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lunedì 30 gennaio 2017

I migliori dischi italiani del 2016: le preferenze dei lettori


Anche questo sondaggio si è chiuso con un "grandissimo successo" di pubblico: 132 votanti in dieci giorni, peggio di quello riguardante gli album internazionali. 
Ma nonostante ciò sono abbastanza fiducioso; l'anno prossimo tenterò di fare qualcosa di meglio. Forse un'estrazione a premi, un paio di ballerine in topless...Oppure terrò il sondaggio online per un anno intero. 
In ogni caso il poll ha portato all'elezione di migliore album italiano del 2016 i Soviet Soviet con "Endless" con il 36% dei voti. Un po' come è avvenuto nel sondaggio precedente gli altri sono abbastanza distanziati dal primo ma sono divisi tra loro solo da numeri da prefisso telefonico (eccetto gli ultimi due che sono più distaccati dal gruppo). Quindi ci dev'essere qualcosa che non va, probabilmente il problema sta nella scelta dei dischi o forse, semplicemente, si è ottenuto questo risultato perché si tratta di ottimi dischi, veramente notevoli, che in qualche modo si equivalgono in merito al tasso qualitativo. 
Comunque sia, misteri a parte, ha vinto il disco che avevo inserito nella posizione più alta tra gli italiani nei migliori dischi dell'anno (http://bochesmalas.blogspot.it/2017/01/i-migliori-dischi-del-2016-la-top-ten.html). In quell'occasione si era piazzato terzo dietro ai Bestial Mouths e ai Ritual Howls. Per quanto riguarda gli altri invece ci sono state significative variazioni tra le mie scelte e le preferenze dei lettori, ma era ovvio che questo accadesse: ognuno ha i propri gusti, anche all'interno di generi più o meno di "nicchia."



ALBUM ITALIANO DELL'ANNO secondo i lettori di antblog:

SOVIET SOVIET - "ENDLESS" - 48 Voti (36%)

***


02.EUROPEAN GHOST - "PALE AND SICK" - 35 Voti


03.DATE AT MIDNIGHT - "SONGS TO FALL AND FORGET" - 32 Voti


04.CHRISTINE PLAYS VIOLA - "SPOOKY OBSESSIONS" - 31 Voti


05.NOCUMENT - "CARPE DIEM" - 30 Voti


06.CARON DIMONIO - "SOLARIS" - 29 Voti


07.TETROLUGOSI - "II" - 27 Voti


08.WINTER SEVERITY INDEX - "HUMAN TAXONOMY" - 12 Voti


09.HIEROPHANT - "MASS GRAVE" - 5 Voti


mercoledì 18 gennaio 2017

Readers' Poll 2016 - I risultati e l'Italia in arrivo...

Si è concluso il sondaggio per eleggere il miglior disco del 2016 secondo i lettori (e passanti casuali) di antblog. 
Il risultato di questo primo esperimento è stato alquanto deludente, a dirla tutta: 170 voti (anzi 169, perché uno è il mio) in 10 giorni. Praticamente una miseria se si tiene conto che in questi 10 giorni sono passati da queste parti circa 10.000 visitatori, ovvero circa 1000 al giorno per 10 giorni. Se poi a questi si sommano le oltre 1000 visualizzazioni di ogni singola recensione di questi 10 dischi e altrettanti per ogni post relativo a questo strampalato poll, il risultato rasenta il disastro.
È anche vero che la selezione riguardava una serie di album pescati dal più profondo underground, poco conosciuti alle masse, ma questo blog non si rivolge di certo alle masse, anzi vive e vegeta nelle tenebre più fitte del mondo sotterraneo. Non so quindi se questo esiguo numero di voti sia dovuto alle scelte che ho fatto, oppure si è giunti a questi dati mediocri semplicemente perché di queste classifiche, sondaggi e votazioni non frega un cazzo a nessuno. Forse se avessi messo qualche altro disco tra quelli della Top 50 le cose sarebbero andate diversamente, ma ormai è fatta.
In ogni caso il voto "popolare" ha portato alla conquista del primo posto i Ritual Howls con  l'eccellente "Into The Water" con ben 52 voti (vi ricordo che era possibile dare una o più preferenza, e questo spiega la somma dei voti superiore al numero dei votanti). Al secondo posto troviamo i Dark Blue e al terzo il disco dell'anno di antblog "Heartless" dei Bestial Mouths.
Tuttavia dal secondo all'ultimo posto c'è stato un "mucchio selvaggio" con differenze finali di pochi spiccioli, dai 29 del secondo ai 19 dell'ultimo.

