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sabato 31 maggio 2014

Virgin Forest: Bandcamp



In origine questo post non doveva essere qui; è stato ideato e scritto in esclusiva per il progetto Virgin Forest e li doveva stare. Poi, però, pensando e rimuginando, tra un disco e l'altro e un po' di zapping nel web e nella tv spenta, ho deciso di schiaffarlo qui nel blog. Principalmente perché avevo intenzione di scrivere due righe per tenere viva l'attenzione anche dei lettori di questo blog sul progetto, ma le idee mi si sono surgelate dentro. Non so a voi, ma a me capita spesso di ritrovarmi con il cervello findus e di vagare nel vuoto senza alcun risultato con la pagina bianca davanti agli occhi. Poi, senza alcun preavviso, le cellule si sbrinano da sole e allora non riesco a gestire il flusso di idee tanto sono numerose (ho detto numerose, NON buone...).
Perciò ecco qua una buona parte del mio piccolo contributo al grandioso progetto Virgin Forest, ideato, curato, nutrito, cucito, assemblato, lavato e stirato dal mitico capitano Evil Monkey con la collaborazione di un manipolo di altri blogger appassionati e competenti (Massimiliano Manocchia, Mr. Hyde, Vlad Tepes, Jen D., Magar, Il Cala e...ehm...anche io) e della vulcanica Community G plus di Virgin Forest.
In coda al post troverete il link per scaricare il PDF della versione 2.0 di Virgin Forest. Ovviamente non è la versione definitiva perché, essendoci i lavori in corso, col tempo si arricchirà sicuramente di nuovi contenuti e contributi. Ma è una gran bella versione...
Un saluto a Evil Monkey e a tutti i partecipanti.

L'esplorazione di Bandcamp per Virgin Forest o meglio (il titolo è di Evil Monkey): "Bandcamp - Guida galattica per esploratori"

La ricerca del sommerso nel mare della musica dipendente ha vari aspetti di cui tenere conto. Innanzitutto è necessario fare alcuni distinguo: spesso, infatti, la materia musicale resta in fondo al mare per propria scelta, come nel caso delle numerose registrazioni amatoriali destinate all’uso personale e poco adatte alla diffusione tra le masse. Ma non è sempre così. In molti casi non si tratta di una scelta consapevole da parte degli artisti. Spesso, infatti, alcune perle rare o semplicemente dei buoni lavori, restano infangati nel pantano degli strati più profondi e irraggiungibili del pianeta musica solo per mera sfortuna o per un insieme di circostanze ed eventi più o meno imprevedibili.
Per quanto riguarda la musica indipendente ovviamente tutti questi aspetti vengono accentuati, sia perché il mercato discografico cosiddetto alternativo non è così ricco e grande come si crede e sia perché è troppo vario e suddiviso in una moltitudine di fazioni, generi, sotto generi e scene microscopiche che spesso non hanno punti di contatto tra loro.
Per arrivare a conquistare un posto comodo nei salotti degli ascoltatori non basta scrivere buona musica, serve anche un mezzo idoneo per farla conoscere. E dato che in molti non dispongono dei denari e dei potenti mezzi delle major, come anche dell’appoggio di radio, riviste patinate o canali televisivi, bisogna ingegnarsi con qualcosa che arrivi a più gente possibile senza spendere un solo euro o, comunque, con un costo ragionevole.
In principio c’era MySpace, ma ora è caduto in disgrazia. Poi, in tempi recenti, sono venute fuori altre realtà che si occupano della diffusione di musica liquida come SoundCloud, ReverbNation e Bandcamp.
Questi tre grandi contenitori di musica sono stati un toccasana per la scena indie e per gli artisti coinvolti. In questo spazio mi occuperò di Bandcamp, non perché sia meglio o peggio delle altre, ma solo perché a mio parere è quello che ha le maggiori potenzialità. In questi ultimi anni, infatti, c’è stato un notevole incremento di pubblicazioni di ogni genere e del giro di quattrini. Gli artisti coinvolti con Bandcamp hanno ricavato oltre 67 milioni di dollari direttamente dalle tasche dei fans da quando questo servizio esiste. La piattaforma ci guadagna il 15% da ogni vendita e il 10% qualora l’artista o l’etichetta superino i 5000 dollari di vendite.
Questa società privata è online dal 2008 ed è nata dalle ceneri del servizio di webmail a pagamento Oddpost. Da allora mette a disposizione degli artisti e delle Netlabel innumerevoli micrositi, completamente personalizzabili, per promuovere e vendere al pubblico la musica in formato digitale o fisico. Perché uno degli aspetti più interessanti di Bandcamp è che nella stessa pagina, ben disposti in modo semplice e sobrio, si può ascoltare l’intero disco tutte le volte che si vuole, condividerlo dove più ci aggrada, acquistare una copia liquida in mp3 o nel formato che si preferisce e, soprattutto, si può comprare la copia fisica nel formato disponibile con un semplice clic. Quasi sempre si tratta di materiale che non si trova nei negozi online tradizionali, figuriamoci in quello sotto casa.
Un altro aspetto importante, se non fondamentale in questo periodo di crisi, è che in moltissimi casi si può scaricare il materiale in modo gratuito (e legale) per scelta degli artisti e non di altri soggetti.
Bandcamp non è un social network anche se ne ha qualche aspetto, seppur minore, come la condivisione, la collezione personale o il tasto follow per seguire artisti o altri semplici ascoltatori. Si può incorporare il codice HTLM relativo all’album preferito dove si vuole; ci sono embed diversi per ogni esigenza, dalle piattaforme blog a Facebook.
Per quanto riguarda la ricerca della tantissima musica nuova e palpitante che si trova qui dentro, basta scrivere nel campo di ricerca il nome dell’artista, della canzone o dell’album. Oppure se non si ha un’idea precisa di cosa si cerca nello spazio “Discover” si può provare a dare un’occhiata gli artisti selezionati, diversi ogni giorno, o si può frugare tra le varie etichette: qui la musica è suddivisa per generi, per formato, per numero di vendite.
Quando si trova quello si stava cercando, l’artista,  il genere o il sotto-genere preferito, il resto viene da sé: si apre tutto un mondo di musica attinente ai propri gusti, con consigli per gli ascolti, segnalazioni da parte di Bandcamp o degli stessi artisti.
Per i più pigri c’è anche un altro metodo: affidarsi ai numerosi blog specializzati in generi particolari e di nicchia. Qui troverete montagne di suggerimenti e link che conducono agli spazi Bandcamp di band e etichette di quella scena.
Io faccio parte della categoria dei pigri sin dai primi vagiti e perciò preferisco usare quest’ultima opzione. È comodo, molto comodo, avere a disposizione qualcuno che fa il lavoro più pesante al posto nostro. Poi, in ogni caso, tocca a noi, ad ogni singolo ascoltatore, il lavoro di fino, la scrematura e…l’eventuale acquisto.
L’unica cosa realmente necessaria è il tempo a disposizione par ascoltare tutto quello che che si vuole. Il mercato sommerso è di dimensioni imponenti; bisogna armarsi di pazienza,  cannocchiale e cotton fioc, ma può essere necessario anche liberarsi di suocere, fidanzate o pargoli per qualche ora.

