Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas

giovedì 26 novembre 2015

Isis: war in progress...


Parliamoci chiaro: è un periodo di merda, altroché. Le città europee non sembrano più tanto sicure, ammesso che lo siano mai state. Per non parlare del resto del mondo (eh si, esiste anche quello): mentre scrivo circolano notizie di nuovi attacchi di matrice islamista: un albergo nel Sinai, una nuova strage in Tunisia e un caccia bombardiere russo abbattuto dai "nostri amici" turchi. Ebbene si, gli amici degli amici, che non solo hanno le mani in pasta con lo stato islamico (o Isis o Is o Daesh come è di moda chiamarlo in questi ultimi giorni) non solo usano il loro esercito per sterminare i curdi e gli oppositori del regime di Erdogan, non solo incassano un sacco di denari della UE per fare non si sa bene che cosa, ora approfittano dell'occasione per fare fuori chi combatte lo stato islamico o/e i fiancheggiatori dello stesso. Eppure questo regime assurdo, grande finanziatore del terrorismo islamico, fa parte della Nato ed è sempre in bilico per entrare nella UE.
Eppure di segnali per far capire da che parte stanno questi qui ce ne sono stati parecchi: i fischi assordanti di tutto (TUTTO) lo stadio durante il minuto di silenzio per ricordare le vittime di Parigi, prima dell'incontro Turchia-Grecia ad esempio. Questo squallido e imbarazzante evento è stato interpretato e "addomesticato" da vari personaggi in TV, perché la Turchia del regime di Erdogan è assolutamente intoccabile in occidente. Mi è capitato di assistere ad un approfondimento giornalistico sull'argomento (dalla Berlinguer su Rai 3) dove un giornalista del Sole 24 Ore asseriva che i fischi e i cori "Allah è grande" durante il minuto di silenzio fossero la reazione del popolo turco al minuto di silenzio che nessuno aveva fatto in Europa dopo la strage di pacifisti turchi ad Ankara. Tutto il discorso sembrava credibile e serio se non fosse per il piccolo particolare che dopo quella strage (dove sono morti giovani delle varie correnti di opposizione al regime, curdi e di sinistra) durante la partita Turchia-Islanda gli stessi tifosi "patrioti" avessero sommerso di fischi e di glorie ad Allah il minuto di silenzio dedicato a quella strage. Incredibile. Ma, si sa, gli ultras turchi sono notoriamente tutti "pacifisti, laici, progressisti". O no? E i giornalisti invece da che parte stanno?

