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lunedì 7 novembre 2016

Zeal and Ardor - Devil is Fine


Se è l'originalità che andate cercando qui ne troverete in grande abbondanza. Il progetto Zeal and Ardor è quanto di più atipico e fuori dagli schemi si possa ascoltare di questi tempi. Il diavolo è magnificamente evocato e lodato da mr. Manuel Magneux, un genio svizzero con sede a New York, con uno straordinario campionario di sonorità apparentemente incompatibili tra loro: il black metal, il blues e gli spiritual afro-americani. Sembra incredibile ma il matrimonio contro natura riesce alla perfezione e il disco funziona alla grande. Molto più di quanto possano rendere le inutili parole di questa pseudo-recensione minimalista. 



Tracklist:

01.Devil is Fine
02.In Ashes
03.Sacrilegium I
04.Come On Down
05.Children Summon
06.Sacrilegium II
07.Blood In The River
08.What is a Killer like you gonna do here?
09.Sacrilegium III

2016


mercoledì 16 aprile 2014

Lydia Lunch & Cypress Grove - "A Fistful of Desert Blues"


Sono rimaste in vita ben poche icone della musica alternativa e indipendente, e sono ancora meno quelle in grado di lasciare ancora un segno nella storia. Una di queste è sicuramente Lydia Lunch, cantante, attrice, poetessa, scrittrice e musicista e grandissima performer della New York più oscura e malsana. Sul finire degli anni 70, in seguito agli effetti collaterali e alle mutazioni genetiche causate dalla devastante esplosione punk, si formò una scena di artisti che sguazzavano nel più profondo underground. Questo flusso di idee generò un punto di rottura tra i diversi derivati del punk; da una parte la cosiddetta New Wave ne rappresentava l'aspetto più commerciale e forse più legato al punk originale per quanto riguarda i suoni, dall'altro la No Wave che pur staccandosi da quelle sonorità ne riprendeva lo spirito destabilizzante e innovativo e si lanciava verso il futuro con grande dispiego di creatività e una totale rottura con il passato. Tra i vari gruppi che fecero parte di quel movimento innovativo celebrato dal manifesto sonoro "No New York," prodotto da Brian Eno nel 1978, c'erano i Teenage Jesus & The Jerks di Lydia Lunch. Era un periodo di grande fervore artistico in tutti i campi dell'arte; era il tempo dei Suicide, dei DNA, del sassofono folle di James Chance e dei suoi Contortions e di Lydia Lunch.
Dopo decine di album, EP, 7 pollici e dischi di spoken word, nel 2014 c'è ancora spazio per la regina dei bassifondi newyorkesi e un album nuovo di zecca. Si tratta pur sempre di un'artista tra le più prolifiche e cangianti della storia della musica indipendente. Nel corso di tutti questi anni ha saputo reinventarsi e rimettersi in gioco decine di volte, sia da sola che in collaborazione con altri pezzi da novanta (James Chance, Nick Cave, The Birthday Party, Einsturzende Neubauten, Rowland S. Howard, Lee Ranaldo...).
Il tempo del mitico "Queen of Siam" è lontano, ma lo spirito è sempre quello.
"A Fistful of Desert Blues" esce per l'intraprendente etichetta italiana Rustblade in diversi formati: CD, vinile colorato, Limited Deluxe Wooden Box con in allegato libro, dvd, spilla, borsa e cartolina, e Ultra Limited Bag, dove c'è di tutto, manca solo la cantante in persona.
L'album è stato realizzato con il chitarrista inglese Cypress Grove, ovvero Tony Chmelik, che in passato ha già collaborato con i grandissimi Gun Club del compianto Jeffrey Lee Pierce, ma anche con Nick Cave e Mark Lanegan.
Il precedente album della Lunch è stato "Trust The Witch" a nome Big Sexy Noise nel 2011 con una parte dei Gallon Drunk a darle manforte per la stesura di una decina di brani torridi, aggressivi e potenti. A quell'eccellente lavoro seguirono un paio di interessanti EP e infine questo nuovo lavoro, dove si cambia approccio alla materia sonora. Qui il vulcanico duo si cimenta in dodici nuove perle acustiche, dodici canzoni d'amore virate al nero.

Da non perdere.

Tracklist:

01.Sandpit
02.When You're Better
03.Devil Winds
04.Revolver
05.Beautiful Liar
06.I'll Be Damned
07.St Marks Place
08.Jericho
09.Tscaloosa
10.Summer of My Disconnect
11.End of My Rope
12.TB Sheets

2014 - Rustblade







lunedì 19 agosto 2013

The Cyborgs - Electric Chair


Gli alieni del blues sono tornati. Il secondo disco del power duo romano ribolle di elettricità, ruggine blues e boogie incontenibile. Un po' ZZ Top, un po' Jon Spencer, un po' Black Keys e molto Cyborg sound. In "Electric Chair" gli anni 60-70, le paludi del blues nero, sporco e cattivo, si fondono con pulsioni moderniste, con l'energia rock metropolitana e con il futuro prossimo venturo. I suoni sono scarni, essenziali, con chitarre ruggenti e ritmi irresistibili, tanto che è difficile restare fermi durante l'ascolto: i piedi vengono posseduti dalle scariche elettriche dei Cyborgs e acquistano vita propria, ignorando completamente il volere del sistema nervoso.
In scaletta ci sono tredici tracce che traboccano energia, polvere e sudore; undici brani originali più una buona versione dell'intramontabile My Sharona dei Knack e una divertente Gag Time, dove Beethoven e Mozart si trasformano in una marcetta irresistibile, direttamente estrapolata dagli anni 30 o dalla colonna sonora di un film muto.
I brani originali garantiscono ottime vibrazioni cyber-rock blues: Hi Ha Dooble Do Ha, Eleven, Groupie, Last War, Lonely Mask, The Shoes For Dance…è un continuo susseguirsi di ritmi trascinanti e canzoni bollenti. Andate a cercarvi le "scarpe per ballare," un ventilatore e una birra gelata.

Tracklist:

01.Followin' Blues
02.Hi Ha Dooble Do Ha
03.Eleven
04.Electric Chair
05.Doctor
06.Claustrophobic
07.Gag Time
08.Groupie
09.The Shoes For Dance
10.I Know You Know
11.Last War
12.Lonely Mask
13.My Sharona

INRI - Audiobloge - 2013

Formazione:

Cyborg 0: chitarra, voce
Cyborg 1: basso, batteria, piano

















Il primo disco dei Cyborgs: The Cyborgs - INRI-Audioglobe 2011