Nonostante ciò ho deciso di tentare nuovamente l'esperimento con il sondaggio del miglior disco italiano del 2016. I partecipanti in questo caso saranno 9: Caron Dimonio, Nocument, Soviet Soviet, Christine Plays Viola, Tetrolugosi, Date at Midnight, European Ghost, Winter Severity Index e Hierophant.
Il widget del sondaggio sarà online tra pochi minuti e durerà 10 giorni.


01.RITUAL HOWLS - INTO THE WATER - Voti 52




02.DARK BLUE - START OF THE WORLD - Voti 29



03.BESTIAL MOUTHS - HEARTLESS - Voti 28

***



***




04. DUCHESS SAYS - SCIENCES NOUVELLES
FRUSTRATION - EMPIRES OF SHAME
SOVIET SOVIET - ENDLESS
Voti 26


05.POP.1280 - PARADISE - Voti 25


06.ALARIC - END OF MIRRORS - Voti 24


07.TERMINAL GODS - WAVE/FORM - Voti 22


08.OKKULTOKRATI - RASPBERRY DAWN - Voti 19





***

I contendenti al Readers' Poll dei Dischi Italiani del 2016:


CARON DIMONIO - SOLARIS




CHRISTINE PLAYS VIOLA - SPOOKY OBSESSIONS




DATE AT MIDNIGHT - SONGS TO FALL AND FORGET




EUROPEAN GHOST - PALE AND SICK




HIEROPHANT - MASS GRAVE




NOCUMENT - CARPE DIEM




SOVIET SOVIET - ENDLESS




WINTER SEVERITY INDEX - HUMAN TAXONOMY




TETROLUGOSI - II




venerdì 6 gennaio 2017

Readers' Poll 2016







Dopo la sfilza di recensioni solo chiacchiere (e distintivo) sicuramente noiose e ben poco altro, ho ritenuto opportuno proporre anche l'ascolto cumulativo dei "magnifici 10" del 2016. Qui sotto ho piazzato il player di bandcamp di ognuno dei 10 dischi selezionati. Se vi va potete quindi ascoltare le mie scelte per l'anno appena concluso e quindi se ne avete voglia (e tempo) potete votare il vostro o i vostri preferiti (ammesso che ci siano) tra questi presenti qui come anche nel gadget sondaggio posizionato in alto nella colonna di destra di questo blog. 
È la prima volta che mi lancio in un sondaggio che non riguarda la ristretta cerchia di amici e conoscenti, perciò non so bene come andrà a finire. Per ora, dopo solo 24 ore online, il reader's poll ha totalizzato l'esorbitante, incredibile, stupefacente, cifra di ben 16 votanti; un risultato incredibile che va ben al di là delle più rosee aspettative... ;) Ne deduco che finora non hanno votato neanche i miei parenti e amici, cani e gatti.
Stronzate a parte, c'è tempo sino al 16 Gennaio per votare. Si possono dare una o più preferenze...oppure si può andare oltre, verso lidi più interessanti.






giovedì 5 gennaio 2017

Top Ten 2016 - Readers' Poll

Di seguito ho ripostato le recensioni, pubblicate nel corso dell'anno, dei primi 10 dischi del 2016. L'occasione per farlo è il lancio del referendum riservato ai lettori per votare il loro disco dell'anno, dato che il mio l'ho già espresso ed è "Heartless" dei Bestial Mouths. Votate, se volete, utilizzando il Gadget apposito dislocato in alto nella colonna di destra del blog. I dischi selezionati sono questi qui sotto, quelli della Top Ten dell'anno. Lo so che in molti avrebbero preferito altri dischi e altri autori, ma la decisione ormai è presa. C'è tempo sino al 16 Gennaio per votare...Comunque non si vince un cazzo.