Buona ricerca.


Un doveroso ringraziamento al grande Evil Monkey che riesce a fare cose incredibili nel suo blog e con la sua inesauribile miniera di idee. Il progetto Virgin Forest non poteva che nascere dalla sua mente.



È difficile scegliere qualche band da segnalare, sia perché sono veramente tante quelle valide e sia perché il confine tra un capolavoro e un disco discreto è decisamente labile e soggetto a troppe variabili. La valutazione di un disco dipende quasi totalmente dai gusti personali e da quello che ognuno di noi si è costruito nel corso della propria storia rispetto a questa materia. È difficile far coincidere gusti e preferenze all’interno della cerchia di amici e conoscenti, figuriamoci quando si parla di decine, centinaia o migliaia di ascoltatori o lettori.
In ogni caso qui ci sono otto dischi e otto gruppi che ho selezionato tra i tantissimi talenti sotterranei presenti in Bandcamp. Questi suoni rispecchiano ovviamente i miei gusti, ma dalla lista ho deciso di eliminare le sonorità più estreme riservate a nicchie troppo ristrette e ho preferito selezionare cose più commestibili, pur restando in ambito underground.


Sore Saints - “Generous Lovers” - EP - 2014


Questo EP è il terzo disco rilasciato dalla band di Philadelphia; è disponibile in versione digitale e in vinile in formato 10 pollici, rilasciato dalla Dullest records, contiene quattro brani di ottimo alternative rock-post punk-noise dal piglio personale. Tra trame oscure derivate dal post punk dei bei tempi andati e ritmi aggressivi dal taglio moderno. Quattro ottime canzoni e una band dalla quale mi aspetto molto nel futuro.



Home - “Bound To Gravity” - LP - 2014


Home è una band austriaca, di Innsbruck; un power trio, chitarra, basso, batteria, come si usava una volta. Infatti la band suona un potentissimo rock con influenze stoner, noise e post hardcore, ma c’è da dire che lo fa con grandissima personalità, oltre che con grande capacità agli strumenti. Bound To Gravity è il primo album ed è disponibile sia in versione digitale sia in versione cd. Prima di questo disco hanno pubblicato un ottimo EP con quattro brani.



Daggers - “It’s Not Jazz, It’s Blues” - LP - 2014


Quest’album è il secondo della formazione belga Daggers. Nel 2011 avevano rilasciato il primo disco, l’ottimo “Euphoria,” ma con il nuovo “It’s Not Jazz, It’s Blues” riescono a fare ancora meglio. Il suono dei Daggers è potente e violento; qui potete gustare un buon piatto a base di punk-hardcore, metal e noise, con un leggero tocco psichedelico che ne impreziosisce il gusto e un sano approccio garage che lo rende piacevolissimo al gusto. Tutti e due i dischi sono disponibili in digitale e vinile nel loro spazio Bandcamp. 



