Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas
Visualizzazione post con etichetta Home. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Home. Mostra tutti i post

sabato 31 maggio 2014

Virgin Forest: Bandcamp



In origine questo post non doveva essere qui; è stato ideato e scritto in esclusiva per il progetto Virgin Forest e li doveva stare. Poi, però, pensando e rimuginando, tra un disco e l'altro e un po' di zapping nel web e nella tv spenta, ho deciso di schiaffarlo qui nel blog. Principalmente perché avevo intenzione di scrivere due righe per tenere viva l'attenzione anche dei lettori di questo blog sul progetto, ma le idee mi si sono surgelate dentro. Non so a voi, ma a me capita spesso di ritrovarmi con il cervello findus e di vagare nel vuoto senza alcun risultato con la pagina bianca davanti agli occhi. Poi, senza alcun preavviso, le cellule si sbrinano da sole e allora non riesco a gestire il flusso di idee tanto sono numerose (ho detto numerose, NON buone...).
Perciò ecco qua una buona parte del mio piccolo contributo al grandioso progetto Virgin Forest, ideato, curato, nutrito, cucito, assemblato, lavato e stirato dal mitico capitano Evil Monkey con la collaborazione di un manipolo di altri blogger appassionati e competenti (Massimiliano Manocchia, Mr. Hyde, Vlad Tepes, Jen D., Magar, Il Cala e...ehm...anche io) e della vulcanica Community G plus di Virgin Forest.
In coda al post troverete il link per scaricare il PDF della versione 2.0 di Virgin Forest. Ovviamente non è la versione definitiva perché, essendoci i lavori in corso, col tempo si arricchirà sicuramente di nuovi contenuti e contributi. Ma è una gran bella versione...
Un saluto a Evil Monkey e a tutti i partecipanti.

L'esplorazione di Bandcamp per Virgin Forest o meglio (il titolo è di Evil Monkey): "Bandcamp - Guida galattica per esploratori"