01.BESTIAL MOUTHS - HEARTLESS



Il nuovo album dei Bestial Mouths è stato a lungo uno degli oggetti più attesi e desiderati di questa prima parte del 2016, ma solo chi li conosce può sapere perché. Ora finalmente la nuova creatura della band di Los Angeles si è materializzata in un bel vinile trasparente e in versione digipack a cura della Cleopatra Records.
"Heartless" riprende il discorso lasciato con il succulento antipasto offerto dal singolo "Down To The Bones" sul finire dell'anno scorso. In queste nuove 10 tracce la ciurma guidata dalla carismatica Lynette Cerezo riesce ancora una volta a superarsi, affinando ulteriormente la già rodatissima e irresistibile macchina sonica che aveva dato alla luce l'eccellente l'album omonimo del 2013, lo split con i Deathday, l'album d'esordio "Hissing Veil" e una svariata serie di leccornie sotto formato di singoli, live e remix.
Ancora una volta la magnifica voce di Lynette guida e ipnotizza l'ascoltatore un viaggio in territori oscuri e pericolosi, sospinta da suoni potentissimi, originali ed eccitanti come pochi altri. Nella musica dei Bestial Mouths convivono splendidamente la ruvida maestosità industriale, scorie post-punk, new/no wave, gothic rock, sperimentazione, power electronics e una buona dose di fascinosa follia. Del resto, con quella voce che sta nel bel mezzo tra Diamanda Galas e Siouxsie Sioux, la Cerezo potrebbe fare di tutto e i torridi synths di Myrich e Aldena la seguono magnificamente in ogni sua fuga, anche nel più terribile girone infernale.
Anche in questo disco, come è solita fare spesso, la band riprende alcuni brani dai lavori precedenti (Ceased, Earth e Faceless da "Bestial Mouths" e i due brani del singolo "Down To The Bones) riadattandoli magicamente alla nuova atmosfera di "Heartless."
Ma anche se le nuove versioni sono ancora meglio di quelle precedentemente pubblicate, sono soprattuto le tracce nuove di zecca a funzionare alla grande come la doppietta piazzata in apertura con "Greyed" e "Heartless" o la bellissima "White Eyes" che chiude nel migliore dei modi l'album.

02.RITUAL HOWLS - INTO THE WATER



I Ritual Howls sono una band di Detroit composta da tre elementi Paul Bancell, voce e chitarra, Ben Saginaw al basso e Christopher Samuels ai synth, drum machine ed effetti sonori. Questa meraviglia che risponde al titolo "Into The Water" è il loro terzo lavoro dopo l'esordio omonimo del 2013 e il fantastico "Turkish Leather" pubblicato due anni fa. Anche questo disco come i precedenti è rilasciato dalla Felte di Los Angeles, più che una garanzia dato che il suo catalogo nel corso degli anni è diventato talmente ricco di grandi dischi da costituire una sorta di piccola-grande enciclopedia del post punk del nuovo millennio (Sextile, Gold Class, Eeras, i nostrani Soviet Soviet solo per citarne qualcuno). 
In queste nuove nove tracce i Ritual Howls propongono quanto di meglio si può fare con la materia post punk nel 2016, che in questa occasione è arricchito da qualche eco industrial, qualche chitarra morriconiana e un po' di country western in salsa gothic. L'impatto con quest'acqua oscura e torbida non lascia scampo: sicuramente uno dei migliori dischi usciti quest'anno.

