Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas

mercoledì 13 agosto 2014

Martyrdöd - Elddop


I Martyrdöd sono una band svedese crust punk, una delle migliori in circolazione nell'affollata scena scandinava e in tutto il pianeta terra. Il precedente album, il devastante "Paranoia" del 2012 è stato uno dei dischi che ho ascoltato più in assoluto negli ultimi tempi (peccato solo che sono riuscito a procuramelo quando avevo già stilato la classifica di fine anno, altrimenti avrebbe meritato un posto sulla vetta). Ma la loro discografia è tutta di eccellente qualità a partire dal debutto omonimo del 2003 sino al nuovo, eccezionale, Elddop, oggetto di questa piccola recensione.
I quattro di Gothenburg proseguono il loro cammino affinando ulteriormente la loro collaudata ricetta a base di hardcore, d-beat, metal e crust, con sempre più tracce metal (soprattutto thrash e black) presenti tra i solchi e ben amalgamate e diluite nel contesto Crustcore.
Per quanto anche questo disco sia potente, veloce e aggressivo come sempre, non viene tralasciato affatto anche l'aspetto melodico, soprattutto nei favolosi fraseggi di chitarra di stampo heavy metal, come si può subito sentire già dall'ottima traccia iniziale "Nödkanal."
Ma quando spingono sull'acceleratore, come nella successiva "En Jobbig Jävel" non ce n'è più per nessuno: violentissimo d-beat-crust punk di qualità pregiata sul quale aleggia l'ombra dei Motorhead.
La melodia riesce anche a trovare uno spazio anche nella gola di Kjellam, anche quando la band supera i limiti di velocità come nella favolosa titletrack. In un caso (nella bellissima bonus track affidata alla voce della cantante e chitarrista Kajsa Grytt) viene anche ingentilita dalla presenza femminile.
In tutto il disco si sente la presenza del peso dell'eccezionale scuola hardcore svedese (Disfear, Totalitär, Wolfbrigade) come anche l'ombra dei padri e maestri del D-beat (i Discharge, ovviamente) ma i Martydöd, a differenza di molte altre band che si dedicano a questi suoni, ce ne mettono parecchia di farina dal loro sacco: il loro marchio di fabbrica è inconfondibile; una loro canzone si riconosce subito dopo sole poche note. Quelle maledette chitarre poi non si riesce più a togliersele di testa.
In Elddop tutta la scaletta è caratterizzata da un'alternanza di feroci aggressioni d-beat (Synd, Varningens Klockor, Hjänspöken) e brani leggermente "meno" violenti e decisamente virati al metal (Prästernas Tid, Martyren).
Probabilmente è l'album più accessibile di tutta la discografia dei Martyrdöd e, nonostante la violenza e la furia imperanti, potrebbe anche essere in grado di varcare di confini della cerchia di appassionati di musica estrema. Infatti l'atmosfera che si respira è meno cupa e opprimente rispetto al loro standard, quindi risulta adatto anche a chi soffre di claustrofobia. È giunto il tempo di sdoganare il crust punk e "Elddop" ha tutte le carte in regola per poterlo fare.
Questo è un gran disco, ragazzi...


Tracklist:

01.Nödkanal
02.En Jobbig Jävel
03.Synd
04.Mer Skada Än Nytta
05.Prästernas Tid
06.Victoria
07.Tentakler
08.Slavmanual
09.Elddop
10.Skum Pä Världens Hav
11.Varningens Klockor
12.Steg
13.Martyren
14.Hjãrnspöken

Bonus Track:

15.Under Skinnet (music. lyrics & vocals by Kajsa Grytt)

Southern Lord - 2014

Formazione:

Fredrik Reinedahl - basso
Jens Bäckelin - batteria
Mikael Kjellman - voce, chitarra
Pontus Redig - chitarra

Discografia:

Martyrdöd - 2003
In Extremis - 2005
Sekt - 2009
Paranoia - 2012














domenica 10 agosto 2014

Peter Murphy - Lion


Premetto che quando si parla di Peter Murphy non posso essere imparziale e non ho alcuna intenzione di sforzarmi di esserlo adesso. Non potrei mai non essere generoso con un padre, un fratello maggiore, un amico. I Bauhaus sono stati uno dei mattoni più solidi e importanti per la mia costruzione, crescita e sviluppo, ben più del calcio e delle vitamine. 
Ma devo dire che mr. Murphy fa di tutto per facilitarmi il compito: non ha mai fatto un disco meno che buono nel corso della sua quasi trentennale carriera solista e, anzi, è riuscito a plasmare alcuni gioielli di pura magia sonora come Deep del 1989 e Dust del 2002, ma anche l’eccellente Ninth, pubblicato un paio di anni fa. Quell’ultimo disco saltato fuori dopo 7 anni di silenzio aveva sorpreso un po’ tutti per la gran profusione di elettricità, energia rock e canzoni sempre a fuoco.
Il nuovo Lion non è così immediato come il suo predecessore ma riesce ad andare anche oltre; ha solo bisogno di qualche giro in più sotto il laser del lettore cd.
In queste undici tracce Peter Murphy mischia le carte ancora una volta: dentro si scorge il maestoso gothic rock di altri tempi, qualche accenno darkwave, fiumi di elettronica, electro pop, grandi e maestose aperture sinfoniche, e uno scheletro duro industriale, grazie al tocco di Youth dei Killing Joke, che produce e suona nell’album. Perché la presenza di Youth si fa sentire su tutta la scaletta; tanto che se si è distratti, nei momenti in cui si ferma la meravigliosa ugola di Murphy, si potrebbe anche credere di avere nei timpani un disco dei Killing Joke. Si può avvertire anche "l’influenza" dei Nine Inch Nails dell’amico Reznor, ma lo scambio di cortesie tra i due è sempre stato reciproco. Poi, quando le parole riprendono a sgorgare, con il classico tono basso del vampiro di Northampton, o con un inaspettato (e riuscito) registro alto, i dubbi vengono immediatamente spazzati via: qui c’è solo Peter Murphy.

Il disco si apre con il singolo “Hang Up,” forse la canzone più diretta del disco, ma non la migliore del ricco menù: elettronica, dura e industriale, con il suo ritmo martellante è un antipasto perfetto.
Già con la traccia seguente si può assaporare il primo capolavoro: “I Am My Own Name” nasce in mezzo a profumi ed essenze mediorentali, poi sviluppa una melodia perfetta che si libra su un terreno elettronico.
Il rumore elettronico funge da humus anche per la crescita di “Low Tar Stars.” Qui però il ritmo electro-funk è più sostenuto ed è sorretto da chitarre fragorose.
Dopo tre brani potenti e rumorosi arriva “I’m On Your Side,” una ballata malinconica, dolce e soffusa, con una splendida melodia e i synth ammalianti che scorrono al di sotto.
Non c’è tempo di riprendere fiato che arriva un altro gioiello: “Compression” parte lenta, oscura e notturna, per poi acquisire velocità e spessore con il passare dei secondi.
Con “Holy Clown” e il suo basso ruspante che ne da il via, pare di risentire per un attimo i Bauhaus:  l'atmosfera è quella giusta, gli arrangiamenti pure; con il chorus e le chitarre rockeggianti che subentrano dopo, la canzone muta in un interessante ibrido post-punk pop-rock.
L’ottima “The Rose,” lenta, intensa ed evocativa fa da ponte ad altri due pezzi forti della scaletta: la strepitosa “The Ghost of Shokan Lake” con le sue ombre gotiche e l’anima folk, ed “Eliza,” ritmata, elettrica e contagiosa.
La chiusura dell’album è affidata alla magnifica “Loctaine” e alla maestosa ed epica titletrack.

Qualora non si fosse capito “Lion,” per quanto mi riguarda, è un disco fantastico.


Come se non bastasse tutto questo c’è anche un bonus disc live registrato in occasione del “Mr Moonlight Tour” per festeggiare il trentacinquesimo compleanno dei Bauhaus. 10 brani storici nei quali l’atmosfera magica dei Bauhaus appare e si forma a tratti, evanescente e sfocata, ma quando succede i brividi sono assicurati. In ogni caso con una scaletta del genere è impossibile sbagliare e le soddisfazioni, come anche i colpi di coda della nostalgia, sono assicurati. Non si poteva chiedere niente di meglio.