Ma in questi giorni sono un'infinità le cazzate che vengono propinate come verità assolute, stronzate di ogni genere utili solo a fare un adeguato lavaggio del cervello al pubblico intimorito o, ancora peggio, una serie incredibile di stupidaggini allucinanti alle quali i vari esperti e invitati prezzolati alle trasmissioni tv pare credano veramente, quando le liberano dalle loro bocche sapienti. Ognuno ha la sua ricetta e questa è sempre la panacea di tutti i mali.
A me invece tutto questo rimescolamento di notizie, tutte queste revisioni della storia e distorsioni degli eventi mi sembra tutto falso, non casuale. Sembra tutto pilotato per orientare l'opinione pubblica verso una serie di idee preconfezionate. Spero di sbagliarmi, ma la sensazione è quella.
Anche le tardive (ma forse necessarie, devo dire) manifestazioni dei cosiddetti islamici moderati a Roma e Milano mi hanno dato l'impressione di non essere state troppo spontanee; mi sono parse leggermente imbarazzanti sia per chi vi ha partecipato sia per chi le ha viste da osservatore esterno...Una tipica rappresentazione di "solidarietà on demand". Comunque sia: meglio tardi che mai. Perché sino a quel momento tutte le decine, forse centinaia, di interventi in tv di vari Imam, o semplici cittadini di fede islamica con passaporto europeo, erano state quantomeno ambigue e imbarazzanti se non addirittura esecrabili.
La verità è che la maggioranza degli immigrati islamici, rinchiusi prima in centri di accoglienza poi, se gli va bene, in tremendi ghetti nella periferia del mondo, accolti a braccia aperte nel nulla assoluto della nostra società che non può offrire nulla a loro e forse neanche agli europei o agli italiani, non hanno alcuna intenzione di integrarsi almeno non tutti e non nel modo in cui intendiamo noi. Hanno la loro cultura, le loro tradizioni e la loro religione. Della nostra democrazia, dell'emancipazione della donna, della libertà e del buonismo a tutti i costi "togli-il-crocefisso-costruisci-subito-moschea-accogli-tutti" non gliene può fregare di meno. Noi tendiamo sempre a pensare che ciò che piace a noi vada bene anche agli altri. Per questo tutti (e sottolineo tutti) in Europa gioivano e ballavano quando dilagava la tremenda primavera araba, portatrice di "democrazia e libertà." Ma siamo sicuri che queste succulente pietanze occidentali siano gradite a tutti, proprio a tutti?
In ogni caso non si può pretendere che gli islamici fondamentalisti, o anche no, siano felici e giulivi dopo che le loro terre (Siria, Afghanistan, Iraq, Libia...) sono state coltivate a suon di bombe portatrici di democrazia, gentilmente offerte dall'occidente. A me sembra normale che ci siano centinaia, migliaia o forse milioni di persone musulmane incazzate e se non si vogliono problemi forse è un errore "importarne" a migliaia nelle nostre città come si sta facendo in questi ultimi anni. Oppure non si bombarda più così "a cazzo" come si è fatto negli ultimi anni. L'import-export verso i paesi islamici non funziona principalmente per colpa nostra.
Basta vedere come vanno le cose nelle nostre città soprattutto al nord, in Francia (vedi Marsiglia) o nel "bellissimo" Molenbeek Saint Jean in Belgio (con il 30% di islamici) da dove provenivano i vari attentatori del Museo Ebraico di Bruxelles, quelli della strage di Charlie Hebdo e anche gran parte di quelli di questo venerdì 13 novembre a Parigi,
La cosa strana (e sospetta) è che queste persone nonostante non gradiscano i nostri costumi, la nostra religione e il nostro modo di vivere vengono sempre qui, in Europa. I musulmani in fuga dalla fame, dalla guerra o da chissà che cosa, non cercano approdo in Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait o Arabia Saudita, o comunque in tutti quei bei posti dove la sharia è applicata in modo impeccabile, dove troverebbero un habitat più naturale per le loro esigenze. Invece no, il loro obiettivo è la ricca Europa (del nord, soprattutto) dove sono sicuri che tutte le loro richieste, anche quelle che vanno in senso opposto ai valori (ammesso che ce ne siano ancora) di quegli stati, verranno ascoltate e attuate velocemente. Perché pur di non passare per xenofobe, razziste o nazi-fasciste, le grandi democrazie d'Europa sono capaci di mettere il burqa.
E il risultato non può che essere questo che stiamo vivendo in questi giorni.
Mi ricordo che quando a suo tempo di recai a Bruxelles, in certi quartieri in pieno centro, non vedevi neanche un "bianco" e se lo vedevi stava correndo. C'erano gruppi di diverse decine di giovani musulmani maschi riuniti nei pressi di locali per soli maschi islamici che ti fissavano con occhiate non troppo amichevoli, non troppo "democratiche." Per carità non è successo niente, o comunque niente di diverso da quello che ti può accadere nelle nostre periferie degradate popolate da italici cattolici anch'essi degradati, ma io penso che se è questo il modello di integrazione europeo forse abbiamo sbagliato qualcosa. Forse i controlli andavano fatti prima degli attacchi terroristici, non adesso, o comunque non solo adesso. Forse sarebbe stato opportuno verificare a chi venivano assegnati quelli alloggi prima che saltassero in aria e forse sarebbe stato il caso di espellere chi delinque senza mostrare la tipica titubanza falso-buonista europea, e chi di questi avesse già la cittadinanza invece sarebbe dovuto finire in galera, magari prima di caricare il kalashnikov.
Purtroppo però so già come andrà a finire: nelle nostre città resterà tutto invariato, crescerà solo il numero degli immigrati di fede musulmana e noi occidentali riusciremo a fare l'unica cosa di cui siamo capaci (o crediamo di esserlo)...la guerra in trasferta.