Then Comes Silence - “II” - LP - 2013


Il secondo album degli svedesi Then Comes Silence è a dir poco splendido. La prima volta che l’ho ascoltato nel loro Bandcamp sono saltato dalla sedia, la seconda l’ho comprato, la terza ho acquistato anche il primo LP (Then Comes Silence, del 2012). I suoni dentro questo disco sono ispirati dal post punk, ma assolutamente non in chiave di nostalgico revival. “II” suona modernissimo, potente e originale; dentro ci sono tracce di shoegaze e preziose molecole psichedeliche. Oltre alla versione digitale è disponibile anche una bellissima stampa in vinile con cd allegato. Un gran bell’album suonato divinamente.



Deleter - “Deleter A/B Series” - LP - 2013


I Deleter sono americani, di Minneapolis, e questo bellissimo album raccoglie una manciata di singoli rilasciati in formato digitale nel corso del 2013, ma una volta riuniti riescono a fare meraviglie. Qui, infatti, in “Deleter A/B Series” si può ascoltare il miglior post punk-indie rock degli ultimi decenni. Forse perché le fonti d’ispirazione non sono le solite (qui siamo in zona Wire, primi Psychedelic Furs o Echo & The Bunnymen) o forse solo semplicemente perché le 11 canzoni in scaletta sono a dir poco eccellenti.
Purtroppo l’album c’è solo in versione digitale.




Beastmilk - “Climax” - LP - 2013


Un’altra meraviglia post punk è senz’altro “Climax” dei finlandesi Beastmilk. Anche qui la qualità compositiva è eccelsa, le 10 canzoni contenute sono tra le cose migliori pubblicate nel panorama indipendente negli ultimi anni. Se vi piace il genere e un approccio più ruvido e moderno ai vecchi suoni degli eghties non è un disco da lasciarsi sfuggire.
Grande voce e suoni eccellenti. Disponibile in digitale, vinile e compact disc.




Death of Lovers - “Buried Under A World Of Roses” - EP - 2014


Anche qui si sguazza nelle atmosfere oscure del post punk e dintorni, più precisamente tra suggestioni dark wave e cold wave. Rispetto alle altre band citate in precedenza, decisamente più aggressive, qui i suoni sono più delicati e malinconici, i ritmi più pacati e soffici. La melodia dilaga splendidamente.
Quattro piccoli-grandi classici. Peccato che, in questo caso, nel loro bandcamp sia disponibile una sola canzone, ma il bellissimo vinile colorato si trova facilmente.




Dephosphorus - “Ravenous Solemnity” - LP - 2014


Concludo questa breve carrellata di band, suoni e dischi, con una piccola incursione nella musica estrema, nonostante le premesse iniziali. Il problema è che “Ravenous Solemnity” è un disco immenso e i greci Dephosphorus sono una delle band migliori in assoluto in ambito metal estremo. Nel disco sono presenti, ovviamente, numerose influenze ma la band riesce a convertirle nella loro personale visione della musica, tanto da coniare una nuova etichetta per il loro suono: astrogrind. In soldoni si tratta di sonorità imponenti e maestose che prendono spunto dal grindcore, dal black metal, dal Crust punk, dal noise e dal post hardcore-sludge. Un disco eccezionale, disponibile in formato digitale e in doppio vinile.





Questo e molto altro (moltissimo altro!) nelle versione numero 2 di "Virgin Forest" a cura di mr. Evil Monkey:


DOWNLOAD:


VIRGIN FOREST 
LIBERI PERCORSI DI MUSICA SOMMERSA











venerdì 10 gennaio 2014

I migliori dischi del 2013: le preferenze dei lettori

Visto il grande successo della prima puntata, il grande clamore suscitato, le numerose segnalazioni e articoli sparsi in lungo e in largo nelle riviste internazionali di settore e nel web, ho deciso di ripetere l'esperimento Music Cellar. 
Nella prima puntata Ridge, il protagonista...no, ehm...quella è un'altra vicenda. Nella prima puntata, dicevo, 30 giovani appassionati di musica, lettori più o meno fedeli, più o meno esperti, di questo blog, si erano cimentati in un tour de force di ascolto intensivo con 30 album indipendenti italiani pubblicati nel corso del 2013. L'esperimento, al limite della vivisezione e della resistenza umana, consisteva nello stare 3 giorni 3, rinchiusi in una cantina per decidere quale fosse il disco italiano più bello dell'anno tra i trenta proposti dal blog. I "giurati" avevano a disposizione tre preferenze da spendere e al termine della "reclusione" il mio compito è stato solo quello di stilare la classifica definitiva. In  quel caso vinse a mani basse "Occult You" dei Vanity, seguito dai Soviet Soviet e dai Kirlian Camera.
Il secondo round allarga il campo a livello internazionale: ho proposto 50 album pubblicati nel 2013 (47 dischi provenienti da tutto il mondo più i primi 3 della classifica nazionale).
Anche la squadra di "esperti forzati" è leggermente cambiata con la sostituzione di alcuni elementi resisi irreperibili e l'inserimento di forze fresche, per un totale di 40 partecipanti. Ma, a causa, del notevole incremento della forza lavoro ho dovuto ridurre i giorni di permanenza nella cantina a due. Quindi il lavoro delle cavie, ehm, dei lettori selezionati, è stato ancora più gravoso e intensivo rispetto alla prima puntata della serie. In ogni caso sono sopravvissuti tutti e nessuno di loro ha riportato conseguenze irreparabili.
Passiamo all'analisi dei risultati: il disco che avevo scelto a suo tempo come album dell'anno (True North dei Bad Religion) ha preso due soli voti ed è rimasto clamorosamente fuori dalla Top 30; invece sono stati esclusi per un soffio gli album dei Deicide, Bestial Mouths, Disappears, Nightfall, Manegarm, Blue Cross, Amon Amarth, Bellicose Minds e Wire.
Per quanto riguarda il vincitore c'è stato un nuovo plebiscito in favore dei Vanity, eletto quasi all'unanimità come disco dell'anno del 2013. A questo punto è necessaria fare una considerazione, perché oltre a ritrovarmi assolutamente d'accordo con i lettori, mi sorge il dubbio che io possa aver sbagliato la classifica ufficiale di fine anno, pubblicata lo scorso 2 gennaio. Forse quel giorno sono stato troppo precipitoso nell'elezione dei Bad Religion a disco dell'anno, o forse no, ma in tutti i casi c'è sempre tempo per rimediare e, come si suol dire, il cliente (in questo caso il lettore) ha sempre ragione.
I risultati...

Disco dell'anno del 2013 secondo i lettori del blog:



1.VANITY - OCCULT YOU






☩☩☩☩☩☩


2.FRANZ FERDINAND - Right Thoughts Right Words Right Action




3.GARY NUMAN - Splinter




4.ARCTIC MONKEYS - AM




5.BEASTMILK - Climax




6.SOVIET SOVIET - Fate




7.ARCADE FIRE - Reflektor




8.KVELERTAK - Meir




9.DELETER - Deleter A/B Series




10.SAVAGES - Silence Yourself




11.KIRLIAN CAMERA - Black Summer Choirs




12.VIRGINMARYS - Conflict




13.CARCASS - Surgical Steel




14.THE CEMETARY GIRLZ - Opus Vitae




15.LAKES - Blood of the grove




16.THE BLACK ANGELS - Indigo Meadow




17.UK DECAY - New Hope For The Dead




18.NIGHT SINS - To London or the Lake




19.EDITORS - The Weight of Your Love




20.FALKENBACH - Asa




21.DARKTHRONE - The Underground Resistance




22.ALL PIGS MUST DIE - Nothing Violates This Nature




23.ICEAGE - You're Nothing 




24.IN SOLITUDE - Sister




25.GHOST B.C. - Infestissumam




26.HAUST - No




27.POP. 1280 - Imps of Perversion




28.WHITE LIES - Big TV




29.UNKIND - Pelon Juuret




30.MOTORHEAD - Aftershock




Questa Top 30 chiude definitivamente l'esperimento, almeno per quest'anno. L'anno prossimo, se non prendo il Nobel, vedrò di affinare ulteriormente il sistema.
Buon ascolto.


martedì 24 dicembre 2013

Christmas Tree


Il Natale si avvicina e il 2013, fortunatamente, si allontana. Come sempre buona parte dei "regali" che troveremo sotto l'albero non li possiamo scegliere noi: li porta Babbo Natale o chi per lui. Però si può ancora convincere qualche piccolo "dono" a posizionarsi tra i tanti "pacchi," previa rottura del salvadanaio o con l'aiuto di un'adeguata mazzetta per corrompere il Babbo (beh, siamo in italia).