La ricerca del sommerso nel mare della musica dipendente ha vari aspetti di cui tenere conto. Innanzitutto è necessario fare alcuni distinguo: spesso, infatti, la materia musicale resta in fondo al mare per propria scelta, come nel caso delle numerose registrazioni amatoriali destinate all’uso personale e poco adatte alla diffusione tra le masse. Ma non è sempre così. In molti casi non si tratta di una scelta consapevole da parte degli artisti. Spesso, infatti, alcune perle rare o semplicemente dei buoni lavori, restano infangati nel pantano degli strati più profondi e irraggiungibili del pianeta musica solo per mera sfortuna o per un insieme di circostanze ed eventi più o meno imprevedibili.
Per quanto riguarda la musica indipendente ovviamente tutti questi aspetti vengono accentuati, sia perché il mercato discografico cosiddetto alternativo non è così ricco e grande come si crede e sia perché è troppo vario e suddiviso in una moltitudine di fazioni, generi, sotto generi e scene microscopiche che spesso non hanno punti di contatto tra loro.
Per arrivare a conquistare un posto comodo nei salotti degli ascoltatori non basta scrivere buona musica, serve anche un mezzo idoneo per farla conoscere. E dato che in molti non dispongono dei denari e dei potenti mezzi delle major, come anche dell’appoggio di radio, riviste patinate o canali televisivi, bisogna ingegnarsi con qualcosa che arrivi a più gente possibile senza spendere un solo euro o, comunque, con un costo ragionevole.
In principio c’era MySpace, ma ora è caduto in disgrazia. Poi, in tempi recenti, sono venute fuori altre realtà che si occupano della diffusione di musica liquida come SoundCloud, ReverbNation e Bandcamp.
Questi tre grandi contenitori di musica sono stati un toccasana per la scena indie e per gli artisti coinvolti. In questo spazio mi occuperò di Bandcamp, non perché sia meglio o peggio delle altre, ma solo perché a mio parere è quello che ha le maggiori potenzialità. In questi ultimi anni, infatti, c’è stato un notevole incremento di pubblicazioni di ogni genere e del giro di quattrini. Gli artisti coinvolti con Bandcamp hanno ricavato oltre 67 milioni di dollari direttamente dalle tasche dei fans da quando questo servizio esiste. La piattaforma ci guadagna il 15% da ogni vendita e il 10% qualora l’artista o l’etichetta superino i 5000 dollari di vendite.
Questa società privata è online dal 2008 ed è nata dalle ceneri del servizio di webmail a pagamento Oddpost. Da allora mette a disposizione degli artisti e delle Netlabel innumerevoli micrositi, completamente personalizzabili, per promuovere e vendere al pubblico la musica in formato digitale o fisico. Perché uno degli aspetti più interessanti di Bandcamp è che nella stessa pagina, ben disposti in modo semplice e sobrio, si può ascoltare l’intero disco tutte le volte che si vuole, condividerlo dove più ci aggrada, acquistare una copia liquida in mp3 o nel formato che si preferisce e, soprattutto, si può comprare la copia fisica nel formato disponibile con un semplice clic. Quasi sempre si tratta di materiale che non si trova nei negozi online tradizionali, figuriamoci in quello sotto casa.
Un altro aspetto importante, se non fondamentale in questo periodo di crisi, è che in moltissimi casi si può scaricare il materiale in modo gratuito (e legale) per scelta degli artisti e non di altri soggetti.
Bandcamp non è un social network anche se ne ha qualche aspetto, seppur minore, come la condivisione, la collezione personale o il tasto follow per seguire artisti o altri semplici ascoltatori. Si può incorporare il codice HTLM relativo all’album preferito dove si vuole; ci sono embed diversi per ogni esigenza, dalle piattaforme blog a Facebook.
Per quanto riguarda la ricerca della tantissima musica nuova e palpitante che si trova qui dentro, basta scrivere nel campo di ricerca il nome dell’artista, della canzone o dell’album. Oppure se non si ha un’idea precisa di cosa si cerca nello spazio “Discover” si può provare a dare un’occhiata gli artisti selezionati, diversi ogni giorno, o si può frugare tra le varie etichette: qui la musica è suddivisa per generi, per formato, per numero di vendite.
Quando si trova quello si stava cercando, l’artista,  il genere o il sotto-genere preferito, il resto viene da sé: si apre tutto un mondo di musica attinente ai propri gusti, con consigli per gli ascolti, segnalazioni da parte di Bandcamp o degli stessi artisti.
Per i più pigri c’è anche un altro metodo: affidarsi ai numerosi blog specializzati in generi particolari e di nicchia. Qui troverete montagne di suggerimenti e link che conducono agli spazi Bandcamp di band e etichette di quella scena.
Io faccio parte della categoria dei pigri sin dai primi vagiti e perciò preferisco usare quest’ultima opzione. È comodo, molto comodo, avere a disposizione qualcuno che fa il lavoro più pesante al posto nostro. Poi, in ogni caso, tocca a noi, ad ogni singolo ascoltatore, il lavoro di fino, la scrematura e…l’eventuale acquisto.
L’unica cosa realmente necessaria è il tempo a disposizione par ascoltare tutto quello che che si vuole. Il mercato sommerso è di dimensioni imponenti; bisogna armarsi di pazienza,  cannocchiale e cotton fioc, ma può essere necessario anche liberarsi di suocere, fidanzate o pargoli per qualche ora.

Buona ricerca.


Un doveroso ringraziamento al grande Evil Monkey che riesce a fare cose incredibili nel suo blog e con la sua inesauribile miniera di idee. Il progetto Virgin Forest non poteva che nascere dalla sua mente.



È difficile scegliere qualche band da segnalare, sia perché sono veramente tante quelle valide e sia perché il confine tra un capolavoro e un disco discreto è decisamente labile e soggetto a troppe variabili. La valutazione di un disco dipende quasi totalmente dai gusti personali e da quello che ognuno di noi si è costruito nel corso della propria storia rispetto a questa materia. È difficile far coincidere gusti e preferenze all’interno della cerchia di amici e conoscenti, figuriamoci quando si parla di decine, centinaia o migliaia di ascoltatori o lettori.
In ogni caso qui ci sono otto dischi e otto gruppi che ho selezionato tra i tantissimi talenti sotterranei presenti in Bandcamp. Questi suoni rispecchiano ovviamente i miei gusti, ma dalla lista ho deciso di eliminare le sonorità più estreme riservate a nicchie troppo ristrette e ho preferito selezionare cose più commestibili, pur restando in ambito underground.


