanche da Porto. O meglio: a Porto ci siamo arrivati ma con l'aereo e poi da lì abbiamo preso un bus per Tui prima cittadina spagnola sul confine portoghese. 

117 chilometri belli intensi, ma non difficili, suddivisi  in 6 tappe tra boschi, paesini pittoreschi, un po' di pioggia e il fresco della Galizia, anche se il sole quando si presenta picchia anche qui e non poco. La prima tappa da Tui a O Porrino è di 18 chilometri e qualche spicciolo, la seconda O Porrino - Redondela 16 km, la terza Redondela - Pontevedra 18 km, la quarta da Pontevedra a Caldas de Reis 23 km, la quinta Caldas de Reis - Padrón 19 km e la sesta e ultima da Padrón a Santiago de Compostela è di 25 km. Insomma non una passeggiata ma lo scarso dislivello, gli splendidi paesaggi e la gente del posto lo rendono decisamente piacevole. In alcune tappe è fondamentale prendere alcune deviazioni alternative - sempre ben segnalate - che allungano di qualche chilometro e che presentano un po' più dislivello, ma consentono di saltare qualche terribile zona industriale e qualche periferia un po' noiosa per immergersi nei boschi e nella natura. Per il resto noi abbiamo deciso di prenotare gli alberghi, pensioni e case private, da qui in modo da trovare la posizione migliore sul cammino e soprattutto per non perdere tempo e energie alla fine di ogni tappa. Anche perché ad ogni fine tappa le energie fisiche inevitabilmente si esauriscono. C'è un'ampia scelta di strutture di tutti i tipi, quasi sempre a ottimi prezzi. Per stare i più leggeri possibile, tenendo anche conto che le schiene non sono più quelle di una volta, noi abbiamo utilizzato il servizio di taxi (ce ne sono di vario genere, poste spagnole comprese) per il trasporto da una tappa all'altra del materiale in eccesso sistemato in un apposito borsone. Il servizio è eccellente nonché utilissimo, anche se nell'ultima tappa gli omini addetti alla consegna hanno sbagliato la consegna - probabilmente intenzionalmente, data la mole di borsoni "sbagliati" presente nella hall dell'hotel "sbagliato" - e ci è toccato andare a recuperacelo di peso in un luogo in cui i taxi sono in via di estinzione. Tuttavia questa è stata solo una spiacevole eccezione, di solito il servizio di trasporto "zavorra" funziona perfettamente.

Le 6 tappe in sintesi:





















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Per concludere "la lista della spesa"per Santiago:

1) zaino 40 lt, provvisto di copertura impermeabile, ma potrebbe andare bene anche uno da 30 litri 

2) un paio di scarpe da camminata waterproof, da trail, running o da trekking se si preferisce 

Qualche parola in più sulle scarpe, dato che sono la cosa più importante da portare nel cammino: evitate scarpe nuove ma anche quelle troppo usate, nel senso che una scarpa non ancora rodata per vari chilometri può rivelarsi una trappola per i piedi e quando questi iniziano a ricoprirsi di bolle e vesciche il cammino potrebbe finire anche subito. Al contempo ci deve essere ancora la suola e la scarpa deve essere ancora ben ammortizzata e quindi una scarpa troppo consumata non va bene. Poi io eviterei calzature in goretex che per quanto siano decisamente più resistenti e impermeabili delle altre potrebbero essere o troppo pesanti o poco traspiranti soprattutto in primavera-estate. È necessario prendere un numero in più perché i piedi si gonfieranno inevitabilmente. Io ho scelto un paio di Columbia Redmond 3 waterproof, comode, robuste e leggere allo stesso tempo, provate prima del cammino in escursioni e viaggi, ma ci sono decine e decine di modelli che si prestano allo scopo dalle Salomon a La Sportiva o le CMP. Ce ne sono veramente tantissime e per ogni tasca.

3) un paio di sandali da trekking da alternare con le scarpe chiuse e/o un paio di infradito per la doccia o la sera

4) uno scaccia acqua o un poncho o un kway

5) torcia frontale

6) 3 magliette tecniche, 3 paia di calze tecniche antivescica e senza cuciture, 3 paia di mutande in microfibra, una felpa, 2 paia di pantaloni tecnici, un paio di pantaloncini 

7) attrezzi per igiene personale, deodorante, spazzolino, dentifricio, lamette etc.

8) medicine personali, tachipirina, anti infiammatori, anti acido, garze, cerotti, vaselina o crema per piedi, antivesciche etc.

9) borraccia

10) cappello per il sole

11) borsone pieghevole per il trasporto in taxi

12) la macchina fotografica con i relativi annessi e connessi (in questo caso una Fujifilm X-E4 con XF 18-55)

+ Credenziale per la "Compostela"


Segui la freccia gialla...































































Buen camino!