Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas

mercoledì 14 maggio 2025

Thailandia, prima parte: Bangkok

 


Una volta atterrati, con la borsa piena di ricordi e immagini, bisognerebbe disfare le valigie e mettere un po' di ordine tra le idee, le sensazioni e le montagne di files nelle schede SD. Sembra facile ma il più delle volte la pigrizia ha la meglio e le migliaia di immagini vengono lasciate maturare nel buio di un hard disk per giorni, settimane o anche mesi. Anche questa volta dopo questo splendido viaggio nel nord della Thailandia, lontano da spiagge affollate e dalle orde di turisti, non è stato per nulla semplice consultare migliaia di immagini da selezionare per questa serie di post. Dopo qualche giorno di tentativi infruttuosi ho deciso di affidarmi al caso e quindi scegliere un gruppo di foto per ogni tappa in modo random, senza particolari attenzioni. Del resto la Thailandia è un paese molto fotogenico quindi anche se non si azzecca il file giusto, l'immagine migliore, non si dovrebbe causare nessun danno irreparabile. Lo scrigno della Thailandia una volta aperto si rivela colmo di cose interessantissime, offre una cucina ricca e varia tra le migliori, se non la migliore, del sud est asiatico e la gente è cordiale e simpatica come raramente capita di trovare in giro per il mondo. Di certo non sono io a scoprire questo paese che è visitato ogni anno da milioni di turisti, ma lontano dalle isole e dalle splendide spiagge le sorprese non mancano affatto.
Per fare il giro del nord del paese siamo arrivati a Bangkok e qui nella capitale abbiamo dedicato un giorno ad annusare l'atmosfera della Thailandia, girando senza meta e dedicando un po' di tempo al Wat Phra e al Palazzo Reale, giusto il minimo indispensabile ma senza esagerare troppo. Questi due luoghi sono stupendi ma Bangkok offre anche molto di più: mercati galleggianti, una spumeggiante China Town, treni che passano tra le bancarelle e una vita notturna molto effervescente, a dir poco. Sta al viaggiatore scegliere cosa fare e cosa vedere, preferibilmente usando la metro o i treni della linea sopraelevata, dato che il traffico sulle strade è decisamente terrificante.
Il primo impatto, come in tutto il sud est asiatico, con il caldo umido non è piacevolissimo ma dopo un po' ci si abitua, anche grazie alle meraviglie che si aprono davanti agli occhi ad ogni angolo. La prima impressione è che ci si trovi in una sorta di curioso ibrido tra Shanghai e Tokyo, con una leggera predominanza di quest'ultima, data la predilezione per i "pupazzi" e lo stile cartoon dei thailandesi, molto affine ai gusti giapponesi.
Per il resto c'è da tenere conto dei soliti autisti di tuk tuk che cercano di sottrarre turisti all'ingresso del palazzo reale, con la già nota frottola del palazzo chiuso per lavori e del loro giro alternativo "entusiasmante" (inutile e costoso). Inutile aggiungere che bisogna ignorarli e procedere al Palazzo che troverete sicuramente aperto. In ogni caso, come dicevo, oltre alla sfavillante reggia o al gigantesco Budda coricato del Wat Phra c'è tanto altro da vedere nella capitale thailandese, non vi resta che scegliere in base ai gusti personali.
Qui sotto c'è una piccola selezione casuale (molto più casuale del solito, a dirla tutta) delle immagini della prima tappa del viaggio, mentre quelle migliori probabilmente sono ancora lì a decantare nell'hard disk chissà per quanto tempo. Tutte sono state scattate con la mia fedele Fujifilm XT5 munita di XF 23mm f/1.4 e/o zoom XF 16-55mm f/2.8. Stavolta ho viaggiato leggero, senza cannoni... 












































































mercoledì 7 maggio 2025

Dinamo Sassari, finisce un'era: dopo la chiusura del "Commando" va via anche Pasquini


Dopo 14 anni nel mondo Dinamo come General Manager, direttore sportivo, coach ma soprattutto grande talent scout, saluta Sassari anche Federico Pasquini. Finisce un'era caratterizzata da 6 trofei vinti anche e soprattutto grazie a lui e al suo talento di segugio a caccia di campioni. Con lui sono arrivati giocatori di grandissimo livello che poi hanno portato al triplete della stagione 2014-2015 e agli altri clamorosi trofei (in totale 2 coppe italia, 2 supercoppe, una Fiba Europe Cup e lo scudetto) per una piccola realtà di provincia come Sassari.
Adesso dopo un paio di annate anonime, e un leggero ritardo rispetto a tante dirette concorrenti che hanno fatto crescere il budget di molto rispetto alle cifre disponibili in quel di Sassari, senza più il Commando a dare la spinta, senza più Pasquini a caccia di talenti noti, sconosciuti o emergenti, non so cosa mai potrà offrirci il futuro. Probabilmente, anzi sicuramente, il Presidente Sardara sarà capace di sorprenderci ancora una volta...