03.SOVIET SOVIET - ENDLESS



"Endless" è il secondo attesissimo album dei Soviet Soviet. Il nuovo disco giunge sugli scaffali a tre anni di distanza dal capolavoro "Fate", pubblicato sempre per l'americana Felte. Nei mesi scorsi c'era stata anche una succulenta serie di ristampe che ha ridato lustro e visibilità (e soprattutto lussurioso vinile) ad altri due eccellenti dischi della band pesarese: "Nice" e "Summer, Jesus", il primo era stato rilasciato originariamente dall'etichetta italiana Tannen records su cd nel 2011 e conteneva l'ep omonimo e l'ep "No Title", autoprodotti, risalenti al 2009; il secondo era stato pubblicato anch'esso nel 2011 dalla stessa etichetta veronese in formato digitale.
Il nuovo album prosegue l'inarrestabile cavalcata in progress del trio (Alessandro Costantini, chitarra, Alessandro Ferri, batteria, e Andrea Giometti al basso e voce) con risultati eccezionali. L'evoluzione del power trio italico ha fatti sì che il potente suono post punk, pur sempre fedele alle proprie radici, si sia arricchito di spessore, colore e calore e di un'ottima vena melodica. Già l'apertura con "Fairy Tale", basso corposo, sezione ritmica martellante e chitarre ricamate splendidamente, potrebbe essere sufficiente a collocare l'album tra i pezzi migliori sfornati in questo 2016. Ma "Endless" ha molto altro da offrire peri timpani esigenti che non si accontentano della solita sbobba sonora: il singolo "Endless Beauty", la favolosa "Remember Now" e "Going Through" sospinta da un basso dopato e da scariche elettriche irresistibili per poi sfumare in una seconda parte più melodica e psichedelica, costituiscono un trittico invidiabile. Per non parlare di una bomba sonora come "Pantomime."
Tuttavia ritengo sia inutile stare lì a passare al pettine la scaletta, queste 9 tracce sono quanto di meglio c'è a disposizione nel panorama musicale indipendente per trascorrere una quarantina di minuti goduriosi. Post punk, indie pop, wave e shoegaze amalgamati con cura per un risultato che non teme confronti con niente e nessuno.

04.FRUSTRATION - EMPIRES OF SHAME



Ancora non riesco a capire come abbiano fatto a sfuggire alle mie orecchie questi Frustration. Ed effettivamente è frustrante passare ore, giorni, mesi e anni a setacciare l'underground come un segugio dopato e nonostante questo impiegare una decina d'anni per scoprire una band non più giovanissima. I Frustration non sono in giro da qualche giorno sono anni che calcano la scena in quel di Parigi, ma sono giunti ai miei timpani solo adesso in occasione della pubblicazione del loro capolavoro assoluto: questo "Empires of Shame" fresco di stampa.
Devo dire subito che se è vero che si tratta del loro disco migliore è altrettanto vero che quest'album è una delle cose migliori udite nel corso di quest'annata.
La band si muove tra le ombre del post punk d'annata (Warsaw, Wire, The Fall, tanto per citare loro stessi) senza però fare la solita copia in ciclostile. I Frustration hanno personalità, inventiva e tante frecce al proprio arco. Pescano dalla new wave, dalla coldwave, dal synth punk, dagli anni 80 come dal presente e lo fanno dannatamente bene. La traccia "Arrows of Arrogance" addirittura si tinge meravigliosamente di neo folk.
Grande disco, grande band.

05.DUCHESS SAYS - SCIENCES NOUVELLES



Come sempre accade da queste parti a fine dicembre le ultime recensioni sono riservate ai migliori dischi dell'anno, quando mi dedico a smaltire gli arretrati prima dei botti di fine anno. Non fa eccezione questo disco, trovato per caso tra le pile di file non ancora aperti.
Science Nouvelles è il titolo del nuovo album dei Duchess Says, band di Montreal in attività dal 2003. Questo disco è stato preceduto dagli album "In A Fung Day T!", pubblicato nel 2011, e "Anthologie Des 3 Prechoirs" del 2008. Questi due primi dischi non li conosco (cercherò di rimediare al più presto possibile) ma ho avuto la fortuna di sentire questo nuovo. Perché trattasi di un album assolutamente micidiale, una bella botta per svegliarsi e, soprattutto, per digerire tutti i pasti extra large di queste feste. I quattro canadesi del Quebec offrono come digestivo un superbo concentrato di electro punk che profuma di 77 e anni 80 ma possiede un piglio moderno e sperimentale niente affatto male.
Con un largo uso di tastiere e l'apporto fondamentale della keytar (la tastiera da spalla, come una chitarra), ritmi sintetici, chitarre distorte e un'inventiva fuori dal comune, piazzano 10 tracce bellissime tra le quali spiccano le atmosfere cangianti, elettriche e oscure, quasi dark punk di Negative Thoughts,  la notturna I'm an Idea, puro post punk carico di tensione e sospinto da un ritmo entusiasmante, il furioso assalto hardcore punk di Pink Coffin, piacevolmente sporcato da rumori molesti, le due splendide Inertia poste in apertura, caratterizzate da un'andatura new wave-no wave-electro a dir poco stupefacente, e le contorsioni sperimentali e abrasive della traccia di chiusura The Family Physicians.
In conclusione, nonostante le coraggiose e riuscitissime scelte sperimentali che corrono lungo tutta la scaletta, e soprattutto nelle due tracce strumentali Poubelle e Talk in Shapes, il disco si fa ascoltare che è un piacere, un gran piacere.
Da collocare tra i migliori dischi del 2016.