Quest’anno sotto l’albero di natale troveremo il finanziamento ai partiti che ha nuovamente cambiato i connotati ma è sempre lì al suo posto, con nuovi connotati e un bell’aspetto, ma con il medesimo portafoglio gonfio e satollo. Ma oltre a questo bel regalo ci saranno altre gradite sorprese: l’IMU che ha subito un’ennesima mutazione in laboratorio, ha cambiato nome e pelle, ma è sempre più ingorda; la bellissima web tax che è praticamente un omicidio-suicidio da parte dell’iTalia e dei suoi politici tecnologicamente avanzati (nel senso che la tecnologia gli è avanzata e hanno deciso di metterla da parte); un ulteriore ritocco a “l‘equo compenso,” istituito per far ingrassare ulteriormente quelli della SIAE,  che comporterà un aumento di costi dei supporti digitali, pc e smartphone, perché secondo il PD, gli alfani e i loro affiliati siamo tutti ladri e perciò dobbiamo pagare tutti (loro, invece si che sono onesti); l’ennesimo regalo alla lobby degli amici spacciatori di morte e distruzione con le slot machines; l’aumento dell’Iva che dovrebbe portare un bell’incremento dei consumi e salvare la patria, e non far chiudere le botteghe e far rinunciare i cittadini ad acquistare, ci mancherebbe pure; le province morte e risorte nel giro di pochi minuti, anche queste sottoposte al sapiente tocco del chirurgo plastico; la disoccupazione che continua a crescere sino ai livelli del terzo mondo o giù di lì; il debito pubblico che vola sempre più in alto e ormai è in fuga, e non lo piglia più nessuno; le attività commerciali che chiudono con una velocità simile a quella di un paese sotto i bombardamenti durante la guerra…e tante altre belle cose. Ci sarà da divertirsi.

Ma è Natale, siate felici… C’è la stabilità.


Una volta sbrigata la pratica degli auguri e del giubilo previsti dalla legge, posso procedere con il vero argomento di questo post. E siccome ho una particolare predilezione per il cambiamento e le novità (ma si, basta con i post tutti uguali…echecazzo!) questa volta vi parlerò di dischi, con qualche breve cenno dedicato ad alcune interessanti novità del pianeta underground e non solo…ehm…Praticamente è lo stesso post della serie “Dischi e discoboli” ripetuto per la quarta volta, senza alcun pudore né vergogna. Qui, semplicemente, ci sono i dischi che il discobolo ha perso per strada.


Qui, in queste pagine addobbate a festa, troverete alcune piccole (molto piccole) recensioni o pseudo tali di una decina di album che potrebbero concorrere a un posto sotto l’albero. Non si tratta necessariamente di capolavori assoluti da strapparsi i capelli e le unghie (quelli li dovreste trovare, forse, nella classifica dei migliori album che, come sempre, pubblicherò nei primi giorni dell’anno prossimo, ma non è detto che non ci siano anche molti di questi qui in quella lista) perché di London Calling, Seventeen Seconds, Unknown Pleasures o Chaos A.D., Master of Puppets e Reign in Blood non è che se ne vedano così tanti di questi tempi. È anche vero che per maturare bene, i buoni dischi, richiedono qualche anno e il giudizio definitivo lo può dare solo il tempo. Perciò non bisogna essere troppo severi con le nuove band e i nuovi album che potrebbero fiorire nel giro di qualche anno, senza alcun preavviso.
Spesso, poi, si tende a sottovalutare le ultime pubblicazioni di alcuni mostri sacri e si spendono lodi e proclami di ogni genere verso i primogeniti di codesti profeti fluttuanti; qualche volta può anche essere vero, ma spesso, molto spesso, i pregiudizi appannano la vista e impediscono di vedere un opera per quello che realmente è. Basta fare un giro per le vie del web (finché sono ancora aperte e navigabili) per leggere di patiboli tirati su in fretta e furia e fucilazioni di massa di chiunque abbia osato pubblicare un album diverso dai “grandi capolavori dei primi gloriosi anni.”




In ogni caso, questi sono i dischi che stanno scorrazzando in questo blog in questi ultimi giorni, ore o minuti.
Se vi resta ancora qualche spicciolo in tasca, o se riuscite ancora a smanettare nelle riserve di caccia del download, potreste trovare in questo mucchio la vostra nuova “Silent Night” o la “White Christmas” in grado di allietare il grigio natale di quest’anno. Oppure no.
Perché, come al solito, i dischi e i generi infilati in queste pagine sono molto diversi tra loro. Anche se, lo devo ammettere, buona parte di questi sono abbastanza tosti e violenti. Proprio quello che ci vuole per godersi appieno la tipica atmosfera natalizia…





Nails - Abandon All Life 

Il primo album ad uscire dal pacco è “Abandon All Life” dei Nails; un disco feroce e devastante che segue l’altrettanto bestiale “Unsilent Death,” pubblicato nel 2010.
Venti minuti, dieci brani, di violentissimo assalto hardcore, grindcore e death metal sparati in faccia senza pietà. Il disco, come il precedente, è prodotto da sua santità Kurt Ballou, come al solito impeccabile nell’erigere una montagna invalicabile di violenza sonora.
Un gran disco, tra i migliori partoriti da questo infame 2013.








Pyerxia - Feast of Iniquity

Un altro gioiellino adatto ad accogliere il bambin Gesù è senza dubbio “Feast of Iniquity” dei Pyrexia, potentissimo death metal made in New York, cresciuto  e sviluppato su solide radici hardcore. Questo è il quarto disco di questa band ritenuta, non so se a torto o a ragione, una specie di succursale dei Suffocation, dato che sono della stessa città e si sono scambiati diversi membri nelle formazioni nel corso degli anni, ma per quanto mi riguarda questo è il loro disco migliore. Una bomba.