Un ricordo per il cane Diesel








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martedì 24 novembre 2015

Grindadráp: l'assurda strage di balene nelle Isole Fær Øer


C'è un arcipelago formato da 18 isole bagnate dalle gelide acque dell'oceano Atlantico dove la natura è rigogliosa e pressoché incontaminata. Qui si possono ammirare paesaggi mozzafiato e pittoreschi villaggi di pescatori con le loro casette colorate; addirittura i lettori del National Geographic le hanno elette come migliore destinazione turistica del 2015. Un posto incantevole, quindi. Peccato che qui non vivano molti esseri umani, cioè in teoria nell'arcipelago ci sarebbero circa 50.000 esseri viventi bipedi, ma tra questi sono ben pochi quelli che si possono definire ancora umani.
Nelle bellissime Isole Faroe, territorio autonomo, semi-indipendente, appartenente al Regno di Danimarca, quindi all'Europa, le leggi europee e i trattati internazionali nonché le stesse leggi danesi sono carta straccia. Qui avviene il terribile Grindadráp, ovvero il massacro di interi branchi di globocefali, balene e delfini, senza alcuna motivazione. infatti i Troll mono-neurone che abitano queste splendide isole, e che costituiscono la quasi totalità della popolazione del luogo, infanti compresi, uccidono questi animali solo per rispettare un'antica tradizione non di certo per cibarsene, se non in piccolissima parte. Ogni anno vengono sacrificati circa 1000 animali per soddisfare la sete di sangue di questi barbari.
Durante questa splendida festa tradizionale gli assassini, uomini, donne e bambini, si avvalgono della collaborazione delle forze dell'ordine e della marina militare danese per tenere a bada o arrestare gli animalisti e i giornalisti che cercano di fermare la strage o solo di riprendere le scene. Tutto questo avviene nella civilissima europa. La Danimarca gli concede questo trattamento speciale per non perdere le isole, nonostante tutto ciò sia contro le leggi della UE.

Per chi è interessato può essere utile dare un'occhiata allo splendido servizio di Mauro Casciari per Le Iene o al sito dell'organizzazione Sea Shepherd. Se volete partecipare attivamente con la vostra faccia e la vostra firma ci sono diverse petizioni come quelle presenti sul sito Change.org che prevedono una serie di lettere, accompagnate da migliaia di firme, alla comunità europea, al governo danese e a quello delle Isole Faroe. Qui sotto c'è qualche link:








Il video del servizio de Le Iene:


























sabato 21 novembre 2015

Christian Death - The Root of all Evilution


Nel 2015 siamo ancora qui a parlare dei Christian Death, nonostante siano considerati morti e sepolti da alcuni decenni, almeno secondo una consistente fetta di pubblico e stampa. Infatti per molte persone la versione dei Christian Death 2.0 , quella di mr. Valor Kand non ha niente a che spartire con la gloriosa band di Rozz Williams che ha consegnato alla storia il capolavoro “Only Theatre of Pain”, e probabilmente questo è vero. Tuttavia bisogna ammettere che dopo lo scisma, la seconda versione della storica band è anche riuscita a creare qualcosa di buono come ad esempio l’eccellente album “Atrocities”, a mio parere secondo solo al mitico primo album con Rozz Williams in un’ipotetica classifica dei migliori dischi targati Christian Death. Per il resto la creatura di Valor, che sia frutto di un furto di identità o no, è (quasi) sempre stata caratterizzata da una grana più grossa rispetto alla versione originale; le è (quasi) sempre mancato il tocco magico che creava l’atmosfera oscura, pericolosa e affascinante, assolutamente unica quando c’era Williams alla guida.
Ma a dirla tutta neanche i Christian Death originali sono quasi mai riusciti a ricreare l’alchimia che faceva ribollire i solchi del teatro del dolore. Dopo il primo immenso disco arrivarono gli ottimi (soprattutto il primo a dire il vero), ma diversi, Catastrophe Ballet e Ashes con la rivoluzione nella formazione, la dipartita dello straordinario chitarrista Rikk Agnew e l’avvento di Valor e Gitane Demone. E qui si mischiano le carte: Rozz Williams abbandona il cadavere agonizzante nelle mani di Valor, il quale provvederà a plasmarne i resti a sua immagine e somiglianza, cancellando praticamente tutto quanto aveva costruito il suo predecessore. Nel frattempo, come dicevo, arrivò subito l’ottimo Atrocities, forse ancora carico dell’ingombrante influenza e dell’ombra di Williams, per il principio dei vasi comunicanti, ma subito dopo iniziò, lento e inesorabile, il declino della morte cristiana. Sino a quando, negli anni 90, si ritrovarono due band con il marchio Christian Death a contendersi i diritti sul nome e sulla storia. Ma è proprio in quegli anni che si acuiscono le differenze di stile, sostanza e classe tra i due gemelli antitetici: i Christian Death di Rozz riescono a venirne fuori vincenti con album pur non straordinari, ma buoni, come The Path of Sorrow o il successivo The Rage of Angels, composto da materiale di scarto dell’album precedente. mentre i Christian Death di Valor non brillano particolarmente con il contemporaneo Sexy Death God. Per rimarcare ulteriormente la differenza di qualità tra le due menti pensanti Rozz si cimentò con altre band, i Premature Ejaculation e i favolosi Shadow Project insieme a Eva O, con i quali ha dato vita a due album eccellenti che ancora gridano vendetta. Poi nel 1998 il suicidio di Rozz Williams mise fine alla rivalità e chiuse definitivamente una delle pagine più importanti della musica oscura su questo pianeta.
Valor, per certi versi, ne ebbe giovamento; senza la figura ingombrante di Williams a fargli ombra riuscì a liberare meglio i suoi demoni dalla penna e riprese a scrivere buona musica, anche se su quest’ultimo particolare non tutti sono d’accordo.
Il predecessore di questo nuovo album, “American Inquisition”, pubblicato nel 2007, è senza dubbio un buon album, comunque i Christian Death degli anni 2000 non vanno assolutamente confusi con i padri fondatori del death rock nei primi anni 80, non è corretto né giusto fare paragoni con il passato e fare confronti improbabili con entità differenti ed epoche e contesti differenti. In ogni caso i Christian Death A.D. 2015 di Valor e Maitri non sono quel carrozzone pacchiano e sgraziato che molti credono, forse sono esteticamente discutibili e formalmente rivedibili ma il succo c’è ancora.
Il nuovo The Root of All Evilution forse non resterà nella storia del rock se non con un ruolo marginale, ma è un buon disco. Nonostante l’artwork non proprio esaltante che lo racchiude.

