Lasciate ogni speranza o voi che entrate

Bochesmalas

venerdì 21 gennaio 2011

Steve Jobs Stanford University 2005




"Sono onorato di trovarmi con voi oggi in occasione del conferimento della vostra laurea da parte di una delle migliori università del mondo. Non mi sono mai laureato. A dire la verità, questo è il momento della mia vita in cui sono stato più vicino a una laurea. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui. Niente di importante. Solo tre episodi.
Il primo episodio parla di connettere i punti.
Ho smesso di studiare al Reed College dopo i primi sei mesi, ma poi ho continuato a frequentarlo per altri 18 mesi prima di smettere veramente. Perché ho smesso?
La risposta risale a prima della mia nascita. La mia madre biologica era una studentessa giovane e nubile, che decide di darmi in adozione. Sentiva fortemente che avrei dovuto essere adottato da laureati e tutto venne organizzato per farmi adottare alla nascita da un avvocato e da sua moglie. Eccettuato il fatto che appena nacqui decisero di volere una bambina. Così i miei genitori adottivi effettivi, che erano in lista di attesa, ricevettero una chiamata nel cuore della notte che chiedeva abbiamo un maschio inaspettato; lo volete?. Certamente, risposero. Più tardi la mia madre biologica scoprì che mia madre adottiva non si era mai laureata e mio padre adottivo non aveva neanche finito il liceo. Si rifiutava di firmare i documenti finali per l’adozione. Si decise solo qualche mese dopo, quando i miei genitori promisero che mi avrebbero mandato al college.
E diciassette anni dopo ci andai. Ma ingenuamente scelsi un college quasi costoso come Stanford e tutti i risparmi da impiegati dei miei genitori servivano a pagare la mia retta. Sei mesi dopo non riuscivo a capire il senso di tutto ciò. Non sapevo che cosa fare della mia vita né come il college mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Così decisi di smettere, confidando che tutto sarebbe andato bene. Al tempo ero spaventato, ma guardando indietro è stata una delle migliori decisioni che potessi prendere. Potevo smettere di frequentare i corsi che non mi piacevano e iniziare a seguire quelli che sembravano interessanti.
Non è stato tutto romantico. Non avevo un posto dove dormire, così passavo la notte sul pavimento delle stanze di miei amici; riportavo ai negozi i vuoti di vetro della Coca-cola per raccogliere cinque centesimi a vuoto e racimolare i soldi per mangiare; ogni domenica sera camminavo a piedi per sette miglia [undici chilometri] per consumare un buon pasto una volta alla settimana presso il tempio Hare Krishna. Mi piaceva. E molto di ciò in cui sono incappato seguendo la mia curiosità e il mio intuito divenne di valore incommensurabile più avanti. Vi do un esempio:
Il Reed College a quel tempo forniva forse la migliore istruzione calligrafica di tutto il Paese. Ogni manifesto, ogni etichetta di cassetto nel campus erano elegantemente calligrafati a mano. Siccome avevo abbandonato gli studi e non ero obbligato a seguire corsi, iniziai a frequentare un corso di calligrafia. Ho scoperto i caratteri ornati e quelli bastone, le variazioni di spaziatura tra combinazioni diverse di lettere, ciò che rende grande la grande tipografia. Era bello, storico, sottilmente artistico in un modo che la scienza non può definire e affascinante.
Tutto ciò non aveva la minima speranza di risultarmi utile in vita. Ma dieci anni dopo, progettando il primo Macintosh, tornò. E lo inserimmo nel Mac. Fu il primo computer con bella tipografia. Se non avessi mai frequentato quell’inutile corso al college, il Mac non avrebbe mai avuto più famiglie di caratteri o la spaziatura proporzionale. E siccome Windows ha copiato Mac, probabilmente nessun computer le avrebbe avute. Se non avessi rinunciato agli studi, non sarei mai finito in quel corso di calligrafia e i personal computer potrebbero non avere la meravigliosa tipografia che hanno. Naturalmente era impossibile collegare tra loro i punti in anticipo mentre studiavo al college. Ma dieci anni dopo, guardando indietro, era tutto molto, molto chiaro.