Pro-Pain - The Final Revolution

I Pro-Pain, invece, aggiungono quest’anno il quattordicesimo sigillo alla loro ricca discografia. Il nuovo disco “The Final Revolution” racchiude quanto di buono hanno proposto nella loro carriera ultra ventennale, ma riesce a rinvigorire ulteriormente la proposta musicale a base di NYCHC e massicce iniezioni di thrash metal; sicuramente meglio rispetto all'album precedente.  Il disco è potentissimo e riesce a offrire 36 minuti di grande spasso, con un gran tiro e una manciata di ottime canzoni tra le migliori uscite dalla penna di Gary Meskil negli ultimi anni.
Un’altra bomba (forse è il caso di chiamare gli artificieri…)








Watain - The Wild Hunt

Con gli svedesi Watain di Erik Danielsson si passa a un black metal raffinato, oscuro ed estremamente interessante. “The Wild Hunt” è un viaggio affascinate nei tetri meandri dell’occultismo ed è arricchito da atmosfere affascinanti ed epiche, suoni maestosi e alcune tracce di metal classico, oltre ad avere spunti sperimentali che li spingono ben oltre i confini del genere. 
Il disco è di una bellezza (nera come la pece) quasi sconvolgente e cresce esponenzialmente con gli ascolti.
Assolutamente da non posizionare accanto al presepe.








Komplott - Sei Vivo Sei Morto A Nessuno Importa

I Komplott sono un side project di Giacomo e Tadzio dei grandissimi Holy con la complicità di alcuni membri dei bolognesi death rockers Horror Vacui e dei Giuda. Il primo EP nato da questa strana unione è “Sei Vivo Sei Morto A Nessuno Importa,” 6 brani di eccezionale hardcore-crust-d-beat-raw punk, cantati (o meglio urlati) in italiano. Una mazzata sulle orecchie che aiuta a rinverdire la tradizione italica in ambito HC e ti riconcilia con la musica di casa.
Da avere, comprare o scaricare (no, meglio non scaricare, altrimenti i Letta’s brothers ti mandano i gendarmi a casa).







The Sounds - Weekend

“Weekend” è il quinto album dei The Sounds ed è anche il quinto gioiello sfornato da questi cinque svedesi, i quali, dall’alba degli anni zero sino a oggi,  non hanno mai sbagliato un colpo. In questi solchi, infatti, è racchiuso ancora una volta il miglior pop disponibile per le orecchie umane del nuovo millennio, ma si tratta di un pop ad alto voltaggio, ipercinetico e multivitaminico; non è materia morbida per gente morbida.
Qui ci sono generose porzioni di indie rock, power pop, new wave, dance, synth pop e una spruzzatina di punk. Il tutto accompagnato da melodie irresistibili e ritmi sostenuti. Tra i 12 ottimi brani in sequenza spiccano Animal, la titletrack e rockeggiante Outlaw.








AFI - Burials

Gli AFI di Davey Havok hanno mutato pelle più volte nel corso della loro carriera, dagli inizi all’insegna dell’hardcore melodico duro e puro dei primi tre album sono passati all’infezione dark a partire da Black Sails in the Sunset dove alla struttura hardcore hanno aggiunto elementi horror punk e gothic rock. Negli ottimi dischi successivi (The Art of Drowning e Sing the Sorrow) hanno gradualmente incrementato la porzione dedicata alla materia oscura, ma anche quella riservata al pop, sino al capolavoro assoluto Decemberunderground del 2006. Nel frattempo sono arrivati successo e denari, qualche interessante collaborazione per non perdere i contatti con il mondo underground come il progetto elettronico Blaqk Audio o l’ugola prestata alla band horror punk Son of Sam nell’ottimo Songs from the Earth.
Poi, nel 2009, è arrivata quella mezza cagata di Crash Love, ma nessuno fortunatamente ha tirato lo sciacquone e ora è il turno di Burials, un buon album alternative rock a tinte scure, dove il pop, l’elettronica e qualche cellula residua delle origini punk, convivono senza problemi.








Institution - Domen Är Satt

Si ritorna a suoni e atmosfere più di frontiera con gli svedesi Institution e il loro “Domen Är Satt,” potentissimo e furioso D-Beat-Crust Punk cantato in svedese. La band è composta da membri di grandi formazioni della scena HC scandinava quali Totalitär, Meanwhile e Herätys, nomi che garantiscono un’elevata qualità degli ingredienti base e una sicurezza per il risultato finale. Il disco è composto da tredici schegge impazzite sorrette da un ritmo vorticoso che lascia senza fiato.
Grandissimo album.








