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Bochesmalas

mercoledì 27 marzo 2013

At The Weekends - Close To The Highlights


Gli At The Weekends li ho scoperti per caso, frugando nelle pagine di iTunes: la bellissima "Suicide of Qualities" è stata singolo della settimana da quelle parti, e dal quel momento ha conquistato un posto fisso nella scaletta dei miei ascolti quotidiani, divenendo "singolo della settimana" o forse meglio, del mese, anche da queste parti. Ora è giunto il momento di scrivere qualcosa in merito al loro primo album, questo Close To The Highlights, pubblicato nel 2012 dalla Mafi srl. Il disco segue un EP, Crystal Heart, pubblicato nel 2010, ed è accompagnato da una manciata di video decisamente riusciti (li potete ammirare qui sotto o, ancora meglio, nel loro sito, del quale trovate il link più in basso).
Gli At The Weekends si sono formati a Ceccano, in provincia di Frosinone, nel 2009, e propongono un ottimo alternative rock di respiro internazionale. Tra le note delle loro canzoni si possono cogliere svariate influenze: indie pop, post punk, brit pop e power pop, ma quello che funziona è il risultato finale della loro miscela. Nelle composizioni e negli arrangiamenti tutto è al posto giusto; la voce e le melodie sono eccellenti, le chitarre suonano che è una meraviglia e la sezione ritmica sostiene i brani in modo impeccabile, a volte conquistando la scena. In questo si può notare che non si tratta di musicisti alle prime armi, provengono tutti da altre band (Me For Rent, Lost In June, Spit At The Stars).
I ritmi sono sostenuti e non si corre alcun rischio di annoiarsi.
L'apertura del disco è micidiale con quattro brani che da soli valgono l'acquisto di "Close To The Highlights": Like a Charm, il gioiello già citato Suicide of Qualities, Fog e Crystal Heart, ma il resto non è assolutamente da meno. Sono da citare anche le ottime History's Back e Tonight we'll fall in love.
Una sorpresa. Casualmente, ancora una volta, dalla nostra martoriata Italia.

Tracklist:

01.Like a charm
02.Suicide of qualities
03.Fog
04.Crystal heart
05.Desperate pride
06.History's back
07.You and I
08.Tonight we'll fall in love
09.Eastern lights
10.1640
11.Suite hysteria

Mafi Srl - 2012

voto: 8

Formazione:
Carlo Cerroni - voce, chitarra
Francesco Salemme - chitarra
Luigi Mosillo - basso
Manuel Bianchi - batteria

















martedì 26 marzo 2013

Cult of Youth


I Cult of Youth sono un'interessantissima band di New York dedita a plasmare nuovi suoni a partire da un contesto neo folk, post industriale e folk apocalittico (Death in June, Current 93…). In  questo blog hanno trovato spazio in altre occasioni, soprattutto nelle classifiche dei migliori dischi di questi due anni di vita di questo umile contenitore di musica e immagini. Ora è giunto il momento di approfondire il discorso e di concedere loro qualche riga in più (poche perché siamo in periodo di crisi e la spending review impone il risparmio su tutto).
In origine i Cult of Youth erano solo il progetto personale del cantante, compositore e polistrumentista Sean Ragon. Il primo album "A Stick to Bind, a Seed to Grow" pubblicato dalla Dais nel 2008 era praticamente un suo album solista. Solo successivamente sono diventati una band vera e propria e hanno sfornato due capolavori assoluti: "Cult of Youth" del 2011 e "Love Will Prevail" nel 2012 pubblicati per la Sacred Bones. Due dischi che tracimano dalle inquiete acque del più classico e oscuro neo folk, per disperdersi in territori inesplorati e ricchi di fascino. Sono quel genere di album che inizialmente non si riescono bene a capire e a mettere a fuoco. Restano in sottofondo per qualche tempo a costituire una piacevole colonna sonora per il relax sul divano o le comuni attività che si svolgono tra le mura domestiche, preferibilmente al calare della sera. Ma quando il cervello si appropria di quelle melodie e di quei suoni fuori dagli schemi, è estremamente difficile rinunciarvi. Non si riesce a smettere di ascoltarli e non è neanche tanto semplice associarvi altri dischi di altre band. Quindi si è costretti a rimettere tra i denti del lettore cd The Pole Star, Garden of Delights, Lorelei, Path of Total Freedom, The Gateway, New Old Ways e le altre preziose gemme sonore che sono scaturite dalla penna di Ragon.
Tanto per dare un'idea, le sonorità espresse dalla band di Brooklyn sono caratterizzate da un riuscitissimo mix tra ritmiche e umori tradizionali del folk, esuberanti chitarre acustiche, atmosfere oscure non molto distanti da certo post punk, il neo folk, pop da camera, psichedelica, dark wave, elettronica, l'anarco punk derivato dai Crass e gruppi simili e molto altro. I loro dischi suonano moderni, nuovi e freschi come poche altre produzioni di questi ultimi anni e, pur essendo quasi completamente acustici (le chitarre elettriche e le distorsioni sono una rarità nelle loro composizioni), non difettano affatto di energia.
Provate a fare una visita in casa Ragon. Non ve ne pentirete, ne sono sicuro...



Formazione:
Sean Ragon - voce, chitarre, basso, tromba, synth
Glenn Maryansky - batteria
Christiana Key - violino
ning nong - percussioni
Beverly Hames - voce

Discografia:


A Stick to Bind, a Seed to Grow - 2008



Filthy Plumage in an Open Sea! - EP - 2010




Cult of Youth - 2011




Love Will Prevail - 2012