In The Garden of Evilution si apre con un’intro a effetto con voce recitante, tamburi tribali e sonorità oscure che creano la giusta atmosfera, gotica ed evocativa. Subito dopo subentrano la chitarra deflagrante e l’intreccio delle voci di Maitri e Valor su un tappeto di synth. Chiude la traccia ancora la voce recitante che sfuma nell’ambientazione medio orientale di This Cross, anche questa sostenuta da ritmiche tribali.
Seguono Tar Black Liquid, potente gothic metal dalle sfumature oscure; Fema Coffins, intenso gothic rock che si dispiega su un ritmo medio con qualche buon spunto delle chitarre e un buon effetto degli archi campionati.
Chiudono il lato A le belle schitarrate e il vago retrogusto hard-psychdelic di Illuminazi, costruita su ritmi più sostenuti.
La seconda facciata parte con We Have Become che si apre su un ritmo sintetico e una chitarra quasi doom metal, sulfurea e pericolosa. Le trame sonore lugubri e avvincenti ne fanno uno dei pezzi forti in scaletta.
Proseguendo nel cammino della puntina sui solchi color argento di questo vinile s’incontrano il gothic metal non troppo incisivo di Forgiven; l’ispirata Penitence Forevermore e il tipico gothic/death rock di Deliver Us, condito da un’armonica a bocca.
Chiude la facciata e il disco Secrets Down Below ancora su ritmi non troppo sostenuti, ma valor-izzata da ottime chitarre e dalla voce di Maitri.

In conclusione The Root of All Evilution non farà cambiare idea alle schiere di detrattori di mr. Valor né cambierà la vita di chi si ciba della metà oscura della musica, ma garantisce sicuramente una buona mezzora di gothic rock ben suonato e rifinito.

Tracklist: 

01.In The Garden Of Evilution
02.This Cross
03.Tar Black Liquid
04.Fema Coffins
05.Illuminazi
06.We Have Become
07.Forgiven
08.Penitence Forevermore
09.Deliver Us
10.Secrets Down Below

2015 - Knife Fight Media - Season of Mist 


Formazione Christian Death 2015:

Valor
Maitri
Jason

♰♰♰












venerdì 20 novembre 2015

Christine Plays Viola - "Murderous Dementia", il video

I Christine Plays Viola hanno pubblicato in questi giorni un nuovo video, "Murderous Dementia," in vista dell'imminente pubblicazione di un nuovo disco in uscita nel prossimo dicembre. La band abruzzese, per chi ancora non li conoscesse, è in pista dal 2008 e ha già all'attivo una discografia di tutto rispetto che rappresenta quanto di meglio si possa ascoltare in ambito darkwave-gothic rock-post punk-new wave di questi tempi, in Italia e non solo.
Due album, "Innocent Awareness" del 2011, e il monumentale, splendido, "Vacua" del 2014 (15 brani in 70 minuti di grande musica, un concept album basato sul ciclo delle "pitture nere" di Francisco Goya) oltre a svariati ep.