06.ALARIC - END OF MIRRORS



Il nuovo lavoro degli Alaric, band proveniente da Oakland, da sempre una delle mie preferite con il loro nerissimo ibrido Doom-deathrock-metal-(post)punk. Dopo un 7 pollici, lo split con un'altra grande band (gli Atriarch) e lo splendido album omonimo del 2011 sono pronti a rilasciare "End of Mirros" che sarà disponibile nel prossimo Maggio in formato tape per la Sentient Ruin e su cd, vinile e in formato digitale per la Neurot Recordings. Da non perdere...

07.DARK BLUE - START OF THE WORLD



Dopo il monumentale "Pure Reality" del 2014 e una manciata di singoli formidabili (riuniti nel disco Red/White, edito dalla Adagio830) è giunto il tempo del secondo album per i Dark Blue di mr. John Sharkey III, Andrew Mackie Nelson e Michael Sneeringer. Il nuovo nato si intitola "Start Of The World" e decolla subito nel miglior modo possibile con il trittico d'apertura Union of Buffoons, Be Gone Everyone (finora la canzone più bella del 2016, a mio parere), Never Wanted To Hurt You. A questo punto si potrebbe già chiudere questa sorta di inutile micro-recensione e andare tutti ad acquistare, ascoltare o rubare l'album, perché di materiale di questa levatura in giro per il mondo, credetemi, non è che se trovi poi così tanto. "La colonna sonora degli USA in decadenza" mantiene le promesse sino in fondo con melodie strepitose, liriche urticanti decantate dalla grandiosa voce di Sharkley III e un muro di suoni potenti quanto minimali. Il cocktail della premiata ditta Dark Blue è composto, come sempre, da materie di prima qualità: punk, post punk, pop, surf e rock che, probabilmente, in "Start Of The World" raggiungono la perfezione sia per quanto riguarda la coesione dei vari elementi e sia, soprattutto, per la qualità del risultato finale.
Da non perdere.

08.TERMINAL GODS - WAVE / FORM



Dopo una lunga serie di EP e singoli i Terminal Gods danno alla luce il primo album, intitolato "Wave / Form." Il nuovo disco esce quasi in contemporanea con la raccolta di singoli ed EP " Outlaw Love: Five Years Outside The Law", formando un'ottima accoppiata da non lasciarsi sfuggire.
La band londinese è riuscita in questi cinque anni di vita a costruirsi un proprio suono, sicuramente debitore degli 80's, del post punk storico, del gothic rock come di certa wave, ma l'approccio alla materia ha sicuramente una forte impronta personale.
"Wave / Form" si apre alla grande con la scarica elettrica di "Shockwave", potente ed energica quanto coinvolgente nel contrasto con il robusto ritmo dark punk, il lavoro di rifinitura dei synth e il gran dispiego di melodie e cori, vero marchio di fabbrica di casa Terminal Gods.
Il disco decolla definitivamente con la successiva "Changing The Guard" e non lo ferma più nessuno: questa canzone con le sue chitarre da corsa e la melodia penetrante come un martello pneumatico s'insinua nel cranio e non ti lascia più.
La scaletta è quanto mai varia e interessante; si trovano tracce più sintetiche e minimali come "Connection & Rupture", momenti più riflessivi e oscuri come nella più soffice ma inquieta "Monolith", una ballad notturna e sinuosa. Ma sono ancora le canzoni dove il ritmo cresce a lasciare il segno come il garage punk vibrante e vorticoso di "Discovery" o la meravigliosa e irresistibile "Electric Eyes". 
Il disco si chiude con altre due perle: i fuochi d'artificio vocali di "Cold Life" e la tenebrosa "Hey Day", lenta e ipnotica con la quale cala il sipario su uno dei dischi più belli e interessanti di questo tormentato 2016.