Balzac - Blackout

I Balzac sono una band horror punk giapponese con all’attivo dieci album, svariati ep, split e un immenso merchandise (compresi pupazzi, cartoni, action figures) pari solo a quello tirato su dai maestri del genere, ovvero i Misfits. In patria sono molto noti e vendono un buon numero di dischi, qui in Europa, invece, sono una band di culto con un discreto numero di fedeli seguaci. 
Blackout è il nuovo album. Il disco fa la sua porca figura all’interno dell’ottima discografia dei quattro di Osaka e garantisce una buona mezzora di hardcore, punk rock, metal e  rumori e tracce d’elettronica presi in prestito dal digital hardcore, con tematiche oscure e inquietanti ma mai banali.
In linea di massima il disco è veloce, aggressivo e potente, ma non mancano le melodie a rotta di collo.
Eccellente ritorno.








Beastmilk - Climax

I Beastmilk di mr. Matthew “Kvohst” McNerney (già all’opera con il black metal dei Dødheimsgard e dei Code e con l’ensemble neo folk psichedelico Hexvessel) giungono all’atteso debutto a lunga distanza dopo un 7” EP e una cassetta con due brani. 
Climax è composto da dieci tracce di post punk apocalittico (come lo definiscono loro) che trae origine dal post punk inglese, dalla dark wave come dal death rock americano, sin qui parrebbe niente di nuovo. Invece il disco di questi quattro finlandesi (in realtà tre finlandesi e un inglese: il McNerney succitato) è sorprendente per la qualità e il fascino irresistibile dei suoni che contiene. Le dieci canzoni sono dieci piccoli capolavori di suggestivo post punk, potente e scuro. Sarà anche per merito del solito Kurt Ballou che dietro al mixer riesce sempre a tirare fuori il coniglio dal cilindro, ma la qualità di Climax è indiscutibile,  a prescindere dal nome del produttore.
Tra i migliori dischi usciti quest’anno.








Bestial Mouths - Bestial Mouths

Con i Bestial Mouths di Los Angeles si approda in un territorio scosceso, irto di difficoltà e inquietudine. L’atmosfera che si crea una volta poggiata la puntina sul disco è pesante e ipnotica grazie, soprattutto, alla voce particolare della cantante Lynette Cerezo (un po’ Lydia Lunch, un po’ Daimanda Galas, ma molto originale). Il suono che accompagna le taglienti litanie è costruito su una struttura minimal-synth-wave e rivestito da rumori post industriali e soluzioni originali, moderne, fredde e affascinanti.
Il disco omonimo è pubblicato dalla Clan Destine records e contiene 8 brani, 8 ottimi brani.








Doyle - Abominator

Doyle Wolfgang Von Frankenstein è, per chi non lo sapesse, l’ex chitarrista dei Misfits (ora saldamente in mano al solo Jerry Only). Doyle è la sua nuova creatura, dopo i progetti Kryst The Conqueror e Gorgeous Frankenstein. Fanno parte della partita il cantante Alex Story dei Cancerslug, il bassista “Left Hand” Graham e la vecchia conoscenza Dr. Chud alla batteria.
Abominator è un buon disco metal con ascendente punk, ma è più vicino agli altri progetti collaterali del chitarrista che non ai Misfits. Sono presenti attacchi thrashcore, passaggi doom-stoner e hard rock. In qualche frangente vengono in mente i Black Label Society, i White Zombie o lo stesso Danzig solista, ma il divertimento è assicurato.











Inquisition - Obscure Verses for the Multiverse


Gli Inquisition sono una band black metal proveniente da Calì in Colombia, anche se dal 1996 risiedono negli Stati Uniti. Come molte band di questo genere sono un duo, composto in questo caso da Dagon, voce, chitarra e basso, e Incubus alla batteria. 
Obscure Verses for the Multiverse è il loro sesto album e, probabilmente, anche il loro migliore. Il disco porta come dote un ottimo black metal feroce e malvagio quanto basta, non privo di spunti melodici e di qualche tocco classic metal.
Direct Hit - Brainless God

Il secondo album degli americani Direct Hit! “Brainless God” è un inaspettato ritorno in grande stile ai fasti del punk rock e dell’hardcore melodico di qualche decennio fa. Inaspettato perché arriva in un periodo di relativa stanca del filone d’oro di un tempo (a parte i soliti grandiosi Bad Religion, NOFX e Pennywise) e inoltre perché non conoscevo questa band, né i loro precedenti dischi (l’album Domesplitter del 2011 e i ben 6 split pubblicati sino adesso). Il disco contiene 12 tracce clamorose e assolutamente irresistibili, come non si sentiva da parecchio tempo e neanche si prevedeva di sentire.
Da avere assolutamente.








Oblivians - Desperation

Ritornano sulle scene i grandi Oblivians, da Memphis, Tennessee, dopo un secolo di assenze ingiustificate (oltre dieci anni, forse di più) con sommo gaudio del mio impianto stereo. Sembrano passati secoli dai capolavori Soul Food,  Popular Favorites, Play 9 Songs with Mr. Quintron o il primo 10” omonimo. Era il tempo del lo-fi, del punk blues e del garage rock più lercio e tossico del pianeta, delle mitiche etichette Sympathy for the Record Industry e Crypt Records. Ora, diversi secoli dopo, la band di Greg Cartwright, Jack Yarber e Eric Friedl riappare dal nulla con un gran bel dischetto, questo succulento “Desperation,” come se il tempo si fosse fermato a metà anni 90. Il disco nasce nello studio di Dan Auerbach e chissà che questo particolare non aiuti a diffondere la grande musica di questa grande band.