Tracklist:

01.Hang Up
02.I Am My Own Name
03.Low Tar Stars
04.I'm On Your Side
05.Compression
06.Holy Clown
07.The Rose
08.The Ghost of Shokan Lake
09.Eliza
10.Loctaine
11.Lion

Nettwerk - 2014

Bonus disc:
Moonlight Tour 2013 - Live - 35 Years of Bauhaus

01.Double Dare
02.In The Flat Field
03.A God in An Alcove
04.Silent Hedges
05.The Spy in the Cab
06.Bela Lugosi's Dead
07.The Passion of Lovers
08.Stigmata Martyr
09.Hollow Hills
10.Spirit

Bonus Tracks nella versione in vinile:

- Gabriel
- I Am My Own Name (Youth remix).















venerdì 8 agosto 2014

Unplugged



In questo caso a essere scollegato non è il cavo dei Marshall, qui è l’energia dall’ADSL a latitare, o meglio, a essere erogata a singhiozzo per chissà quale mistero della scienza. Come se non bastasse l’occultamento del cadavere da parte di mr. Google e i problemi di scarsa visibilità nella nebbia perenne del web. Pare che il mondo non solo sia brulicante di essere umani ma che quasi tutti questi si dilettino a scrivere in un blog o in un sito internet. Siamo troppi e lo spazio è quello che è.
Se poi il collegamento internet è in preda al ballo di san Vito il disastro è assicurato; diventa quasi impossibile caricare foto o video e il continuo stop & go è in grado di frantumare anche lo scroto più resistente. La lotta è impari.
Purtroppo al rientro dalle ferie ho trovato questa sorpresa, anche se c’erano già stati alcuni segni premonitori nei mesi precedenti. Quindi la “qualità” dei post, dei testi e delle immagini ne risentirà inevitabilmente. Altro che banda larga del sereno/variabile Letta e del farfallone del fare don Matteo Renzi. Qui siamo nel medioevo o giù di li...Purtroppo la verità è che l'Italia è indietro 50-60 anni rispetto al resto del mondo civilizzato; siamo un disastro su tutti i fronti e non si intravvede niente di buono all'orizzonte.

Una lentezza esasperante che ti fa venire voglia di mollare tutto e andare al mare (se solo ci fosse il sole).

Mentre negli altri paesi occidentali si vola letteralmente sulle onde del web (altro che surf); qui, invece, la rete è gestita da un unico operatore (Telecom) che divide le strette viuzze e i vicoli angusti a disposizione con gli altri piccoli e famelici operatori del settore. L'affollamento di dati e naviganti alla deriva crea ingorghi in tipico italian style che non hanno niente da invidiare a quanto accade sulla Salerno-Reggio Calabria durante l'esodo di ferragosto. Non mancano i dispersi e i naufraghi.
Qui una famiglia italiana su due non possiede un collegamento internet, ma quella che lo possiede deve sudare sette camicie per riuscire ad avere la meglio su questo imbuto vecchio e malconcio. I tempi di percorrenza non sono molto diversi da quelli garantiti dai vecchi modem di una volta, per non parlare di quanto accade nei fine settimana quando, oltre alla velocità di crociera molto simile a quella di un corteo funebre, si aggiunge anche un'incremento della folla, in linea con quanto avviene nelle spiagge nelle domeniche d'agosto. La rete salta come un canguro epilettico e si perde la connessione di continuo. Per caricare una misera paginetta, anche la più scarna e minimale, sono necessari litri di camomilla e attese snervanti degne di una coda all'ufficio postale o all'agenzia delle entrate.

