Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas

lunedì 7 febbraio 2011

Chiacchiere e storie

Qualche link interessante per distrarsi dopo i morti e feriti...

http://www.nicolalecca.it/

http://www.pikadilly.it/olq/racconti/in-un-vecchio-universo.html

http://www.edgarallanpoe.it/

http://www.perleaiporci.it/

http://www.urtovox.it/mailorder.htm

http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/un-cadavere-in-cantina/11477888

http://narcissus.simplicissimus.it/

http://www.ritual-magazine.com/site/










"L’acqua calda del rubinetto scorreva veloce, lui la fissava, incapace di qualsiasi azione. Il vapore saturava l’aria, ma le lancette dell’orologio correvano: non aveva molto tempo a disposizione, eppure non riusciva a staccarsi dalla ventola della stufetta.
Fuori, il sole non si era ancora destato e una leggera foschia velava l’oscurità. Il termometro faticava a stare sopra lo zero e il pensiero di affrontare l’aria gelida nelle strade deserte non lo allettava particolarmente. Si avvicinò ulteriormente al termoventilatore; sbadigliò sino a lacrimare. Finalmente si decise a toccare l’acqua: ne sfiorò il flusso con un polpastrello per accertarsi che fosse abbastanza calda.
Il risveglio, al mattino, non era il suo forte; il suo organismo richiedeva qualche minuto in più della media degli altri esseri umani per riprendere coscienza del mondo esterno e per mettersi in moto.
I suoi occhi non erano completamente aperti e vedeva un po’ appannato, come se la condensa che bagnava i vetri fosse entrata anche sotto le sue palpebre.
Cercava di mettere a fuoco gli oggetti che gli potevano essere utili, ma aveva sempre un po’ di timore di confondere il rasoio usa e getta con lo spazzolino e allora attese il risveglio. Nonostante il tempo a sua disposizione stesse per scadere. Nonostante l’orologio gridasse minacciosamente la propria insofferenza.
Finalmente prese il coraggio a piene mani e si lanciò un paio di manate di acqua calda sul viso. Aprì gli occhi e vide la propria immagine allo specchio.
Girò la faccia prima verso destra poi verso sinistra, mentre l’acqua colava in numerosi rivoli sul collo.
Aprì la bocca.
Si avvicinò ulteriormente allo specchio appannato e si accorse con estremo terrore che gli mancava un dente.
Un premolare era sparito nel corso della notte.
Si asciugò bene la faccia, sfregando la pelle nervosamente; poi passò l’asciugamano sullo specchio per pulirlo e si riavvicinò con una certa prudenza.
Aprì nuovamente la bocca, lentamente, anche se l’orologio aveva già superato la soglia di sicurezza e galoppava nella zona rossa del ritardo.
Il dente non c’era, ma la gengiva era integra come se quel dente mancasse da parecchio tempo. 
Ma lui non se n’era mai accorto e, d’improvviso, il freddo passò e una brutta sensazione di eccessivo calore s’impossessò del suo corpo.
Spense la stufa.
Si arrotolò sui gomiti le maniche bagnate del pigiama.
Richiuse e riaprì la bocca, ma il dente non era miracolosamente riapparso e, anzi, la voragine gli pareva ancora più grande.
Urlò, prima rabbiosamente, poi abbassando un poco il tono e riducendo i decibel per non svegliare mezzo vicinato.
Si tolse il pigiama e lo lanciò per terra.
Il caldo era diventato insopportabile e i suoi nervi era no tesi come cavi d’acciaio, tanto che gli sembrava anche di avvertire dolore nella sede del dente che non c’era.
L’orologio reclamava attenzione.
Lui cercò di convincersi che quel dente mancava da un bel pezzo e semplicemente se n’era dimenticato.
L’opera di auto convincimento non andò a buon fine, ma non aveva più tempo per pensare e cercare soluzioni all’intricato caso e dovette desistere.
Si vestì velocemente, senza neanche ultimare le operazioni di lavaggio mattutino.
L’orologio non aveva pietà, neanche verso quel dente scomparso misteriosamente.
Uscì di corsa dal bagno e si lanciò nel buio fitto del corridoio.
Riuscì a evitare lo spigolo di un mobile per pochi millimetri e imprecò contro il suo lavoro, l’orologio e il dente.
Nonostante cercasse di fare il più possibile silenziosamente la fibbia della cinta batteva rumorosamente e le scarpe scricchiolavano fastidiosamente.
Tutt’intorno stagnava ancora l’odore della notte, con il suo fragile silenzio.
S’immerse dentro un pesante giubbotto imbottito e cercò di acchiappare le chiavi che erano appese accanto all’uscio. Al secondo tentativo ci riuscì e, finalmente, si ritrovò per strada sotto le sferzate del vento gelido e tagliente..."

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...