Non si possono collegare i punti guardando avanti; lo si può fare solo guardando indietro. Per questo dovete fidarvi che i punti in qualche modo si collegheranno nel vostro futuro. Dovete fidarvi di qualcosa: la pancia, il destino, la vita, il karma, quello che volete. Questo approccio non mi ha mai lasciato a piedi e ha fatto tutta la differenza nella mia vita.
Il secondo episodio riguarda l’amore e la perdita.
Ero stato fortunato: avevo trovato ancora da giovane ciò che mi piaceva fare. Woz e io avviammo Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent’anni. Lavorammo duro e in dieci anni Apple era passata da essere noi due a essere un’azienda da due miliardi di dollari con quattromila dipendenti. Avevamo da poco presentato Macintosh, la nostra creazione più raffinata, che avevo da poco compiuto trent’anni. E fui licenziato. Come ti possono licenziare dall’azienda che hai fondato? Beh, con il crescere di Apple assumemmo qualcuno che pensavo avesse grande talento per amministrare l’azienda assieme a me e per il primo anno le cose andarono bene. Ma poi le nostre visioni del futuro iniziarono a divergere e alla fine ci scontrammo. Il nostro consiglio direttivo si schierò con lui. E a trent’anni ero fuori. Molto pubblicamente fuori. Quello che era stato il centro della mia intera vita adulta era finito e la cosa era devastante.
Per alcuni mesi non seppi davvero che fare. Sentivo di avere tradito la generazione precedente di imprenditori, di essermi fatto sfuggire di mano il testimone che mi veniva passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e cercai di scusarmi per avere mandato tutto a monte tanto malamente. Era un fallimento davanti agli occhi di tutti e pensai perfino di abbandonare la Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò lentamente ad apparirmi chiaro: amavo ancora ciò che avevo fatto. Il corso degli eventi in Apple non aveva cambiato le cose di una virgola. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non me ne accorsi allora, ma saltò fuori che venire licenziato da Apple era la migliore cosa che avrebbe mai potuto succedermi. La pesantezza del successo fu sostituita dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, meno sicuro di ogni cosa. Mi ha liberato e fatto entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi avviai un’azienda chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar e mi innamorai di una donna straordinaria che sarebbe diventata mia moglie. Pixar è arrivata a creare il primo lungometraggio al mondo interamente in computergrafica, Toy Story, e oggi è lo studio di animazione con più successo sul pianeta. In un rimarchevole succedersi di eventi Apple acquistò NeXT, sono tornato in Apple e la tecnologia che abbiamo sviluppato in NeXT è il cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Lauren e io siamo una famiglia meravigliosa.
Sono pressoché sicuro che niente di questo sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato da Apple. Fu una medicina amara, ma credo che il paziente ne avesse bisogno. Qualche volta la vita ti colpisce in testa con un mattone. Non perdetevi d’animo. Sono convinto che la cosa capace di farmi andare avanti sia stata amare quello che facevo. Dovete scoprire ciò che amate ed è vero nel lavoro come negli affetti. Il lavoro riempirà una gran parte della vostra vita e l’unico modo di essere veramente soddisfatti è fare ciò che credete sia un ottimo lavoro. E il solo modo di fare un ottimo lavoro è amare ciò che fate. Se non lo avete ancora scoperto, continuate a cercare. Non accontentatevi. Come in tutte le faccende di cuore, quando lo avrete trovato lo saprete subito. E, come in tutte le migliori relazioni, diventa sempre meglio con gli anni. Continuate a cercare fino a che non lo trovate. Non sedetevi.
Il terzo episodio riguarda la morte.
