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Bochesmalas

mercoledì 18 settembre 2013

Amon Amarth - Deceiver of the Gods


Per gustare appieno un disco degli Amon Amarth è necessario spegnere le luci e immergersi completamente nell'atmosfera di un epico colossal ambientato nella penisola scandinava in pieno medioevo. Con un po' di immaginazione (e magari con l'aiuto di qualche litro di birra o altre sostanze a piacere) ci si può ritrovare nel bel mezzo di una notte buia spazzata dal vento gelido, tra il rumore del metallo battuto dai fabbri, le fiaccole accese e lo scalpitio dei cavalli. Qui si sente il forte odore di terra smossa, sangue, sudore e ferro di una battaglia lontana nel tempo, lassù nel profondo nord…con Odino dalla propria parte, ovviamente.

Lasciando da parte tutte queste cazzate bisogna dire che dopo otto album gli Amon Amarth non possono più inventare nulla, ma lo fanno maledettamente bene; hanno un loro marchio di fabbrica da rispettare e divulgare oltre il regno dei vichinghi, sino alle odiate terre cristiane del sud d'Europa. La loro lunga carriera è stata un continuo crescendo di consensi e vendite che gli ha portati al di fuori dalla nicchia sino al botto di The Crusher e di tutto quello che è venuto successivamente (nel 2009 sono stati eletti miglior band live dalla rivista Metal Hammer Germania). Ora si possono permettere di ingannare gli dei con il loro bellicoso viking-death metal melodico, corposo e convincente come sempre e forse anche più di prima; ora si possono permettere edizioni speciali e ultra speciali con tanto di statue comprese.
Deceiver of the Gods prosegue sulla falsariga dei suoi due ottimi predecessori (Surtur Rising e soprattutto Twilight of the Thunder Gods, uno dei miei preferiti della discografia recente degli Amon). Qui, però, la band di Johan Hegg ha aggiunto ulteriori dosi di heavy metal classico, un suono spettacolare, potente e ricco di dettagli (la produzione è affidata all'esperto Andy Sneap) che forse non aggiungono niente di nuovo, ma rendono il lavoro dei cinque svedesi ancora una volta interessante.
L'inizio, con la title track, è quello classico dei dischi degli Amon Amarth: una gran botta melodic death dal chorus trascinante che da il via alla battaglia nel migliore dei modi possibili. Una canzone epica e aggressiva che lascia subito intendere che cosa ci aspetta nel proseguo dell'album.
La caduta di Loke (il protagonista del disco) viene rappresentata con ottime chitarre dal gusto heavy metal classico e si sostiene su ritmi elevati e tinte forti.
Ma sono molte le frecce nell'arco di quest'album che non presenta nessun punto debole in tutta la scaletta: We Shall Destroy presenta al suo interno un riff incredibilmente preso in prestito dai White Zombie; la strepitosa Hel, malvagia e oscura, ospita la voce del mitico Messiah Marcolin dei Candlemass dei tempi d'oro; Under Siege è epica e melodica ed è impreziosita da un interessante e atipico stacco di basso.

Nel dischetto annesso alla limited edition ci sono quattro ottimi brani, ognuno dei quali ispirato alle sonorità di alcuni grandi gruppi storici della storia del metal: Motorhead, AC/DC, Black Sabbath e Judas Priest.

I guerrieri del nord sono tornati e non si possono ignorare. Come al solito ci si dividerà tra chi rimpiangerà i bei tempi passati e chi si comprerà tutte le edizioni possibili del disco nuovo…Io penso che la verità stia (come quasi sempre) nel bel mezzo: questo forse non è il miglior disco degli Amon Amarth, ma è un lavoro eccellente e dopo oltre vent'anni di onorata carriera non si può chiedere di più a questa grande band.


Tracklist:

01.Deceiver of the Gods
02.As Loke Falls
03.Father of the Wolf
04.Shape Shifter
05.Under Siege
06.Blood Eagle
07.We Shall Destroy
08.Hel
09.Coming of the Tide
10.Warriors of the North

Metal Blade - 2013

Limited Edition 2CD:

disc 2

"Under the Influence" EP
01.Burning Anvil of Steel
02.Satan Rising
03.Snake Eyes
04.Stand Up to Go Down















2 commenti:

  1. C'è stato un periodo in cui impazzivo per gli Amon Amarth!
    A mio giudizio sono scesi con Sutur Rising, che mi ha detto poco (il brano più originale era la cover di Aerials dei System, tra l'altro pure una bonus track...). Deceiver of the gods ancora non lo conosco benissimo; da ciò che ho sentito è un buon disco ;)
    A presto :D

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  2. Hai ragione: se paragonato ai primi dischi Sutur Rising non brilla particolarmente, pur essendo un buon disco. In ogni caso questo nuovo è molto, molto meglio.
    Grazie per il tuo commento.

    Un saluto

    RispondiElimina

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