Sardara pensieroso...



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Grazie Federico!



 

lunedì 5 maggio 2025

Cala il sipario sulla Dinamo e sul "Commando"

 


Manca ancora una gara (quella di domenica prossima a Trieste) ma il campionato 2024-2025 della Dinamo-Banco di Sardegna è praticamente finito da un pezzo. Anche questa volta, come nelle ultime tribolate stagioni, si chiude a mani vuote: niente partecipazione alla Final Eight, un'eliminazione rapida dalle coppe europee e i playoff lontani 8-10 punti. Probabilmente il buon Sardara e i suoi Giganti ci avevano abituati fin troppo bene con uno scudetto e una finale contro Venezia persa per un niente, nonché 2 coppe Italia, 2 Supercoppe e una coppa europea. Anche questa volta, come nelle ultime stagioni, l'annata è stata caratterizzata da un'infinità di infortuni e qualche acquisto avventato; non solo, anche i sostituti dei sostituti si sono "rotti" proprio sul più bello. Le 5 vittorie consecutive a cavallo tra la settima e l'undicesima giornata di ritorno, nonché l'arrivo dei fenomenali Weber e Thomas, avevano illuso un po' tutti e invece anche quest'anno sono sfumati i playoff e si è finito con in campo le riserve delle riserve o forse anche qualche vicino di casa di qualche riserva. Nel trittico finale di sconfitte contro Varese, Trento e Brescia senza Renfro, Udom, Halilovic, Thomas e in qualche caso anche Bibbins, non si poteva fare di più,  con la panchina talmente corta da sembrare un unico sgabello e un minutaggio improponibile per i vari Cappelletti o Bendzius, quest'ultimo tra l'altro non più verdissimo né fresco come una volta. Si chiude quindi al 10° posto con 24 punti, 12 vittorie e ben 17 sconfitte, senza tener conto dell'ultima di campionato a Trieste che comunque non potrà portare oltre al decimo posto anche in caso di vittoria, anzi c'è pure il rischio, che in caso di sconfitta a Trieste e di un'eventuale vittoria di Treviso, si finisca all'undicesimo posto per chiudere in "bellezza" questa ennesima stagione anonima. Dispiace per gli investimenti della società e per il lavoro di Pasquini, perché con un budget che con la crescita esponenziale di tante società non è più così competitivo, per giunta con tantissimi supplementi di ricorsi al mercato per rimediare agli innumerevoli infortuni. Dispiace perché lo sforzo economico della società per rimediare al problema degli "infermi" ha portato al graditissimo ritorno di un grande campione come Thomas e all'arrivo di Weber, con grande dispendio di denari ma, alla fine, senza portare a casa alcunché.
Mi auguro, comunque, che si possa fare lo sforzo di tenere per la prossima stagione i succitati Thomas e Weber come anche Bibbins, Cappelletti o Fobbs, magari tenendo anche Veronesi e Vincini come (buone) riserve. Il resto sarebbe tutto da costruire. Anche capitan Benji non avendo più lo smalto di una volta non sembra più così fondamentale.
Per il resto c'è da aggiungere il triste addio dello storico gruppo ultras del "Commando" che ha deciso di chiudere bottega. La voce della curva sassarese che ha sostenuto la squadra in modo encomiabile per 23 anni, sia al PalaSerradimigni sia in tante epiche trasferte, non si potrà udire più. Un vero peccato. Finisce un'epoca con la chiusura di uno dei gruppi ultras storici del nostro campionato nonché tra i più rispettati e corretti. Il tifo sassarese è sempre stato molto corretto e competente, magari in questi ultimi anni non è troppo rumoroso come altre piazze perché oltre alla curva del "Commando" e alle colorate tribune e alle coreografie dell'Orgoglio Biancoblù il pubblico di Sassari è diventato un pò più compassato oltre che abbastanza avanti con l'età, salvo poi accendersi al momento opportuno. Si spera che il buco incolmabile lasciato dal "Commando" venga ricoperto dagli striscioni e dai tamburi di qualcun altro. La squadra ne ha assoluto bisogno.
Un'ultima considerazione riguardo il comportamento di qualche ex. Nella partita con Brescia è stato applaudito il grande Miro Bilan e anche Chris Dowe si è comportato in modo correttissimo, da vero professionista. Purtroppo non si può dire altrettanto di Jason Burnell, il quale pur essendo un bravissimo atleta evidentemente non sarà mai un vero campione. Amen.