Però, c'è da dire, che il ns benamato governo ha già approntato un bel pacchetto di contromisure per colmare il digital divide che ci accomuna alle regioni più povere del terzo mondo. Eh si, signori miei, la soluzione sta per arrivare, la banda larga è dietro la porta (non aprite quella porta!) ma intanto si puniscono i naviganti e i possessori di qualsiasi aggeggio elettronico in grado di navigare e scaricare qualcosa con un bell'incremento dell'equo compenso. Perché in Italia siamo ladri a prescindere e si viene condannati ancora prima di aver pensato di commettere un reato. La SIAE ha fame, molta fame (e uno stomaco molto capiente) e noi dobbiamo passarle gli alimenti anche quando non si ha la minima intenzione di scaricare nessun tipo di file illegale.
Nel contempo vengono sguinzagliate orde di censori e investigatori a caccia di pericolosi evasori del balzello SIAE e temibili ragazzini brufolosi che si scaricano un paio di preziosissimi mp3.
I domini che ospitano files vengono chiusi senza pietà, perché è qui che si nascondono i grandi evasori e i miliardi sottratti al fisco. Un mp3 della Pausini può divenire una fonte di ricavi illeciti ben più consistente di un grande investimento in un paradiso fiscale. Con un mp3 della Pausini si lava il denaro sporco e i mafiosi e i politicanti corrotti intascano miliardi.
In questi giorni è stato chiuso anche l'ottimo e funzionale mega.co.nz (vedi l'eccellente post di Vlad Tepes di Isle of Noises sull'argomento: http://isle-of-noises.blogspot.it/2014/07/comunicato-alla-nazione-dei-babbei.html). Forse a causa della presenza di un (UNO) gran bel filmone di Vanzina o una (UNA) canzonetta della Pausini.
Eh si, sono queste le priorità.
Sono d'accordo che il diritto d'autore vada tutelato in qualche modo, ma qui da noi, come sempre, si da l'ergastolo al ladro di mele (o di mp3) e si lasciano andare (con la prescrizione e le pubbliche scuse) i criminali che sottraggono miliardi al fisco e alla comunità. Il ragazzino con l'mp3 della Pausini non riuscirà mai a farla franca, mentre Berluskoni si diletta a cambiare la costituzione del paese insieme allo stato maggiore del PD. Come se fosse la cosa più normale del mondo.
Intanto il nostro immenso patrimonio di beni artistici (quelli veri) va in malora; la crisi viene continuamente alimentata e sostenuta da sapienti movimenti dietro le quinte. Altro che crescita e sviluppo.
Ma non voglio tediarvi ulteriormente con le disgrazie italiane, ne ho già parato in altri (troppi) post e  oggi non ho più tempo né voglia di esplorare questo mare di feci. Almeno non oggi.

Ripongo la penna e accendo lo stereo...Tranquilli niente di illegale, nessun mp3 di Laura Pausini da scaricare, né alcun cinepanettone da vedere in streaming.









Un po' di musica per allietare i timpani bombardati dai tanti tormentoni estivi che scorrazzano nell'etere in questo periodo: si parte con due dischi non recentissimi ma, data la lentezza esasperante della "banda larga" e dell'indicizzazione da parte dei googleiani, non fa nulla. Anche perché se si fosse trattato di nuove uscite fresche di stampa sarebbero arrivate comunque troppo tardi all'attenzione degli abitanti del web; già passate come buona parte della frutta in offerta in certi market.

Holograms - "Forever" - 2013

Il primo disco che voglio proporre alla vs. attenzione (e alla mia) è "Forever," secondo album degli Holograms. Il quartetto svedese ha già dato alle stampe un primo album omonimo due anni fa che ha raccolto pareri discordanti e che, onestamente (e colpevolmente), non ho ancora ascoltato. Ma questo "Forever," pubblicato nel 2013 dalla Captured Tracks, è stata un gran bella sorpresa per i miei neuroni bolliti. Un ottimo album di post punk ruvido (ma non troppo), potente, oscuro e chitarristico,  da collocare accanto ai dischi degli Iceage o al recente lavoro omonimo degli Eagulls.
Non mancano i brani di grande impatto, di quelli che ti entrano subito nel cranio, come Laughter Breaks the Silence, Flesh & Bone, A Blaze in the Hillside, Meditations o Rush, ma ci sono anche momenti più quieti e malinconici e alcuni brani condotti dall'uso sapiente dei synth. In ogni caso è tutta la scaletta e il disco nel suo insieme a funzionare alla perfezione, tra ombre del passato e sensazioni moderne. Dal riff dell'iniziale A Sacred State sino alla conclusione affidata alla splendida Lay Us Down è tutto un susseguirsi di ottime canzoni, senza nessun calo di tensione.
Da non perdere. 