09.POP.1280 - PARADISE



Dopo due album stratosferici (The Horror e Imps of Perversion) i Pop.1280 salgono sino al paradiso con il terzo lavoro, ancora una volta a cura della Sacred Bones.
Rispetto alle delizie sonore dei precedenti capitoli la band newyorkese si diverte a complicare ulteriormente i propri spartiti, spostando il baricentro sulla componente industrial-elettronica con gran dispiego di synth e samples.
Tra i solchi di "Paradise" si respira un'aria malsana, cupa e opprimente ma, al contempo, elettrica ed elettrizzante. Perché se da un lato i quattro della grande mela hanno leggermente sfumato la componente post-punk-new wave-garage in favore di un impatto a volte non troppo distante alla techno-Ebm, dall'altro l'anima selvaggia e aggressiva del loro sound scorre ancora come un fiume in piena. Nel loro sound è ancora ben presente l'ossatura noise-industrial che farà apprezzare il lavoro dei 1280 abitanti dai nostalgici di Jesus Lizard, Cop Shot Cop, Big Black e compagnia urticante. Come anche troverà pane per i propri denti chi si nutre dei vecchi dischi dei DAF, Suicide o Cabaret Voltaire, ovvero tutto ciò che è nato agli albori dei primi amplessi tra punk ed elettronica. Ma nel disco c'è molto di più: c'è il dark ambient della titletrack, l'inquietante nenia post-industriale "Rain Song", sporcata da rumori e un leggero soffio esotico, l'elettro-rock di "The Last Undertaker" che, come un coitus interruptus, pare decollare da un momento all'altro e non giunge mai a conclusione, ma lo fa in modo meraviglioso. Chiude il disco il deflagrante synth-punk di Kingdom Come, epica e marziale, condotta all'attacco dalle urla di Chris Bug.
Ma la sua parte migliore "Paradise" è la prima, con i cinque proiettili sparati in apertura a partire dal primo Pyramids on Mars, brano oscuro e gotico che sanguina come uno dei gioielli dei Bauhaus dei primi dischi, sino alla nevrotica ed elettrica USS ISS.

10.OKKULTOKRATI - RASPBERRY DAWN




Degli Okkultokrati dovreste sapere già quasi tutto se bazzicate da queste parti anche solo saltuariamente, dato che la band di Oslo qui è di casa. In ogni caso questi cinque folli norvegesi hanno da offrire una bestiale miscela di black metal, punk e hardcore e rock'n'roll, senza rinunciare a scorribande ambient e industrial giusto per disorientare un po' l'ascoltatore distratto. L'atmosfera del disco è oscura, dannata e pericolosa come si conviene da una band che proviene da quale gelide lande, ma l'energia e l'adrenalina non mancano affatto, anzi tutt'altro: le schitarrate hardcore e le impennate di ritmo rendono il disco assolutamente irresistibile. Il loro blackened rock'n'roll non può lasciare indifferenti se come me anche voi dal rock pretendete la giusta dose di malvagia violenza. "Raspberry Dawn" è un gran bel disco: "brutto, sporco e cattivo" come dovrebbe sempre essere un disco rock.