Coliseum - Sister Faith

I Coliseum con il nuovo “Sister Faith” giungono al traguardo del quarto album e proseguono nel percorso di continua evoluzione dalle origini hardcore punk. Il nuovo disco pare provenire dal catalogo Dischord di qualche anno fa; è pieno zeppo di noise, post-hardcore, indie rock, qualche traccia punk e numerose soluzioni sonore estremamente interessanti.








Cavaverman - James Dead

I Cavaverman, invece sono italiani e suonano horror punk, o meglio, zombiepunk come lo definiscono loro. Sono in tre e in origine suonavano un buon punk rock classico con una voce femminile dietro al microfono (Viboras). James Dead è il titolo del primo album sfornato dalla nuova incarnazione e, bisogna dire, mette a segno un bel colpo già dalla prima prova: 14 canzoni riuscitissime, cariche di melodia e supportate da un buon tiro. I punti di riferimento sono da ricercare nelle varianti più melodiche e affini al rock’n’roll della scena horror punk: Calabrese, Mr Monster o The Rosedales.
Se vi piace il genere un ascolto è d’obbligo.








Ghost B.C. - Infestissumam

Arriva sugli scaffali di dischi, reali o virtuali, anche il secondo album della folle band di Papa Emeritus II, i Ghost B.C. La nuova enciclica, ehm…il nuovo disco si intitola “Infestissumam” ed è un bel campionario di heavy metal classico, hard rock e spunti progressive e psichedelici e addirittura pop. Lo spasso è assicurato da geniali trovate e azzardi di ogni tipo oltre al gradevole cocktail di tematiche horror e humor (nero). I suoni e le melodie scorrono piacevolmente in dieci brani di buon impatto, caratterizzati da una teatralità esagerata ma niente affatto pesante, anzi tutt'altro: questo è uno dei dischi più divertenti e piacevoli pubblicati quest'anno...In alcuni momenti sembra di sentire i Beatles in un'improbabile versione satanista. Una goduria.








Death Angel - The Dream Calls For Blood

I veterani Death Angel continuano a macinare thrash da una vita, ma non si stancano e non stancano affatto. Il nuovo The Dream Calls For Blood, dopo altri 6 dischi e trent’anni di carriera, possiede tutti i requisiti che un album speed-thrash metal deve avere: canzoni aggressive e veloci che non passano inosservate; suoni potenti e una tecnica strumentale fenomenale.
Basterebbe l’iniziale “Left for Dead”…








Lili Refrain - Kawax

Non conoscevo l’artista romana Lili Refrain, devo confessarlo. Nonostante avesse già pubblicato due ottimi album (Lili Refrain nel 2007 e 9 nel 2010) mi era sfuggita. Chissà poi perché.
C’è sempre tempo per rimediare: la nuova opera della chitarrista, performer e compositrice si chiama “Kawax” (Subsound records, Sangue Dischi) ed è un’affascinante, evocativo, cangiante e indefinibile concentrato di meraviglie sonore. 10 brani imprigionati nelle corde della sua chitarra, nei loop elettronici e tra le sue corde vocali. Dentro c’è psichedelia, etehreal, elettronica, dark wave, metal, ambient, folk, blues e chissà cos’altro.








Cleo T - Songs of Gold and Shadows

Cleo T è un’artista francese di Parigi che si può inquadrare in qualche modo come una via di mezzo tra un Nick Cave e le sue murder ballads, l’ethereal folk e il dark cabaret. il suo disco d’esordio “Songs of Gold and Shadow” emana fascino senza tempo, tra il fumo e il sapore del whisky di un locale affollato e un’orchestra jazz sullo sfondo. Un noir pop molto piacevole.












Dark Times 

Per concludere questo faticoso e lunghissimo (e assolutamente non esaustivo) viaggio tra le novità discografiche, un breve cenno su una band di Oslo che non ha ancora pubblicato un album, ma solo un paio di EP.
Loro sono i Dark Times e fanno parte delle scena norvegese “Balck hole crew” ovvero una sorta di folle unione tra il punk e il black metal in diverse varianti. Tra i più noti rappresentanti di questa realtà ci sono i grandissimi Okkultokrati e gli Haust e, appunto, i Dark Times.
La musica che propongono questi ultimi è, forse, meno violenta delle altre due band citate, ma non meno interessante. I tre di Oslo inseriscono nel contesto punk e hardcore anche sonorità di estrazione indie e noise, oltre al metal, immancabile in terra norvegese. Un altro particolare che li differenzia è senz’altro la voce femminile (i Dark Times sono composti da un maschio e due fanciulle).















Amen.