A diciassette anni lessi una citazione che più o meno diceva se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi avrai certamente ragione. Mi colpì e, da allora, negli ultimi trentatré anni mi sono guardato nello specchio ogni mattina e mi sono chiesto: se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi? E nei momenti in cui la risposta è stata no per troppi giorni di seguito sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che presto sarò morto è lo strumento più importante che abbia mai incontrato per aiutarmi a compiere le scelte importanti della vita. Perché quasi tutto – le aspettative degli altri, l’orgoglio, le paure dell’imbarazzo o del fallimento – semplicemente svanisce di fronte alla morte, lasciando solo ciò che conta davvero. Ricordarsi che si è mortali è il miglior modo che conosco per evitare la trappola di pensare che si abbia qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione di non seguire il vostro cuore.
Circa un anno fa mi diagnosticarono il cancro. Una scansione alle 7:30 del mattino mostrava con chiarezza un tumore sul mio pancreas. Neanche sapevo che cosa fosse un pancreas. I medici mi dissero che era quasi certamente un tipo di cancro incurabile e che avrei dovuto aspettarmi di vivere non più di tre, sei mesi. Mi consigliarono di andare a casa e mettere in ordine le mie cose, che è il gergo dei medici per dirti di prepararti a morire. Significa spiegare in pochi mesi ai tuoi figli quello che pensavi di potergli dire nei prossimi dieci anni. Significa assicurarsi di creare meno problemi possibile alla tua famiglia. Significa dire i tuoi addii.
Vissi con la mia diagnosi per tutto il giorno. A sera effettuarono una biopsia, nella quale infilarono un endoscopio nella mia gola, attraverso lo stomaco e giù per gli intestini, punsero il mio pancreas con un ago e prelevarono alcune cellule tumorali. Ero anestetizzato, ma mia moglie, che era lì, mi raccontò che che quando esaminarono le cellule al microscopio si misero a gridare, perché si trattava di una forma molto rara di tumore al pancreas curabile con la chirurgia. Mi operarono e oggi sto bene.
Non mi sono mai trovato più vicino di così alla morte e spero che di non trovarmici per qualche altro decennio. Essendoci passato, posso dirvi questo con certezza maggiore di quando la morte era un concetto utile ma puramente intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche quelli che vogliono andare in Paradiso non vogliono morire per arrivarci. Ciononostante la morte è la destinazione comune di tutti. Nessuno l’ha evitata. Ed è bene che sia così, perché la Morte è con tutta probabilità la migliore invenzione della Vita. È il fattore di cambiamento della Vita. Porta via il vecchio per fare spazio al nuovo. Oggi siete il nuovo ma, un giorno non troppo lontano, diventerete gradualmente il vecchio e sarete portati via. Scusate il tono teatrale, ma è così.
Il vostro tempo è limitato, non sprecatelo a vivere la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dal dogma, che è la vita in funzione dei risultati del pensiero di altri. Non lasciate che il rumore degli altri soffochi la vostra voce interiore. Più importante di tutto, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito. In qualche modo loro sanno già che cosa volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane esisteva una pubblicazione straordinaria chiamata The Whole Earth Catalog, una delle bibbie della mia generazione. È stata creata da un tizio di nome Stewart Brand non lontano da qui, a Menlo Park, e lui le ha dato vita con il proprio tocco poetico. Era la fine degli anni sessanta, prima del personal computer e del desktop publishing, quindi realizzata con macchine per scrivere, forbici e macchine fotografiche Polaroid. Era una sorta di Google in formato tascabile, trentacinque anni prima di Google: era idealistica e traboccante di nozioni e strumenti.
Stewart e la sua squadra pubblicarono molti numeri di The Whole Earth Catalog e, quando la rivista ebbe fatto il proprio corso, pubblicarono un numero finale. Era la metà degli anni settanta e avevo la vostra età. Sulla quarta di copertina dell’ultimo numero compariva la fotografia di una strada di campagna all’alba, di quelle che potreste trovare a piedi se foste abbastanza avventurosi. Sotto, le parole Stay Hungry. Stay Foolish. Restate affamati. Restate folli. Era il loro messaggio di addio. Me lo sono sempre augurato. E ora, nel momento in cui vi laureate per cominciare a vivere, lo auguro a voi.
Restate Affamati. Restate Folli.
Grazie a tuttI"


Steve Jobs

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