Thermals - "Desperate Ground" - 2013

Il secondo disco di questo post è "Desperate Ground," sesto album dei Thermals di Portland; anche questo, come l'album degli Holograms, è stato pubblicato nel 2013 (Saddle Creek Records). Un secondo (e ultimo) punto in comune con il disco degli svedesi è che neanche questi non li avevo mai presi in considerazione prima di oggi. Qui c'è anche l'aggravante che ci sono voluti ben cinque album prima di avere l'attenzione di questo scribacchino distratto e recensore improbabile e approssimativo.
In ogni caso "Desperate Ground" è un disco potente e rumoroso di garage-punk-indie-rock, straboccante energia da tutti i solchi. Un gran bel lavoro: breve, veloce e coinciso, in grado di allietare i pomeriggi più tediosi di quest'estate stravagante. Una sfilza di ottime canzoni che (s)corrono che è un vero piacere, senza troppi fronzoli né stupidaggini ammiccanti alle charts.
Appena ne avrò occasione cercherò di colmare il buco nero sulla loro ricca discografia...La legge (e il web) non ammette ignoranza, ma l'ignoranza ammette quasi tutto (purtroppo)...








Dopo due album non troppo recenti (e relativi auto flagellazioni e sensi di colpa) c'è anche qualcosa di nuovo in questa pagina: due EP freschi di giornata, diversi tra loro ma di ottima qualità...




Anna Calvi - "Strange Weather" EP - 2014

Il nuovo EP di Anna Calvi, Strange Weather, contiene 5 ottime cover reinterpretate alla grande dalla straordinaria cantautrice, cantante e chitarrista inglese. In questo dischetto si avvale della collaborazione del mitico David Byrne in due brani: I'm The Man That Will Find You e la strepitosa Strange Weather della cantante israeliana Keren Ann. C'è spazio anche per Bowie con Lady Grinning Soul e soprattutto con la leggenda Suicide e il capolavoro Ghost Rider ripreso in mano con assoluta maestria dalla Calvi e dalle sue incredibili corde vocali.





The Black Angels - "Clear Lake Forest" EP - 2014


Ritornano sulle scene anche i Black Angels dopo l'ottimo "Indigo Meadow" del 2013 con i 7 brani nuovi di zecca che compongono "Clear Lake Forest," un EP importante quanto azzeccato, piacevole e al contempo poco impegnativo all'ascolto. Il solito psych-garage-pop del quartetto di Austin, un po' vintage, un po' anacronistico ma sicuramente interessante. Chi è affetto da reflusso psichedelico dovrebbe concedergli una chance senza esitare, ma la vena pop e il germe Neo che infesta questo disco come buona parte della produzione dei texani penso che rendano questo disco adatto a tutti gli appassionati di rock, sia tradizionale sia alternativo.






Keren Ann Zeidel "Strange Weather" la versione originale:

La canzone è tratta dall'album "101" pubblicato nel 2011, un ottimo disco pop dal tocco personale; il sesto album della cantante israeliana e forse quello più riuscito della sua discografia.











Lacrimosa "Live in Mexico City" - 2014

Per concludere una segnalazione per il nuovo disco dal vivo dei Lacrimosa, Live in Mexico City, un doppio cd (più un dvd in allegato nelle prime copie) veramente ben fatto. Ottima musica e grandi suoni che rendono perfettamente l'atmosfera di un live della band svizzera (o meglio tedesco/finlandese con sede in Svizzera). Forse non è adatto come primo approccio per chi non li conosce ma è assolutamente perfetto per chi li segue da tempo. Per chi non li conoscesse, invece, il modo migliore per avvicinarsi alle loro sonorità gothic-darkwave-symphonic metal è sicuramente l'ascolto di qualcuno dei loro eccellenti lavori in studio come "Elodia" e "Stille" o anche i più recenti "Lichtgestalt" e "Revolution."