***

VOTA ANTONIO



lunedì 19 dicembre 2016

Soviet Soviet - Endless


"Endless" è il secondo attesissimo album dei Soviet Soviet. Il nuovo disco giunge sugli scaffali a tre anni di distanza dal capolavoro "Fate", pubblicato sempre per l'americana Felte. Nei mesi scorsi c'era stata anche una succulenta serie di ristampe che ha ridato lustro e visibilità (e soprattutto lussurioso vinile) ad altri due eccellenti dischi della band pesarese: "Nice" e "Summer, Jesus", il primo era stato rilasciato originariamente dall'etichetta italiana Tannen records su cd nel 2011 e conteneva l'ep omonimo e l'ep "No Title", autoprodotti, risalenti al 2009; il secondo era stato pubblicato anch'esso nel 2011 dalla stessa etichetta veronese in formato digitale.
Il nuovo album prosegue l'inarrestabile cavalcata in progress del trio (Alessandro Costantini, chitarra, Alessandro Ferri, batteria, e Andrea Giometti al basso e voce) con risultati eccezionali. L'evoluzione del power trio italico ha fatti sì che il potente suono post punk, pur sempre fedele alle proprie radici, si sia arricchito di spessore, colore e calore e di un'ottima vena melodica. Già l'apertura con "Fairy Tale", basso corposo, sezione ritmica martellante e chitarre ricamate splendidamente, potrebbe essere sufficiente a collocare l'album tra i pezzi migliori sfornati in questo 2016. Ma "Endless" ha molto altro da offrire peri timpani esigenti che non si accontentano della solita sbobba sonora: il singolo "Endless Beauty", la favolosa "Remember Now" e "Going Through" sospinta da un basso dopato e da scariche elettriche irresistibili per poi sfumare in una seconda parte più melodica e psichedelica, costituiscono un trittico invidiabile. Per non parlare di una bomba sonora come "Pantomime."
Tuttavia ritengo sia inutile stare lì a passare al pettine la scaletta, queste 9 tracce sono quanto di meglio c'è a disposizione nel panorama musicale indipendente per trascorrere una quarantina di minuti goduriosi. Post punk, indie pop, wave e shoegaze amalgamati con cura per un risultato che non teme confronti con niente e nessuno.

Tracklist:

01.Fairy Tale
02.Endless Beauty
03.Remember Now
04.Going Through
05.Star
06.Pantomime
07.Rainbow
08.Surf A Palm
09.Blend

2016 - Felte



martedì 30 dicembre 2014

Luci, ombre, deliri, pagine vuote e tempo perso



Come chiudere il 2014? Cosa scrivere senza fare una strage degli innocenti o senza ricorrere a un banale discorso di fine anno? Boh, non saprei proprio. Del resto non sono Giorgio e davanti allo schermo c'è poca gente. Poi una specie di post sul 2014 l'ho già fatto (MMXIV) e il resoconto sull'annata che sta giungendo al termine l'ho sempre pubblicato in occasione del compleanno del blog (il 16 gennaio, quindi tra non molto); la classifica dei migliori dischi dell'anno è per tradizione il primo post dell'anno nuovo e anche quest'anno sarà così...anche perché non è ancora pronta e ho ancora qualche dubbio su chi sarà il vincitore: quest'anno la scelta non è affatto semplice, credetemi. In ogni caso non trovo un valido motivo per non rispettare le tradizioni...
E allora che cazzo scrivo a fare se non ho idea di cosa scrivere?
Qualcuno potrebbe suggerire di non scrivere niente - e quasi sempre questa è la soluzione migliore  -Oppure potrei approfittare per l'occasione per dedicarmi all'agricoltura o all'ippica o semplicemente farmi i cazzi miei ma, si sa, quando uno è testardo lo è fino in fondo. Non c'è niente da fare.
Ho provato a far desistere la bestia che risiede tra le pieghe della poltiglia grigia dentro il mio cranio, ma non ci sono riuscito e allora vado avanti così,  a tentoni,  al buio. Qualcosa verrà fuori... Forse.

Inizialmente questo doveva essere un "gran bell'articolo" sul post-punk post-revival, ovvero su cosa c'è di nuovo e interessante tra le nuove leve oltre i soliti nomi. Invece no. Il tempo ridotto a disposizione, gli eventi e gli umani che remano contro, e altre vicende che si sono accavallate nel frattempo, non mi hanno concesso l'opportunità di rilasciare un post decente né, tantomeno, interessante. Del resto il 2014 è stato un anno bruttarello (per non dire di merda) quindi non c'è niente di male ad adeguarsi al trend...Tanto, poi, chi cazzo si legge un post del genere il 31 dicembre? Di sicuro c'è di meglio da fare.

Certo, il silenzio e una bella pagina bianca sarebbero stati perfetti per celebrare la morte del 2014; magari con un bell'epitaffio e qualche lacrimuccia di circostanza.
Secondo qualcuno sarebbe stato ancora meglio andare a giocare a mosca cieca in autostrada all'ora di punta, ma io me ne frego e continuo a dare libero sfogo al delirio. Tanto questo blog (probabilmente) ha i giorni contati; la prossima data a rischio è verso la fine di aprile... Se sopravvivo al dolce dormire primaverile potrei anche restare qui a tormentare il popolo del web, altrimenti potrei anche recarmi sulle montagne con un piccolo fagotto sulle spalle e senza biglietto di ritorno.
Mah, si vedrà. Non dipende dalla mia volontà.