Sore Saints - “Generous Lovers” - EP - 2014


Questo EP è il terzo disco rilasciato dalla band di Philadelphia; è disponibile in versione digitale e in vinile in formato 10 pollici, rilasciato dalla Dullest records, contiene quattro brani di ottimo alternative rock-post punk-noise dal piglio personale. Tra trame oscure derivate dal post punk dei bei tempi andati e ritmi aggressivi dal taglio moderno. Quattro ottime canzoni e una band dalla quale mi aspetto molto nel futuro.



Home - “Bound To Gravity” - LP - 2014


Home è una band austriaca, di Innsbruck; un power trio, chitarra, basso, batteria, come si usava una volta. Infatti la band suona un potentissimo rock con influenze stoner, noise e post hardcore, ma c’è da dire che lo fa con grandissima personalità, oltre che con grande capacità agli strumenti. Bound To Gravity è il primo album ed è disponibile sia in versione digitale sia in versione cd. Prima di questo disco hanno pubblicato un ottimo EP con quattro brani.



Daggers - “It’s Not Jazz, It’s Blues” - LP - 2014


Quest’album è il secondo della formazione belga Daggers. Nel 2011 avevano rilasciato il primo disco, l’ottimo “Euphoria,” ma con il nuovo “It’s Not Jazz, It’s Blues” riescono a fare ancora meglio. Il suono dei Daggers è potente e violento; qui potete gustare un buon piatto a base di punk-hardcore, metal e noise, con un leggero tocco psichedelico che ne impreziosisce il gusto e un sano approccio garage che lo rende piacevolissimo al gusto. Tutti e due i dischi sono disponibili in digitale e vinile nel loro spazio Bandcamp. 



Then Comes Silence - “II” - LP - 2013


Il secondo album degli svedesi Then Comes Silence è a dir poco splendido. La prima volta che l’ho ascoltato nel loro Bandcamp sono saltato dalla sedia, la seconda l’ho comprato, la terza ho acquistato anche il primo LP (Then Comes Silence, del 2012). I suoni dentro questo disco sono ispirati dal post punk, ma assolutamente non in chiave di nostalgico revival. “II” suona modernissimo, potente e originale; dentro ci sono tracce di shoegaze e preziose molecole psichedeliche. Oltre alla versione digitale è disponibile anche una bellissima stampa in vinile con cd allegato. Un gran bell’album suonato divinamente.



Deleter - “Deleter A/B Series” - LP - 2013


I Deleter sono americani, di Minneapolis, e questo bellissimo album raccoglie una manciata di singoli rilasciati in formato digitale nel corso del 2013, ma una volta riuniti riescono a fare meraviglie. Qui, infatti, in “Deleter A/B Series” si può ascoltare il miglior post punk-indie rock degli ultimi decenni. Forse perché le fonti d’ispirazione non sono le solite (qui siamo in zona Wire, primi Psychedelic Furs o Echo & The Bunnymen) o forse solo semplicemente perché le 11 canzoni in scaletta sono a dir poco eccellenti.
Purtroppo l’album c’è solo in versione digitale.




Beastmilk - “Climax” - LP - 2013


Un’altra meraviglia post punk è senz’altro “Climax” dei finlandesi Beastmilk. Anche qui la qualità compositiva è eccelsa, le 10 canzoni contenute sono tra le cose migliori pubblicate nel panorama indipendente negli ultimi anni. Se vi piace il genere e un approccio più ruvido e moderno ai vecchi suoni degli eghties non è un disco da lasciarsi sfuggire.
Grande voce e suoni eccellenti. Disponibile in digitale, vinile e compact disc.




Death of Lovers - “Buried Under A World Of Roses” - EP - 2014


Anche qui si sguazza nelle atmosfere oscure del post punk e dintorni, più precisamente tra suggestioni dark wave e cold wave. Rispetto alle altre band citate in precedenza, decisamente più aggressive, qui i suoni sono più delicati e malinconici, i ritmi più pacati e soffici. La melodia dilaga splendidamente.
Quattro piccoli-grandi classici. Peccato che, in questo caso, nel loro bandcamp sia disponibile una sola canzone, ma il bellissimo vinile colorato si trova facilmente.