Quest'anno avevano già pubblicato un succulento ep, The Stars Can't Frighten, in formato 7 pollici e in versione digitale (quest'ultima include anche due cover: "Atmosphere" dei Joy Division e "Such a Shame" dei Talk Talk),
In attesa del nuovo parto in casa Christine Plays Viola potete gustarvi questo bellissimo video di "Murderous Dementia" con le immagini di "Spider Baby", horror movie del 1964 diretto da Jack Hill:





Formazione:

Massimo Ciampani - voce
Fabrizio Giampietro - chitarre, synth, programming
Desio Presutti - basso
Daniele Palombizio - batteria
Daniele Vergni - noise, synth, programming

Discografia:

Promo Ep - 2010
Innocent Awareness - 2011
Promo Ep -2012
Leocadia - Ep - 2013
Vacua - 2014
The Stars Can't Frighten - Ep - 2015

mercoledì 18 novembre 2015

Mat Cable - Psychotronic Drugs - EP



"Psychotronic Drugs" è il secondo lavoro dei Mat Cable, quartetto di Lodi con all'attivo un altro EP, Rise, pubblicato nel settembre del 2014. Questo nuovo Ep, fresco di stampa per l'Alka record label, contiene 5 tracce di robusto e personale alternative rock arricchito da scorie grunge, punk e garage. In effetti le sonorità torride, elettriche e fumose che vengono fuori da questi solchi mi hanno riportato piacevolmente alla mente certo garage rock italiano di fine anni 80 inizio 90's (qualcuno si ricorda degli straordinari Sleeves di Five Days To Hell?), anche se c'è da dire che l'approccio musicale dei Mat Cable non è affatto catalogabile come uno degli ennesimi revival che si ripresentano di tanto in tanto, a scadenza periodica, nella scena musicale alternative. Anzi, "Psychotronic Drugs" suona moderno e al passo con i tempi pur conservando qualche piacevole richiamo al glorioso passato della musica indipendente italiana e internazionale.
Per quanto riguarda la scaletta del disco bisogna dire che è solidissima e non presenta alcun calo di tensione. Dall'iniziale, splendido garage rock di "Fight or Hide", impreziosita da un vago, gustosissimo, retrogusto soul (siamo più o meno sulle stesse coordinate dei fantastici Monster di Gone Gone Gone/A Bash Dem) e  trascinata da un'irresistibile sezione ritmica e delle altrettanto ispirate chitarre; passando per l'ottimo singolo "Under My Skin" che potete gustare nel video più sotto, sino al synth new wave che chiude "Choose Your Way, Babe" è tutto un susseguirsi di ottime canzoni, eccellenti melodie sapientemente tessute dalla voce di Raffaele Ferri e un'autentica abbuffata di buone vibrazioni. 
Le frecce all'arco dei Mat Cable sono molte e anche particolarmente acuminate, a partire da alcune gemme come "The Dance" o la succitata "Fight or Hide."
Devo ammettere che non conosco il precedente lavoro della band (cercherò di recuperare al più presto) ma con questo disco i Mat Cable sono sicuramente riusciti a sbrogliare il "groviglio". Infatti "Psychotronic Drugs" è un ottimo disco, intenso e trascinante. Un'autentica sorpresa.


Tracklist:

01.Fight Or Hide
02.Under My Skin
03.Thinking Stones
04.The Dance
05.Choose Your Way, Babe

2015 - Alka record label

Formazione:

Raffaele Ferri - voce, chitarra, synth
Ottavio Rastelli - chitarra, cori
Edoardo Ferri - basso, cori
Francesco Lupi - batteria




martedì 17 novembre 2015

FFO art



Questo straordinario artista russo riesce a combinare meravigliosamente le figure anatomiche che accompagnano i testi di scienza con l'art nouveau e le pin up anni 50.

FFO, Mosca:

"Questo è vero? Oppure accade questo dentro la mia testa? Naturalmente sta accadendo all'interno della testa, ma perché mai dovrebbe significare che non è vero?"