Intanto quest'anno è riuscito a dare un colpo di coda terrificante con una tremenda serie di disastri in mare e cielo, morti, feriti e dispersi. Anche l'infame combriccola di tagliagole dell'Isis gode ancora di buona salute (grazie anche all'assoluta indifferenza della Turchia e alle blande risposte della coalizione occidentale-araba) e per l'anno nuovo stanno già affilando i coltelli e facendo incetta di ostaggi da torturare. Il prossimo a perdere la testa potrebbe essere quel povero disgraziato pilota giordano preso di recente. Tutti se ne fregano e si tira avanti così, con la faccia un po' così e una bella busta ricolma di cazzi-propri in mano.

Meno male che c'è il discorso di fine anno di Napolitano a tirare su il morale... Non so voi ma io ho già tagliato il cavo di alimentazione della TV.



E poi dicono che non è vero che discendiamo dalle scimmie!...Altro che 118! Quanti esseri umani che non hanno fatto un corso di BLS sarebbero in grado di soccorrere un proprio simile andato in arresto cardiaco dopo un incontro ravvicinato con l'alta tensione?














Se solo "El Pintor" fosse composto da dieci "All The Rage Back Home" avrebbe potuto vincere a mani basse una buona parte delle classifiche di fine anno. Purtroppo non è andata così: il disco è piacevole (molto piacevole) e si lascia ascoltare volentieri, ma i tempi di "Turn on The Bright Lights" sono lontani e sicuramente si trova di meglio in ambito post-punk revival. Anche gli Editors di "The Weight of Your Love" del 2013 hanno ottenuto un risultato migliore, per non parlare delle tante eccellenti band che scorrazzano nel versante più underground della rinascita post punk (Eagulls, Dark Blue, Holograms, Institute, Lower, Soviet Soviet, Population, Moth, The Hunt, Underpass, Total Control...).
Eppure "El Pintor," ogni volta che giunge al termine della sua corsa sotto il raggio laser, lascia una retrogusto decisamente gradevole e stuzzicante, e ci ritrova ad ascoltarlo a ripetizione come non accadeva più dai tempi di quel folgorante debutto del 2002.
Nonostante tutto...un buon disco.

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Il post punk nel 2014 (e dintorni) e un pizzico di death rock:




















































Eh si, ci sono ancora dei grandi in giro nel mondo delle 7 note virate al post punk (Wire e UK Decay) ma anche le giovani leve non scherzano e anche l'Italia si difende bene: i Soviet Soviet di Pesaro sono probabilmente i migliori del lotto e un ascolto di "Fate" è d'obbligo per tutti gli appassionati del genere.

Una perla sconosciuta ai più, da riscoprire senza indugi:


Blitz - "Second Empire Justice" - 1983

Si tratta di un disco ben diverso dal debutto "Voice Of A Generation" del 1982. Qui non c'è traccia dell'Oi! - street punk che caratterizzava quel disco e i vari 7 pollici che l'hanno accompagnato. Il secondo album della band inglese è un autentico capolavoro di puro post-punk d'annata. In seguito la band di New Mills ritornò alle proprie radici Oi! ma nel 1989 riprese in parte il discorso interrotto grazie all'album "Killing Dream." Ma il gioiello di casa Blitz è senza alcun dubbio questo "Second Empire Justice" in uno splendido vinile bianco da collocare tra Unknown Pleasures e Closer senza timore.


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*****

She Wants Revenge



Per quanto riguarda il post punk in versione anni 2000 il mio disco preferito resta tuttora l'omonimo debutto dei She Wants Revenge di Los Angeles, pubblicato nel 2006. Si tratta di una band e di un disco spesso bistrattati dalla critica, ma il loro cocktail a base di post punk, elettronica, dark wave e alcune soluzioni sonore al passo con i tempi, raggiunge la perfezione assoluta nel loro primo album con una scaletta ricca di delizie musicali come Red Flags and Long Nights, These Things o Tear Us Apart. In seguito pur proponendo dischi di buon livello non sono più riusciti ad assemblare un album di questa qualità. Confidiamo nel futuro.


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Ci si rivede l'anno prossimo.

Buon 2015!