Dephosphorus - “Ravenous Solemnity” - LP - 2014


Concludo questa breve carrellata di band, suoni e dischi, con una piccola incursione nella musica estrema, nonostante le premesse iniziali. Il problema è che “Ravenous Solemnity” è un disco immenso e i greci Dephosphorus sono una delle band migliori in assoluto in ambito metal estremo. Nel disco sono presenti, ovviamente, numerose influenze ma la band riesce a convertirle nella loro personale visione della musica, tanto da coniare una nuova etichetta per il loro suono: astrogrind. In soldoni si tratta di sonorità imponenti e maestose che prendono spunto dal grindcore, dal black metal, dal Crust punk, dal noise e dal post hardcore-sludge. Un disco eccezionale, disponibile in formato digitale e in doppio vinile.





Questo e molto altro (moltissimo altro!) nelle versione numero 2 di "Virgin Forest" a cura di mr. Evil Monkey:


DOWNLOAD:


VIRGIN FOREST 
LIBERI PERCORSI DI MUSICA SOMMERSA











sabato 12 aprile 2014

Home - Bound To Gravity


"Bound To Gravity" è il primo lavoro sulla lunga distanza degli Home, un power trio austriaco formatosi nel 2009 in quel di Innsbruck. Prima di questo album avevano già pubblicato un ottimo EP omonimo, composto da quattro tracce, nel 2010. I componenti della band provengono da altre formazioni del luogo e ancora adesso svolgono attività collaterali al progetto principale: il bassista Hans-Peter Ganner con la band Sahara Surfers,  il chitarrista Amadeus Mader in veste di solista e il batterista Mathias Magerle come produttore musicale (Bound To Gravity è, ovviamente, una sua produzione).
Passando al succo del discorso, è interessante sapere che le nove tracce che compongono questo bel dischetto sono state registrate praticamente in presa diretta, senza artifici e senza l'aiuto del computer e, infatti, suonano potenti e grezze come il rock dovrebbe sempre essere.
Gli Home, o meglio, Home, si muove in un territorio sonoro che va dal post-hardcore, sludge  al noise rock al metal e allo stoner. Il tutto è ben amalgamato dai tre musicisti in modo personale e decisamente avvincente, tanto che tutte queste etichette hanno ben poca ragione di essere appiccicate addosso se non giusto per dare un'idea. Fondamentalmente si tratta di rock potentissimo e aggressivo che attinge da diverse influenze e se ne appropria per poi spargerle lungo la scaletta come dei preziosi semi nella terra fertile. Le piantine nate, ehm...le canzoni sono una goduria assoluta, un boccone prelibato per ogni amante del rock rumoroso e pesante, senza confini di generi o sotto-generi. Sono convinto che "Bound To Gravity" sia in grado di far rizzare le antenne a una folta schiera di ascoltatori di vario tipo. Qui c'è pane per i denti per chi ascolta metal, hard rock, noise, stoner, hardcore in tutte le sue declinazioni o semplicemente il caro vecchio rock.
Oltretutto, poi, in scaletta ci sono grandi canzoni come il veloce hardcore evoluto di Not Even Me con parti quasi thrash metal al suo interno, l'irresistibile Burlesque che mi ha fatto ritornare alla mente i grandissimi Motocaster di "Stay Loaded", o No Way Out My Friend dal forte sapore anni 90. Ma c'è di che divertirsi in tutto l'album; tutta la scaletta è un continuo susseguirsi di bordate potentissime ed esplosive: Old Hand possiede un non so che dei Voivod più progressivi e arditi, ma è la bellissima Dead City con i suoi 9 minuti abbondanti di durata ad aggiudicarsi la palma della canzone migliore in scaletta...assolutamente fantastica.

Questo splendido disco si può scaricare gratuitamente o acquistare in versione fisica (nel formato cd) dallo spazio bandcamp della band (il link lo trovate più sotto).

Tracklist:

01.Hole
02.Next To Last
03.No Way Out, My Friend
04.No Even Me
05.Burlesque
06.Old Hand
07.Kyoto
08.Horse Cable
09.Dead City

2014 autoproduzione - Sound Zero Records

Formazione:

Hans-Peter Ganner - basso, voce
Amadeus Mader - chitarra, voce
Mathias Magerle - batteria